Poveri pensionati sempre più tartassati !

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Non mi torna semplice scrivere di pensioni in quanto parte in causa, d’altra parte credo siano in molti coloro che vivano lo stato di disagio messo in essere dagli ultimi governi, nessuno dei quali regolarmente eletto e voluto dai cittadini (Monti, Letta, Renzi docet). Mi è anche difficile tacere quando, si può ben dire, che le pensioni hanno sostituito i carburanti in quel calderone dove il governo del momento, ora quello Renzi, può impunemente appozzare le mani tutte le volte che vi è da ripianare malversazioni, ruberie ed incapacità ad amministrare.

Andiamo ai fatti: non solo il governo non ha restituito ai pensionati il maltolto , come ha stabilito la Corte Costituzionale per il passato blocco delle indicizzazioni, ma addirittura   insiste a tagliare il “caro-vita” alle pensioni da 1500 euro mensili in su, per dare qualche spicciolo in più a quelle bassissime. Così, come dicevo, si colpiscono sempre i soliti e non c’è da meravigliarsi per la fuga dei nostri pensionati in Paesi dell’Ue   dove la pensione non è tassata  al punto che ora il governo pensa di studiare un qualche provvedimento che fermi o almeno rallenti questo fenomeno in continua espansione . Sì perché con mille euro al mese in Bulgaria o Portogallo potete vivere benissimo , mentre chi sta in Italia su quei mille deve pagare le tasse ed è facile prevedere che con quel che gli rimane non riesce a a superar , bene che vada, la terza settimana del mese.

Meno male che abbiamo i sindacati, per loro i pensionati sono solo un numero da spostare quando vi è bisogno della massa. Comunque ora, speriamo sia per il bene comune, Cgil, Cisl ed Uil sono sul piede di guerra  per la nuova sberla data dal governo agli statali. Niente nuovo contratto, atteso da sei anni, ma solo pochi euro. Così a novembre sciopero  generale del pubblico impiego e manifestazione a Roma   e nello stesso mese, sempre nella Capitale, proteste dei metalmeccanici, anche degli studenti e, sicuramente, di altre categorie, magari, ancora una volta, delle forze dell’Ordine sempre più  non sostenute e con mezzi notevolmente inferiori al necessario.

Nel contempo, però, la fiducia dei consumatori aumenta ed il premier Renzi parla di ripresa , quella ripresa che un importante imprenditore come Diego Della Valle non vede e critica il governo. Aggiungete il sindacato dei magistrati  che si sente delegittimato dalla politica, la sinistra dem che, di nuovo, non convide molte decisioni del governo  e crea, così, problemi anche in Parlamento al segretario-premier. Che , secondo sussurri e grida, ha aumentato gli avversari tra i poteri forti e che ha varato una legge di stabilità che pare suggerita, in gran parte, dai berlusconiani, i quali, invece, la contestano.

Sì, è proprio una grande confusione ed il leader di Scelta Civica Zanetti, che è anche vice-ministro dell’Economia, vuole la verifica della maggioranza  perché lui voleva le dimissioni  della  direttrice dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi, difesa, invece, a spada tratta dal ministro dell’Economia Padoan. Pensate un po’ all’assurdo di un partitino (Scelta Civica è valutata allo 0,5%) che si permette di fare un mezzo ricatto politico (per i numeri del Senato) al premier segretario del più grande partito italiano solo per una questione di lana caprina, come si usa dire, probabilmente, per cercare un po’ di visibilità mediatica . mentre si rischia di mandare in fumo per sterili polemiche gli accenni di ripresa che non saranno corposi come sostengono i renziani, ma che sono visibili.

C’è da meravigliarsi se, poi, tanti italiani disertano le urne ?

PD: l’opposizione sta facendo il gioco di Renzi

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La legge di stabilità renziana ha, certamente, un sapore elettoralistico, ma le opposizioni al segretario-premier, compresa quella interna al Pd, commettono un grosso errore nel dire che la finanziaria è berlusconiana e  ad enfatizzare, nelle critiche, soprattutto questo dato. Sì,  perché in questo modo non fanno altro che valorizzare le misure governative presso quel ceto medio che, dopo l’entusiastica adesione a Renzi con il voto delle europee, si era allontanato dal Pd.  Ed era proprio questo recupero uno degli obiettivi di fondo del Matteo Renzi che, non a caso, sorride  ironicamente quando l’accusano di imitare Silvio Berlusconi come ha fatto dalla Gruber. E lì in Tv ha spiegato che lui l’Imu-Tasi l’ha abolita come fece il Cavaliere, ma la manterrà anche nel futuro e  quelle promesse berlusconiane  sottoscritte in TV ( da Vespa-ndr)  e non mantenute lui, Renzi, le ha attuate.

Più chiaro di così non poteva essere nel tranquillizzare i moderati, molti dei quali s’erano rifugiati nell’astensionismo. E tanto per coprire anche il fronte di sinistra ecco i 600 milioni per la lotta alla povertà ed i 400 milioni per garantire un futuro agli handicappati ; ecco il divieto a Comuni e Regioni di aumentare le imposte; ecco far uscire dal cilindro, come un prestigiatore, la  colomba della tassa che rimane per ville e castelli per  90 milioni di euro. Quest’ultima decisione è stato un colpo da maestro, facendo prima scatenare polemiche a destra e sinistra, con alcuni renziani a difendere la misura contestata per, poi, dire che nella manovra i proprietari di ville e castelli continueranno a pagare l’Imu. Pensate che l’altra sera, a Ballarò, il ministro dell’Economia Padoan continuava a spiegare il motivo per cui l’Imu-tasi veniva abolita per tutti e, poco dopo, Pier Luigi Bersani stava facendo una filippica contro questa impostazione e  veniva interrotto dal conduttore  che annunciava un twitter  a sorpresa di Renzi, nel quale annunziava che ville e castelli continueranno a pagare. E l’ex-segretario Pd ha incassato il colpo anche se ha detto :”le critiche servono”, ma dovendo, poi, ammettere che se anche Renzi non accettasse gli altri emendamenti che verranno proposti dalla sinistra dem  sarebbe, alla fine, costretto a votare la legge di stabilità soprattutto se su di essa venisse messa la fiducia così come il premier la metterà  su un altro punto criticato come l’aumento del contante a tremila euro.

Le notizie, inoltre, che vengono da Bruxelles danno maggiore forza ai renziani su una manovra economica che, come ha detto in Tv il presidente della BNL Abete, “innanzitutto non fa danno, non sarà rivoluzionaria, ma è buona”. Il recupero da parte del Pd, comunque, di quella parte di moderati cattolici passa anche dal disegno di legge sulle unioni civili, duramente criticato dal Vaticano e dalla Conferenza Episcopale Italiana perché considerato, di fatto, un simil matrimonio valevole anche per le coppie gay. In particolare  si contesta la possibilità per tali coppie di adottare un figlio di una  delle due donne  che aprirebbe anche la strada all’utero in affitto ammesso all’estero. Già è prevista una grande manifestazione a Roma del Family Day, mentre il” Comitato Difendiamo i nostri figli”  sta raccogliendo firme contro la proposta di legge. Renzi, rendendosi conto delle reazioni negative, testimoniate anche dai sondaggi, all’adozione da parte delle coppie gay, ha lasciato libertà di coscienza ai dem. In tal modo ha anche acquietato il Ncd-Ud che  minacciava quasi la crisi di governo se , essendo contraria al  provvedimento, su esso si fosse  formata una maggioranza diversa. Non mi meraviglierei, inoltre, se sul voto segreto  sulla legge o su un emendamento che elimina l’adozione comparissero quei cento franchi tiratori Pd  che impallinarono Prodi candidato al Quirinale. In sostanza, credo che Renzi riuscirà a salvare  capra e cavoli, per dirla alla toscana.

Il suo problema, a mio avviso, è un altro: la divisione che , secondo sussurri e grida, sarebbe  avvenuta tra i suoi sponsor d’Oltreoceano. Certi segnali lo confermerebbero, anche se, talvolta, di difficile valutazione perchè possono essere avvertimenti   di chi gli è rimasto amico affinchè non faccia colpi di testa. E, soprattutto, rimanga sulla linea mediterranea e, di fatto, anti-merkel che piace, ad esempio, ad alcuni big della Corte Suprema americana  presso i quali  si recò, all’inizio dell’avventura nazionale renziana,  

La mancanza di vere alternative giocano, comunque, a favore di Renzi . I suoi ex-sponsor avevano puntato su Alfio Marchini che, dopo vari rifiuti, aveva ceduto ed era andato anche in Tv a dimostrare la sua disponibilità anti-premier, ma la crisi al Comune di Roma l’ha fatto tornare indietro, essendo l’unico candidato in grado si vincere sui grillini. L’altra alternativa tenuta in frigo, ossia l’ex-ministro degli Esteri Frattini, potrebbe essere recuperata, secondo venticelli americani, ma occorrerebbe tempo per prepararla e negli ultimissimi tempi sarebbero affiorati dubbi.

Va, inoltre, considerato che negli States gli stessi poteri forti sono alle prese con la campagna elettorale presidenziale e, probabilmente, non ancora è stata compiuta la scelta definitiva  anche se Jeb Bush pare in pool-position. Comunque sia, molto dipenderà dallo stesso segretario-premier e, probabilmente, l’opzione del voto anticipato a maggio insieme al massiccio turno amministrativo è ancora  quella privilegiata, perché capace, sia di anticipare  le mosse degli ex-sponsor , sia di creare basi solide al progettato Partito della Nazione.

 

Un pò di fantapolitica… e, se si avverasse?

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Matteo Renzi intende andare alle elezioni anticipate a maggio, insieme al voto amministrativo nelle grandi città. Prima c’era l’ostacolo del Giubileo e  di Roma, dove non si sarebbe votato. Ora, con le dimissioni “obbligate” del sindaco Marino la Capitale andrà alle urne insieme a Torino, Milano, Bologna, Napoli ed altre città, sarebbe difficile per il Capo dello Stato dire di no (come ha fatto) al segretario-premier. Che  non a caso ha posto potenti mine contro il suo governo per costringere il Quirinale a sciogliere le Camere, essendo stato bruciato, dal comportamento tenuto sulla riforma del Senato, il presidente Grasso, possibile candidato per un governo d’emergenza.

Tali mine sono evidenti. La prima: il ripetuto no alle richieste del Ncd-Udc (Area Popolare) sia alla modifica della legge elettorale per quel che attiene al ballottaggio tra le liste, sostituite dalle coalizioni, sia ad emendamenti al disegno di legge sulle Unioni Civili. Nel primo caso gli alleati di governo di fatto scomparirebbero salvo quei pochissimi candidati con il Pd. Nel secondo il simil- matrimonio anche per le coppie gay, compresa l’adozione di un eventuale figlio di una dei due o delle due, non potrebbe essere votato da Area Popolare, determinando un vulnus nella maggioranza parlamentare.

Che tutto questo sia realistico è dimostrato dalla presa di posizione del coordinatore del Ncd, Gaetano Quagliarello, che si è dimesso dall’incarico, chiedendo ufficialmente, con una lettera, un chiarimento politico che significa uscire dal governo.: Così si appresta alla scissione insieme ad altri sette senatori (Sacconi, Giovanardi, Formigoni, Azzolini, Augello, Compagna)  che potrebbe costituire un gruppo autonomo con le tre senatrici di Tosi o riunirsi con il gruppo di Fitto. Il tutto avverrebbe dopo il varo della legge di stabilità e al Senato i 13 dei verdiani di Ala diventerebbero determinanti  se, nonostante le dichiarazioni del loro leader “mai con i sinistri, mai con Bersani”, entrassero, di fatto, in maggioranza e non solo quando in gioco ci sono le riforme elettorali. Immaginatevi, quindi, le reazioni della minoranza dem.

La seconda mina, infatti, è data appunto da questa minoranza , uscita con le ossa rotte dalla riforma del Senato  e desiderosa di immediata rivincita  come fanno intendere le dichiarazioni di Bersani ( no alla cancellazione dell’Imu anche per i ricchi, no  ai 3 mila euro di liquidità, sì a inserire nella nuova legge elettorale il ballottaggio tra le coalizioni) e di Speranza  che ha già posto un indiretto aut aut: “o noi o Verdini e i suoi amici “, annunciando anche un’offensiva sulle misure economiche del governo.

A fare da guastatori ci pensano  poi, proprio i verdiniani, ad iniziare dal loro capo che ha detto chiaro e tondo : senza di noi il governo cadeva sulle riforme, aggiungendo  che  lui lavora per arrivare al Partito della Nazione.

Se considerate, inoltre,la situazione economica mondiale che si sta di nuovo complicando  le difficoltà obiettive e lo scontro con  Bruxelles sul deficit (Renzi vuol portarlo al 2,4%) per avere risorse indispensabili a mantenere le molte promesse che sta facendo, ad iniziare dall’abolizione della Tasi-Imu , comprenderete che una crisi di governo e il voto anticipato salverebbe il segretario-premier   e gli consentirebbe di galoppare verso il Partito della Nazione. Sì, perché si andrebbe a votare con il Consultellum, ossia la legge elettorale uscita dalla sentenza della Suprema Corte che dichiarò incostituzionale una parte del Porcellum. Dunque, proporzionale e sbarramento al 4%,  possibile riunificazione delle varie componenti dell’ex-Pdl sotto le bandiere berlusconiane (Renzi da Fazio  s’è fatto scappare: ”Verdini è berlusconiano”) con Forza Italia che  potrebbe raggiungere il 20%, mentre  il Pd   si aggirerebbe sul 35%. Ecco, così, il gioco è fatto  perché al Senato non vincerebbe nessuno  e sarebbe fatale l’accordo FI-PD  fino, per passi successivi, all’unificazione nel Patto della Nazione, una specie di nuova DC con un grosso centro e una sinistra moderata.

Tutto questo, in teoria, può avvenire, ma gli ostacoli non mancano, anche per i contrastanti segnali che vengono dai recuperati sponsor d’oltreoceano del nostro premier. Forse sono di questo tipo  perché lui li comprenda e prosegua sulla strada che l’ha portato ad abbandonare la Merkel, da tempo sotto l’offensiva americana che ha preso visibilità con “l’affaire Wolkswagen”. Probabilmente rientra in questo capitolo il riemergere della questione spese di quando Renzi era presidente della Provincia (un milione di euro in 4 anni) e Sindaco di Firenze con un ristoratore (Da Lino) che, intervistato da “Il Fatto”  va a ruota libera e sostiene che il  primo cittadino stava spesso  da lui , anche insieme ai suoi amici ad iniziare dalla Boschi a Lotti, e, poi, mandava i conti al Comune.  Ovviamente il premier smentisce tutto e quel ristoratore smentisce quanto riportato dal quotidiano nell’intervista: “Renzi pagava anche di tasca sua”). Comunque ora un’indagine della Corte dei Conti farà gli accertamenti  per chiarire la questione come fece per le spese alla Provincia , archiviando il tutto imitata dalla Procura di Firenze.

Appare, comunque, singolare  che a distanza di due anni venga fuori questa questione delle spese diciamo culinarie dell’ex-sindaco di Firenze, costringendo la Corte dei Conti ad aprire un’inchiesta. Sì, perché segue il “caso” degli scontrini che hanno  indotto il Pd a costringere Marino a dimettersi da sindaco di Roma e proprio nel momento in cui la “questione morale”  sta, finalmente, tornando in evidenza per i troppi scandali , per una corruzione dilagante , pensate solo al fatto clamoroso che, dopo “Mafia Capitale”  e  le misure adottate per prevenire appunto la corruzione sia stato bloccato il primo appalto per sistemare le dissestate strade di Roma e arrestati, proprio per corruzione, un funzionario del Comune capitolino e due imprenditori. E la commistione politica-affari-corruzione ha raggiunto livelli insostenibili  perché, come hanno documentato  alcune trasmissioni televisive la piccole tangenti  chieste da funzionari pubblici  non vengono nemmeno più denunciate.

Siamo, un Paese che,nonostante tutto questo, resiste, offre molti esempi positivi , le nostre “eccellenze” s’affermano in patria e all’estero e la società si organizza, spesso, in modo autonomo  e nonostante le troppe, assurde pastoie  burocratiche ed i mille piccoli soprusi di uno Stato che mette accise di qua e di là, in nessun caso collegabili con i servizi resi e, dunque, ingiustificate. C’è , quindi, un’ Italia  che, a fatica, spesso con tanta sofferenza, lavora e produce e non fa notizia sensazionale. E’ quest’Italia che ci salva  e  fa sperare  che emerga nuova classe dirigente capace di risollevare l’altra Italia, quella delle periferie delle grandi città, della disoccupazione e della disperazione che talvolta uccide; quella delle piccole e medie imprese che chiudono .

Io non so se Matteo Renzi sia un nuovo De Gasperi, come spera qualcuno, o un imbonitore della più bieca politica: Non so se ha gestito con spirito goliardico due enti locali e mi auguro non sia stato così. Di certo so che ora è alla prova decisiva. Suscita entusiasmi con il suo giovanilismo e il suo decisionismo, ma anche quasi-odii in molti di coloro che venivano da una tradizione comunista e in certi detentori di rendite parassitarie. Ha portato al governo forze nuove, anche inesperte che, a mio avviso, hanno esaurito il loro compito di rottura più che di costruzione ed oggi sarebbe necessario un rimpasto per allargare un “cerchio magico” che finirebbe per danneggiarlo. Deve, inoltre, recuperare la cultura del dialogo e del confronto, nella quale è stato educato, rilanciando nel contempo la “questione morale”.

Ha, indubbiamente, commesso vari errori, compreso quello di aver portato il Pd nelle braccia di un socialismo europeo sempre più minoritario perché, ormai, inadeguato, ritenendo, probabilmente, di rabbonire la minoranza dem  che, invece, ha sempre contestato una politica governativa  ritenuta eccessivamente moderata. Né gli aveva giovato l’eccessiva sudditanza alla Merkel, non comprendendo che stava giocando una partita sbagliata  e assolutamente non condivisa dai suoi sponsor americani. Egualmente  errato il modo con cui ha ritenuto di fare le riforme costituzionali, di fatto, da solo, anche in questo caso non considerando i messaggi che, attraverso Berlusconi, gli venivano inviati  così oggi abbiamo, se non verranno cancellate dal voto anticipato, una legge elettorale assurda ed una riforma del Senato non solo pasticciata, ma tale da essere dannosa.

I prossimi mesi, direi addirittura i prossimi giorni, daranno risposte agli interrogativi che molti si pongono su chi sia, realmente, Matteo Renzi. “Molti nemici, molto onore”, dice un vecchio detto. E lui, oggi, ne ha molti . Per smentirli  ha un solo modo: dimostrare d’essere un allievo di Alcide De Gasperi, con un po’ di Adriano Olivetti. A guadagnarci sarebbe l’Italia.

Povero Marino costretto da Renzi alle dimissioni

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Certo, se l’è cercata, fa proprio pena Ignazio Marino, ormai ex-sindaco di Roma. Pena perché è stato scaricato in maniera brutale dal suo partito ad iniziare dal premier-segretario che gli ha imposto le dimissioni. Così un big renziano è anche andato in Tv, a “Piazza Pulita”, a mettere persino in dubbio la sua onestà con far risalire l’addio alla prima poltrona del Campidoglio a causa di quelle spese, ritenute dalle opposizioni e pare anche dalla Corte dei Conti personali, fatte con la carta di credito del Comune. Per gli stessi motivi, se accertati dalla magistratura, molti consiglieri regionali sono stati incriminati e qui, oltre al peculato, ci sarebbe il falso in atto pubblico.

Il fatto è che il Pd si rende conto d’essere nella tempesta per tutto quello che è accaduto a Roma, dove nello scandalo “mafia Capitale” sono stati coinvolti alcuni suoi esponenti romani al punto da costringere Renzi ha nominare un Commissario al partito locale, addirittura il presidente dei dem che ha difeso fino all’ultimo il sindaco. Molti, per la verità, gli errori commessi dai renziani. Il primo non aver sopportato, sin dall’inizio, Marino, vincitore delle primarie grazie a Sel ed alla sinistra Pd, non dimentichiamo che segretario era Pier Luigi Bersani ed incline ad una certa autonomia nella scelta degli assessori al punto da scontentare anche i “compagni”. Da qui l’inizio di un logoramento del sindaco dopo la scalata renziana alla segretaria e, successivamente, a Palazzo Chigi . Con la prova provata delle infiltrazioni mafiose in Campidoglio, iniziate e affermatesi con la precedente giunta Alemanno, ma proseguite anche sotto Marino senza che lui se ne accorgesse sino all’arresto di un assessore e l’incriminazione del presidente del Consiglio Comunale, la situazione s’è aggravata con il segretario-premier che non perdeva occasione per lanciare larvati inviti al sindaco di dimettersi. Sindaco che, con continue gaffe, con le varie dimissioni “pilotate” dal Nazareno di assessori , con l’abbandono della carica di vice-sindaco dell’esponente Sel, aggravava la sua posizione. Il commissario Orfini, però, lo difendeva a spada tratta nella preoccupazione di un voto anticipato che avrebbe messo in difficoltà il Pd. Così ecco l’altro errore di non aver sciolto il Comune di Roma per mafia, fatto,certo, non indolore, ma almeno si sarebbe bloccato il continuo degrado di Roma testimoniato anche dalla stampa internazionale e si poteva affrontare il prossimo Anno Santo straordinario in modo efficacie .Invece no , si è preferito far emergere il vecchio detto “ sbagliare è umano, perseverare è diabolico.” Quindi, ecco le “fughe” americane” di Marino, ecco la clamorosa smentita di Papa Francesco sull’invito a Philadelphia. ecco la gaffe di criticare il Pontefice per aver risposto alla domanda di un giornalista appunto sul sindaco, ecco quella dell’annuncio di un viaggio a New York insieme ad una delegazione di imprenditori romani il 6 novembre, annuncio registrato anche dai quotidiani e dall’interessato clamorosamente e sfacciatamente smentito dopo le polemiche provocate e la sottolineatura critica che il sindaco tornava negli States proprio quando il 5 di novembre iniziava il processo per”Mafia Capitale”, nel quale il Comune di Roma si presenta come Parte Civile.

Nonostante tutto questo Orfini lo difendeva ancora sino all’offensiva delle opposizioni sulle spese del sindaco.L’obiettivo era quello di prenderlo in castagna per la gita a Philadelphia e New York, dove era stato accompagnato da tre funzionari comunali. I grillini prendevano la palla al balzo per chiedere, come faceva la lista Marchini, di conoscere i dettagli delle spese compiute dal sindaco in generale. Così sul web venivano immessi tali dettagli sulla base degli scontrini e delle ricevute presentate da Marino. A quel punto è apparso che, forse, alcune di quelle spese , pagate con carta di credito del Comune, erano di carattere personale e , in alcuni casi, le ricevute erano catalogate su voci non corrispondenti al vero .A questo punto Renzi ha dato disposizioni ad orfini di far dimettere il sindaco e, per questo, si sono dimessi anche due bi-assessori. A questo punto Marino si è arreso e il suo partito, forse sperando di salvarsi sotto il profilo morale, lo sta trattando quasi come un criminale, commettendo,così, un atto anche politicamente sbagliato.

Ho l’impressione, inoltre, che i renziani commettano, in questo modo, un ulteriore errore perché l’ex-sindaco può creare al Pd non pochi problemi. “ Farò i nomi, tirerò giù tutti” avrebbe detto secondo il “Corriere della Sera” ed in una intervista a “La Stampa” s’è tolto molti sassolini e riferendosi a tutti gli attacchi , anche “amici”, rivoltigli per farlo dimettere e , a mio avviso, anche a come la ragionieria comunale ha etichettato gli scontrini e le ricevute delle spese effettuate ha sottolineato : “pur di cacciarmi mi avrebbero messo in tasca la cocaina”,, quasi a sottolineare una manipolazione su quei documenti contabili.

Di certo Ignazio Marino, ottimo medico ma politicamente ottuso, non si rassegnerà al silenzio e quel “ho venti giorni di tempo per ritirare le dimissioni” suona come una sfida a quel Pd che non l’ha mai sopportato e che ora dovrà affrontare un duro turno amministrativo, nel quale , insieme a Roma, si voterà a Milano, Torino, Napoli,Bologna. Ve lo immaginate che accadrebbe nel Pd con una sconfitta nella capitale politica e nella capitale economica d’Italia, fatto assai probabile?

Il mondo ha un capo: Papa Francesco

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“Io non ho invitato il Sindaco Marino. Chiaro? Ho chiesto e neppure il Comitato lo ha invitato”.
Questo è ha comunicato Papa Francesco dialogando con i giornalisti, in aereo, durante il viaggio di ritorno a Roma da Philadelfia, a conclusione della lunga fatica che lo ha visto a Cuba e negli Stati Uniti. Come si potranno mai dimenticare quelle giornate, racchiuse in pochissime parole:

“Santità, grazie di fare storia !” gli ha detto il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, mentre per il presidente degli Stati Uniti Obama è il capo spirituale del mondo. Della grandezza di Papa Francesco – è di lui che si parla –hanno detto in molti tra i big mondiali della politica e delle diverse religioni. E i suoi due viaggio americani, l’ultimo concluso ieri a Philadelfia hanno dimostrato, anche visivamente come hanno mostrato le televisioni, il suo carisma e la sua popolarità, mettete anche in conto la standing ovation del Congresso Usa e i ripetuti applausi al suo discorso dell’assemblea dell’Onu.

Se, oggi, i rapporti tra Cuba e Stati Uniti si sono normalizzati, dopo tanti anni di tensioni e Fidel Castro ha riscoperto la fede cattolica lo si deve a lui come si deve a lui se Obama non intervenne militarmente in Siria contro Assad , commettendo lo stesso errore, anche in questo caso d’intesa con i francesi, della Libia oggi devastata dalla guerra e sempre più infiltrata dai fondamentalisti islamici .

E se tra il presidente Usa e Putin si tornerà, com è probabile, al dialogo e persino alla collaborazione contro il terrorismo e l’Isis , molto si deve al Papa argentino, ma con sangue italiano. Un Papa che, con il sorriso sulle labbra, con la sua mimica più espressiva delle parole, con la sua “golden rule” del “fare agli altri quello che vorreste fosse fatto a te”, con il suo chiedere “casa, lavoro, terra e libertà” per tutti è diventato, di fatto, non il Capo di una religione, ma del mondo. Questa è la realtà.

L’immagine del repubblicano John Boehner, speaker del Congresso, che piange a dirotto per la felicità d’essere accanto al Papa, è l’immagine stessa di un grande potere laico che si inchina dinnanzi a Francesco: e Boehner, che a quel potere, poi, rinuncia, dimettendosi dalla carica politica perché non potrebbe corrispondere ai suoi doveri di cattolico, offre la misura di quanto questo pontefice venuto da lontano, come lui stesso ha detto, influisce sulle coscienze individuali. Il fatto è che indica anche ai governanti la strada da seguire, denunciando “il malgoverno dell’economia mondiale, guidato unicamente da guadagno e potere.” Ed ammonendo sul fatto che “la crisi ecologica, insieme alla distruzione della biodiversità, può mettere in pericolo l’esistenza stessa della vita umana”; una vita che, invece, chiede “un rispetto assoluto “ sin dal suo inizio. Di grande forza, ancora, il suo no alla guerra, “negazione di tutti i diritti” e l’appello alla “pace in questo vasto mondo che Dio ci ha dato come casa di tutti e per tutti.”

Sorride Papa Francesco all’accusa che alcuni stolti gli rivolgono d’essere comunista perché da voce agli ultimi, ai poveri, agli emarginati, a coloro che non fanno notizia se non per eventi drammatici . “Io seguo semplicemente il Vangelo” commenta e potrebbe aggiungere che, semmai, può convertire chi, come Fidel Castro,si dichiarava comunista.

E’ umile il figlio di emigranti piemontesi che ha conosciuto le difficoltà di chi cerca un lavoro e rifugge da una pomposa esteriorità che mal si concilia con il Vangelo. Nel contempo, però, sa anche essere uomo di potere, non a caso diventa capo dei gesuiti in America latina a soli 37 anni, e può, quindi, imporre alla Chiesa cattolica un profondo necessario rinnovamento, nonostante la cauta opposizione di una netta minoranza di porporati .

“La Chiesa ha un capo” scrisse il laico Le Monde , commentando l’elezione al soglio pontificio di Karol Woytjla. Il mondo ha un capo” potrebbe scrivere oggi, riferendosi a Papa Francesco . Un Capo che – come ha detto il sindaco di New York, l’oriundo italiano Bill de Blasio – “ci sta mostrando e insegnando che possiamo realizzare molto più di quel che pensiamo. Sta cambiando l’idea di ciò che è possibile.”

Parlamento messo in angolo dall’arroganza governativa

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Giorno dopo giorno stiamo assistendo, subendone passivamente le conseguenze, ad una dittatura strisciante che, poi, tanto strisciante non è.

Due i fatti che mi portano ad esprimere questo pensiero che proviene da una amara costatazione.

Il primo è quanto sta accadendo ormai da diversi giorni al Senato sull’iter del disegno di legge Boschi che prevede, attraverso una profonda riforma costituzionale, l’abolizione di una Camera Parlamentare, il Senato.

Questo disegno di legge che avrebbe dovuto trovare il massimo consenso, sta andando avanti a colpi di maggioranza senza che l’opposizione abbia voce in capitolo e nella quasi indifferenza da parte del Presidente del Senato Grasso, il cui comportamento  viene duramente contestato, richiamando ufficialmente l’attenzione del Capo dello Stato, al quale è stato fatto un appello sottoscritto da tutti i partiti della minoranza.

A confermare questo clima è stato il senatore di Forza Italia Paolo Romani, annunciando anche una riunione con i gruppi di Sel, Lega e M5S per una discussione interna.

“Andiamo avanti — ha detto Romani alla stampa parlamentare — con la resistenza passiva. Al Presidente della Repubblica scriveremo che la discussione è resa impossibile”.

“Abbiamo assistito ad un progressivo irrigidimento da parte del Governo, che ha costantemente rifiutato ogni confronto e ha già portato, alla Camera, all’approvazione di un testo votato solo dalla maggioranza. L’attuale lettura al Senato, che ha preso il via con il solo Relatore di maggioranza, non confermando il relatore di minoranza, sin dai lavori in commissione non ha visto svolgersi una reale discussione sulle proposte emendative”.

Poi il durissimo passaggio riservato alla seconda carica dello Stato, accusata senza mezzi termini di avere smarrito l’imparzialità propria del presidente del Senato.

“Dobbiamo rilevare il venir meno del ruolo di arbitro super partes del presidente del Senato che, esprimendosi costantemente a favore delle istanze della maggioranza — si legge nella lettera indirizzata a Mattarella —  ha portato a gravi violazioni del regolamento in merito alla presentazione e votazione degli emendamenti in particolar modo di quelli sottoposti a voto segreto sulla delicata materia delle minoranze linguistiche, pregiudicando così la corretta gestione dell’aula”.

Il secondo punto è questo rimbalzare della notizia di una nostra partecipazione attiva  in Iraq con quattro nostri aerei che dovrebbero entrare in azioni di guerra contro l’ISIS.

Fermo restando che essendo membro di una alleanza, la NATO, rimane difficile restarne fuori assumendo solo una partecipazione passiva, forse sarebbe stato opportuno il coinvolgimento parlamentare. Laccelarazione  di quanto si sta verificando in Medioriente impone la massima attenzione anche per il progredire della tensione fra Russia e Stati Uniti.

Scrie Lucia Annunziata: “Le cronache di queste ultime settimane non lasciano dubbi, e val la pena riepilogarle solo per i più distratti: un Putin isolato sul piano internazionale sulla questione Ucraina, ed espulso da tempo da sue tradizionali aree di influenze, ha intelligentemente colto la sciatteria e la malavoglia dell’intervento Usa in politica estera, in particolare in Medioriente, ed ha ripreso l’iniziativa. Sul piano diplomatico corteggiando il favore di ex alleati e non – con un giro di incontri ampi, dal premier israeliano ai vertici italiani, dai colloqui con Iran a quelli del nemico dell’Iran, l’Arabia Saudita. Facendo intravedere alla pubblica opinione araba e occidentale la Russia come necessario alleato per una lotta al terrorismo. Significativamente il tour diplomatico è stato accompagnato dal rafforzamento militare di Mosca a Latakia, il porto che è l’accesso al mare della Siria, e dove la presenza russa è stata fatta salire a duemila soldati e un sostanzioso numero di aerei.

Una mossa audace che in pochi giorni ha spiazzato gli Stati Uniti, sottolineandone la impotenza”.

Quello che non piace è che il nostro Paese debba trovarsi a combattere una vera e propria guerra senza esserne messo a conoscenza solo dopo l’insistenza delle voci fatte circolare dal Corriere della Sera circa un imminente inizio delle operazioni offensive da parte dei caccia italiani, nell’ambito della coalizione internazionale contro lo Stato Islamico, il dibattito politico sull’ipotesi del coinvolgimento attivo dell’Italia si accende. La giornata di ieri, caratterizzata da un profluvio di dichiarazioni provenienti dai partiti italiani, si sono svolte le audizioni dei ministri degli Esteri e della Difesa, ascoltati dalle relative commissioni parlamentari.

E se nel suo intervento Il ministro Roberta Pinotti ha lasciato trasparire la sensazione che si tratti ormai solo da stabilire “il quando” per dare il via alle operazioni dei caccia italiani, era stato pochi minuti prima il capo della Farnesina a frenare, smentendo tra l’altro la ricostruzione giornalistica del Corriere.

“L’Italia non ha preso nuove decisioni sull’utilizzo dei propri aerei in Iraq. E se dovesse prendere tali decisioni, il governo non lo farebbe di nascosto ma in parlamento. La crisi non si risolve con un intervento unilaterale”.

Così Gentiloni prima delle parole del ministro della Difesa che invece ha parlato di “valutazioni in corso” per “ulteriori ruoli dei Tornado” italiani. Parole poi ribadite nel corso di un’intervista rilasciata al Tg1.

“L’Italia nella lotta all’Isis, in Iraq c’è sempre stata: siamo ad Erbil, siamo a Baghdad, ci siamo con i nostri addestratori, con i carabinieri e con aerei da ricognizione che partecipano all’operato della coalizione. Eventuali diverse esigenze, sulla base del rapporto con gli alleati e con il governo iracheno verranno valutate ma certamente passeranno al vaglio del parlamento”.

Oggi e domani la stessa Pinotti sarà intanto a Sigonella per discutere della situazione con Ashton Carter, segretario alla Difesa USA.

Viene da chiedersi: questi comportamenti, come li vogliamo chiamare?

L’attacco Usa alla Merkel coinvolgerebbe Renzi?

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Il segretario-premier porta a casa il ricompattamento del Pd sulla riforma del Senato , con un compromesso pasticciato da vecchia politica (la bagarre di questi giorni nella discussione per la rilettura della Costituzione al Senato, ne sono la prova) e salvo l’eventuale trappola di un voto segreto. Non mi pare, comunque, esulti troppo perché sa bene che l’attacco americano alla Merkel, confermato dallo scandalo Volksvagen, in qualche modo, coinvolge anche lui, considerato quasi un traditore da quei poteri d’Oltreoceano che inizialmente l’hanno appoggiato e si sono ,poi,infuriati per la sudditanza alla Cancelliera tedesca.

Quei poteri da tempo erano alla ricerca di un’alternativa a Renzi e l’avevano individuata in Alfio Marchini che, però, s’era sempre rifiutato a scendere in campo a livello nazionale, puntando solo a sindaco di Roma. Ora , però,pare aver sciolto la riserva visto che ha annunciato con un’intervista a “L’Espresso” “Sarò io l’anti-Matteo” con l’obiettivo di recuperare i molti , troppi italiani che si astengono dal voto.

Ho l’impressione che questo sia solo l’inizio di una offensiva che metterà in seria difficoltà il nostro premier , già oggetto di molti attacchi anche con sussurri , grida e malignità alcune delle quali sottilmente pesanti come quelle di Mario Monti giorni fa in Tv. C’era in alcuni il timore che tali attacchi potessero avere l’obiettivo di creare il caos in Italia . Altri – ed io tra questi – ne davano un diverso giudizio perché le molte acquisizioni in Italia da parte di russi, asiatici di ogni tipo e fondi pensioni statunitensi facevano prevedere l’interesse di questi investitori ad un’Italia pacificata e in ripresa.

Il nostro Paese è, inoltre, strategicamente importante, una portaerei, cioè, nel Mediterraneo , in questo Mare Nostrum teatro oggi di tanti drammatici eventi, ma di nuovo entrato nell’interesse anche della Gran Bretagna, da troppo tempo assente, e decisa a rientrare nel gioco , facendo da spalla, con l’avallo americano, di una Russia, indispensabile per eliminare il pericolo, sempre più evidente dell’Isis e rimettere all’ordine un’Arabia Saudita che sul proprio suolo applica, oltretutto, lo stesso ordinamento dello Sceiccato, senza giungere, tuttavia, a certi livelli di fanatismo.

Il rilancio geopolitico del Mediterraneo , con il ritorno sulla scena della Russia che, non dimentichiamolo , ai tempi dei sovietici appoggiò Nasser (anche con la base navale ad Alessandria) come oggi Putin sostiene il presidente egiziano, sta cambiando le carte in tavola. E costringe Obama a rivedere alcune sue convinzioni e, probabilmente, a fare di nuovo accordi con il leader russo come ormai chiedono in molti e come gli avrà quasi imposto Papa Francesco ritenuto dal presidente Usa il capo spirituale del mondo.

Certo, gli americani otterranno garanzie sia in ordine alla loro presenza nell’area, sia al coinvolgimento di altre realtà militari nella lotta all’Isis , voglio dire che se si dovrà spargere sangue per battere i terroristi non sia solo yankee. Inoltre, vorrà anche avere libertà nel mettere a posto la Merkel e suoi alleati, Renzi compreso. Che o si allineerà al nuovo corso o si troverà con un Marchini ultra-supportato.

Michele Salvati sul “Corriere” ha dipinto il nostro segretario-premier quasi fosse un gigante , scrivendo che il “tempo dirà se siamo difronte ad un nuovo Giolitti o De Gasperi”, ossia un politico abile . Mi sembrano paragoni molto azzardati, soprattutto nei confronti del grande Trentino: gli sviluppi di un situazione interna e internazionale estremamente complessa e delicata dimostreranno, comunque, a breve se ci troviamo di fronte ad un bluff politico o di un personaggio al quale, anche se non di statura come i due citati,  cui affidare il nostro futuro.

Renzi: ma,  sarà  vero?

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finanzainchiaro pubblica, a firma di Giancarlo Masotti, l’articolo che vi sottopongo. Non voglio aggiungere alcuna considerazione in quanto non ho alcuna fonte di controllo se non la testata che lo ha pubblicato.
Se quanto riportato da finanzainchiaro corrispondesse a verità, certamente ci troveremmo di fronte ad un fatto veramente inquietante,

Renzi, lo scandalo coinvolge l’intera famiglia

Giancarlo Marcotti

26 settembre 2015

In qualsiasi altra parte del mondo sarebbe uno scandalo che avrebbe portato alle immediate dimissioni del Presidente del Consiglio, da noi … nulla … non se ne parla nemmeno, sui media nazionali qualche trafiletto qua e là proprio per non poter essere accusati di aver ignorato completamente la notizia.

Di cosa stiamo parlando?

Dello scandalo che vede coinvolta l’intera famiglia Renzi.

Non entro nei dettagli, è una brutta storia. L’azienda della famiglia Renzi, la Chil Srl, fallisce con ripercussioni giudiziarie per cui viene indagato, dalla Procura di Genova, Tiziano Renzi, padre del nostro Premier.

Ovviamente su questo fatto non esprimo giudizi perché sta alla Magistratura appurare i fatti ed eventualmente emettere sentenze, non servono invece procuratori ed avvocati per giudicare i comportamenti a dir poco censurabili assunti dalla famiglia Renzi.

Cominciamo.

Alla Chil Srl nel 2009 viene deliberato un mutuo di 697.000 euro dalla Banca di Credito Cooperativo di Pontassieve, come tutti sono in grado di capire, dato che l’Istituto di Credito non è proprio un colosso della finanza l’operazione merita particolare attenzione ed il fido viene concesso direttamente dal Responsabile Aziende della Banca, Marco Lotti.

A quell’epoca Matteo Renzi era il Presidente della Provincia di Firenze e nello stesso anno diventerà Sindaco del capoluogo toscano ed ora vi chiedo: chi entrerà a far parte della sua Segreteria? Luca Lotti, il figlio di Marco, colui che aveva deliberato il mutuo a favore dell’azienda di famiglia … guarda che combinazione … è proprio vero che il mondo è piccolo (e la Toscana ancora di più).

Mi sento anche di aggiungere che Luca Lotti, pur non essendo andato oltre il liceo, da allora ha avuto una carriera fantastica. Attualmente è sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e comunicazione del Governo e all’editoria, ma non basta, è anche diventato Segretario del CIPE, Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, un importantissimo Istituto. E guardate che ha solo 33 anni!!!

Poi dicono che i giovani in Italia non trovano lavoro!!!  I bamboccioni non trovano lavoro!!! Ma quelli bravi e che si danno da fare, come Luca Lotti, il lavoro lo trovano, eccome se lo trovano!!!

Sia ben chiaro che non c’è alcuna legge che impedisce ad un Sindaco di assumere nella propria segreteria il figlio di colui che ha deliberato un cospicuo mutuo alla azienda della propria famiglia, sia ben chiaro che non c’è alcun comportamento illegale da parte del nostro Premier.

Ma andiamo avanti.

Dare 697.000 euro di mutuo alla Chil Srl, sembra un po’ eccessivo, ed allora Marco Lotti chiede che ci sia anche la garanzia di una finanziaria, naturalmente non è difficile trovare questa garanzia, la presta Fidi Toscana, UN’AZIENDA PARTECIPATA DALLA PROVINCIA DI FIRENZE!!!

Ehhh che caso!!!

Ma anche qui, sia ben chiaro, non c’è nessuna legge che impedisce ad una azienda partecipata dalla Provincia di Firenze di prestare garanzia per un mutuo erogato alla azienda di famiglia del Presidente della Provincia stessa. Quindi nessun illecito.

Ma non è ancora finita.

Le garanzie prestate da questi Consorzi, come Fidi Toscana, arrivano al massimo fino al 60% dell’importo erogato, ma … ma c’è una legge che dice che se l’azienda richiedente è intestata ad una donna la garanzia viene estesa fino all’80%.

E allora dove sta il problema? La Chil Srl al momento in cui Fidi Toscana delibera la garanzia ha a capo la mamma del Premier, salvo due mesi dopo tornar nelle mani del padre, Tiziano.

E qui siamo al punto. Devono per forza esser fatte due considerazioni.

Certo non avrà implicazioni penali se una garanzia viene deliberata con una certa copertura perché a capo dell’azienda c’è una donna ed immediatamente dopo la delibera quella azienda viene trasferita in capo ad un uomo, ma un comportamento simile da parte della famiglia Renzi è … trovatelo voi un aggettivo appropriato, a me viene da dire “da straccioni”.

Non ce la si può cavare dicendo che queste sono le cose fatte “all’italiana”, sarebbe ora di finirla, ed in ogni caso sono comportamenti inaccettabili da chi poi si presenta come il politico “riformatore”.

La seconda considerazione esula dal caso preso in esame. Mi riferisco a queste leggi che non esito a definire idiote e che invece vengono fatte passare per “progressiste” e politicamente corrette. Tanto per capirci quelle che danno generici vantaggi al “genere femminile”. Davvero in questa battaglia continuo ad essere solo, ma sempre più convinto delle mie ragioni.

Personalmente se fossi una donna mi offenderei per queste leggi, dov’è la logica? La “donna” deve rientrare fra le categorie protette?

A me questo tipo di leggi, come le quote rosa, tanto per capirci, suonano così “Già hai la sfiga di esser nata donna … ed allora ti aiutiamo un po’ dandoti qualche piccolo vantaggio”.

Ripeto, una cosa offensiva nei confronti delle donne. Punto.

Ma terminiamo con la vicenda Renzi, perché, come detto, lasciamo ai tribunali emettere una sentenza di condanna qualora ci siano stati comportamenti illeciti, ricordiamo invece ai nostri lettori come si è conclusa la vicenda.

Tiziano Renzi si sbarazza della Chil Srl che fallisce, la Banca quindi chiede alla Fidi Toscana l’importo dell’esposizione, e cioè 263.000 euro  che quest’ultima, ovviamente, è costretta a pagare.

Quindi alla fine i soldi ce li ha rimessi la Fidi Toscana???

Ma no!!! Ce li abbiamo rimessi noi!!!

NOI?!?!?

Sì noi!!!

E come è potuto succedere?

Semplice! Poco dopo che Renzi è diventato Presidente del Consiglio, utilizzando il fondo di garanzia del Ministero per lo Sviluppo economico, ha fatto pervenire la stessa cifra alla Fidi Toscana, quindi i debiti della famiglia Renzi sono stati pagati con fondi pubblici, sì insomma … con i nostri soldi.

Viva l’Italia.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro