LA FRITTATA DI SALVINI – Resurrezione o inferi

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LA FRITTATA DI SALVINI – Resurrezione o inferi
In effetti non ci è voluto molto a trovare una soluzione, forse molti passi erano già stati fatti, ma, la frittata l’aveva fatta lui, Matteo Salvini, ed ora, con tutti gli ingredienti era stata cotta pronta ad essere servita.
Così, governo fatto, dicono, di legislatura, anche se solo qualche grillino ingenuo ci crede, Salvini con la sua Lega all’opposizione, dove, anche da quella parte crede di poter fare a meno di tutti, specialmente del vecchio Berlusconi e, dalla sindrome della sua onnipotenza, non capisce che in certi momenti sono tutti utili e lui è proprio di quel poco che oggi rappresenta Forza Italia, ha più bisogno che mai, dovrebbe aver imparato qualcosa in questi mesi che è stato al governo, cioè che se vuole andare avanti ha bisogno di coprirsi la sponda al centro e quel lato lo può garantire solo il vecchio Berlusconi. Attenzione, non farlo subito, nella certezza che tanto dove possono andare, al momento della necessità potrebbe trovare quel posto indisponibile.
Matteo Salvini, forse non si è reso ben conto di non essere l’unico Matteo in gioco, infatti con le sue sgraziate dimissioni ha fatto il miracolo di resuscitare il vecchio Ulivo ha fatto il miracolo politico di risuscitare il governo dell’Ulivo di prodiana memoria con l’estrema sinistra di Leu, determinante al Senato (sempre che non ci siano colpi di scena..) Nei più rosei sogni dei D’Alema, Speranza e Bersani , i fuorusciti dal Pd, non potevano nemmeno cullare la speranza di un ritorno al governo. Era un’ipotesi impossibile e l’avvenire si presentava oscuro, addio al potere! All’improvviso, Lui, il leader leghista, perso nel delirio di onnipotenza , nella dichiarata volontà di avere “pieni poteri”, ha fatto patratac.
Attenzione, il governo voluto più da una Merkel in difficoltà e da un Macron ancora convinto ancora nella grandeur del suo paese, non avrà vita facile anzi, tutt’altro: la quadra trovata tra due forze che, a parte l’ostentata sicurezza, si trovano più problemi interni di quanto non ne abbia tutto il centro-destra, sanno bene che tutto è dipeso e voluto da una sola persona, l’unico, colui che piace poco a tutti, che è stato in silenzio tutto questo tempo, in attesa del suo momento e, quell’attimo, lo ha fatto scattare Salvini. Senza Matteo Renzi, il governo non si sarebbe fatto, senza Matteo Renzi neppure le trattativa sarebbero iniziate, Matteo Renzi ha lui in mano il boccino per dirigere la partita: aveva chiesto che ci fossero tre suoi ministri, contateli; Mattarella è persona seria ma, per quanto sia, potete immaginare che abbia dimenticato chi è stato a volerlo su quella poltrona?
Con il voto anticipato ad ottobre, come aveva dato per scontato Salvini, i renziani non erano pronti, ma, da marzo in poi è un altro discorso e non mi pare un caso che l’ex-sindaco di Firenze ed ex-premier sia già partito all’attacco di Di Maio ministro degli Esteri, ironizzando pesantemente sull’inglese del grillino, vero sconfitto ed ormai a rimorchio del premier Conte, dopo essere stato richiamato all’ordine e scaricato da Grillo. Si, perché a veder bene le cose, i fatti parlano chiaro.
Ora tutta l’attenzione si sposta sul voto di fiducia al Senato, dove il gruppo delle autonomie è orientato, inizialmente, all’astensione che a Palazzo Madama ha il significato di voto contrario e dove, secondo un ormai ex-sottosegretario leghista 12 senatori “stellati” sarebbero pronti a non dare la fiducia a Conte in cambio di una ricandidatura con la Lega . Di certo è che la nuova maggioranza parlamentare non avrà vita facile sia per l’annunciato Vietnam leghista che può contare su molti presidenti di Commissione che possono creare ostacoli e ritardi all’azione di governo; sia per le oggettive contraddizioni tra gli alleati come avveniva nel governo prodiano dell’Ulivo che ebbe vita breve; sia e direi sopratutto, infine, per la spada di Damocle che Renzi ha teso sul governo. Carlo Calenda ha fatto già il primo passo, uscendo dal Pd, e creando i suoi comitati. E’ di fatto, l’avanguardia dell’esercito renziano che sta coordinando Rosato. Non fatevi ingannare delle cortine fumogene di una polemica tra Renzi e Calenda. I due sono d’accordo e della partita c’è, nell’ombra, anche Gianni Letta, quindi gran parte di Forza Italia. L’obiettivo è ricreare un “grande centro”, offrendo un’alternativa anche a quel 47% percento che diserta le urne o non sa per chi votare.
Non escluderei che la clamorosa intervista di tre pagine del 26 agosto su “Il Foglio” di Urbano Cairo che illustra un vero e proprio programma politico, non sia parte del disegno centrista tant’è vero che i grillini, molto preoccupati, hanno rilanciato il conflitto di interessi, diretto verso Berlusconi, come ha ammesso Morra in TV, ma con l’obiettivo di colpire anche Cairo visto anche l’esponente “stellato” il suo comizietto l’ha fatto ad “Onda” di proprietà di Cairo anche editore del “Corriere della Sera” e di rotocalchi, quindi anch’esso in area “conflitto di interessi” secondo i grillini.
Ho proprio la sensazione che, nonostante tutta la buona volontà del presidente Mattarella di evitare il voto anticipato, l’entusiasmo di Bruxelles e di Trump per il nuovo governo Conte, la borsa che va sù, mentre lo spread va giù, in primavera si andrà a votare. Comunque, vediamo, intanto, se l’attuale maggioranza parlamentare passerà le forche caudine del senato, quindi attendiamoci, in ottobre, una schioppettante Lepolda renziana e l’esito delle elezioni in Umbria. Saranno elementi fondamentali per comprendere cosa accadrà.
Salvini? Vorrà andare ancora da solo alla conquista del potere? Oppure pensa che mettendosi d’accordo con un Di Maio relegato egli Esteri con un Conte che, quanto meno, parla le lingue fondamentali per sedere ad un tavolo e portare avanti una discussione nei tavoli europei, riesca a emergere in quel ruolo? No, il nostro Matteo deve mettere la testa apposto, non è nelle condizioni di dettare legge, sarebbe consigliabile che torni nella sua casa naturale, magari ungendosi un pò di umiltà addosso, senza illudersi che un accordo con la Giorgia Meloni, possa portarlo lontano.
Le condizioni perché rimanga nel gioco ci sono ancora tutte, ma, stia ben attento che il treno bisogna prenderlo quando passa senza sperare di poterlo prendere al volo all’ultimo momento.

BUONSENSO…! L’ALTRA CAMPANA

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La Costituzione dice, la Costituzione detta, dice la democrazia, i numeri dicono, tutte belle cose vere, ma, il buonsenso? Quando si sostiene che una amministrazione, ed in questo caso, lo Stato, deve mantenere e sostenere la regola del buon padre di famiglia non è forse un chiaro richiamo al “buonsenso”?
Dopo questa breve premessa credo fermamente che quella parola magica sia stata completamente dimenticata e\o, comunque, disattesa, da tutti nessuno escluso, gli attori di questa vicenda, che sottolinea ed evidenzia il nostro Paese maggiormente il malessere che colpisce ed ancor peggio la coscienza del cittadino che, a parole tutti si riempiono la bocca nel dichiararlo sovrano, protagonista, responsabile unico delle sorti dello stato, salvo poi dimenticarlo al momento opportuno, quando la sua volontà dovrebbe essere pesata e valutata secondo le sue dichiarate intenzioni.
Buonsenso: lo ha avuto forse Salvini quando, così, apre una crisi di governo convinto di essere in piena luce ed invece era buio pesto? Voleva sentire la voce dei cittadini ed invece li ha beffati, lo ha fatto con qualche ragione ma senza un attimo di riflessione. C’erano i motivi? Tanti, moltissimi, anzi direi direi di più ce ne erano talmente tanti che mai sarebbe dovuto nascere quel governo che gli è stato “stretto” nel momento meno opportuno. Forse, il motivo maggiore è stato proprio quello di farlo nascere: come si può pensare di unire due forze contrapposte, un partito che può vantare, nel bene e nel male, di avere una tradizione, un’etica, cosa completamente assente dall’altra parte?
Buonsenso: possiamo trovarlo nei penta stellati quando ancora ci rimbombano nelle orecchie le parole di Beppe Grillo rivolte a Renzi, di fronte a tutto il popolo planetario, dichiarando che con lui non ci sarebbe mai stato accordo perché ritenuto “inaffidabile”? Non voglio ripetere tutti gli improperi che si sono susseguiti in questi mesi di nuova legislatura con il Partito Democratico. E quelli rivolti all’alleato di governo? L’unica scusante è l’ignoranza politica e la dabbenaggine di quell’elettorato che, stanco di un PD in liquidazione ha riversato il suo voto su chi almeno sperava di farlo divertire.
Buonsenso: quello del Prof. Conte? Ebbene, ai miei tempi quei personaggi avevano una definizione ben precisa, li chiamavano, con molta semplicità con un vocabolo molto eloquente: “lecca…o”. Come si può definire uno che conduce un governo e va all’estero, si incontra con il capo di un altro governo e con lui confabula, mentre c’è chi riprende e registra tutta la scena, comprese le parole pronunciate durante il colloquio tutte rivolte verso un suo ministro, rappresentante del partito che gli ha permesso di assurgere a quanto mai avrebbe potuto sperare. Stiamo parlando della signora Merkel e di Salvini. Non vado oltre.
Buonsenso: spero non sia considerato vilipendio fare una cronaca su vicende vista da una certa angolazione. Ho avuto la fortuna ed il piacere di aver conosciuto il padre Bernardo, uomo di vero rispetto, la rappresentazione fisica del temperamento insulare, correttezza, come si suol dire di uomo integerrimo, tutto d’un pezzo, il fratello attraverso la stampa politica, anche lui di grande statura, Il nostro Presidente. Mattarella, se avesse usato quella magica parola, forse avrebbe fatto le consultazioni non per ascoltare ma, bensì, per dire, e cioè: l’esperienza degli incontri innaturali è terminata, gli elettori hanno avuto modo di esprimere il loro pensiero già diverse volte, vi è stata pure un verdetto delle urne che ha investito tutti i cittadini, quelli che dovrebbero essere sovrani, mettetevi l’animo in pace, si va al voto. Quello sarebbe “buonsenso”, quello e ciò che in moltissimi italiani avevamo immaginato potesse arrivare da chi l’uso di quella parola magica dovrebbe essere ragione di vita. No, non è stato così: abbiamo assistito alla scena di un Renzi che ha ripreso il pallino in mano, ha umiliato Zingaretti, poco male, smentendo ogni sua affermazione che, in un certo senso poteva essere di buonsenso, e, non vorrei mai pensare che con quella stessa spregiudicatezza, abbia ricordato al mazziere, colui che da le carte, la sua elezione alla massima carica del Paese.
Ora mi chiedo: quanti elettori saranno disposti ad usare il “buonsenso” quando saranno chiamati ad esprimere il loro voto? Se dessi retta al cuore, direi pochissimi, meglio una gita fuori porta con grigliata di arrosticini, la testa mi dice ben altro: non perdiamo l’occasione quando, comunque, ci verrà data, andiamo a votare non fosse per altro che poter stampare, anche ad illustri personaggi, la suola delle nostre ipotetiche scarpe, nell’ipotetico deretano di chi, per mancanza di buonsenso, ci sta portando ad essere schiavi di circostanze che nessuno di noi avrebbe voluto affrontare.

CONTE – RENZI/BOSCHI – ZINGARETTI – SALVINI

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Ho ascoltato con interesse l’intervento del Presidente , non mi è piaciuto e, alla fine del dibattito mi ero convinto che la mia sarebbe stata una voce fuori dal coro assolvendo Salvini, stamane, passata una notte, quei commentatori politici, che erano stati quasi unanimi, contro, stanno cambiando quelle valutazioni fatte a caldo: Salvini asfaltato, Salvini fuori dai giochi politici, Salvini fa paura.
Che dire, ieri, le dichiarazioni di Conte a me non sono piaciute, troppo rancorose, scomposte dietro una maschera di tranquilla rabbia, quella che covava la quasi certezza di andare a casa definitivamente,
Credo che ora bisogni guardare avanti. Lo scenario che appare è tutt’altro che scontato: a sentire Renzi, già dopodomani dovrebbe decollare un nuovo governo, ovviamente con il loro appoggio, per risolvere il problema dell’aumento dell’Iva. Non lo ha detto perché impossibile, il PD dovrebbe intanto votare a scatola chiusa, ma, quale governo? E’ vero, Renzi ha la maggioranza nei Gruppi Parlamentari e, nel bene e nel male sarebbe lui a condurre i giochi in Parlamento, ma nella Direzione, può contare della stessa maggioranza? Le dichiarazioni di Zingaretti sono state molto chiare: “Possiamo discutere per un governo di legislatura con un programma da decidere; sarebbe comunque un governo che rappresenti la discontinuità anche negli uomini”.
Per fare un governo con il PD, se dovesse passare la linea Zingaretti, ci vogliono tempi non facilmente calcolabili e, anche per portare avanti il discorso Renzi, non è pensabile risolvere nel tempo, accelerato dal Presidente Mattarella: senza contare che è tutto da vedere se i cinque stelle sono disponibili a legarsi le mani con Renzi determinante.
Rimane solo una soluzione: il Presidente Mattarella, rinvia il governo Conte alle camere, se sarà sfiduciato, si vedrà chi gli vota contro, allora scioglierà le Camere per il voto ad ottobre, questa sarebbe la ossa più celere, altrimenti darà un incarico per un governo di scopo (una sottospecie di Monti bis) per le cose urgenti, iva, bilancio, poi, elezioni a primavera.

PASTICCIONI: SALVINI…; DI MAIO…; ZINGARETTI.

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Questa crisi di governo ha preso contorni insostenibili, dire che sta rasentando il ridicolo è poca cosa, ci trovi di tutto, incoerenza, superficialità, indecisione, ma, ancor peggio incompetenza o malafede.
Come si fa ad immaginare di aprire una crisi di governo semplicemente presentando una mozione di sfiducia. Non riesco a capire se Salvini sia così sprovveduto da limitare tutto alle parole e nulla ai fatti concreti. Una crisi di governo si apre togliendo ufficialmente l’appoggio e cioè, ritirando prima di tutto la delegazione dal governo. Solo in tal caso, il presidente del consiglio dei ministri è costretto ad andare dal Capo dello Stato senza neppure passare dal Parlamento, casomai, sarà lo stesso Presidente della Repubblica a rinviarlo alle Camere. Che crisi è se lasci i ministri del tuo partito in quel governo che hai sfiduciato? Caro Salvini, vuoi sapere cosa avrei fatto io al tuo posto? Come dice DiMaio: “ormai la frittata è fatta” io direi all’ex amico: “la frittata è fatta solo da una parte, ora bisogna rigirarla perchè sia cotta da entrambi le parti”. Se possibile, ritirerei la sfiducia ma, se questo non fosse possibile voterei contro la mia stessa sfiducia, a favore del governo. Lo so che la cosa è paradossale ma nulla la impedisce. Tanto più che una dichiarazione si può anche fare e cioè rimettere un’altra frittata: Salvini non voleva la crisi di governo, la sfiducia era solo su certi comportamenti, pertanto la cosa si poteva e si può risolvere attraverso una rivalutazione sia del contratto che con nuovi incarichi ai ministri. In fondo, c’è una mozione di sfiducia nei confronti del Ministro degli Interni, se venisse accettata, Salvini potrebbe lasciare l’incarico, potrebbe fare il Segretario del Partito, quel Dicastero dovrebbe essere un pentastellato ad occuparlo, anzi dovrebbe essere lo stesso Di Maio e questo porterebbe ad una completa rivoluzione dei posti governativi: per esempio, ai pentastellati gli Interni? Alla Lega la Difesa e così avanti.
Non sarebbe una soluzione? Certo, non farebbe piacere a Renzi, ma dalla vita non si può ottenere sempre tutto.
Di Maio, era partito dallo sconforto più nero, sapeva che dalla crisi di governo lui ne usciva con le ossa rotte, poi si aggiungeva pure il fatto delle due legislature, andare ad elezioni il rischio era enorme, d’altra parte Il DiBa stava li appollaiato su quel ramo secco pronto a lanciarsi sulla preda morente per aggredirlo, agli occhi e alla testa, per infierire il colpo di grazia. Bisogna sopravvivere a tutti i costi -questo vale anche per Conte, presidente di passaggio-, questo è l’unico pensiero, l’arma gliela messa in mano lo stesso presunto nemico: “la crisi si discute in Parlamento”, e lì tutto un girotondo di paroloni, “la nostra è una Repubblica parlamentare e il Parlamento è sovrano, li faremo la cronistoria della crisi”.
E, sequela di insulti, sparisce quell’aria preoccupata, torna quel sorriso un po sardonico, un po idiota. Ha parlato Grillo, ma, sottobanco anche Casaleggio: “Bisogna cacciare i barbari”. Certo detto da un pseudo comico è tutto da vedere. Forse DiBa deve ancora attendere il suo turno. Si affaccia alla ribalta colui che tutti, in quest’ultimo anno hanno ritenuto finito, Il Renzi nazionale si riprende la scena trattando Zingaretti come il ragazzino di bottega, gli dice, in pratica, “lasciami lavorare” così crolla quella diga che sbarrava il passo ad un qualsiasi accordo con i pentastellati. DiMaio afferra la cima della scialuppa che gli viene lanciata e, come vi monta sopra comincia a brandire l’arma contro la Lega, per quel poco che ve ne era bisogno. Non sta più ad ascoltare le proposte di pace di Salvini, ormai si sente al sicuro, forse riesce a fare un accordo di legislatura. Povero, Renzi non è Salvini, lui è il vero politico sulla scena, ed ha in mente scenari molto più ampi, forse i pentastellati gli sono utili per il suo nuovo ingresso, lui potrebbe veramente essere colui che ferma la Lega di Salvini, perchè, attenzione, la Lega non è solo quella di oggi, c’è anche e ancora quella di ieri che ha voce in capitolo, e che sicuramente aspetta alla finestra che questa volata spompi i due gruppi contendenti.
Zingaretti: per me è lui il più grande pasticcione. Gli è stato permesso di fare il segretario del PD ben consci che era l’unico fatto di pasta tenera, manipolabile in qualsiasi circostanza. Alle Europee, gli è stato permesso di fare di testa sua e lì, l’ulteriore scoppola elettorale, lui parlava di recupero, anche se nessuno se n’è accorto. Al PD sono tornati pochi voti che erano passati ai pentastellati da un elettorato incerto, quello che era passato dalla sinistra ad una cosa nuova nella speranza che il PD imparasse la lezione, essere di sinistra. Quello è un elettorato che viene e che va, quello è un elettorato che non crede più in una sinistra edulcorata e che allo stesso tempo non si fida neppure degli scissionisti di Grasso e altri. Nel PD c’è Renzi con un suo progetto, vuole lui, un grande centro sinistra, vuole realizzare quel sogno della sinistra democristiana che ha sognato, sin dai tempi più remoti di conquistare una maggioranza sociale che raccogliesse le istanze del mondo del lavoro, operaio e imprenditoriale, cioè, un centro con lo sguardo a sinistra. A Zingaretti mancano tutti gli elementi per contrastare quel sogno di Renzi e non solo lui. Renzi, se che quel “patto del Nazareno” è tutt’ora in piedi e che Zingaretti è fuori da quel progetto, solo che si è ad un passo dalla sua realizzazione ma ancora ci vuole.
Come andrà a finire questa vicenda? E’ difficile dirlo, le carte si sono talmente ingarbugliate che tutto è da vedere. Certo, chi si illude che i giochi abbiano termine il venti prossimo, rimarrà deluso. Rimarrà tutto provvisorio.

15 agosto 2019

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15 agosto 2019
Oggi non vi annoierò con la politica e neppure con nessun tipo di lamentela, oggi è una giornata particolarissima, è il clou dell’estate, la punta di quel vertice immaginario, atteso, alle volte sognato, come giorno di riposo, di divertimento di rilassamento.
Sono passati alcuni millenni dalla sua generazione ma il concetto è rimasto. Oggi è giornata che raccoglie tutte le fatiche, per chi più e chi meno, di un anno di lavoro.
Perchè dilungarsi? Che tutti, nessuno escluso, possa godere appieno del vero simbolo di questo giorno e conservarlo gelosamente sino all’arrivo del prossimo.
Buona giornata a tutti gli amici conosciuti e virtuali. Vogliamoci bene.
giustusblog.it

IL CERINO DI SALVINI SI STA SPEGNENDO? CHISSA’!

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Quando si dice diavolo e poi spuntano le corna. Quello che ipotizzavo nel commento di ieri si sta profilando: non voto delle opposizioni sulla sfiducia al premier Conte, governo istituzionale per approvare la riduzione dei parlamentari, evitare l’aumento dell’Iva, varando una manovra che l’UE non contesti e far gestire le elezioni comunque anticipate, ma non più ad ottobre. In sostanza, come ha specificato l’ex-presidente del Senato Grasso, oggi con Leu, non facendo approvare la mozione di sfiducia la parola passa “da Salvini al Presidente Mattarella” e il governo istituzionale, proposto con un’intervista al Corriere della Sera di oggi dell’altro Matteo, ossia Renzi, avrebbe possibilità di riuscita , dando all’Italia la necessaria manovra economica per evitare non solo l’aumento dell’Iva, ma tranquillizzare i mercati che ora reagiscono con la borsa in rosso e lo spread in continuo aumento.
Ovviamente Salvini, che ha iniziato il suo tour elettorale, trovando anche contestazioni, oltre le code per i selfie grida all’inciucio, al ” tutti contro di noi”, tweettando “inciuci, giochetti governi tecnici o di scopo(?) non fermeranno la voglia degli italiani di un governo finalmente forte, chiaro, libero per tornare a correre per l’Italia del sì. Ci stai? E in quell’interrogativo finale trapela tutta l’incertezza del candidato “uomo solo al comando” che chiede “pieni poteri”, pretende il voto subito, ma dimentica che c’è un Parlamento che è libero di decidere il da farsi, c’è un Presidente della Repubblica che vigila sul rispetto delle istituzioni e della Costituzione e non consente scorciatoie non previste.
In quest’agosto con punte di oltre 40 gradi, a Roma, dove si dovranno riaprire le Camere perchè la crisi, per fortuna, si discuterà qui, non sulle spiagge d’Italia o sui social nulla, ovviamente, è scontato anche perchè nel Pd è in corso un duro scontro con il segretario Zingaretti che non condivide l’iniziativa renziana ed il “sarebbe una follia il voto anticipato”. Onestamente trovo difficile comprendere la sua smania di andare alle urne subito con la prospettiva di consegnare l’Italia a Salvini e, nel caso di un’alleanza con la Meloni, ai sovranisti , aprendo la strada ad una guerra continua a Bruxelles, a manovre in deficit, alla probabilità che riappaia la procedura d’infrazione che Borghi e qualcun’altro attende per chiedere l’exit dall’Ue, imitando la Gran Bretagna, facendo rivoltare nella tomba i padri della patria italiana post-fascista che sono stati anche,in gran parte, i padri dell’UE.
Ormai, comunque, il dato è tratto e, per la prima volta dopo la caduta del comunismo sovietico, si sta giocando una partita politica decisiva non tanto per la nostra democrazia (non vedo alcun rischio di ritrovarci ,ancora una volta, con un dittatore), ma per il ruolo che l’Italia può avere anche a livello internazionale: Saranno all’altezza del compito i nostri attuali parlamentari , tra i quali c’è anche molta inesperienza? Eppure una soluzione ci sarebbe. perché non spolverare il vecchio Berlusconi? E, quando si va da Mattarella, anzichè parlare solo di elezioni non gli si fa presente che la coalizione di centrodestra, quella che, in fondo ha vinto le elezioni pur non raggiungendo la maggioranza, sarebbe disponibile ad un tentativo di formare un governo politico e raccogliendo i pochi voti che mancano da dove essi possono arrivare? Da tener conto che questa soluzione troverebbe, sai quanti parlamentari che di elezioni non vogliono sentir parlare? Io credo che questa proposta farebbe tornare molti galletti a più miti consigli, poi se si proponesse, che so io, un Giorgetti a guidare quel presumibile governo, allora…? Comunque, tentare non nuoce.

UNA IPOTESI…ASSURDA: E SE VENISSE RESPINTA LA SUA MOZIONE CHE MANDA A CASA IL PREMIER E PASSASSE LA SFIDUCIA CONTRO DI LUI?

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Come era da aspettarselo, tutti o quasi hanno tirato fuori la testa, anche quelli che avevano predicato e supplicato il distacco i Salvini da Di Maio, stanno mantenendo un atteggiamento cauto, forse hanno iniziato a fare due conti e si accorgono cosa significhi andare ad elezioni ad ottobre. E li, dai, giornalini, testatone, giù addosso a chi, per accontentarli, ha sfiduciato un Presidente che avevamo definito “per caso” e che, in fondo, è veramente inappropriato ad occupare quella poltrona, tanto più, in periodo erto di difficoltà non solo europee ma molto più allargate, non solo di natura economica ma anche di grandi sommovimenti politici.
Così, trovo logico che si sia formato un fronte anti-Salvini contrario alle elezioni anticipate ad ottobre. E’ sceso in campo anche Grillo che, di fatto, ha smentito Di Maio, sempre più in difficoltà, favorevole al voto subito, pur dopo aver detto sì al taglio dei parlamentari
Il vero capo politico del M5Stelle è andato giù duro, parafrasando Archimede che avrebbe sollevato il mondo se gli fosse dato un punto d’appoggio, lui con una frase ad effetto quasi come quella di Salvini, ha detto che: “Mi elevo a salvare il Paese dai barbari. Facciamo subito dei cambiamenti, ma non si può lasciare il Paese nelle mani a gente del genere solo perchè crede che senza di loro non sopravviveremo. Dobbiamo fare dei cambiamenti? Facciamoli subito, altro che elezioni!”. Sulla stessa linea Davide Casaleggio e Di Battista, mentre è probabile che Conte, se lascerà Palazzo Chigi per un altro premier (di garanzia) potrebbe essere il nuovo leader grillino, portando in dote il gradimento che ha del 65% degli italiani, gli ottimi contatti internazionali e quel 10% di voti che i sondaggisti gli accreditano se facesse un partito suo: Sempre che non preferisca la carica di commissario UE che spetta all’Italia e che ora difficilmente potrà andare alla Lega come concordato prima della crisi.
Contrari al voto anticipato anche i renziani che hanno la maggioranza nei gruppi parlamentari del Pd, dove il segretario Zingaretti chiede il voto subito, ma non può evitare che al Senato la calendarizzazione delle mozioni, a termini di regolamento, dovrebbe vedere al primo posto quella di sfiducia a Salvini, presentata dai democratici, e dopo quella salviviana di sfiducia a Conte. Insomma un pasticcio mai visto in un Parlamento serio.
Considerate, inoltre, che Berlusconi e la Meloni chiedono a Salvini di dire chiaramente, dopo il velato accenno ad andare da solo, di annunciare subito che la sua scelta è per il centrodestra o con Fratelli d’Italia o, con la probabilità di superare il 50%, anche con Forza Italia: Il leghista, però, tergiversa, vuol rinviare il discorso a dopo la certezza che si voterà in ottobre.
Ebbene in questa situazione politica ci sarebbe da meravigliarsi se la mozione di sfiducia a Conte venisse respinta con i voti grillini e l’uscita dall’aula dei renziani e, forse, anche dei forzisti e di alcuni senatori di Fratelli d’Italia se non ci sarà una risposta chiara sulle alleanze o no da parte della Lega? E se, poi, al contrario passasse, con i voti grillini e del Pd, la sfiducia al ministro dell’Interno Salvini ? Sarebbe un terremoto politico, ma anche questa prospettiva è, ormai, nel novero delle probabilità, mentre l’iter della crisi si allungherebbe ed un governo del presidente per preparare la manovra, evitare esercizio provvisorio, aumento dell’Iva, tenendo i conti in ordine come chiede Bruxelles potrebbe essere la soluzione migliore.
Mi sorge il dubbio che Cottarelli possa tornare d’attualità nella sua veste di servitore dello Stato. Certo sarebbe un governo a tempo, magari anche di minoranza, ma capace di varare, grazie alle astensioni, il nuovo calendario dello Stato per il 2020.
Forse quel “salvare il Paese dai barbari”, ossia da Salvini, pronunziato da Grillo non è stato detto a caso. Anche perchè iniziano a circolare brutte intenzioni salvianiane nei confronti dell’UE fino ad una nostra exit concordata.
Certamente, sono esagerazioni, in queste giornate di grande caldo, si dice di tutto e dipiù, così come il parallelo, fatto da “Repubblica” tra Salvini e Mussolini che chiese anche lui “pieni poteri”. Non credo, infatti, che la democrazia in Italia sia in pericolo e che il leader leghista sia un dittatore e certe polemiche, certe notizie fanno il gioco di Salvini come l’anti-berlusconismo lo faceva al Cavaliere. Qualcuno dovrebbe ricordarsi che gli italiani nel momento in cui chiedono maggiore partecipazione, maggiore coinvolgimento orizzontale nel contempo amano un uomo forte che decida per tutti.
Se un pò di camomilla è necessaria per Salvini come ha scritto l’altro Matteo, ossia Renzi, così la debbono prendere altri politici e taluni commentatori, che non hanno certo sorvolato su quella frase, detta a braccio, magari in un momento di euforia voluta da una folla che tutti abbiamo visto, essere pressante. Con un Presidente della Repubblica come Mattarella, con Forze Armate e di polizia fedeli, come solo, alla Costituzione , possiamo dormire sogni tranquilli. La democrazia nel nostro Paese è ben difesa:

DATEMI “PIENI POTERI” E CAMBIERO’ L’ITALIA QUESTA E’ LA RICHIESTA DI SALVINI. COSA FARA’ IL PARLAMENTO ?

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Dico la verità: non mi sono simpatici gli uscenti ma, devo riconoscere che al di la di loro non vedo nessuno che brilli di luce propria, fatto salvo che se, e ripeto “se”, si andasse ad elezioni non nasca un nuovo astro che, come fece Berlusconi un bel po di anni fa, “non scenda” in politica con l’idea di salvare l’Italia, altro non riesco neppure ad immaginare,
Torniamo alla cronaca: ho la sensazione che Matteo Salvini non abbia sbagliato i tempi per aprire la crisi di governo. Lui si sente in una botte di ferro con i clamorosi sondaggi che lo premierebbero, senza tener conto che ferragosto è quasi una data sacra per gli italiani, chiudono persino le grandi fabbriche per quella data e i parlamentari sono già in ferie. Senza tener conto che molti di loro, oltretutto, hanno quasi la certezza che con il voto anticipato non verranno rieletti, questo vale per i grillini, per i renziani del Pd (oggi in maggioranza all’interno dei loro gruppi) e Forza Italia e, forse, Fratelli d’Italia se il leader leghista insisterà a voler andare da solo alle elezioni, dimenticando che nei collegi uninominali l’apporto di tutto il centrodestra darebbe 134 seggi contro i 6 dei grillini e gli altri sei del Pd. La Lega da solo potrebbe, però, spingere gli altri a fare accordi di desistenza come accadde in Francia per non far vincere la Le Pen.
Ha un bel dire Salvini che “sarebbe pericoloso per la democrazia” un rapporto, come si dice, tra DiMaio e Renzi, ma , come dice un antico adagio, a mali comuni, comuni rimedi. E se, inoltre, Mattarella invece di rinviare alle Camere il governo giallo-verde o dare un reincarico al premier Conte tentasse un governo di garanzia per varare la manovra nella linea di Bruxelles e, superato questo scoglio, valutare se la nuova intesa può reggere od andare alle elezioni anticipate a marzo, avendo dato tutto il tempo per far sorgere una iniziativa centrista capace di attrarre moderati preoccupati dell’uomo solo al comando, il cui solo sentore costò molto caro all’altro Matteo, cioè Renzi, che, come ricorderete, anche lui vittorioso con il 40% di voti veri e non sondaggi, voti poi più che dimezzati dopo la sconfitta sulla riforma costituzionale?
La strategia salviniana è, in sostanza, rischiosa per il suo autore che ha voluto accelerare i tempi e si trova ora contro sia un nemico come il premier Conte che lo sta provocando ed userà tutti gli strumenti istituzionali per guadagnare tempo, sia un Presidente della Repubblica, come Mattarella, che già ha incanalato il decreto sicurezza-bis verso l’esame della Corte Costituzionale, con un probabile annullamento almeno di alcune norme, ed al quale, da convinto democratico, non piace affatto l’uomo solo al comando con pieni poteri. Certo è che quella brutta frase se la poteva risparmiare ma, chissà chi è quel genio che gliela messa in bocca.
In sostanza , il rispetto delle regole istituzionali e la volontà dei parlamentari pesano come macigni sugli obiettivi salviniani.
La risposta del premier Conte è stata gelida e provocatorio : “i tempi della crisi non li scegli lui.” Suona come una dichiarazione di guerra politica staremo a vedere cosa succede, oltre a quanto è già successo con il balzo dello spread a 240 punti e alla brusca reazione della borsa in Piazza Affari..

ALLA FINE C’E’ RIUSCITO, DI MAIO E’ CADUTO NELLA TRAPPOLA DI SALVINI

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Se non ci saranno ripensamenti la crisi è aperta anche se il Presidente di passaggio Giuseppe Conte ha dato il peggio di se in una pietosa conferenza stampa dove ha fatto un monologo di quelli che mettono in mostra tutta la colla che mantiene attaccati i pantaloni ad una poltrona ormai senza gambe.

Hai voglia a dire come ha fatto ieri Salvini, dichiarando che lui lascia solo due amici, Conte e Di Maio. Parole al vento  che lasciano il tempo che trovano, e ciò che trovano è solo tempesta. In realtà i due ex-alleati, in questi ultimi tempi si parlavano con i comunicati e venivano rinviati incontri riunione, mentre il premier Conte ha disertato la sua conferenza stampa, rimandandola sino a sera con un comunicato vocale come anzidetto.

Nel mentre una nota ufficiale della Lega diceva chiaro e tondo che la rottura era ormai irreversibile, sempre attraverso i leghisti affondano il coltello nella piaga ,sostenendo chiaramente che così non era possibile andare avanti, elencando tutti i temi bloccati che dimostrano “visioni differenti” tra i due firmatari del contratto governativo. E come riprova si cita il voto sulla Tav “ultima evidente, irrimediabile, certificazione”.

Ecco la trappola: Di Maio aveva creduto che Salvini sarebbe passato sopra alla presentazione della mozione No Tav, fatta per calmare le proteste della base grillina, tanto sarebbe passata quella Sì, presentata da Forza Italia e, quindi, l’opera si sarebbe fatta .  Invece il leader della Lega non solo ha fatto votare dai suoi anche la mozione PD. ma ha preso lo spunto per dire che ormai si era alla rottura tra i giallo verdi come ha fatto nel comizio notturno a Sabaudia, dove, comunque, aveva specificato “non parlerò mai male di di Conte e Di Maio” elencando le cose fatte nel primo anno di “contratto” (ovviamente tutte quelle leghiste) e pure criticando il reddito di cittadinanza. Quindi, la nota ufficiale della Lega : “L’Italia ha bisogno di certezze e di scelte coraggiose e condivise:Inutile andare avanti tra no, rinvii, blocchi e litigi quotidiani. Ogni giorno che passa è un giorno perso, per cui l’unica alternativa a questo governo è ridare la parola agli italiani con nuove elezioni.” Più chiari di così, si muore” ed il colpo, per i grillini, è stato duro dopo l’interpretazione del comizio salviniano di ieri notte fatta, sbagliando, anche da illustri commentatori che vi avevano visto la richiesta di un ampio rimpasto, magari con un Conte bis.

Lo stupore grillino per questa nota era evidente in quella diramata subito dopo: ” La nota della Lega è incomprensibile. Dicano chiaramente cosa vogliono fare.” E il solito (tontinelli) Toninelli lì a commentare con nessun senso del reale: “Non andare avanti significa tradire il mandato che ci hanno affidato i cittadini. “Sulla stessa lunghezza d’onda la vice-ministro dell’Economia Laura Castelli che diceva: “noi andiamo avanti”.

A stretto giro di nota la risposta leghista era micidiale: “C’è la consapevolezza e la presa d’atto che, dopo le tante cose buone fatte, da troppo tempo su temi fondamentali per il Paese come grandi opere, infrastrutture e sviluppo economico, shock fiscale applicazione delle autonomie, energia, riforma della giustizia e rapporto con l’Europa, tra Lega e 5Stelle ci siano visioni differenti. Il voto sulla Tav ne è solo l’ultima , evidente, irrimediabile, certificazione.”
Da quel momento non mi pare possano esservi state interpretazioni diverse dall’annuncio di una crisi, certo pilotata, magari con un reincarico a lui, Conte, anche perchè non esistono altre possibilità, un governo 5Stelle-Pd, considerando che il 70% dei senatori democratici sono renziani decisamente contrari a questa ipotesi e con Renzi che già sta preparando un partito di centro come ha detto farà se si va al voto anticipato.
Dunque, si cercherà di perdere meno tempo possibile malgrado questo caldo agosto, in modo da guadagnar tempo e cercare di arrivare  alle elezioni ad ottobre. Comunque sia sarà con ogni evidenza questo governo a gestire le elezioni e Salvini dovrebbe rimanere agli Interni e con la probabilità di fare, alle scadenze previste, il bilancio preventivo dello Stato da varare, con l’astensione leghista, nei limiti voluti dall’UE. Come andrà a finire con il commissario europeo italiano con il candidato leghista che rischierebbe di non passare nell’Europarlamento ed i grillini che potrebbero rivendicare quel posto per un loro esponente, considerando che sono maggioranza nel governo ed hanno votato per la Presidente dell’Unione. La vera sorpresa potrebbe essere vedere Conte a Bruxelles e sarebbe un ulteriore terremoto, non vi pare ?

UNA BELLA PIAZZA VALE ALMENO DIECI AUTOLAVAGGI?

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Su un social avevo, timidamente,chiesto al Sindaco amico Stefano, se non fosse stato il caso, visto che si stavano iniziando dei lavori, di fare qualcosa nell’area ex distributore Agip/Eni, magari, di decorativo e qualificante per la cittadina.
Impropriamente, qualcuno si era sentito in dovere di rispondere alla mia richiesta mettendomi a conoscenza che quell’area era privata di proprietà dell’Eni. Non voglio entrare nel merito della risposta: da ex dipendente Eni, che mi risulti l’Ente Nazionale Idrocarburi, nei suoi scopi principali sono, la ricerca, la raffinazione, e la distribuzione dei prodotti petroliferi, non il lavaggio delle auto e tanto meno i parcheggi, ma, questo lo sanno anche i bambini della prima elementare ed anche quelli delle scuole d’infanzia. In ogni caso, credo di sapere, può darsi che sbagli, che per fare un autolavaggio siano necessari degli scarichi particolari di tipo industriale e tali scarichi non possano scaricare nello stesso impianto fognario della cittadina. Ma, questa è roba da tecnici, ciò che invece importa alla Comunità teresina sia l’impatto ambientale ed il decoro che un’area di quel genere possa e debba avere al centro del paese. Mi si obietterà che già c’era una stazione di servizio con autolavaggio, ebbene, credo di non averlo mai visto funzionare, ma se la stazione di servizio avesse mantenuto il suo motivo di essere, nulla da dire ma ridurre una delle aree più belle ad un autolavaggio, non è da Eni, non riesco ad immaginare il direttore della rete di distribuzione che autorizzi di ridurre la compagnia di bandiera a mettere le sue insegne su un autolavaggio spoglio e scarno (Mi sa che glielo chiedo).
E se questo centro meraviglioso per mettere a lustro un po auto paesane e non fosse appoggiato e amplificato se ancora non c’è, nella stazione di servizio esistente all’uscita del Paese? Così mi è venuta come un’idea balzana: no, in quell’area dove ci verrebbe una piazza meravigliosa o, anche una chiesa o, ancora, come propone la consigliera Matta, un’area di aggregazione giovanile? Macchè, meglio un autolavaggio, Santa Teresa ne sente moltissimo la necessità.
Non mi si venga a dire che l’Eni non è in concessione ma proprietaria di quell’area che, se anche lo fosse mi sembra che questa amministrazione abbia ormai una certa pratica per risolvere questi casi: se quell’area non rappresenta la pubblica utilità, almeno quanto l’ex area Esit ed anche le dune di Rena di ponente, per le quali vi è stato un plauso generale, nessuno escluso, perché, alla peggio, non si procede nello stesso modo? Tanto, uno più uno meno poco cambia anche economicamente, ma, almeno il paese avrebbe motivo di esultare ed allora, l’amico Stefano sarebbe sicuro che il suo sindacato rimarrebbe nella storia almeno per le cose belle che ha realizzato.
Avrà una risposta la cittadinanza di Santa Teresa in proposito? Non saprei dirlo, comunque, mi auguro che qualcosa si muova nel senso positivo, cioè, sulla bellezza di questo meraviglioso paese che non ha alcun bisogno di deturpazioni inutili.