Un G7 condizionato alla fine termina “positivo”

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Positivo nonostante i forti condizionamenti delle prossime elezioni  franco-tedesche  e dei problemi interni Usa, è’ stato un G7 positivo, Lo scontro Merkel (con l’appoggio dei vertici UE)-Trump, parzialmente rientrato con le dichiarazioni di ieri dei due contendenti, era lì, dietro l’angolo anche perché la big tedesca vola nei sondaggi verso la riconferma e doveva dimostrare d’essere una “cancelliera di ferro” che tutela, con grande forza, gli interessi del suo Paese rafforzati dall’intesa con il neopresidente francese Macron. Che, ovviamente, l’ha appoggiata, ma senza esagerare per non scontentare, nelle legislative di giugno, quei   suoi elettori  che tifano per il presidente americano. Così dallo scontro si è passati al confronto anche duro, ma tale da valorizzare i punti di incontro come nella importantissima “dichiarazione di Taormina contro il terrorismo”  che   ha visto un deciso impegno americano ben diverso dal disimpegno sul campo di un Obama che ha non poche responsabilità nella destabilizzazione  dell’area mediterranea e dei paesi arabi.

Ma, a mio avviso, vi sono stati altri  fatti positivi: 1°) la perfetta organizzazione del G7, anche dal punto di vista della sicurezza, e le grandi capacità (perchè non riconoscerglele) di mediazione del nostro premier Gentiloni; 2°) l’impegno, che traduce in atto concreto l’idea trunpiana di un nuovo piano Marshall, a favore dell’Africa  con un ingente finanziamento per tentare di bloccare quello che appare come un esodo biblico verso l’Europa, creando condizioni di sviluppo nei Paesi africani, operando, nel contempo, per ristabilire la pace nelle aree di guerra; 3°) l’impegno comune  sul tema dell’immigrazione  per un’accoglienza che favorisca l’integrazione e consenta la difesa dei propri confini da parte dei singoli Stati ed, ovviamente, la tutela dei propri cittadini.

Anche il compromesso sul commercio, punto dolens nei rapporti tedesco-americani con Trump deciso ad impedire quella che considera una vera occupazione commerciale da parte di Berlino, apre la strada a sviluppi futuri.

Dove le divergenze tra europei ed americani sono state evidenti, è sul rispetto degli accordi di Parigi sull’ambiente con il presidente Usa che non ha ceduto, confermando le sue posizioni negative ed, alla fine, dicendo che deciderà al ritorno in patria. Ovvia la delusione, per questo, espressa nella conferenza stampa proprio dalla Merkel, considerando anche l’importanza che il tema riveste in Germania e, quindi, elettoralmente, mentre Macron, nelle sue dichiarazioni molto articolate, è apparso mettere soprattutto in evidenza i punti positivi.

Appare probabile che, dopo le elezioni franco-tedesche (quest’ultime in settembre come sembra sempre più certo anche anche in Italia) sia più agevole il colloquio tra l’Ue e gli Stati Uniti, dove il “russiangate” fa sperare gli avversari di Trump in un impeachment. Da Oltreceano, infatti, giungono vocisempre più alimentate seppur non ufficiali, alimentati sia da ambienti di certe intelligence, sia dagli orfani, anche italiani, della Clinton, che i giochi sono, ormai fatti, ed  alla Casa Bianca andrà il vicepresidente Pence, “peccato sia ancor più conservatore”.

Dovremmo stare ben attenti perchè potremmo vedere, presto, gli sviluppi di questa situazione che ha ricadute anche su noi europei. Sarà una mia personale sensazione, comunque, a me sembra che Trump si sia rafforzato con il suo primo viaggio all’estero, portando a casa risultati tangibili e tali da migliorare la sua immagine. Anche l’aver rinunciato alla conferenza stampa per andare nella base di Segonella tra i soldati americani, dai quali ha ricevuto una vera ovazione, registrato positivamentein USA, fatto questo che ha confermato l’appoggio che gli stanno dando le forse armate e le loro intelligence. Fatto, questo, che non può essere ignorato dai repubblicani che, presto, debbono affrontare le elezioni di “medio termine”, nelle quali si giocano l’attuale maggioranza al Congresso e al Senato. Voglio dire che dovranno fare quadrato sul Presidente, chealcuni di essi non amano, ma che è stato votato dai ceti popolari  ed ha portato a casa, da Riad, commesse militari per miliardi di dollari dopo aver annunciato ingenti stanziamenti per ammodernare gli armamenti americani, annuncio anche di nuovi posti di lavoro. Tutto questo oltre al fatto di aver dimostrato, a Taormina, d’essere un “competitor coriaceo” nel tutelare gli interessi americani, com’è stato definito da un big europeo.

Non sarebbe, quindi, il caso di   smetterla a volerlo demolire, da parte di certi vertici UE  e di certi nostri mass media? Se, alla fine, supererà il “russiangate”, nonostante le previsioni degli spifferi interessati d’Oltreoceano, noi europei dovremo continuare a fare i conti con Donald Trump, oltretutto ben disposto verso l’Italia della quale ama persino la cucina. Sparare, quindi, a zero su di lui, anche con presunti gossip familiari, smentiti, poi, dai fatti, non credo sia proprio consigliabile.

 

LETTERA APERTA AL “DELEGATO” SPETTACOLO E AMBIENTE DEL COMUNE DI SANTA TERESA GALLURA

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Caro Delegato,

chiamato in causa dalle sue risate e da una ironia che mal le si addice, mi vedo quasi costretto a rispondere, lo faccio, più che per lei, per i suoi distratti sostenitori che, a par suo, pur non avendo titoli si lasciano andare ad apprezzamenti che delinea esattamente la loro personalità.

Nel mio articolo “CAPOTESTA TRA MOSCHE E VELELLE”, pubblicato sul mio blog  giustusblog.it (giustus = giuseppe tusacciu) tentavo di esporre un fatto, che ritenevo quasi doveroso, raccolto dalle espressioni delle persone presenti nella spiaggia che, per precisione, indicavo in “ Capotesta, spiaggia N. Sposito-Rena di ponente”.

Quanto riportato nel pezzo, ripreso da “In3clik.tv” è un fatto, cosa che da quanto scrive, forse le è sfuggita e per questo ha ritenuto opportuno, prima ironizzare su futilità che preferisco lasciare in second’ordine, poi addirittura sostenere che io avrei scritto senza prima documentarmi.

Caro Delegato, la differenza tra me e lei sta proprio su questo: la cronaca, per un giornalista, ed io lo sono, con regolare iscrizione all’Albo da tempi immemorabili) viene fatta sul campo, ed io c’ero ed ho, come scrivevo poc’anzi, raccolto parole, espressioni, lagnanze e quanto certe situazioni creano. Quelle persone, contribuenti o ospiti paganti, non erano certo teneri verso chi è responsabile di tale situazione. Dice che avrei dovuto documentarmi? Ha ragione, ma, forse, con un po di spirito civico e attaccamento al paese che ho scelto per viverci, l’ho voluto evitare, nell’assurda convinzione che a documentarsi fosse chi avrebbe il dovere di farlo. Ma, lei preferisce documentarsi a tavolino e sparare cifre per le quali cercherò veramente di documentarmi se riuscirò a trovare da qualche parte il capitolato d’asta.

Per quel che riguarda Salmo, verso il quale non nutro sentimenti di alcun genere, riportavo espressioni apprese “sul campo”. Io conoscevo, per sentito dire, che avesse avuto un cache di quarantamila euro, lei mi precisa che sono trentunomila, ebbene come cittadino non sono affatto soddisfatto e le spiego: in quella cifra vi è una piccola parte di mia contribuzione e, onestamente devo dirle che avrei tanto preferito che fosse stata utilizzata per motivi più consoni sia allo sviluppo turistico del nostro paese, che  in periodi migliori in favore di iniziative aggreganti più settori di popolazione, Ma, questo è soggettivo, da parte mia come cittadino posso permettermi di fare delle scelte anche monoindirizzate, se fossi stato amministratore pubblico avrei sentito in dovere di ampliare il targhet di gradimento. Piccole cose, punti di vista.

Mi scrive di “capitoli di spesa” perfetto ma, a lei sarà sicuramente noto che anche nelle contabilità comunali esiste la parola “storno” ed esiste maggiormente quando vi sono casi come quello attuale, mi scusi, dimenticavo, lei si documenta a tavolino, non può sapere in quali condizioni si trova l’oggetto del contendere, anzi, se riesco le fornisco qualche foto.

Per carità di patria, non entro nel discorso  dei segreti di pulcinella, perchè, se usassi  “li parauli macchi” che secondo lei io mi permetto di scrivere secondo una sua misera valutazione, potrei recare dei danni irreparabili e questi non riguarderebbero, purtroppo, la sua persona, ma toccherebbero ambiti ben più ampi.

Caro Delegato, per  concludere, voglio farle una piccola ma importante confessione, io ho votato la sua lista, no, non si illuda, l’ho votata per altri meritevoli elementi, lei mi era totalmente sconosciuto (lo è ancora e non me ne duolgo), però di fronte al suo agire, devo confessarle ancora più sommessamente, non mi piace, non mi piace l’arroganza, non mi piace la saccenza, non mi piace l’ironia fuori posto, ma ,più di tutto, non mi piace la protervia.

Caro Delegato, questa volta le ho dedicato un po del mio tempo che, per quel che mi rimane, è diventato prezioso e penso di doverlo usare con parsimonia, magari segnalando qualcosa che riguardi il benessere del paese dove vivo.

Mi stia bene, sempre con rispetto. Suo Beppe Tusacciu

CAPOTESTA TRA MOSCHE E VELELLE

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Bellissima giornata, la prima che apre una stagione balneare che si prospetta sotto i migliori auspici. Sono tanti a Capotesta, spiaggia N. Sposito-Rena di ponente, un posto unico non solo per SantaTeresa Gallura, ideale per bimbi e differenti giovani, Le grida gioiose dei bambini si confondono con un intenso ronzio di un folto nugolo di mosche, attirate dalla massa marciscente delle velelle, approdate ormai da alcuni giorni. Un vero peccato per l’esordio di questa estate  che vorrebbe dare il massimo di se stessa in quella cornice affascinante, avvolgente di un mare incontaminato sullo scenario fra i più sontuosi e indimenticabili fra le meraviglie del mondo.

Sulla poca sabbia rimasta in quella che una volta era stato un bianchissimo arenile ed ora, per incuria, uno sconnesso misto di spaccature granitiche, arrivano le prime famigliole, i bambini che insieme agli adulti cercano di liberarsi dall’ennesima aggressione dell’ennesimo stuolo dei fastidiosissimi insetti alati che li scelgono, famelici, come future vittime dei loro attacchi. Impossibile liberarsi da questa invadente calamità, qualche avventore rinuncia alla lotta che si presenta impari e cerca di raggiungere la via di fuga, altri impavidi continuano a mulinare le braccia  per allontanare gli invasori, altri ancora, impavidi, tentano la via dell’acqua, la molestia degli alati è dura da combattere.

Assisto a queste scene di naturale follia, sento un teresino che, anche lui sta guardando quanto avviene guardando dalla terrazza, uno spiraglio di pace, una specie di terra di nessuno, rappresentato dal Bar del Capo che sovrasta sulla spiaggia e inquadra il golfo, il personaggio accenna allo stato di calamità che si vede a pochissima distanza e si lascia andare ad alcune considerazioni. Non riesco a distinguere se le sue parole siano impostate all’ironia o serie: la considerazione che esprime con un suo interlocutore in primo momento mi risultano incomprensibili, sostiene che sarebbe stato opportuno intervenire sull’amministratore del Comune che aveva ideato un concerto in occasione della Santa Pasqua, di certo Salmo, rapper di fama, costato, a suo dire, ben quarantamila euro  del cittadino teresino, come sostiene l’avventore spesi in periodo inutile per la vocazione e le necessità di lancio della stagione turistica del paese. Secondo il nostro, quella cifra sarebbe stata sufficiente a manutenere tutte le spiagge di santa Teresa ma visto che il danno era ormai fatto, perchè non invitare quanti di quei giovani che hanno usufruito del concerto, a dare, volontariamente una mano a ripulire quelle spiaggie che ne hanno tanto bisogno e che sono proprio quelle che producono utili, in tutti i sensi, alle finanze teresine?

Certo, l’idea è originale, forse, meno originale è stata considerata la spesa che il Comune si è addossato e che, da quel che sembra sia stata mal digerita dai contribuenti. Su una cosa concordiamo in pieno, le spiagge, per chi viene e paga fior di quattrini per un soggiorno che spera essere di piena soddisfazione ed anche salubre, per se e per i bambini, non sono una buona presentazione e non lasciano prevedere nulla di buono, fuorchè non avvenga il miracolo e domani le mosche, facendo un grande regalo agli amministratori locali non decidano di lasciare il campo agli sfortunati turisti che hanno tanto aspettato questi giorni per poter godere di giornate serene e felici.

Beppe Tusacciu

Francesco e Donald: una mezz’ora decisiva per la pace nel mondo?  

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Un incontro tra il “formale” e “l’Informale” con Francesco serio, senza un accenno al suo solito sorriso e Donald con il viso tirato, le spalle dritte quasi ingessate. Un incontro che potrebbe aver dato più di quanto sia apparso.

Quella mezz’ora può essere stata decisiva per la pace nel mondo tra Papa Francesco e Donald Trump.

Colloquio a due, riservatissimo, ma con il presidente Usa che, all’inizio dell’incontro, ha detto “è un così grande onore”, per significativamente aggiungere al commiato :”non dimenticherò le sue parole.” Dunque, un impegno preciso, non una vaga frase di circostanza, dimostrazione di quanto Francesco abbia saputo incidere anche  sull’uomo considerato il più potente del mondo, che, certo, ha tratto  anche un grande ritorno d’immagine dalla visita in Vaticano, aiutato, in questo, anche dalla moglie, cattolica, e dalla figlia, molto apprezzate per la loro non vistosa eleganza e  per un impegno sociale umanitario, la prima tra i piccoli malati del Bambin Gesù, la seconda lì a solidarizzare, anche promettendo aiuti concreti, con  un gruppo di nigeriane salvate dai loro aguzzini ed accolte nella Comunità di Sant’Egidio a Roma.

Di quell’importante mezz’ora non sono filtrate indiscrezioni, solo qualche spiffero americano come quello che Trump avrebbe promesso di lanciare al G7 di Taormina la proposta di un nuovo “Piano Marshall” a favore dell’Africa per fermare l’esodo quasi biblico da quelle terre verso l’Europa, piano alimentato anche dall’Ue, da Russia e Cina, oltre ovviamente e sostanzialmente dagli States. Questo accompagnato dal rilancio di una iniziativa di pace  nelle aree tormentate dalla guerra  e, quindi, dalla ricostruzione  ad iniziare dalla Siria grazie, appunto, al “piano” al quale, in Italia, aveva accennato Silvio Berlusconi, forse informato dai suoi amici americani.

Vedremo presto se questo spiffero ha qualche fondamento o si riferisce ad un’idea che dovrà essere meglio definita. Di certo c’è che Papa Francesco avrà insistito su tre punti fondamentali: la lotta alla povertà per una vera giustizia sociale, l’impegno a favore della pace e la difesa della “casa comune”, ossia dell’ambiente. Probabilmente avrà sinteticamente illustrato il “nuovo umanesimo”  delineato dall’Enciclica “Laudato SI’” e  quel trumpiano “non dimenticherò le sue parole” è un segnale estremamente positivo, confermando che il presidente Usa è, in realtà, diverso da come lo descrivono taluni critici  come ha dimostrato anche nei recentissimi incontri   prima con il leader israeliano e, poi, con quello palestinese.

La stessa quasi ossessiva ricerca di alcuni mass media  di immagini che dimostrerebbero una freddezza di rapporti tra Trump e la First Lady, che addirittura rifiuterebbe la mano tesa del marito, non è solo gossip malato, ma anche un supporto, voluto o no, al tentativo degli orfani della Clinton  di denigrare il nuovo inatteso (ma non da tutti) inquilino della Casa Bianca. Egualmente risibile è la sottolineatura, fatta da qualche personaggio di sinistra in TV, di una differenza visiva tra un Papa Francesco serioso e di un Trump e familiari sorridenti  in una foto di gruppo, dimenticando tutte le altre fasi dell’udienza, persino con la scherzosa battuta papale  su cosa la first lady dia da mangiare al marito.  Che ieri in Vaticano, con l’emozione visibile di un incontro tanto voluto   e, soprattutto, con la significativa frase finale, ha dato una positiva immagine di sé, impartendo una lezione a chi lo irride.

La sua visita a Roma, conclusa con gli incontri con il Capo dello Stato e, poi, con il premier Gentiloni è stata, indubbiamente, un successo che, probabilmente, gli avrà fatto recuperare consensi in patria. Certamente, comunque, il successo maggiore è stato per Papa Francesco  che si è confermato d’essere il capo spirituale del mondo, al quale anche i potenti della Terra rendono omaggio  e del quale non dimenticano le parole.

E’ ancora Berlusconi a distribuire la carte

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Chi segue i mass-media, sicuramente se ne rende conto che, ancora una volta, è Silvio Berlusconi a distribuire in Italia le carte della politica. Piaccia o no questa è la realtà e gli  anti-berlusconiani storici debbono mettersi l’animo in pace  se vogliono comprendere quel che sta avvenendo.In sostanza, il Cavaliere è determinante per formare una  futura (abbastanza prossima)  maggioranza parlamentare, considerato anche che Grillo non può e, soprattutto, non “deve” ottenerla. Il suo ruolo primario, infatti,è stato quello di bloccare nel 2013  la vittoria di Pier Luigi Bersani, ossia della vera sinistra, come ha fatto al Senato seguendo le indicazioni dei suoi sponsor americani.

Da quanto è dato sapere, l’accordo riservato sulla legge elettorale  siglato a Firenze da Renzi e dall’inviato di Arcore era di un 20-30% di collegi uninominali, il resto proporzionale, sbarramento al 3-5%, premio di maggioranza al 40 %. A questo si dovrebbe giungere dopo le presunte mosse a sorpresa, le definirei specchietti per le allodole, prima   con la proposta del PD che ha bocciato la bozza messa faticosamente a punto dai renziani alla Camera, poi con  quella, anch’essa nuova  rispetto al testo di Forza Italia avanzata da Berlusconi: metodo alla tedesca ed elezioni anticipate a settembre-ottobre con pronta risposta, di fatto positiva, da parte del ministro e vi-segretario dem Martina: Risultato con uno o due emendamenti si giunge alla riforma elettorale già concordata a Firenze  quando Renzi non era ancora stato rieletto segretario del Pd.

Probabile, quindi, anche il voto anticipato, magari addirittura il 5 novembre insieme alle regionali siciliane, dopo una crisi di governo ovviamente non provocata dai renziani, ma dagli scissionisti Bersani-D’Alema-Speranza-Rossi che non possono continuare a sostenere Gentiloni  nella sostanza un Renzi-bis  con maggior garbo. E, forse preceduti da un  Alfano, sempre più in difficoltà sia per le vicende legate  ad alcuni centri di accoglienza del Mezzogiorno, sia dai continui addii di parlamentari  richiamati dalle sirene forziste.

Che sia Berlusconi a distribuire le carte l’ha, indirettamente, confermato il presidente della Lombardia Maroni, ieri in Tv intervistato dalla Berlinguer. Ha detto senza se e senza ma che tra la Lega e la Le Pen c’è, politicamente, una distanza abissale; che lui vede spesso Berlusconi e, quando si andrà al voto, convincerà Salvini ad accettare una coalizione come quella che governa la Lombardia e la Liguria, ossia comprendere anche gli alfaniani. Di fatto è una linea completamente diversa da quella  del segretario leghista, pochi giorni addietro riconfermato a larghissima maggioranza, ma probabilmente costretto a far marcia indietro anche come eventuale leader del centrodestra, posizione per la quale il Cavaliere ha già indicato il governatore del Veneto Zaia se non avrà, in tempo, l’attesa riabilitazione che gli consenta di candidarsi. Riabilitazione che potrebbe anche riaprire i giochi  perché un centrodestra così ampio potrebbe tentare di raggiungere quel 40% che fa ottenere la maggioranza parlamentare.

Per il momento il Cavaliere mantiene l’intesa con Renzi, anche se certamente non dimentica la momentanea rottura del Patto del Nazareno a causa  della rinuncia da parte  dell’allora Presidente del Consiglio  del candidato concordato per il Quirinale, ossia Giuliano Amato, sostituito  su consiglio del potente componente la Corte Suprema Usa , l’oriundo siciliano Scalia (poi morto per un infarto mentre era a caccia in Texas..) con un altro ottimo personaggio come Mattarella che, oggi, è un positivo punto di riferimento per i cittadini e, quindi, un valido Capo dello Stato. Per questo Berlusconi apprezza l’attuale inquilino del Quirinale, ma è guardingo nei confronti del segretario dem, non escludendo a priori, in cuor suo, altre eventuali opzioni .

Tutto può accadere, quindi, come dice il testo di una fiction televisiva, dove accade anche troppo, peggio che in politica. Oggi, certamente, è più probabile che regga l’asse con Renzi, ma il futuro, com’ è noto, è nella mani di Dio.

 

L’insofferenza dei sostenitori della Clinton indebolisce gli States

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A me Trump piace, il suo fare “guascone” crea simpatia, ed ora chi sosteneva la Clinton nella corsa alla Casa Bianca non si rassegna e prosegue l’”assalto” contro, sperando in un impeachement. La nuova corposa occasione è quello che negli Usa è stato definito Russiagate, ossia i contatti tra lo staff del presidente e funzionari del Cremlino e, soprattutto, il passaggio di informazioni riservate, fornite dagli israeliani, al ministro degli esteri russo da parte proprio di Trump. Fatto questo ammesso da Donald, ma compiuto nell’interesse degli States e nella comune lotta contro il terrorismo. Sono stati, soprattutto, alcuni grandi quotidiani, ad iniziare dal New York Times, forse il più scottato dalla sconfitta della Clinton, appoggiata senza riserve, ad attaccare il Presidente con durissime inchieste.

Putin ha ironizzato  sul “russiagate”, proprio a lato dell’incontro a Soci con il nostro presidente del consiglio Gentiloni,  dicendo con un sorriso: se gli americani vogliono possiamo mettere a disposizione la registrazione del colloquio tra il loro Presidente e il nostro ministro degli Esteri, non c’è alcunché di segreto.

I democratici, spalleggiati da alcuni grandi mass media, sono, comunque,  all’offensiva  e alcuni deputati democratici ed il repubblicano Justin Amash, hanno chiesto la messa in stato di accusa di Trump per aver tentato di bloccare le indagini sul “caso russo” del direttore dell’FBI, James Comey, poi sostituito.

I repubblicani, tuttavia, fanno quadrato attorno al Presidente, lo speaker della Camera, Paul Ryan, è stato chiaro: “Certo abbiamo fiducia in Trump.”. La riprova è che, con una clamorosa mossa a sorpresa, il ministero della Giustizia abbia  affidato ad un personaggio da tutti stimato come Robert Mueller, ex-direttore dell’FBI  dal 2001 (nominato da George W. Bush, lo confermò Barack Obama,) al 2013, il coordinamento delle indagini sul “dossier russo”. Di fatto avrà il potere di un “procuratore speciale”  chiesto da alcuni parlamentari .

Trump, dopo questa nomina, ha sottolineato che le indagini “dimostreranno che non c’è stata nessuna collusione tra la mia campagna e alcuna entità straniera. Non vedo l’ora che questa vicenda si chiuda velocemente. Nel frattempo, non smetterà mai di combattere per le questioni che più interessano il futuro del nostro Paese.” Nei giorni scorsi, per rimarcare l’atteggiamento nei suoi confronti dei grandi mass media Usa aveva detto : “Nessun politico nella storia, e lo affermo con grande sicurezza, è stato trattato peggio di me.” Credo non abbia tutti i torti e non v’ha dubbio che questo forsennato “assalto” finisca per indebolire addirittura gli Stati Uniti a livello internazionale .

Il fatto è che il tycoom  ha vinto le elezioni presidenziali   quando sondaggi e grande stampa davano per scontato il successo della Clinton e  non pochi dell’establishment consideravano Trump un corpo estraneo della politica, quindi pericoloso, inaffidabile. Opinione condivisa  anche in Europa, ad iniziare dal presidente della Commissione UE Juncker. E sono ancora in molti negli States e nel nostro continente a sperare in un impeachment. Da qui l’enfatizzazione sui nostri media  del “dossier russo”  ed i continui  sussurri e grida alimentate  da fonti d’Oltreoceano.

Tutto questo, mentre sabato il presidente americano condizionerà non poco, ci piaccia o no, il G7 che inizia a Taormina ed è probabile che tutti i big, là presenti, nel prossimo futuro dovranno continuare a  fare i conti con lui. Ossia con quella nuova geo-politica che Trump sta disegnando con i buoni rapporti con il leader cinese, Putin e credo anche con il Vaticano (non è un caso che dopo Taormina sarà ricevuto da Papa Francesco,  positivo punto di riferimento a livello globale.

Forse alcuni politici non solo italiani farebbero meglio ad imitare proprio il Vescovo di Roma che, sollecitato dai giornalisti, a dire la sua opinione appunto su Trump, ha detto: “non giudico le persone prima di non averci parlato”.

L’Asse Berlino-Parigi dimentica Roma (questo non è un buon segnale per l’Italia)

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Chi, davanti ai televisori  ieri sera sperava in un segnale positivo ebbene,  non lo è stato affatto.Per noi italiani l’Asse Francia-Germania, stabilita ieri , tra  il neo-eletto  all’Eliseo Macron e la cancelliera Merkel, in grande spolvero elettorale per la nuova sconfitta inflitta ai socialdemocratici nel loro feudo della Renania Festfalia, il più popoloso Land tedesco. I due hanno, addirittura, ipotizzato un “consiglio dei ministri franco-tedesco per presentare progetti comuni” in Europa, altro che UE a due velocità, qui siamo alla diarchia, con un po’ di vassalli amati da Berlino come Olanda, Belgio e Lussemburgo, forse anche la Spagna, ma non l’Italia.

I due leaders  vogliono, sì, rilanciare l’UE, anche rifondandola, cambiando i trattati “dal punto di vista tedesco è possibile cambiare i trattati”, “per la Francia cambiare i trattati non è un tabù”, ma  a loro immagine e somiglianza . Come a dire :  chi ci sta ci sta, gli altri facciano pure la loro brexit se non sono d’accordo. Questo non è stato, ovviamente, dichiarato, tuttavia  la conclusione non potrebbe essere diversa  e noi ci illudiamo se riteniamo di essere inclusi nel nuovo club guidato da Francia e Germania. Macron, l’uomo di Rockefeller, delle banche  ha detto un “non sono per la condivisione a livello comunitario dei debiti  contratti in passato”  e pare quasi un riferimento all’Italia che ha il debito più grosso. Forse chi, a Roma, ha esultato perché all’Eliseo è andato un leader che ama l’Italia, dove viene spesso, dovrebbe riflettere sulla realtà.

Il fatto è che a Bruxelles non ci si fida di un Paese come il nostro, dove  le istituzioni dimostrano di non funzionare, la corruzione dilaga, la criminalità s’è inserita un po’ dappertutto nonostante la continua incisiva azione delle forze dell’ordine  e l’impegno della magistratura. Non parliamo, poi, della politica con la prospettiva che nelle prossime elezioni   legislative  nessuno vinca e si debba ricorrere ad una grande coalizione, ma con il rischio che al Senato sia appena appena  maggioritaria. Né rassicura i vertici europei, che vanno  de-burocratizzati come ha detto la Merkel, ma contano e vedono preoccupati  l’ascesa dei seguaci di Grillo, quei 5Stelle, dove , politicamente, c’è tutto e il contrario di tutto, oltre una grande inesperienza  come conferma la caotica situazione di Roma, troppo spesso agli onori (si fa per dire)  delle cronache  internazionali  per le defaillances della sindaco grillina Raggi e della sua giunta.

“Gli interessi della Germania sono legati a quelli della Francia” ha ripetuto la Cancelliera tedesca sempre più proiettata verso la riconferma a settembre con l’unica incognita della “grande coalizione” con i socialdemocratici come oggi o un governo centrista con i liberali in netta ripresa come hanno dimostrato proprio nel Land  conquistato dalla Cdu. E quella frase mi pare un chiaro messaggio ai partner europei.  Dovremmo riflettere su  tutto questo noi italiani  ed uscire dalle secche di una politica  solo urlata, sempre più referenziale tra gli addetti e sempre più lontana dai cittadini.

Qui è in gioco il nostro futuro ed è tempo di recuperare  quello spirito costituente che animò, nel dopoguerra, i nostri padri.  Solo se riusciremo a ritrovare  quel molto che ci dovrebbe unire, invece di giocarci tutto sulla roulette della politica puntando solo su quel poco che ci dovrebbe dividere, il nostro Paese sarà, di nuovo, credibile  ed avrà le carte in regola per far parte   del Club dei migliori. Ossia di coloro che sono  impegnati “a far crescere e sviluppare l’eurozona”  con una “rifondazione dell’Europa”  come ha detto la Merkel.

Ne saremo capaci ? Non è facile né semplice, ma i nostri politici debbono, finalmente, ricordarsi d’essere alla guida di un popolo che seppe ricostruire l’Italia dalle macerie di una guerra fratricida, realizzando il boom economico e conquistando l’Oscar per la nostra lira.

Francia: Un’analisi stravolgente

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Emmanuel Macron ,il più giovane Presidente non solo della Francia ma del Mondo,  39 anni appena, il coraggio di presentarsi  come  il super-europeista. Dimostrarsi soddisfatto è solo una maschera, il suo deve definirsi un ‘Voto-contro’ perché  il 40% di suffragi in più, rispetto al primo turno, gli sono venuti non per adesione convinta dai repubblicani, dai socialisti  e persino da qualche estremista di sinistra, ma per bloccare  la Le Pen, anch’essa privilegiata di un 12% in più da chi non voleva vedere all’Eliseo  Macron,l’”uomo delle banche”. Aggiungete che  l’affluenza alle urne è stata la più bassa da quarant’anni (12 milioni e passa gli astenuti) e le schede annullate sono state  ben 4,2 milioni, ossia  quasi un francese su tre non ha voluto scegliere ne il fondatore del Movimento “En Marche”, né la leader del Fronte Nazionale, che ora cambierà anche nome.

Esultano, comunque, gli europeisti per lo scampato pericolo, applaudono i vertici dell’Unione Europea che registrano con grande soddisfazione il risultato francese dopo quello olandese, mentre tranquillizzano i sondaggi tedeschi che vedono la Merkel distanziare il suo rivale socialdemocratico anche lui, tuttavia,europeista, essendo stato anche presidente dell’Euro Parlamento. In sostanza, s’attenua il vento dei populisti-sovranisti   che sembrava impetuoso e tale da travolgere  un’Europa che, indubbiamente, deve cambiare impostazione e marcia alle sue strutture comunitarie. Qualche conseguenza la vedremo anche in casa nostra , ove il Pd renziano è in ripresa, avendo superato nei sondaggi i 5Stelle, mentre   Salvini e  la Meloni  non possono gioire  con il primo che, avendo uno stretto rapporto con la Le Pen, difficilmente potrà imporre le sue condizioni ad un Berlusconi   che (come Renzi) ha sostenuto Macron ed ha portato il suo Tajani alla presidenza dell’europarlamento. La lezione francese, in sostanza, dovrà indurre i sovranisti italiani a più miti consigli ,specialmente ora che proporre l’uscita dall’UE appare ancor più una follia.

Certo, per il neo-presidente francese (che come un suo predecessore Pompidou viene dal mondo bancario dei Rothschild  e che ha doppiato, in voti la Le Pen: 20 milioni e passa contro 10 e passa) deve, a giugno (11-18), affrontare una prima dura sfida: le elezioni legislative  fondamentali per  dare la maggioranza ad un nuovo governo. Già ha detto che non farà accordi con i due maggiori partiti tradizionali, ma attingere singoli esponenti dalle loro fila. Il primo passo  potrebbe essere un governo diciamo quasi di prova anche per cercare di sfruttare il vento a favore, sulla spinta di tanti giovani entusiasti di un movimento politico fuori dai vecchi schemi,  per  ottenere una forte rappresentanza nell’Assemblea Nazionale. Fatto, questo, per la verità non facile perché  nei 577 collegi elettorali  c’è la presenza di notabili locali, di gran parte degli uscenti repubblicani e socialisti   con  vari candidati per un seggio  sì  che  solo in parte si ha un vincitore al primo turno ed al secondo entrano in gioco accordi  tra partiti, quelli radicati sul territorio ed un movimento può avere una percentuale mettiamo del 24%, come quella ottenuta al primo turno delle presidenziali da Macron e, poi   avere una rappresentanza parlamentare  molto più bassa  com’è accaduto, nelle ultime legislative, al Front Nazional . Su questo, ad esempio, conta Mèlenchon  con la sua estrema sinistra capace in qualche collegio di fare accordi con i socialisti  che, a loro volta, potrebbero intendersi con i repubblicani  in altre zone  e non c’è da escludere qualche caso di  desistenza degli ex-gollisti con lepenisti  meno estremisti.

Pare quasi un gioco a scacchi  anche perché  emergono, ovviamente, anche interessi personali  e, nei partiti tradizionali, anche la volontà di indebolire Macron  che senza una maggioranza parlamentare dovrebbe fatalmente fare accordi governativi  che gli impedirebbero, innanzitutto, di portare avanti il  programma illustrato agli elettori   e, poi, di correre il rischio di ricatti, di trabocchetti, di crisi  improvvise.

Già il neo-presidente francese si trova con un   paese fortemente diviso  se considerate il Front Nazional, l’estrema sinistra, che già organizza manifestazioni contro, ed  un cittadino su tre che non  ha compiuto alcuna scelta. Sì, è vero, Macron ha preso oltre 20 milioni di voti, ma sono, comunque, meno della metà degli aventi diritto , ossia 47 milioni (45,6 in patria, oltre 1 milione all’estero)  e di quei 20 milioni non pochi erano “contro”, cioè conto la Le Pen e non un’adesione a “En Marche”  come hanno detto chiaramente  alcuni  intellettuali   ed hanno sottolineato  molti mass media.

L’Europa, dunque, è salva , ma la Francia ?

 

Francia: si e’ diviso il fronte anti –FN. Tremano i vertici UE

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Domani, la resa dei conti, una domenica decisiva per l’Europa con l’elezione del Presidente della Francia, che anticipa di pochissimo le elezioni in Germania e non mancherà di influenzare la politica  nostrana.

I giornali francesi, da qualche giorno sostengono che il fronte anti-Le Pen s’è sfaldato e anche se Emmanuel Macron è in testa con il 64% nei sondaggi i vertici dell’Unione Europea tremano perché la candidata dell’estrema destra anche nel deludente confronto tv di ieri sera ha superato il suo rivale.  Che, come ha scritto  su “Le Monde”  il famoso sociologo e filosofo Edgard Morin, viene avvertito da una parte dei francesi come “il simbolo del capitalismo, il filo-americano”, l’uomo delle banche  proprio quando a  livello popolare sta subentrando l’anti-europeismo, l’antiamericanismo, l’antiglobalizzazione, in sostanza quello che chiamerei nazionalismo all’antica e sempre nuova caratteristica francese. Di contro il Fronte Nazionale, secondo Morin, non è più avvertito come un pericolo fascista, ma come il “partito del popolo contro le èlites parassitarie ed egoiste”. Se poi aggiungessimo l’intervento di Obama, considerata una maledizione, in favore in favore di Macron, allora la situazione diventa drammatica, Per tutto questo le elezioni di domenica sono “un salto nell’ignoto”, cioè tutto può accadere al di là dei sondaggi.

Va anche considerato che la Le Pen ha attenuato le sue posizioni oltranziste, ad esempio facendo marcia indietro sull’uscita dall’euro: no, si rimane, ma affiancandogli il franco come per molti anni, e forse ancora in qualche zona, ha fatto la Merkel con il marco che è stato   spendibile sulle autostrade ed in non pochi supermercati. Questo le ha portato inaspettati sostegni come quello di Marie-France Garadaud ex-consigliere di Pompidou e Chirac o quello dell’ex-consigliere speciale di Sarkozy all’Eliseo Yvelin Guain e, soprattutto, l’accordo di governo con il gollista d’estrema destra Nicolas Dupont-Agnau   che al primo turno aveva ottenuto il 4,7%. E che annunciando il sostegno alla Le Pen ha sparato a zero su Macron dicendo: “il nostro Paese ha vissuto  5 anni terribili con François Hollande: Emmanuel Macron è un Holland in potenza, è portatore di interessi finanziari  mondialistici  e tutti coloro che lo sostengono hanno fatto naufragare la Francia negli ultimi trent’anni”. Sono, queste, affermazioni che hanno avuto effetto sull’opinione pubblica anche perché Le Pen non manca occasione di sottolineare come Macron sia stato il ministro dell’economia con Holland, quindi il responsabile  della grave situazioni economica francese.

Il leader dell’improvvisato movimento politico “En marche” ( “Anche il Front National è in marcia” ha commentato Zeev Sternhell illustre  studioso di storia, membro dell’Accademia Israeliana di Lettere e Scienze”) ha, comunque, ricevuto il sostegno di Fillon ( il 20% al primo turno), di Sarkozy e di Hamon che ha ridotto al lumicino i voti  dei socialisti. Sulla carta sono appoggi decisivi, non come quello del presidente uscente Holland che è dietro all’”operazione Macron”, ma è inviso ai francesi e quindi il suo sostegno, da lui molto enfatizzato, potrebbe essere controproducente.

Aggiungete che Jean-Luc Mèlenchon (estrema sinistra), la sorpresa del primo turno, con il suo quasi 20%, ha rotto il fronte repubblicano invitando, di fatto, i suoi elettori ad asternersi, nemmeno a votare in bianco. Non ha,infatti, dato indicazioni di voto anche se la” Le Pen è peggio di Macron”, precisando, poi, che Macron “è l’uomo della finanza d’assalto che intende spianare quel che resta delle conquiste sociali”. Più chiaro di così! Ed è evidente che una più ampia astensione dal voto indebolirebbe fortemente l’ex-banchiere che, secondo Mèlenchon, anche se vincente non potrebbe giungere alla, normale scadenza. Una posizione, questa, che ha scatenato l’ira dei socialisti, definendola “un gioco irresponsabile” perché, come ripete Holland, “l’astensione deliberata favorirebbe Marine Le Pen”.  Tutto questo mentre Macron compie evidenti errori come quello di dire che non farà accordi con i due partiti storici, i socialisti ed i repubblicani (ex-gollisti), ma costituirà il suo governo e la sua maggioranza parlamentare – a giugno le elezioni legislative – acquisendo singoli personaggi dei due schieramenti. Immaginatevi come l’avranno presa dirigenti ed iscritti di questi partiti! Né mi pare una scelta indovinata quella di prendersela, ironizzando, con un potente esponente dei repubblicani come il senatore Baron, sindaco di Troyon: “nella ricerca del suo interesse personale ha voluto essere primo ministro di Sarkozy, in seguito di Fillon e vorrà divenirlo di me”.

Dunque, al di là dei sondaggi, la partita è aperta e c’è chi ipotizza addirittura un esito tipo quello per Trump negli Usa. Per questo i vertici dell’UE tremano perché la vittoria della leader del Front National sconvolgerebbe indubbiamente l’Europa e darebbe forza a tutti i movimenti antieuropeisti ad iniziar dai “sovranisti” di casa nostra.

“Le Monde”, il più letto quotidiano francese, s’è chiesto domenica: ”Siamo  entrati in una nuova era della politica?”, titolando a tutta prima pagina “La fine del fronte repubblicano contro il Fronte Nazionale”. Tutto, quindi, puo’ accadere. E le conseguenze influiranno anche su di noi.

LA STRAVITTORIA DI RENZI. Il Partito della Nazione inizia il suo percorso?

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Nella bagarre elettorale interna al PD, senza ombra di dubbio, li sconfitti sono soprattutto gli scissionisti e tutti gli anti-renziani che ritenevano di averlo politicamente sepolto con il no del 4 dicembre sulla riforma costituzionale. Matteo Renzi ha stravinto le primarie Pd sia con il 70% dei voti, sia con l’affluenza nettamente superiore al previsto : 1.848.658 quando molti( e anche qualche sondaggista) prevedevano non più di un milione.

Oggi, quindi, siamo al “Pd di Renzi”, non si prende il 68% nel voto degli iscritti dem ed il 70% di quelli espressi domenica dagli elettori dei gazebo. Lui smorza i toni, da non credere, parla di unità e responsabilità, aggiunge anche umiltà, sì, proprio umiltà, sostiene che ora inizia un’altra storia, si apre una pagina bianca. In sostanza, pare aver cambiato modo di comunicazione, correggendo gli errori clamorosi commessi prima, quasi avesse cambiato suggeritore, colui che  lo consigliava, il suo consigliere italiano ed anche il presunto grande esperto americano, quello fatto venire dagli States per dare un mano per la vittoria nel referendum e tutti sappiamo com’è andata. Il fatto che insistere sulle riforme fatte, sulla ripresa che andava avanti, sui positivi cambiamenti determinati dal governo proprio mentre la crisi economica mordeva, la disoccupazione, in particolare quella giovanile aumentava, tre milioni di famiglie in povertà, aziende che chiudevano a ritmi preoccupanti, piccoli imprenditori che si suicidavano per la disperazione, aggiungete un Tg1 che presentava una realtà in rosa(così come, purtroppo, fa anche oggi), tutto questo provocava nei cittadini una reazione fortemente negativa dopo le speranze provocate da questo giovane ex-sindaco che voleva rottomare la vecchia politica e, finalmente, riformare un sistema che non funzionava e nel quale ci troviamo ancora immersi.

Il messaggio di Renzi, dopo la rinascita politica , sembra essere: guardate , ho imparato dagli errori, sono, diverso, più inclusivo, maggiormente disposto ad ascoltare la gente, ossia il popolo, vero antidoto al populismo disgregante.

Non so se riuscirà nell’impresa di uscire da quella che era una evidente autoreferenzialità che ha fatto dimenticare a molti, se pur ve ne era, anche quel che di buono il suo governo stava facendo. Di certo, oggi non avrà più quella che, oggettivamente, era un freno alla sua politica, ossia la presenza di chi lo considerava, nel Pd, quasi un usurpatore. Gli scissionisti, in questo, gli hanno fatto un grande favore anche per le future scelte politiche.

Che piaccia o no, sono convinto che ora Matteo Renzi proseguirà con maggiore energia il suo viaggio verso il partito della nazione, che qualcuno aveva definito il partito del Nazareno, ossia del famoso patto con Berlusconi, indebolito ed esternamente rotto dopo la forzata scelta renziana (forzata perché sostenuta dal potente oriundo siciliano componente della Corte Suprema Usa, morto per un infarto mentre era a caccia in Texas) di un presidente della Repubblica, Mattarella, diverso da quello concordato, Amato, patto, in realtà, mai definitivamente abbandonato.

Ovviamente, non mancheranno ostacoli e agguati, lungo il percorso verso una conclusione che garantirebbe all’ex-sindaco di Firenze di superare e, forse, anche abbondantemente, quel 40% che garantisce una solida maggioranza in Parlamento, senza i ricatti dei partitini come accade oggi, soprattutto al Senato.

Il banco di prova sarà quel primo appuntamento, la legge elettorale. L’intesa( mai ammessa) con Berlusconi che prevedeva un proporzionale con parte dei capolista bloccati, con sbarramento del 3% ed un eventuale 20% di collegi uninominali, 40% per un premio di maggioranza alla Camera , mentre al Senato di portare al 5% lo sbarramento per ottenere seggi . Aggiustamenti ulteriori sono possibili, ma una simile impostazione andrebbe bene anche a Grillo, riservatamente consultato, e probabilmente a Salvini. Se emergessero ostacoli rimarrebbe il Consultellum, ossia quel che rimane dell’Italicum dopo l’incostituzionalità di parti importanti decisa dalla Suprema Corte , soluzione che non piace al Presidente Mattarella , ma che alla fine dovrebbe subire.

Ovviamente una nuova legge concordata potrebbe facilitare le elezioni politiche anticipate al 5 novembre, in concomitanza con le regionali. Piacerebbe molto a Renzi, Grillo, Lega, Meloni a Berlusconi solo se intervenisse prima la sentenza favorevole della Corte di Giustizia Europea che lo rendesse ricandidabile o una decisione tipo grazie da parte del Quirinale. Fatto quasi determinante per il successo dell’ “operazione Pdn” che prevede, prima, la grande coalizione Pd-Forza Italia dopo le elezioni politiche, ma senza il Cavaliere direttamente in campo con il 4% in più che porterebbe ai forzisti, secondo i sondaggisti,la sicurezza di avere la maggioranza anche in Senato non ci sarebbe.

Certo si è che Renzi, per andare a votare in novembre, ossia prima della dura legge di bilancio che dovrà essere fatta, non farà direttamente atti contro il governo Gentiloni. Il cerino in mano di una crisi andrà ad altri, probabilmente agli scissionisti: E’ evidente, infatti, che dopo la supervittoria di Renzi e con il governo sempre più fotocopia di quello presieduto da lui i vari Bersani e Speranza, leader in parlamento del nuovo gruppo di sinistra, ed i D’Alema ed i Rossi come faranno sostenere Gentiloni, soprattutto se l’attuale premier non potrà accettare le loro proposte di sinistra? Sarebbe un suicidio politico per chi ha abbandonato il Pd a causa di Renzi ed ho proprio l’impressione che il cerino della crisi rimanga alla fine in mano a loro perché potranno sfruttare il no al governo in quella che è già campagna elettorale, dove, lasciatemelo dire, purtroppo, Renzi rimane il meno peggio sulla piazza.