SARDEGNA, SARDI LIBERI DELLE PROPRIE SCELTE

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Che la Sardegna venga presa sottogamba non è cosa rara, va bene che siamo in tempi di pandemia, quindi meno si circola, meno gente sbarca nell’isola meglio è, ma, a parte le regole sanitarie contingenti, ci potrà pur essere qualcuno con buoni e giustificati motivi, che deve muoversi lungo il suo Paese, ammasso che qualcosa di suo ci s Tutto questo perché, per chi non lo sapesse, da lunedì prossimo, chi vuole recarsi nella penisola dovrà fare i conti con le Compagnie di navigazione e potrà farlo solo pagando il biglietto di viaggio al prezzo che le stesse decideranno. E’ così perché Governo, Regione e, diciamo genericamente, le Istituzioni, non hanno messo per tempo nel loro scadenzario il termine della convenzione per le tratte marittime che collegano l’isola al continente.

Come non capire? Per i succitati una cosa per volta va bene, due sono troppe, senza contare che chi deve ricordarlo a chi di dovere, non trovato chi lo ricorda a lui, perciò vediamo le priorità, giustamente, prima i vaccini, a chi tocca prima agli ottantenni o ai sessantacinquenni, contiamo quate dosi sono arrivate, un vero dilemma che neppure Shakespeare saprebbe dipanare. I sardi, ma, dove sta il problema? Volevano il passaporto? Ora è superfluo, non si entra e non si esce, due piccioni con una fava.

Mi chiedo ma i sardi sono ancora italiani? Va bene che l’Italia è originata dalla Sardegna, ma, tutto sommato, un ritorno alle origini potrebbe anche avere i suoi vantaggi. Comunque, qualche dubbio in proposito sorge. Così, tanto per dire, un cittadino d Bari deve raggiungere Milano, prende il treno, paga il biglietto, percorre i suoi circa novecento chilometri da stazione a stazione, fa ciò che deve e se ne torna tranquillamente a casa; il cittadino sardo può fare  la stessa cosa? No, la Sardegna è circondata dal mare e, se si vuole metterlo alla pari del suo omologo pugliese, deve attraversare quel mare, solo quando arriverà sull’altra sponda potrà di essere da quel momento anche lui italiano perché solo allora può usufruire di pari trattamento dei suoi connazionali, certo per arrivarci ha dovuto sottoporsi ad una miriade di disagi che sarebbe troppo lungo elencare e questo senza prendere in considerazione i costi che dovuti ad un semplice calcolo che, tanto per iniziare, ci si impiega due giorni in più.

Sono questi i momenti che il sardo si sente molto sardo e meno italiano, è in casi come questo che invoca la sua indipendenza, perché quella autonomia che ha acquisito non è sufficiente, perché non capisce se la gente sarda fa comodo quando si presentano situazioni belliche o per fare bella mostra di preparazione militare in Europa e nel Mondo, tutte cose che potrebbe fare a prescindere.

Qualcuno obietterà  a questo mio pensare, anche in Sardegna, non è certo semplice arrivare a tanto anche se altri lo hanno fatto, vedi Malta: fare qualche piccolo sacrificio di assestamento e …poi…liberi delle proprie scelte.

SPIGOLATURE: UN PO DI QUA’, UN PO DI LA’

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Faccio immensa fatica a capire la lista dei nuovi sottosegretari e mi chiedo come, quell’uomo che vedi placido, tranquillo, addirittura sereno, almeno all’apparenza a mantenere quell’aplomb facciale che non fa trasparire nessun sentimento nei confronti di tanto squallore. Trentanove, un esercito, tutto come da manuale Cencelli di antica memoria, e Lui, nulla, niente da dire come a ripetere la battuta del marchese del Grillo: “Io so Io…  voi nun siete un c….o”.

Nomi nuovi, altri vecchi, ma vecchi tanto, in tutti i sensi, pensare che ancora va al Governo quel Bruno Tabacci, scoria della peggio Democrazia Cristiana, reduce dei passaggi più strani, Della Vedova, in età decente,ma anch’egli reduce di frequentazioni varie.  Viene spontaneo chiedersi: ma cosa hanno da spartire con Draghi? Nulla. Spero tanto di non poter mai dire: “Si stava meglio quando si stava peggio. Meno male che le donne hanno pareggiato almeno in presenza.

Un paio di notizie in questi ultimi giorni hanno colpito l’opinione pubblica: il vergognoso approcciare di uno squallido professore dell’università di Siena, un anonimo mai sentito signor Giovanni Gozzini, certo è che se le cattedre universitarie fossero assegnate sulla base dell’educazione, questo pover’uomo, manco alla scuola d’infanzia lo farebbero avvicinare, ma la cosa che mi ha sorpreso è la reazione dei sinistri, poca e comunque con i “ma” e con i “se”, non si sono commossi neppure dopo le parole del Presidente della Repubblica e quelle del Presidente del Consiglio, non li ha colpiti neppure la solidarietà espressa da Zingaretti. Che figura?…

Non è certo una sorpresa apprendere che Salvini auspichi una maggiore -si fa per dire, sarebbe sufficiente “apertura”-, per le attività d’impresa, sono in molti ad essere d’accordo ed anche tanti che pur non condividendo niente con lui vorrebbero la stessa cosa: un tizio che non riporto semplicemente per decenza, si scaglia verso i “vecchietti bavosi” che usurperebbero il vaccino a discapito dei giovani che, secondo lui dovrebbero averne maggior diritto. Io, da vecchietto, direi ancora non bavoso, ho la sfortuna di pensarla come lui ma con scopi totalmente diversi: forse quel giovane non capirà cosa mi porta ad essere sulla sua linea, magari e pure uno di quelli che percepisce il reddito di cittadinanza non certo perché disoccupato, bensì per pigrizia, il guaio di questo signore  credo sia “voia de lavorà sartame addosso”. Io penso che a me diversamente giovane si potrebbe ben dire: “Caro signore, hai lavorato tanto nella tua vita, ora da un po di anni ti stai godendo la meritata pensione, saremmo tutti contenti che continui a goderla ancora per lungo tempo ed è proprio per questo che ti chiediamo di rimanere a casa, non rischiare la vita andando a spasso, arriveremo anche a te, per ora consentici di vaccinare gli operai che devono tutti giorni andare in fabbrica, e sui mezzi di trasporto, nella stessa fabbrica rischiano di infettarsi e di perdere ore di lavoro per malattia, Se vacciniamo prima loro potremo dare tutte le garanzie a chi meritatamente è fuori dal sistema produttivo, provvederemo noi a tutte le tue necessità logistiche di cui hai bisogno. Abbi pazienza”. Questo è il mio pensiero, a te baldo giovane che non saprei definirti più cafone o maleducato, credo che ‘imbecille’ sia l’aggettivo che più ti si addice.

BT

 

TRA IL SACRO E IL PROFANO

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Chiedo anticipatamente scusa se oggi apro questo mio ‘pezzo’ affrontando una breve allocuzione personale. 

Alcuni amici commentando ciò che mi capita di scrivere hanno sostenuto che ciò che scrivo non vale perché di parte. Non voglio assolutamente smentire queste persone che, tra l’altro, godono della mia massima stima, assicurando loro che quanto sostengono corrisponde alla sacrosanta verità. Io (tranquilli, l’io non vuole essere imperativo) non ho mai nascosto le mie origini politiche, sono nato democristiano e tale sarò fino al termine dei miei giorni, lo sottoscrivo senza tema alcuna e tanto meno vergogna. Quando scrivo, non posso che rimanere me stesso e, come mi è stato insegnato, cerco di informare sugli accadimenti, quasi sempre attinenti alla politica, ragionando con la mia testa, lo faccio non possedendone una di ricambio, pertanto, quella è unica e trina. Detto questo, ad uso esclusivo di tutti coloro che mi ritengono di parte, voglio raccontarvi una brevissima storiella: scorrendo facebook mi è capitato un video che riportava una trasmissione di Otto e mezzo, nota trasmissione condotta, sempre con piglio teutonico, da Lilli Gruber. Una tavola rotonda dove mancava solo lo champagne per rendere più leggero il discorso intavolato con gli altri partecipanti: Oltre la conduttrice, Marianna Aprile, Massimo Giannini, Andrea Scanzi. Il processato di turno era Scanzi, reo di partigianeria in favore dei pentastellati contro il PD, l’accusa: “Sei di parte”. Non mi sono, certo, scandalizzato, per le accuse rivolte a Scanzi, chi non lo conosce? Altro che di parte, quella sua è faziosità al limite dell’appartenenza alla categoria, ma, da quale pulpito arrivava la predica, la Gruber schierata a sinistra che più sinistra  non si può, una sinistra d’elite, Massimo Giannini, chi non lo conosce? Più che di sinistra è da sempre un anti centrista, accanito, che non nasconde il suo dissenso verso il centro- destra, la signora Marianna Aprile, non la conoscevo ma, vi posso assicurare che in quel tavolo non rappresentava nessun partito moderato.

Questo per dire, stiamo parlando di rappresentanti di una casta professionale, gli oracoli del giornalismo italiano di corrente e chi non è con loro è contro. Così tanto per dire, io, tanto per dire, microbo di fronte a cotanta cultura (di sinistra) sarei scontato di parte?

Ma andiamo all’argomento del giorno, le dichiarazioni di Draghi, ottimo programma, magari riesca a fare in tempo a realizzarlo, tutte cose da affrontare, le stesse che tanti prima di lui hanno bucato, due cose mi hanno lasciato qualche dubbio abbastanza profondo: la Pubblica Amministrazione, nessun cenno allo strapotere della burocrazia e, se questa continua con i lacci e lacciuoli, i cantieri che dovrebbero essere il primo passo verso la ripresa economica del Paese la vedo in salita; altra cosa che mi sarebbe piaciuto ascoltare – credo ne abbia fatto cenno Zaia, governatore del Veneto- è sui vaccini: mi sarei aspettato un cambio di passo, perché pensare alle classi deboli ritardando quelle operative? Si, in effetti vado contro me stesso, ma mi sarebbe piaciuto sentire Draghi dire che è indispensabile far ripartire il Paese più presto possibile ed allora perchè non iniziare a vaccinare tutta la classe operaia  al posto nostra, noi diversamente giovani? In fondo a noi sarebbe sufficiente un consiglio: “Rimanete a casa e nessuno vi potrà contaggiare, la pensione la riceverete comunque e provvederemo a avere quel servizio che vi è indispensabile sino all’arrivo del vostro turno che, purtroppo avverrà un po più in là nel tempo”.

Tutto questo non è stato detto, spero che non sia stato per il timore dell’impopolarità.  

BT

UNA PATTUGLIA DI TALEBANI SULLA STRADA DI DRAGHI

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Un personaggio della politica, quella vera, aveva coniato un detto che calza alla perfezione nei frangenti governativi di questo particolare momento dove la confusione regna e ne è padrona: Il detto : “A pensar male si fa peccato ma quasi sempre si indovina”.  Per fortuna che è arrivato il tempo di presentarsi alle Camere per ricevere la fiducia, altrimenti Draghi con il suo governo rischierebbe di cadere ancor prima di nascere.

L’uscita di Speranza se non fosse proprio per quella speranza messa nel cassetto sotto le tovaglie, quella di essere pentito, ed insieme a lui molti altri, di essersi lasciati prendere nel trappolone ordito da Renzi, Berlusconi e ancor di più da Salvini, quello di aver messo un pentolone a cuocere in fuoco lento, tutta la vecchia maggioranza, mettendo in mano a Draghi, che stupido non è, un grande mescolo che continua a rigirare finché lo stufato non si è ridotto, pronto per essere servito.

E’ certo che ormai, anzi , è abbastanza chiaro che i medici del Conte 2, come una pattuglia di talebani, sono passati all’offensiva scaricando sul ministro responsabilità tecniche con forte impatto economico. Quanto è successo per la chiusura in extremis degli impianti di sci dopo averli riaperti, è quella goccia, se così si può dire, che ha fatto traboccare il vaso, cosa che si poteva evitare. Così c’è stata l’alzata di scudi di regioni e comuni contro la politica e contro questo governo non ancora nel pieno delle sue funzioni.

Il gioco si fa sempre più pesante: il consulente principe di Speranza, ossia il professor Ricciardi dopo aver duramente criticato il piano vaccini , forse perchè voleva esser lui a dirigerlo, ora pretende un lockdown di 2-3-a settimane, prendendosi uno schiaffone dal leader leghista: “parli con Draghi prima di terrorizzare tutti.” Nel contempo la sinistra estrema che esprime Speranza si spacca e Frantoianni ed i suoi (Sinistra Italiana) annunciano il no al nuovo governo con De Petris e Palazollo fermi sul sì di Leu.  Se aggiungiamo i sommovimenti del PD a causa delle giuste proteste delle donne che battono i piedi per essere state trascurate dal loro partito nelle indicazioni per il Governo. Una dimenticanza, una svista che ora si vorrebbe riparare con le nomine dei sottosegretari. Certo è che la posizione di Zingaretti, non certo solida, ora più che mai, è traballante:  Bonaccini  è li dietro l’angolo pronto al rimpiazzo con grande gioia dei molti che si rendono conto di quanto sia debole il parti di Zingaretti finchè lui rimane in carica.

Situazione critica anche nel partito di Grillo dove, sotto una cenere piatta vi è un fuoco incandescente che, malgrado l’apparente tranquillità di Di Maio, aspetta solo la prima scintilla per saltare fuori con una fiammata imponente molto più grande di quanto non si voglia far apparire.

C’è da sperare che Draghi abbia messo in conto tutte queste turbolenze, conscio della stragrande maggioranza sula quale può contare, maggioranza, convintamente, a suo sostegno come verrà confermato dal voto di fiducia sulla base di un incisivo programma di governo che disegni quel nuovo rinascimento che molti sostenitori del nuovo governo intravvedono e che titolati osservatori internazionali sperano per l’Italia e l’UE.

In ogni caso, il grande dilemma rimane: chiudere o non chiudere? Ascoltare chi consiglia di ricorrere a misure restrittive laddove la circolazione della variante inglese è più sviluppata? Qui si aspetta la decisione politica che in molti sperano sia quella più illuminata.

Nei prossimi giorni potremo vedere cosa vorrà fare il Neo Presidente. Il Paese è con lui.

Bt

 

IL CAPOLAVORO DI MATTARELLA, DRAGHI E QUALCHE ALTRO

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Se devo essere sincero ho provato una certa delusione, a caldo quei nomi snocciolati così con tono quasi impersonale mi hanno dato la sensazione che neppure chi li stava pronunciando fosse totalmente convinto di ciò che li stava chiamando a fare, i ministri della nostra Repubblica, eppure era il nuovo Presidente del Consiglio, colui sul quale una considerevole maggioranza degli italiani hanno riposto la loro fiducia per una vera rinascita del Paese: Di Maio, Speranza,Guerini, Brunetta, Franceschini, Gelmini, tutti nomi triti e ritriti. Un momento, rifletti fai un esame, cerca una logica, trova nel complesso un’idea di questo presidente che parla poco, cerca di capire tutto lo spazio che ha lasciato alla vecchia politica, leggi i ministeri, calmati, dai un senso a quelle nomine: Esteri – Di Maio ma non avevamo sentito da tutti gli osservatori che la figura di Draghi primeggiava più all’estero che nel nostro stesso Paese? Poi, un piccolo premio glielo vogliamo dare al ragazzo? In fondo il suo lavoro sotto traccia non è stato quello da far rimangiare a Grillo l’anti europeismo?

Partendo da questo presupposto quella sfilza di nomi assumono tutto un altro aspetto: approfondiamo e, cosa andiamo a trovare? Otto ministri tecnici sui quali, pur andando a cercare il pelo nell’uovo, nulla da dire, precedenti impeccabili, curriculum di tutto rispetto, di fiducia del Presidente tutti coscienti che nei prossimi mesi dovranno affrontare problemi scomodi per i quali saranno severamente giudicati, questo governo viene fuori proprio per garantire quella vagonata di miliardi che l’Europa ha deciso di dare con la premessa che vengano utilizzati per delle riforme vere. Ecco il discorso che si allarga vediamo di fare un po di conti, ai ministri della vecchia politica cosa è stato dato? Se li mettessimo tutti insieme con una denominazione comune potremmo ben chiamarli per “Gli Affari Correnti”: Per gli Esteri abbiamo detto che la politica estera la fa Draghi in prima persona, non tanto per accaparramento di posizione quanto per scelta degli interlocutori; Difesa: nessuna riforma da attuare, i nostri militari conoscono già molto bene il loro mestiere. A esaminare singolarmente ognuno, ci troviamo subito di fronte che il nostro nuovo Presidente ha messo i nuovi ministri tecnici nei punti chiave dove dovranno essere fatte le riforme, a valutare in soldoni, gira che ti rigira, dei duecento e poco più miliardi dei Recovery Fund che dovrebbero arrivare a nostro Paese solo pochi spicci arrivano al cumulo dei ministri politici, il resto ai tecnici.

Una furbata Quella del Presidente? Assolutamente no: capacità di analisi, previsione, programmazione, calcolo: l’improvvisazione in economia non esiste, ecco dove viene fuori Mario Draghi; vuole tutti nel suo Governo, non può permettersi sorprese in Parlamento, i vecchi nemici hanno dovuto firmare una tregua, non possono sorgere contraddizioni, la pandemia, lo stato economico del Paese, la crisi della politica non lo consente, bisogna navigare con la bonaccia, nessun contrasto per ora bisogna lavorare con serietà perché ai nipoti se non ai figli, venga lasciato un Paese nuovo, migliore dell’attuale, un Paese che smetta di essere cicala e torni con coscienza ad essere formica. 

Questa è l’analisi che mi è apparsa, costringendomi a rivedere la mia delusione iniziale. Pur non essendo un ottimista questa volta non riesco a vedere il peggio, penso positivo perché credo in alcuni uomini, credo in coloro che hanno fatto tanto per arrivare a questa svolta: mi viene in mente tutta l’azione di Berlusconi e Renzi per arrivare a quel tanto vituperato “Patto del Nazareno”: Il Vecchio e il giovane, protagonisti di un lavoro certosino, poco apprezzato, anzi, combattuto da un fronte unico di poco capaci, da una stampa faziosa più per incapacità di vedute che per lungimiranza, da coloro che mascherano la loro incapacità attraverso l’odio o l’invidia, coloro che del Paese non hanno alcun interesse e che il loro mestiere principale è la denigrazione.

Buon lavoro Presidente Draghi, Buon lavoro Governo

BT

MATTARELLA – DRAGHI – UN RITORNO AL FUTURO

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La prima cosa che mi viene in mente è quando si gioca a carte che si dice al mazziere di “sparigliare le carte”, è quanto ha fatto Mattarella nel suo annuncio dell’incarico a Draghi e Lui, il Presidente incaricato sembra abbia preso alla lettera il Presidente della Repubblica, avviando delle consultazioni che forse non si aspettavano in particolare quelli della vecchia maggioranza che credevano che il pallino rimanesse nelle loro mani  e che, contrariamente a quanto pensavano quello gli è sfuggito di mano per andare a finire nel campo avverso, addirittura,  proprio in quei partiti che loro ritenevano fossero finiti fuori dal campo.

La Meloni con il suo Fratelli d’Italia con una opposizione dichiarata collaborativa; Renzi, appoggio senza  condizione alcuna; Berlusconi, quasi proponente e Salvini, uno slancio da grande europeista, quasi filotedesco, pronto all’abbraccio con il PPE. Gli altri, che dire? Spiazzati? E’ poca cosa: la Lega, lontano da ogni aspettativa a dato il via, dopo averlo preparato il terreno nei mesi scorsi nel massimo riserbo, a quella svolta che di fatto ha rotto il fronte sovranista europeo che aveva votato contro i Recovery Fund. Certo tutto questo non ha fatto piacere a Zingaretti che aveva già messo in essere un patto politico con grillini e LEU, tanto da mettere in chiaro che se Salvini avesse aderito al Governo Draghi, il PD si sarebbe astenuto, questo tener conto che i parlamentari PD non hanno mai pensato allo stesso modo, piuttosto meglio un congresso anticipato.  Non la pensa così il presidente dei senatori,  Andrea Marcucci, che in una intervista a “La Stampa” ha detto che  l’ipotesi di un appoggio esterno a Draghi “era del tutto infondata,come si è capito subito,il nostro sostegno a Draghi sarà totale,lo ha ribadito anche il collega Del Rio (presidente dei deputati dem-ndr) .assicuriamo allo sforzo di Draghi convinzione piena e  collaborazione totale. Se la Lega  cambia idea e comincia a diventare più’ europeista e meno sovranista come è stata negli ultimi anni  è un bene per tutti”.

A molti è sfuggito quel primo forte segnale, preparato da Salvini nei mesi scorsi ed ora in atto,  quando ha compiuto l’attesa svolta in chiave Partito Popolare Europeo. Farina del suo sacco? Tutto da provare, sarà il tempo galantuomo a dirlo. Resta il fatto che quella mossa ha costretto non solo Zingaretti a guardarsi intorno, anche Grillo, dopo il famoso  vaffa…, ha dovuto pensare che forse era giunto il momento di ricorrere alla saggezza: ”Mario Draghi è la soluzione migliore per questo paese, tra crisi sanitaria e crisi economica siamo sull’orlo del baratro, dobbiamo portare i nostri temi al tavolo di questo governo, vigilare sui soldi del Recovery fund”. Poi una frenata, forse meglio ricorrere al Piattaforma Rousseau, forse si riesce a condizionare quel riottoso di Di Battista, e ancora un ripensamento: rinviamo la Piattaforma, salviamo il Movimento, come possiamo riuscire ad essere favorevoli a Draghi senza confonderci con Salvini? Un bel dilemma, meglio rinviare la Piattaforma, Rousseau può aspettare forse quella non è una buona idea.

Al fondo di tutto sta di fatto che la candidatura di Mario Draghi a presiedere il Governo, ha riportato un po tutti, almeno quelli che riescono a farlo, a discutere di politica, quella vera: mancano le vecchie figure, quelle purtroppo non ci sono più, forse si potrà ricreare il clima del passato, la passione di fare politica, una politica seria giovane, moderna, adeguata al tempo in cui vive, il ciarpame andrà via da solo come scorie e il Paese avrà la sua resurrezione, un ritorno al futuro.

BT

CRISI DI GOVERNO – I PRIMI PASSI

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Si inizia a vedere qualche indirizzo sulla soluzione della crisi, accenni alle risposte da dare alle problematiche principali poste da Draghi come interventi urgenti da affrontare: Pandemia, piano vaccinazioni, rilancio del Paese, nel pieno rispetto del Parlamento.

Di fronte alla chiarezza di intenti di Draghi , costretto dai suoi Zingaretti deve dire ‘Si’, pronto però a compiere qualsiasi sforzo pur avere vicino grillini e Leu. Anche Crimi così è costretto ad ammorbidire la linea dei pantastellati dicendosi disponibile  a ricorrere alla piattaforma Rousseau con Di Maio che rompe il suo silenzio dicendosi favorevole a Draghi purché il governo che dovrà nascere abbia una impronta politica (ministri politici). Sempre in campo cinque stelle, Carelli porta avanti la sua linea sciscionista indirizzata verso il centro. Nel campo opposto, anche la Meloni ammorbidisce la sua posizione e propone alle altre forze che compongono il centro-destra di procedere verso l’astensione. Per il momento a questa posizione sono contrari sia Berlusconi che Zaia a cui piacerebbe un governo Draghi Salvini e, pur preferendo le elezioni, non pongono pregiudiziali.

Quello che in questa crisi risalta è: contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, Piazza Affari da un segno positivo molto chiaro andando ad un più due, così come lo spread che di punto in bianco ha avuto un calo di circa trenta punti, superando di gran lunga le altre borse europee.

In attesa che il Presidente Incaricato inizi le sue consultazioni che potranno chiarire meglio quello che potrà avvenire nel futuro prossimo in campo nazionale, mi viene spontanea dare uno sguardo alla nostra Sardegna.

Mi è totalmente incomprensibile l’aver catalogato la nostra regione in regime da quasi tragedia, quando noi che viviamo in questa terra tutto possiamo dire ma nulla che porti ad una vita diversa dal solito: certo non è estate, non vi è l’afflusso turistico di quella stagione indubbiamente siamo tutti un po più attenti, più a causa della cronaca che sui fatti. Credo che molto dipenda dal fare di tutta l’erba un fascio, Milano, la Lombardia, Roma, il Lazio, tutte le regioni ad alta densità abitativa non possono essere paragonate a noi, eppure, veniamo classificati come gli appestati di turno, potenziali untori per il Paese. 

Ridicolo, uno sguardo ai numeri ma, ancor meglio agli spazi, dovrebbero inventare un colore che ci consideri immuni per noi e per gli altri, i pochissimi focolai (si fa per dire), hanno origini esterne e, guarda caso, sono immediatamente circoscritti.

Le proteste del Presidente della Nostra Regione, composte, forse anche troppo, nei confronti di un governo che spesso non si capisce se ne faccia una ragione politica, sicuramente privo del minimo buon senso continua a penalizzare una regione su quasi tutte le sue iniziative. Ciò che sorprende è che spesso ha trovato sponda tra i conterranei che anziché solidarizzare per chi difende la sua terra, contraddicono, solo per posizione di militanza politica le iniziative che vengono intraprese, tanto da riempire le colonne dei social. Una vera contraddizione alla quale vi è ben poco da fare se non prenderne atto.

BT

FINALMENTE DRAGHI, L’UOMO DELLE SOLUZIONI

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Mi verrebbe spontaneo dire: “Ve lo dicevo che si sarebbe arrivati a Draghi”, certamente quanto ormai mi ero financo stancato di scrivere come fosse una cosa mia e molti avranno pensato che la mia mente si era offuscata su questo nome. Ebbene vi posso assicurare che non si è mai trattato di mia immaginazione, bensì frutto di suggerimenti che arrivavano dalla politica e, a onor del vero, stavo già perdendo la speranza che ciò potesse accadere, ed ora eccolo al lavoro ad affrontare, consapevole della  fatica improba che lo aspetta, quella politica che tanto lo ha invocato e che ora dovrà, obtorto collo, accettarne le decisioni che potrebbero anche apparire non consone alla linea che avrebbe auspicato.

I problemi, compito quanto mai complicato, un tris di soluzioni per i quali battersi e tentare di risolvere: la pandemia, le vaccinazioni, il piano per il rilancio economico del Paese.

La cosa,  che ritengo sia per lui più importante saranno certamente i progetti per l’utilizzo di quelle risorse che dovranno arrivare dall’Europa e dovrà portare tutto a termine nello stretto rispetto della politica, nel dialogo con le forze sociali e con tutto ciò che rappresenta la volontà popolare.

E’ di questi ultimi attimi, alla conclusione della riunione della vecchia maggioranza, dalla quale, a caldo, scaturisce un appello di Crimi per i pentastellati rivolto anche per gli altri partiti, a non disperdere l’esperienza di questo ultimo anno che li ha portati ad appoggiare il governo Conte 2.

Anche nella parte opposta sembra che sia calmata l’onda contraria della Meloni pur non ha mai abdicato all’idea delle elezioni subito.

E’ da ritenersi che la presenza di Mario Draghi serva proprio ad allontanare le elezioni. Forse la cosa più ovvia è prendere coscienza che il grave stato della situazione economica non consenta di disperdere le forze in campagne elettorali per concentrare ogni energia e porla nel fare di tutto per risollevare il Paese.

Non ci resta che attendere il programma che il Presidente incaricato andrà a proporre alle forze in Parlamento e quello che queste ultime ne trarranno. 

Quella di Draghi è una grande opportunità concessa al nostro Paese e in noi non può che maturare la speranza che le indiscusse qualità del neo Presidente del Consiglio diano il frutto sperato, le premesse vi sono tutte e ognuno di noi deve sentirsi investito di quella capacità cooperativa remando nello stesso senso nel ruolo che gli è consentito svolgere.  

BT