ELEZIONI SANTA TERESA

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“Nulla si crea nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Con questa citazione di de Lavoiser non intendo scrivere della legge sulla conservazione della massa, voglio solo parlare di elezioni a Santa Teresa, delle “grandi manovre” che si stanno svolgendo in paese, certamente non in modo palese, grandi manovre che si apprendono velatamente, attraverso qualche spiffero, qualche uccellino chiaccherone che si lascia andare su certe confidenze su riunioni permanenti riservate, quasi carbonare, manca l’uso di cappucci poi potrebbe sembrare di essere in una setta massonica in pieno stile.
L’oggetto della discussione sembra sia tutto in una direzione, la più importante, la ricerca di un capolista. Questo, ovviamente vale per una sola parte, quella che, allo stato, è all’opposizione e che, come è logico sia, si propone per la  conquista di maggiori consensi.
Ma, qui che calza la citazione che apre l’articolo.
Tanti nomi, vengono fuori i personaggi più strani, i primi, quelli che per cinque anni hanno pensato che, se c’è riuscito lui perchè non devo farcela io? Poi ci sono i  riciclati dal passato, a questi si aggiungono i rottamati e l’usato sicuro.
Ora, per carità, l’ambizione è umana, direi che in politica è quasi necessaria, ma, a tutto c’è un limite. Potete immaginare chi nulla ha fatto in un passato più o meno recente, possa dare garanzie che ora riesca a fare di meglio? Eppure sono quei nome che emergono, come spettri del passato, a ricordare che loro potrebbero essere il paese, loro potrebbero rappresentare al meglio i cittadini. Tutto questo mi sembra assurdo, eppure.a ben vedere, questo è.
Comunque, questa è solo una parte di questa strana girandola, di questo strano caleidoscopio dove i colori si confondono: il rosso diventa bianco, il bianco si trasforma in nero, il nero punta al rosa e tutto si trasforma in una girandola, in un balletto di nani e ballerine, in una rappresentazione che si spinge fin quasi al grottesco.
Poi, salta fuori il “nome” quello che tutti vorrebbero, si comincia a farlo girare, sottovoce, si deve sapere senza dire. Ebbene, è vero, è azzeccato l’unico handicap è chi affiancargli: quella compagnia di nani e ballerine? Sarebbe veramente un insulto alla persona che può vantare ben altri meriti che Santa Teresa, anzi c’è chi dice che sarebbe l’ideale per rappresentare i cittadini di uno dei capoluogo della ex provincia. Chi conosce la persona non ha dubbi sul valore che rappresenta, valore che si è ben conquistata sul campo. Se fossi influente su quel capoluogo farei di tutto per non lasciarmela sfuggire, tenuto conto che anche li, almeno da quanto si riesce ad apprendere dalla stampa locale, la situazione non brilla.
Certo, il capolista è importante ma, che si senta pronunciare la parola “programma”, assolutamente no. Che bisogno c’è, al momento opportuno si provvederà a copiare il libro dei sogni presentato per la presentazione della lista per le elezioni precedenti, tanto chi va a leggerlo? Quando siamo li, se vinciamo, navighiamo a vista, se si perde amministrano gli altri, sono maggioranza, si arrangino. Opposizione? Si, aspetta che andiamo a perdere tempo e, poi, per dire che?
Lo sappiamo tutti quì in paese, se si vince sarà bello potersi pavoneggiare, qualche premio di letteratura, la poesia, un bello sport; qualche ritocco al puc, ovviamente senza stravolgerlo, quello non va bene per nessuno; i cittadini? Ma si, ci sono cinque anni per amministrare, poi, qualcosa ci inventeremo.

La sfida di Bersani non preoccupa Renzi

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di giustus

Ormai è scontro aperto tra la sinistra Dem ed il segretario-premier, ma la sfida a tutto campo di Pier Luigi Bersani non preoccupa Matteo Renzi. Anzi credo che faccia parte della sua strategia : o vi allineate o si va al voto anticipato e le liste le faccio io.

In altri termini: dopo tante sconfitte io ho portato il Pd al 41% – ha detto, in sostanza, replicando proprio all’ex-segretario –, tutte le principali decisioni sono state esaminate e votate negli organi di partito, sono, quindi, stupito dalle polemiche, il popolo che ci ha votato non se lo merita.

Dopo aver sottolineato che, in particolare, sono “ingiustificate le polemiche sugli orari e le modalità dell’incontro informale” di domani, ecco la frase con il pluralis maiestatis che fa meglio comprendere la strategia renziana: ”non abbiamo tempo da perdere, non sprechiamo nemmeno un minuto in polemiche sterili. Al lavoro per ridare speranza e fiducia all’Italia”. Mi pare esplicita la minaccia : se mi bloccate ricorro al voto, spiegando agli italiani che mi rallentate o addirittura mi impedite l’azione per ridare fiducia e speranza agli italiani.

Non credo, però, che gli oppositori interni al Pd demordano. La misura è colma, a loro avviso, e qui è in gioco, fa capire Bersani, la storia e il bagaglio ideale della Ditta, ossia il partito. L’ex-segretario ha sopportato, scegliendo la via della mediazione, mitigando le reazioni dei suoi, invitandoli a collaborare, ma ora siamo giunti al limite, anzi a leggere la lunga intervista rilasciata ad “Avvenire”, guarda caso il quotidiano dei vescovi italiani, quel limite è stato superato. Ecco i motivi: il Jobs Act  “mette il lavoratore in un rapporto di forza pre-anni Settanta” e,quindi, si pone “ fuori dell’ordinamento costituzionale”; Italicum e riforma istituzionale hanno “combinato disposto” che “rompe l’equilibrio democratico.” Da qui la dichiarazione  “Se la riforma costituzionale va avanti così io non accetterò mai di votare la legge elettorale.” Infine ecco l’attacco frontale a Renzi sulla riunione di domani : “Non ci penso proprio ad andarci perché io mi inchino alle esigenze della comunicazione, ma che gli organi dirigenti debbano divenire figuranti di un film non ci sto.”

Sulla scia bersaniana venti senatori Pd hanno scritto al caporuppo Zanda per manifestare “rilevanti perplessità” proprio sull’incontro di domani, ricevendo la risposta che gruppi parlamentari e partito debbono lavorare insieme e le riunioni possono “essere talvolta utili”.

E’ probabile, comunque, che domani pomeriggio una buona parte della sinistra dem, alcuni prodiani e lettiani disertino l’incontro, sanzionando così una rottura che, come detto, non preoccupa affatto Renzi. Il quale ironizza addirittura su Bersani : “che vul fare ? Trasformarsi nel Bertinotti del 2015, ma non ha la forza, non ha i voti.” Ed ai suoi ripete “se non si fanno riunioni non va bene, se siamo collegiali e ascoltiamo, uguale, la verità è che la minoranza si sta dividendo, i risultati del governo li stanno spiazzando e i dissidenti non ce la fanno a far saltare le riforme.” E se, per caso, ce la facessero , beh!, c’è il voto anticipato. Sì, ma se lo permette Mattarella e se non si concretizzasse un’alternativa Amato. Non c’è alcunché di certo: le prossime pagine politiche sono , infatti, tutte da scrivere.

Ora la sinistra rimpiange perfino Berlusconi (nella Lega resa dei conti)

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Politica sempre più nel caos , mentre l’”uomo solo al comando” , ossia Matteo Renzi secondo la Presidente della Camera Boldrini, sta divenendo un incubo per la sinistra, compresa quella interna al Pd. E lui continua, invece, a dire che fa cose di sinistra, se ne accorgeranno i suoi oppositori che, spesso, rimpiangono perfino Silvio Berlusconi . Non a caso il leader della Fiom Landini ha detto chiaramente che il Cavaliere era meglio del premier al punto da dimettersi da presidente del Consiglio piuttosto che sottostare ai diktat della Troika come ha fatto l’attuale governo anche con la riforma del lavoro.

I renziani e il loro leader reagiscono :” non è vero,il Jobs Act è di sinistra”, ma dovrebbero spiegarlo innanzitutto ai Cuperlo, ai Fassina, ai Civati, ai Damiani e persino al presidente del deputati dem Speranza visto che considerano la riforma un regalo alla destra , mentre agli italiani non piace affatto, solo il 24% la ritiene utile. E un regalo ai berlusconiani è considerato, dai Cinque Stelle e parte dell’estrema sinistra , il varo della legge sulla responsabilità civile dei giudici,giudicata dall’Associazione Nazionale Magistrati fatta contro le toghe, quindi punitiva nei ,loro confronti.
A complicare la situazione c’è anche lo scontro istituzionale tra il Presidente del Consiglio e la Presidente della Camera. Il primo vuol fare la riforma della Rai per decreto,la seconda ha detto no, non si può, non c’è l’urgenza, prendendosi dai renziani :” non è lei il Capo dello Stato, valuta Mattarella”, mentre il premier ha chiosato:Il decreto è strumento naturale contro l’opposizione delle opposizioni”, dimenticando che proprio Mattarella , nel suo discorso di insediamento, ha sottolineato il ruolo del Parlamento e rilevato l’eccesso di decreti.

Aggiungete che la sinistra dem ormai è all’offensiva e al Senato può bloccare o cambiare le riforme, ad iniziare dalla legge elettorale, non essendo più su di essa il soccorso di Forza Italia, quindi il governo a Palazzo Madama rischia e molto. Forse è proprio quello che vuole Renzi per andare al voto anticipato, ammesso che Mattarella sia disposto a sciogliere le Camere, fatto ancora da dimostrare.

Il fatto è che il premier sa bene che difficilmente , con questo Parlamento, potrà avere una navigazione facile e, soprattutto, portare avanti le sue idee.Più volte nella parte clou del suo primo anno a Palazzo Chigi è stato salvato al Senato e se non sbaglio una volta anche alla Camera dal soccorso berlusconiano.Che ora ufficialmente non c’è più, anche se il Patto del Nazareno rimane valido nella sua parte più riservata, quindi Renzi deve agire come un “uomo solo al comando” contro tuti e contro tutto , viatico necessario per conquistar voti , non è un caso che personalmente goda della fiducia di quasi il 50% degli italiani . Non è più il 70% degli inizi, ma sempre un’ottima percentuale che potrebbe sopportare anche una per lui auspicabile scissione da sinistra. soprattutto considerando le difficoltà degli altri partiti.

Forza Italia , che comunque è un’alleata segreta,è scossa da dure polemiche interne con Fitto e i suoi sul piede di guerra e, forse, solo la piena agibilità politica di Silvio Berlusconi , con un rinnovamento operativo, potrà garantire un minimo di ripresa, ma comunque lontano dai fasti del passato. La Lega Nord , dopo il rilancio con il segretario Salvini, è sull’orlo di una scissione veneta . Il sindaco di Verona Flavio Tosi è da tempo all’attacco e contesta la ricadi dura del governatore del Vento Zaia, minacciando di presentare una propria lista. Immediatamente Salvini ha posto il dicktat : “fuori dalla Lega chi contesta Zaia !”, ma Tosi non si è, certo, spaventato perché senza di lui il centrodestra perderebbe sicuramente il Veneto. Lo sa bene Maroni che cerca di mediare , ma appoggia il governatore uscente, (“l’unico candidato della Lega è lui”), ma aggiunge “tutto serve tranne che Tosi si metta a fare il candidato contro Zaia.”

Il sindaco di Verona, forse della sua leadership nella Liga Veneta e dei suoi ottimi rapporti con Forza Italia e con il NCD, odiato politicamente da Salvini, non demorde:”Con Salvini – dice- ci sono sicuramente delle distanze:Poi in politica a volte le distanze si riescono a comporre , certe voolte no. Tutti vogliono vincere in Veneto, però ci vogliono linearità, coerenza e rispetto delle persone; Ci sono una serie di situazione che si sovrappongono , prima di tutto le ingerenti milanesi rispetto alla Liga Veneta e poi anche in via diretta.”

Ho voluto fare questa lunga citazione perché dimostra come ormai si sia giunti vicini ad una clamorosa rottura . Solo una mediazione di Berlusconi , che potrebbe minacciare addirittura la crisi nella Regione Lombardia se Salvini non cede a Tosi , favorirà un compromesso . Rimarrebbe, comunque, lo scontro tra i due big leghisti : ambedue hanno l’ambizione di essere i successori di Berlusconi alla guida del centrodestra , un centrodestra, però, zoppo dei centristi e Ncd per il segretario leghista e, quindi, certamente indebolito. Ho, quindi, l’impressione che la Lega pagherà questa frattura sul piano dei consensi , consentendo un recupero a Forza Italia.

Tra l’altro c’è di mezzo anche un gossip rivelato da due interrogazioni parlamentari sul ruolo della conduttrice della trasmissione di RaiUno “”A conti fatti” Elisa Isoardi che s’è scontrata, in Tv, proprio con il portavoce del sindaco di Verona, Le due interrogazioni vogliono che la Rai chiarisca “ se ci sono episodi che lasciano supporre eventuali favoritismi e conflitto di interesso della conduttrice di “A conti fatti”nei confronti del leader della Lega Nord Matteo Salvini”, Spiega Magorno,uno degli interroganti : “la conduttrice Isoardi ha detto pubblicamente d’essere legata al segretario della Lega Nord.” Il quale replica “ voci giornalistiche”

Comunque sia tutte queste queste vicende non sono positive per i leghisti così come i troppi parlamentari usciti dal Movimento 5 Stelle. Né mi pare goda buona saluta, nonostante i presunti successi governativi, il Nuovo Centrodestra , mentre si son quasi dissolti i centristi con un Udc pressoché scomparsa e una Scelta Civica ridotta al lumicino anche dalle scissioni.

Chi può guardare con maggiore fiducia l futuro è l’estrema sinistra con Sel che potrebbe favorire il nascere di un nuovo movimento con leader Civati o Landini e comprendente una parte degli oppositori dem a Renzi. Che credo sia convinto di aver ostacoli alla sua marcia politica visto che non si profilano veri leader a lui alternativi. Non lo sono i Passera e gli altri che si profilano sulla scena a meno che Alfio Marchini non decida di uscire dalla gabbia del Comune di Roma ( dove i sondaggi lo danno al 20%) per andare a nuotare nel mare aperto della politica nazionale, portando il soffio di un’altra novità meglio ancorata al centro, meno legata ad un passato partitico ( magari poi rinnegato approdando alle sponde socialiste) e certamente meno urlata , più tranquillizzante.

 

Renzi contro tutti. Porta aperta al voto anticipato?

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Tutto era  partito con la dichiarazione della Predente ella Camera, Laura Boldrini accolta da Renzi con una scrollata aveva liquidato la cosa dicend: “affari suoi”. La Boldrini era inteervenuta a difesa delle prerogative del Parlamento, No, per la verità sono affari di tutti. Certo, la Presidente della Camera è andata giù dura, leggete queste frasi sul Jobs Act: “ci sono pareri non favorevoli delle commissioni parlamentari, pareri espressi, tra l’altro, anche da tutti i dem, sarebbe stato opportuno tenerli nel dovuto conto. Io considero importanti anche i ruoli intermedi, associazioni, sindacati. L’idea di avere un uomo solo al comando contro tutti e in barba a tutti a me non piace, non rispetta l’idea di democrazia.”

Ecco, quindi, Matteo Renzi contro tutti , di nuovo anche contro la sinistra dem, oltre alla Presidente della Camera, le opposizioni parlamentari, sindacati, forse sociali, con l’eccezione, parziale, di Confindustria. Sì anche gli industriali, pur favorevoli al Jobs Act, uno dei motivi del contendere, non condividono l’ottimismo renziano sulla riforma del lavoro. Dice, infatti, Marco Gay, presidente dei giovani industriali: “sarà anche noioso , ma va detto e ridetto perché non ci si illuda: se la ripresa dovesse rallentare non c’è legge che tenga. La scelta di assumere o licenziare dipende innanzitutto dal mercato e dalle commesse”.

Chiedo scusa per la lunghezza delle citazioni, ma era importante per meglio comprendere i contraccolpi che possono venire da una gestione governativa in “solitaria”. Ha un bel dire la vice-segretaria democratica Debora Serracchiani “spiace che la Boldrini, che ricopre un ruolo di garanzia si pronunzi in questo modo”, ma è proprio in virtù di quel ruolo che è stata così critica. E si sbraccia il sottosegretario Graziano Del Rio nel ripetere che non c’è stata alcuna “umiliazione del Parlamento” e che nel Pd non c’è una “guida solitaria, ma un leader” com’erano, “nei grandi partiti, De Gasperi e Togliatti, Berlinguer e Moro”.

Scontro istituzionale a parte ci sono anche le durissime reazioni ai decreti attuativi del Jobs Act della sinistra Dem. E’ stato un coro. Stefano Fassina (“è uno schiaffo a tutto il Pd, presi in giro i gruppi parlamentari, siamo tornati agli anni’50”), Gianni Cuperlo (“i lavoratori sentono di aver perso qualcosa della loro storia e dignità”), Alfredo D’Attorre (“siamo sul top delle tutele”), Cesare Damiano (“servono più tutele per i disoccupati” e Pippo Civati (“è il provvedimento che la destra aspettava da anni. Meno di Bersani, e più di Berlusconi, Infatti la destra oggi fa festa” ) annunciano battaglia ad iniziare dalla legge elettorale. E persino un ministro come il “giovane turco” Orlando ammette “ci sono alcuni punti da rivedere”), mentre il capogruppo alla Camera, Roberto Speranza, considerato un mediatore, si riscopre di sinistra: “E’ un clamoroso e inspiegabile errore che il governo non abbia seguito le indicazioni del Parlamento”: Indicazioni, certo, non vincolanti, ma politicamente rilevanti visto che tutti i deputati dem le avevano votate.

A far festa, in realtà, è il Nuovo Centro Destra con Alfano che esulta: “è un nostro trionfo, finalmente cancellato lo Statuto dei lavoratori. Pronti a rinnovare il patto di governo fino al 2018”. E tanto per irritare ancor più la sinistra dem eccolo lanciare il Family Act, “una grande legge sulla famiglia, quella composta da un uomo e una donna che fanno figli. La legge italiana non conosce altro”. E’ quasi un atto di guerra, magari nella speranza di qualche voto cattolico, al Pd che sostiene le unioni civili come ha ribattuto il presidente Matteo Orfini: “E’ l’amore e non il genere a fare la famiglia: Il Family Act che serve al Paese è una legge sulle unioni civili”. Anche su questo tema, dunque, ci sarà battaglia all’interno di una maggioranza di governo che dovrà superare le Forche Caudine del Senato per il varo definitivo delle riforme e l’approvazione dei decreti. E’ a Palazzo Madama che l’opposizione e la sinistra del Pd attende al varco Matteo Renzi. Che, probabilmente, tira ancor più la corda, facendo la guerra contro tutti, per arrivare al voto anticipato e cambiare un Parlamento che considera ostile e un ostacolo a quel cambiamento che vorrebbe attuare.

Può anche riuscirci, anche se rimane l’interrogativo di cosa farà il nuovo Capo dello Stato. Il suo predecessore, come noto, diceva no a nuove elezioni, minacciando, in caso di crisi, di dare l’incarico a Giuliano Amato. Mattarella può essere della stessa opinione o sciogliere le Camere, magari dopo un veloce ritorno a quella legge elettorale che proprio l’attuale inquilino del Quirinale aveva individuato. Marzo sarà deciso in proposito?

SANTA TERESA GALLURA, UN PAESE DIFFICILE

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Seguendo una moda ormai diffusa globalmente, leggendo quanto avviene sul mondo della “rete”, pur nella confusione che vi impera, puoi formarti una tua idea sullo stato e sugli umori dell’ambiente che vorresti esaminare. E’ logico che più la ricerca è circoscritta, maggiore sarà la precisione del risultato, e si avrà una maggiore precisione se si riduce ad una selezionata presenza di “amici”, che possa essere qualificata per gli scopi che ti proponi di raggiugere.

La mia non vuole essere una ricerca sociologica, solo un punto di osservazione, una attenta curiosità su quanto avviene attorno a me.

Partendo da questa base, passata la “sbornia carnascialesca”, leggendo i post dei miei amici teresini, è difficile trovare motivi di ottimismo. Un caro amico, intervenendo su una discussione scrive: “…siamo tutti alle prese con un sistema che non è più quello di vent’anni fa. Penso che chiunque vada a governare questo paese (S. Teresa) non riuscirà nel portare benessere. Non vedo nessuna luce nel tunnel se non cambia il sistema”.

Parole tristi che dovrebbero far riflettere profondamente, che, purtroppo, rispecchiano il clima di tragica rassegnazione.

A questo punto mi chiedo:chi dovrebbe riflettere? Chi ci amministra o chi si propone ad amministrarci? Il richiamo a venti anni fa ci porta ad una gestione pluriennale fallimentare, sarebbe come dire:” si stava meglio quando si stava peggio”. Eppure in questo meraviglioso paese, che non è certo quello descritto dallo scrittore Carlo Levi, Eboli, dove Cristo si è fermato e poi ha proseguito per la sua strada, da noi Cristo si è fermato ed è rimasto,colmandoci di tanta bellezza che noi, pur apprezzandola, non sappiamo sfruttare per quanto esse ci offre, tutto procede come nulla fosse, tanto da dare sfogo a quel post cui facevo riferimento.

A maggio dovremo recarci alle urne per il rinnovo del Consiglio comunale, lo faremo, con quali prospettive? E’ vero che negli ultimi venti anni non è stato fatto nulla? Be, se dobbiamo essere sinceri, è stato fatto ben poco e, di quel che è stato fatto i cittadini stentano ad accorgersene. Non mi metto ad elencare le opere fatte così come non andrò ad elencare quelle non fatte, mi limiterò a citare due provvedimenti e per questi mi piacerebbe chiedere quanti di loro si sono accorti che ora vi sono e se si se mi esprimo il loro gradimento e beneficio che ne hanno tratto o ne potranno trarre in futuro. Chi sa, a parte gli addetti ai lavori, che a Santa Teresa è stata istituita un‘area SIC (Area di Interessa Comunitario) e che ormai è cosa fatta l’istituzione di un’area marina protetta? chi sa che questo istututo dovrà essere gestito da un consiglio con relativo presidente e direttore, ovviamente pagati con denaro pubblico e che la stessa istutuzione pone vincoli abbastanza stretti alla fruizione del bene comune?

Ma, nei vari conventicoli che si preparano e propongono di amministrare il nostro Comune non si dibatte pubblicamente di queste cose che sono e saranno il nostro futuro. Si preferisce trafficare su questo o quel candidato, su quanti voto porta, non sulle idee, non sui progetti, non sulle capacità, non sui programmi, si parla solo su quanto danno posso recare all’amico di ieri, avversario di oggi e, forse, chissà, anche di domani.

Ecco da cosa nasce il pessimismo del mio amico espresso con grande lucidità e lungimiranza nel suo post su facebook.

giustus

 

ALLARME ROSSO: Per l’ISTAT 1 su 4 a rischio povertà

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  giustus

l’Istat ha pubblicato il suo rapporto “Noi Italia” relativo alla situazione del Paese nel 1913  Hai voglia i dire che dobbiamo avere fiducia. Siamo in ripresa è il quasi slogan di Matteo Renzi. E i suoi ministri e i dirigenti Pd, in Tv, ripetono come un mantra questa affermazione, replicando, spesso stizziti, a chi obietta che non è proprio così. Ora che cosa diranno premier e compagni ?

I dati sono, infatti, disastrosi come riportano i gionali di oggi. Sempre più italiani, ad esempio, non possono pagare ticket sanitari  o prestazioni urgenti così vanno a farsi curare negli ambulatori gratuiti di associazioni e onlus, il 23,4% delle famiglie ha difficoltà a pagare mutui, affitti e bollette, il 25% degli italiani è a rischio povertà e 10 milioni, ossia il 10% della popolazione, è proprio in povertà, mentre  un giovane su quattro né studia né lavora, in questo siamo superati solo dalla Grecia nell’UE. Vi risparmio il resto  sempre disperante  e c’è da chiederci come ne usciremo ?

Sì, ora a distanza di oltre un anno, un lieve miglioramento  potremo anche registrarlo e, forse, qualcuna delle leggi approvate, poche rispetto ai tanti annunci, porterà un pur minimo risultato, semprechè  non sia tale da peggiorare la situazione come alcune della tanto sbandierate riforme fanno temere. Tuttavia siamo ancora lontani  dalla tanto attesa ripresa perché le aziende continuano a chiudere, la disoccupazione è sempre alta , soprattutto tra i giovani con livelli record, ed i poveri aumentano con un sempre maggior numero di famiglie che non arriva alla terza settimana del mese.

Tutto questo, mentre il governo va avanti a testa bassa, sfidando tutte le opposizioni, svuotando di fatto il Parlamento con continui decreti-leggi e voti di fiducia, criticati anche dal nuovo Capo dello Stato nel suo breve, ma incisivo discorso alle Camere. Ora s’è aggiunta anche la decisione del premier e segretario del Pd Matteo Renzi  di far chiudere anticipatamente, con decisione a maggioranza, le discussioni sulle riforme, provocando, alla Camera, l’Aventino di tutte le opposizioni. Vi pare mossa azzeccata, questa, mentre il Paese sta bruciando e aumenta anche il rischio terrorismo con le nostre forze dell’ordine che, sottopagate, spesso non hanno nemmeno carburante per le auto o risorse per i giubbotti antiproiettili e armi più moderne?

Davvero una nuova legge elettorale o un’affrettata riforma istituzionale che abolisce il Senato (senza reali risparmi e inserendo, magari, consiglieri regionali inquisiti che, così, eviterebbero i rigori della legge ) sono più importanti di un fronte comune con obiettivo ripresa? Persino una parte del Pd critica queste impostazioni, ma poi, per il timore di elezioni anticipate (che Renzi ,comunque, persegue  insieme a Berlusconi che, voce dal sen fuggita, le ha proposte) finisce per approvare quasi tutto. Almeno fino ad ora anche se sull’Italicum annuncia battaglia .

Qui si sta scherzando con il fuoco , da quello simbolico della crescente protesta  dei cittadini a quello reale dei terroristi dell’Isis, ora ormai quasi alle porte di casa, vista la situazione della Libia.

E’ tempo, quindi, che anche Matteo Renzi faccia un esame di coscienza , rendendosi conto che, se vuole avere a cuore gli interessi dei cittadini e del Paese e intende avere un futuro politico, deve cambiare registro. E rendersi conto che anche oggi deve prevalere, in politica, la cultura del dialogo, del confronto , rilanciando la socialità, stando realmente al fianco dei più deboli, dei poveri. La strada da percorrere la indica quasi ogni giorno un grande Uomo di Chiesa venuto dalla periferia del mondo: Papa Francesco.

LA TRAPPOLA USA E’ SCATTATA SUL COLLO DI RENZI

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 di giustus

Non sono tempi facili per Matteo Renzi. Era fermamente convinto che l’aver portato Mattarella al Quirinale lo affrancasse sia in Italia che presso il circolo internazionale. Ha fatto inconsciamente dei calcoli sbagliati: da ambienti fortemente introdotti  vengono sussurrati pensieri che dicono tutto il contrario, La scelta di Mattarella che credeva fosse sua in effetti sembra sia stata frutto di una trappola ben piazzata da alcuni poteri forti di oltre oceano, tanto da consentire che un big della Corte Suprema Usa come Scalia avrebbe commentato l’elezione quirinalesca con un “sono veramente lieto di essere riusciti a portare un siciliano a Presidente della Repubblica italiana”.

Di certo c’è che il segretario del Pd avrebbe preferito un suo fidato per il Colle, e Mattarella credeva fosse tale ma, è egualmente certo che il nuovo Capo dello Stato non farà sconti al premier ad iniziare dalla legge elettorale, visto che è l’autore di un sistema di voto che ha funzionato in passato, sostituito , poi, dal “Porcellum” dichiarato incostituzionale, perché non aveva le preferenze, dalla Consulta della quale faceva parte Mattarella. E’ anche probabile che, seguendo la linea di Giorgio Napolitano, l’inquilino del Quirinale non sia molto propenso a concedere a Renzi elezioni anticipate, magari incaricando, in caso di crisi, Giuliano Amato, legato al Pd, ma stimato anche da Silvio Berlusconi e, quindi, in grado di raccogliere la maggioranza di un Parlamento che , esclusi i grillini, non intende andare a casa, tendenza, questa, sulla quale ha speculato fino ad oggi il premier.

Stando sempre a certi sussurri che riporterebbero gli spifferi d’oltreoceano, un personaggio accorto, furbo ed abile nel destreggiarsi tra i marosi politici come il nostro premier sarebbe caduto nella trappola orchestrata addirittura da chi lo aveva appoggiato all’iniziato per l’accreditamento di un comune importante amico italiano. La spiegazione sarebbe questa: Renzi avrebbe perso il consenso del suo sponsor Usa, di matrice repubblicana, di origini siciliane e amico dei Bush, sia per aver portato il Pd nell’orbita del socialismo europeo, sia per averlo collegato ai democratici americani, oggi in declino al punto che sono in moti a vedere in Jeb Bush il successore di Obama.

Il nostro premier doveva, quindi, recuperare il rapporto con Scalia e la sua fortissima lobby e l’occasione si è presentata quando tra i candidati al Quirinale è apparso il siciliano Mattarella (stimato dagli americani sin dal tempo in cui era vicepremier e ministro della Difesa) e dagli ambienti repubblicani provenivano indicazioni a suo favore, mentre i democratici insistevano, e fortemente, per Giuliano Amato. Renzi, quindi, avrebbe accettato l’indicazione siciliana, ottenendo in cambio di entrare in una lobby minore americana, alla quale aspirava, convinto di aver recuperato, così, il rapporto con i vecchi sponsor più forti di ieri per la prospettiva di vedere il ritorno di un repubblicano alla Casa Bianca. Quelli, però, sono tipi che non dimenticano i tradimenti e per il nostro premier s’annunciano tempi sempre più tempestosi . Il rischio terrorismo e la situazione libica potrebbero dargli una provvisoria via di uscita dalle difficoltà, ma dopo le prime bellicose dichiarazioni i passi indietro, confermati dal nostro ministro degli Esteri Gentiloni alle Camere, dimostrano che ha prevalso una necessaria cautela in attesa delle decisioni in sede Onu. Così tutte le opposizioni continuano a disertare Montecitorio, accusando in coro il premier d’essere, nel migliore ei casi,”un bullo”, per i grillini addirittura “un fascista” e per il capogruppo dei deputati di Forza Italia, Brunetta, di portare “un colpo mortale alla democrazia parlamentare”.

Sì, non i presentano proprio tempi facili per Matteo Renzi e i suoi ministri. Non è con qualche colpo di furbizia che si guida un Paese, ci vuole ben altro, cioè tutto quello che Renzi non ha.

ELEZIONI A SANTA TERESA – IL NUOVO SPORT “SALTA CHI ZOMPA” di giustus

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di giustus

Giro, sento, leggo cose che, pur non meravigliandomi più di tanto, creano un certo imbarazzo al doverle tradurre in notizie. L’imbarazzo è dettato, più che altro, da non trovare spiegazione a certi atteggiamenti.

Non mi è mai piaciuto il calcio-mercato, in ogni caso, seppure ad alto livello, considerato le cifre che volano, rimane sempre una specie di tratta di esseri umani. Poi la cosa, sul piano pratico peggiora quando questo mercato si fa durante il campionato, con la palla in movimento.

Ebbene, questo è quanto sta avvenendo in questi giorni a Santa Teresa, nei traffici della campagna elettorale ormai entrata nel vivo.

Parlare di programmi è troppo difficile: solo le figure della scacchiera si schierano, non c’è regola, chi ha la mano più lunga raccoglie la regina della parte avversa, i pedoni si spostano, camminano da soli da uno schieramento all’altro, i colori non sono più distinguibili, non c’è più partita.

Da un giorno all’altro non si capisce più chi sta da una parte o chi sta dall’altra, se si va a fondo non si fa fatica a notare che non vi è più etica, non parliamo di idee, solo le vecchie generazioni mantengono le posizioni, ma hanno partita persa. Eppure, a ben guardare, a girare sono sempre gli stessi personaggi, sono quelli che nulla hanno fatto e nulla faranno ovunque allochino la loro posizione, solo confusione.

Confusione che deviano anche verso gli altri, verso una popolazione che stenta a rendersi conto verso quale indirizzo dovrà dare il proprio assenso, la delega ad essere rappresentato.

La scelta, se fatta in piena coscienza diventa difficile, bisogna avere una certa capacità di discernimento: ma come, il mio amico ieri era da una parte ed oggi me lo ritrovo dall’altra. Mi piaceva come stava facendo, poi, cosa sarà successo? Vabbene che siamo di carnevale, la festa dei colori, ma, la chermesse sta per terminare e poi? Il rosso non è più rosso, ma neppure rosa, credo stia per diventare bianco, ma chissà? Il bianco sta diventando rosa, rimarrà tale sino alla fine?

I misteri della politica paesana, a Roma, in coatto, definirebbero questi atti come: “salta chi zompa”, per me è solo un caleidoscopio che per effetto fisico i vari colori si mesxolano, divengono misteriosamente un colore unico, un non colore che oserei definire ibrido, perchè si tratta di persone altrimenti dovrei dire, neutro.

Il paese, inteso come ‘cittadini’, è sempre quello che ne paga le conseguenze: la crisi incombe, il lavoro è assente, le tasse aumentano, qualche volta inspiegabilmente, programmi non se ne vedono, rimane la speranza che arrivi il bel tempo, e, se non sopraggiunge qualche calamità naturale, il buon Dio faccia deviare qualche turista per Santa Teresa e si possa almeno fare ancora qualche stagioncina di un paio di mesi, almeno per la sopravvivenza.

La politica? Avremo modo di parlarne ancora.

SANTA TERESA (Lungoni) – LE ELEZIONI DI MAGGIO

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Come era bello quando Santa Teresa aveva una squadra di calcio. Tempi lontani: allora si era arrivati ad attraversare pure il mare, erano i tempi in cui il Patron sosteneva una squadra di tutto rispetto, per un paese di recenti tradizioni sportive, è stato un belvedere.

Poi la Famiglia ha lasciato il mondo del calcio per perseguire altri interessi, la politica è rientrata nella sfera, ma li i successi sono stati a fasi alterne e, comunque, anche quando il risultato sembrava positivo, in esame di bilancio,la passività ha superato il margine di sicurezza per approdare al fallimento.

Ho voluto fare questo preambolo per entrare, seppure di soppiatto, nel vivo delle delle anticipazioni della prossima tornata elettorale.

A maggio prossimo Santa Teresa ospiterà le elezioni amministrative e, come un rituale che si ripete, sono iniziate le grandi manovre. Veramente è dal dopo estate che qualcosa si muove: nomi che vanno, nomi che vengono, ambizioni spesso ricorrenti che sondano gli umori e, allo stesso tempo danno visibilità e motivo di discussione mentre si consuma un caffè o si prende l’ultimo sole di autunno. Se si desse retta alla moltitudine di nomi della prima ora, Santa Teresa si ritroverebbe a dover scegliere il suo primo cittadino su una rosa di almeno dieci candidati. Per fortuna, così non è. Le ambizioni pian piano rientrano, quello è il momento delle riflessioni e delle riunioni segrete (!), dei sussurri, del grand da fare dei soliti personaggi, sempre gli stessi, quelli che negli ultimi quattro anni sono rimasti in letargo ed ora torna la circostanza  di ritrovarsi, tutti a “trafficare” come se il tempo si fosse fermato. A sentirli tutti sembra vogliano solo ed unicamente il bene del paese ed invece, gratta, gratta, ti rendi conto che è solo piccolo protagonismo, solo per poter un giorno dire: io c’ero, io ho fatto, se non ci fossi stato io…le cose sarebbero andate diversamente.

Amore per la politica? No, assolutamente no. Solo un occupare il tempo ed ammazzare la noia, un trafficare quasi privo di riferimenti ideologici, il che non sarebbe male se emergessero almeno valori più nobili di quelli che lo spettacolo della politica nazionale ci sta dando. Nulla, qualche scarsa e confusa speranza di poter portare l’acqua al proprio mulino, poi, alla fine, neppure quello.

Nei vari consessi segreti, si fa per dire, si chiacchiera, fiumi di parole inutili, si progettano alleanze, si ipotizzano candidature, si fanno calcoli di voti adottando sistemi iperbolici, ogni compagine è sicura di vincere, di avere l’elettore dalla sua. Gli sconfitti di allora preparano a tavolino una strategia di rivincita per poi annullarla in seguito ad una confidenza ricevuta dall’amico che, dice di fare il doppio gioco pur avendo la sua posizione ben chiara, non ha ricevuto quel favore che si aspettava per aver fatto le stesse cose nell’altro senso la volta precedente. I vincitori, da parte loro, controdeducono e si preparano al contrattacco. Tutte le fazioni, parlano, pensano di tutto  ma, è certo, nessuno accenna ad un programma, per quello c’è tempo, si può fare all’ultimo momento, magari scopiazzandolo da quello presentato cinque anni prima, tanto a che serve? Per ora è bene stare li appartati, immobili in attesa della prima mossa dell’avversario, intanto si sviluppa ogni giorno di più un lavorio sotterraneo di intelligence che consenta il gioco di anticipo.

Noi vorremmo rendere edotti i cittadini su ciò che sta bollendo in pentola ma, ahinoi, non c’è nulla di quagliato, se usassimo la stessa tecnica dei nostri politici, potremmo addirittura ricercare i vecchi articoli di cinque anni fa, limarli e aggiornarli solo con qualche nome ed il gioco sarebbe fatto.

Così è la “nostra” politica. Come scriveva Tomasi di Lampedusa nel suo “Gattopardo” , “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.

I TOPONIMI DELLA COSTA OLBIESE

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Leggo su La Nuova Sardegna di una proposta sardista, accolta dall’Amministrazione comunale di Olbia circa uno studio per la riscoperta dei toponimi storici della costa olbiese. Questo studio che si sarebbe concluso dopo un anno di assiduo e proficuo lavoro, avrebbe fruttato il brillante risultato della resurrezione di ben 360 siti da restituire i loro nomi originali e, quindi, da mettere nero su bianco su nuovi cartelloni turistici e relative frecce indicative.

Se l’attuale momento non fosse tragico per la grave situazione economica che il Paese sta attraversando, dalla quale, credo, neppure Olbia sia immune, potrebbe strappare qualche sorriso e, magari mi verrebbe pure qualche vecchio detto gallurese, così, tanto per stare in tono ( mi si scusi per l’uso della lingua originale): “ca no ha nudda di fa polta la jatta a pittinà” (chi non ha nulla da fare si mette a pettinare il gatto). Mi scusino gli amministratori. Vorrei anche aggiungere ancora in vernacolo: poiché “ nisciunu faci nudda pa nudda” (nessuno fa nulla per niente), suppongo che questo giochetto, durato un anno, sia costato qualche euro, perché no, la costituzione di una apposita Commissione con chissà quante riunioni. Questo, benché non faccia parte della comunità olbiese, mi indigna moltissimo. Il pensiero che vi siano famiglie in stato di indigenza, magari non per loro colpa, disoccupati, licenziati, sfrattati, che non riescono ad arrivare alla terza settimana del mese e non hanno neppure l’indispensabile per vivere, mentre l’Amministrazione si sollazza in queste prove di pura inutilità.

Agli amici sardisti, promotori dell’iniziativa vorrei tanto dire: per fortuna che i mori rappresentati nel loro, ed anche nostro, vessillo, sono bendati, se solo potessero vedere quel che gli accade intorno, scapperebbero come lepri e non ci sarebbe nessun gigante di Monte Prama pronto a prendere il loro posto.

Cari Amici sardisti, pensate qualcosa di meglio e, se proprio non riuscite a farvi venire in mente che aiutare il prossimo non sono solo poche parole scritte sui comandamenti di Dio, ma ciò che ogni essere umano deve avere dentro di se a prescindere. Allora mettete il vostro impegno ed i vostro ingegno per motivi più nobili, ma se proprio non vi viene altro in mente proponetevi di fare una ricerca personale, al netto di costi per la comunità, sui vecchi soprannomi galluresi, (li stivinji), ve ne sono molti davvero divertenti, sicuramente ne trarrete maggior soddisfazione senza fare alcun danno.

giustus