Bersani sterza a sinistra…e mette in crisi Casini

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Roma – E ora come la metteranno gli ex-popolari  PD, che tanto si sono sbracciati per un accordo al centro, visto che  il proprio segretario Bersani sterza, violentemente a sinistra, aprendo le braccia a Niki Vendola e rilanciando le unioni gay? Sì, il leader della Sel, che sempre estrema sinistra è, si dice disposto ad accogliere nel centrosinistra anche l’Udc, ma non Fini, e per questo molla Di Pietro, duramente criticato, ma come fa Casini, e soprattutto il suo partito, ad accettare gli schiaffi bersaniani, unioni gay comprese?

E’, inoltre, singolare che il Pd minacci la crisi di governo per talune ritrovate sintonie tra Pdl e Lega, che è all’opposizione in Parlamento, eppoi rilanci l’alleanza elettorale con la Sel, anch’essa all’opposizione? Par quasi di rivedere quel che accadde con Tangentopoli: per il pool dei PM di Milano Forlani, segretario politico DC, non poteva non sapere delle tangenti, mentre il suo collega del Pci poteva non saperlo. E di quel pool, guarda caso, un esponente di punta come Di Pietro ha, oggi, un suo partito, l’ex-capo D’Ambrosio è senatore Pd dopo esserlo stato per i diesse e un altro big è stato eletto, dai democratici, nel cda della Rai, non si sa bene in base a quali competenze.

Dire, quindi, che prosegue la regola di due pesi e due misure mi pare superfluo.

Ho l’impressione che sia un brutto momento per Pierferdy Casini, non solo per noi cittadini visto che s’annunzia anche un robusto incremento di tasse con l’aumento dell’addizione  regionale in molte aree del Paese, mentre il tagliatore di teste (leggi occupati), di posti-letto negli ospedali e di centri di ricerca Bondi  dice chiaro e tondo: sui tagli resa dei conti a settembre. Il che sa di molto minaccioso, direi punitivo, dimenticando che qui non siamo alla Parmalat e va tenuto conto anche del dato sociale, spesso dimenticato da questo governo e dai suoi ministri.

Il leader Udc s’è già visto fallire il famoso “terzo polo” con Fini che è quasi ai livelli della Destra di Storace e Rutelli addirittura sotto. Dell’ipotizzato e tanto strombazzato “partito della nazione” nemmeno l’ombra anche per l’eccessiva concorrenza di potenziali leaders, Montezemolo in testa. L’alleanza con Bersani era, quindi, sembrata una salvezza per Casini, pur sapendo di perdere metà elettorato e di non avere la sicurezza di vincere con questa “strana” alleanza ad esempio al Senato. All’improvviso ecco il colpo di scena: Vendola manda a quel paese Di Pietro (“rischi la deriva populista”), torna all’abbraccio con il Pd, rimanendo, comunque, all’opposizione in Parlamento e apre all’Udc, purchè non si porti dietro Fini. In più il leader democratico mette giù un carico da novanta dicendo: chi sta con noi deve accettare le unioni gay, materia che manda in tilt Pieferdy che, pur da divorziato, vuol mantenere l’aplomb di leader cattolico e, quindi, buoni rapporti con la Chiesa e le organizzazioni cattoliche che, per l verità, l’hanno sempre scarsamente premiato elettoralmente. E chissà che mossa ora prepari Casini che rischia di rimanere nel limbo di  una politica sempre più autoreferenziale e distante dai cittadini.

Ma non sarebbe l’ora di mandare a casa una classe dirigente che s’agita, abdica al suo ruolo, lasciando spazio ai tecnocrati, cambia idea un giorno sì e un giorno no, cerca di unire i contrari non sapendo far altro che dare, con il mal di pancia, la 30ima fiducia ad un governo che non si ama e in realtà, tolta l’Udc, si vorrebbe mandare a casa?

Sergio Bindi