LETTERA APERTA ALL’ON. DARIO FRANCESCHINI

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Caro Dario (Franceschini),

            permettimi di usare la forma confidenziale in ricordo dei tempi passati quando ti eri un baldo giovane di grandi speranze nelle file del Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana ed io, seppur di secondo o terzo livello, vivevo da circa venti anni, la vita del vertice del partito.

            Allora, da quelle parti, pur senza aule, i leaders, quelli veri, facevano scuola di vita politica e non solo. E’ pur vero che tu sei arrivato un pò tardi, ma qualche cosa hai avuto di poterla apprendere. Poi le cose sono cambiate sino ad oggi.

            La DC è scomparsa ormai da circa quindici anni, nella nuova struttura alla quale hai aderito, qualche leader lo hai conosciuto e frequentato: sono loro che ti hanno dato fiducia; nella Margherita c’erano De Mita, Gerardo Bianco, Franco Marini ed altri, da loro, con un briciolo di umiltà, avresti potuto apprendere tanto. Poi il Partito Democratico, anche li avresti potuto ancora “rubare” il modo di far politica: dai Napoletano, ai D’alema, Veltroni, Bersani, Fassino e tanti altri che la scuola l’hanno fatta veramente, un’accademia, quella delle Frattocchie. Da loro avresti potuto e dovuto apprendere che la lotta politica ha una sa etica che non può trascendere sino al “personale”. Tu sei molto giovane, benché, alla tua età certi bollori dovrebbero essersi calmati. Per ben comprendere il significato dell’etica politica, dovresti ricercare fra i vecchi documenti come si svolgevano le vecchie diatribe tra comunisti e democristiani.

            Ai tempi dell’inizio della Repubblica Italiana, ero un bambino anch’io, ti parlo dei tempi dell’attentato a Togliatti ed i nervi erano tesi al massimo –tuo padre potrebbe raccontarti-, ebbene, c’era un certo… Scoccimarro, un uomo della Resistenza, un vecchio mangiapreti, che urlava e sbraitava contro i DC, lo faceva sulle piazze, sull’Unità, quando questi era un giornale che per loro valeva come il Vangelo, lo faceva alla Camera; poi c’era… un certo Giancarlo Paietta,anch’egli resistente, altro urlatore: quest’ultimo ha conosciuto tempi migliori attraverso la tv ed i dibattiti sulla “Tribuna Politica”  di Granzotto, di Vecchietti, di Jader Jacobelli, attaccava gli avversari duramente riuscendo ad acquisire un indice di ascolto il cui livello non trova paragone neppure con i migliori spettacoli di intrattenimento di oggi. Ebbene, costoro, ti posso assicurare, non sono mai scesi sul personale e, credimi, non erano teneri, eppure lo scontro, spesso, anzi quasi sempre,seppur brusco, ruvido, non travalicava mai il limite della politica.

            Di questi personaggi che hanno fatto storia, purtroppo, forse perché non li hai conosciuti, tu non hai preso nulla. Nell’illusione di un pugno di voti che comunque non arriveranno, stai portando la politica ad una rozza funzione.

            Scusami se ti parlo in questo modo. Io da vecchio democristiano non pentito, non sono mai stato un grande estimatore del Premier: l’ho votato perché inserito in una coalizione. Per la tornata che ci aspetta avevo pensato di non votare, una piccola forma di protesta la mia, non mi piace il metodo di gestione del PdL. Secondo me, questo nuovo partito che voi definite di destra, è troppo “socialista”, il craxismo è troppo invadente e pertanto non rispecchia il massimo dei miei convincimenti politici, ciò nonostante, ora, dopo aver sentito il tuo martellare, spesso scomposto, contro la persona di Silvio Berlusconi, tutti i giorni, in modo costante, con tono diventato monocorde, solo ed esclusivamente sulla persona e non verso altri, e non sulla proposta politica, ebbene ho deciso di andare al voto che, inevitabilmente darò a lui.

            Se fossi un tuo collaboratore, mi batterei per non esporti nel modo come stai facendo. Con l’attacco ultimo che ha colpito i figli, hai toccato il fondo e lo hai pure raschiato. Forse, ormai, preso dalla foga, non sei più nelle condizioni di renderti conto del danno che hai provocato a te stesso ed al partito che rappresenti.

Dal mio punto di vista dovrei gioire ma, non ci riesco.

Pur non condividendo le idee della sinistra, ho provato un certo piacere vedere una persona con la quale in passato avevo condiviso un’ideale, assurgere ai vertici della nuova entità politica che rappresenti: ho provato piacere tanto quanto ho sofferto nei tempi che lo hanno preceduto, quando vedevo delle belle menti formatesi nella Democrazia Cristiana, trovare in Rutelli una sintesi per rimanere uniti. Ripeto, pur non condividendovi, ero orgoglioso di te che riscattavi tutto il popolo democristiano. Mi ero costruito una mia convinzione, quella che tu saresti potuto essere colui che sarebbe stato capace di portare a termine il sogno di Aldo Moro: redimere il vecchio PCI ed i suoi adepti. Oddio, che errore la mia era solo un’illusione: purtroppo, con la tua azione lo stai facendo ricrescere dalle sue ceneri,lo stai facendo rivivere e pure in modo barbaro, così come barbari sono i tuoi attacchi a Berlusconi.

Se fossi un tuo consigliere, a poco più di una settimana dall’apertura delle urne elettorali, mi sentirei di chiederti, per il tuo bene, di abbandonare la scena. La scusa? Inventa un malore, vai in una clinica fuori del nostro Paese, lascia ad altri la gestione dell’amarezza e parte della responsabilità della sconfitta, stai fuori un po di tempo, non tanto, poi rientra in punta di piedi e cerca di riciclarti. Sei giovane, sei intelligente quindi, con molta buona volontà, facendo una attenta valutazione degli errori commessi in questi ultimi mesi, puoi riuscire  a reinserirti e dare qualcosa di buono a questo nostro Paese così bello e così stanco.

Beppe (Tusacciu)

           

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