Il punto il punto della situazione – Un sistema finito da tempo

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Quel che sta accadendo, in Italia, con l’accelerata di questi ultimi giorni messa in stand bey dall’intervento provvidenziale di Mario Draghi, conferma che viviamo in un sistema che è finito. Finito da tempo, purtroppo, come la dissennata “guerra dei vent’anni” ha dimostrato, lasciando solo macerie anche con governi non espressione del voto popolare e un Parlamento eletto da una legge elettorale dichiarata incostituzionale.

Era parso che un giovane grintoso toscano, di formazione democristiana, volesse rottamare il sistema e suoi protagonisti. Per questo era diventato, a sorpresa, sindaco di Firenze dopo aver battuto nelle primarie dem, grazie all’apporto determinante di cattolici e centristi, gli ex-comunisti egemoni, sino ad allora, in Toscana. L’aver, poi,dignitosamente perso per la segreteria Pd e, quindi, per la candidatura a premier, nei confronti di Pier Luigi Bersani, espressione dei diesse, dunque della sinistra, aveva convinto molti moderati di aver trovato in Matteo Renzi il leader giusto, per alcuni, addirittura, un Silvio Berlusconi giovane e senza conflitti di interesse.

La battaglia renziana contro la vecchia guardia ex-comunista che dominava il Pd piaceva molto e quando Bersani, dopo le elezioni politiche, non riuscì a formare un governo poiché non aveva la maggioranza al Senato e, quindi, si dimise da segretario, lasciando la candidatura per Palazzo Chigi ad Enrico Letta. ex-dirigente dei giovani dc europei, nipote del braccio destro del Cavaliere e, cioè, di Gianni Letta, il nuovo premier riusci ad avere i voti necessari per un ministero d’emergenza composto con l’apporto determinante del Pdl berlusconiano.

Renzi, nelle successive primarie, non ebbe veri avversari perché venivano tutti dalle fila degli ex-giovani Pci e vennero sonoramente sconfitti, ad iniziare dal candidato dei bersaniani-dalemiani Gianni Cuperlo. Questo grazie, di nuovo, all’apporto decisivo dei moderati che premiarono il neo-leader dem nelle elezioni europee, dandogli addirittura oltre il 40% .

C’erano speranze e molte attese per il giovane politico toscano che parlava chiaro, era estremamente deciso e prometteva cambiamenti positivi condensati nei cento punti indicati nella “Leopolda”, la kermesse organizzata, ogni anno, a Firenze dall’ex-sindaco, quasi fotocopia del vecchio San Pellegrino di democristiana memoria, il quale non mancava di criticare, direttamente e indirettamente, il governo “amico”, suscitando le reazioni del premier Letta, che in due incontri veniva, comunque, rassicurato dal segretario dem con un ‘stai sereno’. Il risultato lo conoscete: Presidente del Consiglio costretto alle dimissioni, Matteo Renzi a Palazzo Chigi capace di resuscitare politicamente Silvio Berlusconi costretto a lasciare il Senato dopo la condanna (dal sapore politico) in Cassazione e che, per ritorsione nei confronti del Pd, aveva ritirato la fiducia al governo, rimasto in sella grazie alla scissione degli alfaniani, guarda caso tutti ministri dell’ex-Pdl.

Il famoso “Patto del Nazareno” che vide l’accordo sulle riforme parve aprire le porte ad un successivo centro-sinistra vecchia maniera: un grande centro con una sinistra riformista. Qualcuno iniziò a parlare di Partito della Nazione renzian-berlusconiano. L’elezione del presidente della Repubblica, non concordata con il Cavaliere, produsse , come noto, la rottura , almeno ufficiale, tra i due leader.

Nel frattempo Renzi s’era, all’improvviso, scoperto socialista, riuscendo a portare il Pd nelle ali del Partito Socialista Europeo, cosa che non era riuscito nemmeno a Bersani, mentre il governo andava avanti a colpi di fiducia, indispensabili al Senato, dove la maggioranza è risicata, e varava provvedimenti che non piacevano alla sinistra dem senza, per questo, rispondere alle attese dei moderati. Le stesse riforme, con alcuni cambiamenti rispetto agli accordi del “Patto del Nazareno ed alle prime approvazioni, suscitavano critiche pensanti, soprattutto per la nuova legge elettorale, da parte di non pochi costituzionalisti, dalla sinistra del Pd e da tutte le opposizioni e ci voleva una scissione in Forza Italia con gli amici di Verdini che facevano un gruppo autonomo indispensabile al Senato per un Renzi che appariva sempre più un “uomo solo al comando”, meno sicuro, quasi isolato a livello internazionale con l’addio degli sponsor d’Oltreoceano e non più il sostegno della Merkel che non mancava di attaccare dopo tanti sorrisi , abbracci e , di fatto, sottomissioni. Aggiungete lo scontro perenne con i sindacati, alcuni provvedimenti di sapore elettorale, le critiche dei magistrati, delle Forze dell’Ordine con proteste a Roma, una riforma della scuola contestata anche per l’eccessivo potere affidato ai presidi e, più recentemente, le classi divise per livelli, ossia per l’adozione di un “modello elitario”. Aggiungete la tanto decantata ripresa che non si vede, i tre milioni di famiglie in povertà, le varie categorie, statali compresi, in agitazione, il lavoro che continua a mancare, i negozi che continuano a chiudere e mi fermo qui per carità di patria.

Logico, quindi, la perdita di consensi sia per il premier sia per il Pd oggi, nei sondaggi, al 30%, dieci punti in meno delle europee, tallonato dai grillini e superato ,sia pure di poco , dal centrodestra unito e senza gli alfanian-centristi.

Un importante quotidiano economico come il “Financial Times” ha, così, potuto indicare un Renzi in forte discesa ed il giovne DI Maio, della troika 5Stelle, in ascesa, “leader non più di protesta, ma di governo”. Pochi giorni dopo ecco il colpo di scena con il “caso” del Comune di Quarto, in Campania, governato dai grillini grazie ad infiltrazioni camorristiche e con il sindaco a sostenere d’aver informato la Troika, quindi anche Di Maio ( che smentisce), delle pressioni ricevute dall’assessore primo eletto e, poi, arrestato perché accusato d’essere collegato alla camorra.

Il Pd non ha perso l’occasione per attaccare i grillini, per sottolineare: “siete come gli altri” , mettendo sotto accusa il sistema di selezionare i candidati tramite il web ed indicando i vari comuni gestiti dai 5Stelle, ma caratterizzate da molti problemi e polemiche interne.

Ovvia la reazione di Grillo e dei suoi che stanno indicando i sindaci Pd sotto le lenti della magistratura o già indagati, senza che Renzi ne chieda le dimissioni come i grillini hanno fatto con la sindachessa di Quarto. Botte e risposte al calor bianco, insulti di tutti i generi con il risultato non solo di squalificare ancor più l’attuale politica e di far rimetterci ambedue i partiti , ma anche di contribuire alla eccezionale crisi di fiducia dei cittadini nei confronti delle forze politiche (al 3%) e nel Parlamento ( al 16%).

Alle promesse non mantenute dal segretario-premier oggi si uniscono sia il suo scontro con i vertici europei che finisce per alimentare i populismi e danneggia l’Italia ;

sia la sua arroganza nei confronti di tutto e di tutti , con quella definizione di “gufi” per chi non la pensa come lui (Rai e mass media nel conto);

sia il cercare, quasi disperatamente, diversivi per far dimenticare banche, promesse non mantenute, isolamento internazionale;

sia, soprattutto, il non aver posto nemmeno un mattone alla costruzione di un nuovo sistema che sostituisca quello da tempo finito.

E, neppure i novanta minuti circa di ‘assolo’ di Renzi da Bruno Vespa, hanno dato un briciolo di speranza. Il Premier, purtroppo, e’ solo un grand ‘parlatore’ con un vocabolario tanto ampio, quanto vuoto.  

Nessuno, purtroppo, vi pensa e l’attuale politica appare incapace di sintonizzarsi sulle vere domande di cambiamento che vengono dai cittadini senza più punti di riferimento se non Papa Francesco, con la difficoltà di trasformare, almeno,le illusioni in speranze.

Il fatto è che la gente, ossia il solito derelitto uomo della strada, non intravede alternative ed è sempre più forte la delusione per un rottamatore egocentrico, incapace di ascoltare gli altri.

Soccorre solo la luce che viene da una Chiesa cattolica in rinnovamento grazie ad un Papa che, nella sua ultima Enciclica e nei messaggi quasi quotidiani, ha indicato ed indica la giusta direzione di marcia. Ossia il percorso per determinare un diverso sistema economico, politico e sociale, facendo, nel contempo, prevalere la cultura del dialogo e del confronto.

Sono convinto – ecco finalmente una buona notizia -che esistano , non solo in Italia , donne ed uomini capaci di impegnarsi per costruire questa società fondata su un nuovo umanesimo.