LA MEMORIA NON SI CANCELLA – I LUNGUNESI SI MOBILITANO

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di Beppe Tusacciu
Chi si illudeva che tutto finisse in una bolla di sapone, sbagliava e sbaglia di grosso chi pensa di cavarsela con quattro chiacchiere. Sul problema WWF-casa Andrea Quiliquini si è costituito un Comitato, ma ancor prima, in modo esemplare si è mobilitato l’intero paese, fatto salvo pochi che in qualche modo hanno voluto differenziarsi.
Oggi è stato convocato il Consiglio Comunale aperto e, contrariamente alle lagnanze della minoranza sulla scarsità di presenze a questo tipo di riunioni, si presenta una massiccia partecipazione cittadina a sottolineare la sua convinzione che “casa Quiliquini non si tocca”.
La speranza è che lì Amministrazione Comunale con i suoi uffici ammetta che toccare quell’edificio è stato un errore ed imponga, se il buon senso non è arrivato anche in casa WWF, di rimettere le cose esattamente come stavano. Questo si aspettano i teresini. Sarà così? Se così non fosse dicano chiaramente quali sono le intenzioni, dal clima che si vive in paese parlando su questo argomento non mi sembra che vi siano altri spazi se non mettere in primo piano la volontà di mantenere e valorizzare, in senso di conservazione l’immobile
C’è da dire, che, se il WWF volesse fare il braccio di ferro l’Amministrazione comunale dispone di armi e argomenti seri per evitarlo.
Ho sempre rifiutato lo spirito barricadiero, lo stesso Andrea non faceva parte di coloro a cui piace la lotta guerreggiata, era ed è quello ricordo che ha lasciato di se stesso dell’uomo pacifico, rispettoso della natura che ha sempre seguito nell’amore della sua terra, della Gallura, di Santa Teresa della sua giovane cultura e delle sue tradizioni. Credo che questa volta, nel rispetto delle sue idee che erano di indirizzo verso la conservazione dell’ambiente, Santa Teresa continuerà, come ha fatto in questi giorni, a ricordarlo e onorarlo fra i cittadini illustri di questo paese e nella sua memoria, far rispettare quella volontà non scritta ma che è stata sempre il suo principio che è lì a simbolo della sua persona, della sua opera suo testamento spirituale e come tale dovrà essere rispettato.

PER CASO, NON SARA’ CHE QUESTO GOVERNO PORTA SFIGA ?

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E’ un po di tempo che, quando cammino per le strade, cercando di evitare le buche ormai di casa in tutta italia, non vedo altro che gente con il volto preoccupato e, la maggior parte, in particolare uomini, con le mani nelle tasche dei pantaloni -e donne le ho escluse per ovi motivi, se potessero lo farebbero sicuramente anche loro-. Che stiano facendo scongiuri non potrei dirlo, ma, pensarlo non crea danno a nessuno.
Una volta si diceva: “Piove, Governo ladro”, ora si potrebbe dire: “Tira vento, Governo sfiga”.
Nelle mie letture mattutine ho trovato un reportage di statistiche ha attitaro la mia attenzione che mi piace sottoporlo a chi avrà voglia e pazienza di leggerlo magari con un sorrisetto sotto i baffi (ovviamente, si fa per dire).
Sempre con i dovuti scongiuri, è scritto: “Di certo c’è che da quando i giallo-verdi sono al potere e lo sconosciuto Conte si è insediato a Palazzo Chigi è accaduto di tutto, perfino, per la prima volta in Italia, il vento a velocità di 190 chilometri, terzo grado della scala degli uragani, onde da Tsunami che hanno devastato coste, trombe d’aria mai viste che hanno semidistrutto la ex-ridente Terracina, tragedie in serie da Nord a Sud, mettere in conto anche il crollo del Ponte Marconi e prima di quello autostradale per Bologna per il camion cisterna saltato per aria. Mi fermo qui, ovviamente, perchè l’elenco sarebbe troppo lungo, sarebbe sufficiente consultare la collezione di qualsiasi quotidiano da quando Conte è andato a Palazzzo Chigi ad oggi.
Intendiamoci, pochi italiani lo considerano un vero premier, appena il 16 %, mentre il 58% ritiene che il leader del governo indica Matteo Salvini e solo 14% il povero Luigino Di Maio che perde consensi anche come politico -4%,, seppure sempre sopra il 50%, scavalcato da Conte 59% ed addirittura il suo nemico accusato di tradire l’Italia (ma indicato da Salvini come salvatore dell’Europa e dell’Italia), Mario Draghi, (presidente della Banca Centrale Europea) con il 58% di gradimento appena entrato nell’hit Parade italiana, dove domina il segretario leghista con il 60% .
Se,poi, andate a vedere l’ultimissimo sondaggio odierno vedrete che i sempre maggiori mal di pancia grillini nei confronti dell’alleanza giallo-verde, quindi, del capo politico (si fa per dire) del Movimento sono più che giustificati. La Lega, infatti, è stabile al 30%, mentre i grillini hanno perso, rispetto a settembre, l’1,8%, scendendo al 27,6 con una flessione di oltre 6 punti rispetto alle politiche. Poichè sono in risalita rispetto a settembre sia Forza Italia, oggi quasi al 10% e Fratelli d’Italia al 3,1 % il centrodestra giunge, se unito, al 42,5%, ossia, avrebbe la maggioranza assoluta. Dico avrebbe perchè se Salvini continua a tenere in piedi un governo che non riesce a mantenere le principali promesse del “contratto”, ossia reddito e pensione di cittadinanza (grillini) che non si sa quando partirà e, soprattutto, con le risorse indicate nella manovra ora inviata al Parlamento potrà accontentare solo una piccola parte degli aventi diritto, mentre la famosa quota 100 mini-riforma della legge Fornero, si rivela solo come una finestra che non tutti gli aventi diritto accetteranno perchè andrebbero via dal lavoro con un pensione più bassa del dovuto (Leghisti). Quindi anche qui grosse delusioni, il rischio salviniano di imitare gli alleati-avversari nel dissolvere i voti, appare evidente.
Nè la Lega potrà continuare ad accettare il blocco da parte del M5S delle infrastrutture, ossia 24 importanti opere, soprattutto dopo l’aumento della disoccupazione, la crescita zero, la stagnazione del settore edilizio e le devastazioni degli ultimi giorni.
Non mi sembra un caso che il Governatore del Veneto, che ha avuto ingenti danni, abbia rilasciato un’ampia intervista sostenendo che dall’emergenza di questi giorni emerge un insegnamento: “Servono opere, opere, opere per mettere in sicurezza il territorio, per il monitoraggio dei fiumi e la manutenzioni dei boschi. E servono opere infrastrutturali come dell’Alta Velocità e la Pedemontana veneta e lombarda”. Musica, questo, per l’ANCE, secondo la quale se riattivassero tutte le famose 24 opere si potrebbero creare addirittura 300 mila posti di lavoro.
Zaia non è un leghista qualsiasi come non ,lo è il presidente della Lombardia che reclama da tempo, la realizzazione della Pedemontana lombarda: se aggiungete che tutte le associazioni industriali ed imprenditoriali del Nord Italia hanno sollecitato a gran voce le grandi opere forse, presto, Salvini sarà costretto a quello scontro decisivo che, sino ad ora, ha evitato, logorando, comunque, l’alleato-avversario Di Maio ed i grillini, ma indirettamente danneggiando gli italiani.”
Scusate, da stamane, dopo questa allettante lettura non posso che adeguarmi e camminare con le mani in tasca.

LA COMUNITA’ DI SANTA TERESA CHIEDE CHE VENGA RISPETTATO LO SPIRITO ECOLOGISTA DEL SUO CONCITTADINO ANDREA QUILIQUINI

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In questi giorni ho seguito con attenzione la vicenda della casa donata al WWF Italia dal cittadino di Santa Teresa, Andrea Quiliquini.
La casa, composta da una parte coperta e da un cortile che il compianto Andrea da quel grande ecologista che era, nonchè laureato in agronomia, aveva sempre tenuto in esercizio quel cortile per le sue sperimentazioni nella ricerca di mantenere e valorizzare specie di piante autoctone che correvano il rischio di estinzione vittime del progresso.
La casa, da quel che si evince dai vari interventi sia sui social che sulla stampa locale, ma anche da ricordi visivi di chi ha vissuto e vive a S. Teresa, è rimasta in esercizio e curata per quanto possibile dalla moglie del compianto Andrea, anche lei sulle orme del marito, e, perchè no, dal figlio Renato per il quale è facile affermare che buon sangue non mente: tutto questo finchè alla signora Quiliquini non è stato fatto capire che era ora di farsi da parte, il suo tempo come la sua collaborazione era arrivata al capolinea.
Comunque, negli ultimi tempi, la casa, da antica è diventata vecchia e da vecchia stava diventando cadente, un intervento doveva essere fatto, bisognava restaurare, parola da usare per il significato storico, cioè: “intervento edilizio per la conservazione e la valorizzazione di un edificio senza alterarne la forma e la divisione (Zingarelli)”. Capisce signora Bianchi cosa intende la cittadinanza di Santa Teresa? Ho letto attentamente l’articolo apparso oggi su La nuova Sardegna che, se non ho capito male, riporta il suo pensiero compreso il ricorso alle vie legali per chi non la pensa come lei. Io non so cosa intende quando dice che ‘il WWF nazionale non è protagonista di alcuna cementificazione’: se si riferisce al tutto il territorio nazionale dove opera nessuno quì a santa Teresa credo abbia possibilità di verifica, mentre per quel che riguarda l’immobile in oggetto, le foto parlano chiaro: l’immobile aveva urgente necessità di restauro e su questo nulla da dire, ma che su una foto fatta di recente sia ben chiara la gettata di cemento su questo nessun dubbio. E’ giusto che difenda l’onorabilità dell’Associazione, quindi è da ritenere che non è stata lei ad ordinare quella piattaforma che è stata colata nel cortile/orto, lo ha fatto l’impresa di sua iniziativa? Denunci e faccia rimettere in pristino il mal fatto.
Mi dispiace doverle sottolineare che lei come me è ospite di questa comunità, per quel che mi riguarda mi sento adottato ma non dimentico mai la mia posizione e cerco sempre di essere un passo indietro dei teresini.
Quell’edificio, avamposto della vecchia comunità abitativa di Santa Teresa, oltre a ricordare il donatore, tutti hanno sempre saputo che sarebbe stato valorizzato nello spirito e nelle intenzioni di Andrea che nel ricordo del nonno che trascorreva la sua vecchiaia curando quelle poche piante che poteva coltivare, mi dicono che sino alla colata di cemento addirittura vi era una vecchia vite che nel dialetto gallurese veniva chiamata “caracaghjola” ed era il vitigno base dell’antico vino rosso gallurese. Lo so, queste cose possono non interessare a chi non conosce la nostra terra ma, credo, sono convinto che Renato, figlio di Andrea sarebbe stato ben felice di mantenere quella vite che risaliva al suo bisnonno e che suo padre aveva mantenuto in vita non solo per il ricordo bensì per l’onore e l’orgoglio di essere cittadino del vecchio Lungoni.

I MERCATI CONTINUANO AD INFIERIRE. MA, CI VOGLIONO VERAMENTE TUTTI PIU POVERI?

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Non vorrei dirlo anche se, in effetti, le cose stanno esattamente così. I due vice premier stanno giocando duro, con una spavalderia che poco si addice alla reale situazione del nostro Paese. Siamo tutti consci delle qualità e delle risorse del nostro popolo, ciò non toglie che il nostro debito pubblico e il non volerlo considerare può portarci ad effetti talmente gravi tanto da non poter aspettare a quei famosi sei mesi che ci separano dalle elezioni europee tanto invocate in questi ultimi giorni da Di Maio e da Salvini.
L’arroganza e il trionfalismo dei nostri vice, e l’assenza totale del Premier, verso quelli che definiscono, burocrati di Bruxelles, prima che vadano via ci puniscono pesantemente attraverso un mercato inclemente che già ha iniziato a dare segni preoccupanti con il risultato che a rimetterci siamo noi poveri ed inermi cittadini, non loro, i politici che ci stanno governando in maniera dissennata.
Diceva il nostro celebre e bravo allenatore della nazionale di calcio Trapattoni: “Mai dire gatto finchè non l’hai ne sacco”, questo in relazione ai risultati che avranno le prossime elezioni europee. Pensare sin da oggi al risultato che si potrà avere a maggio 2019, anche se i sondaggi vedono i socialisti alla canna del gas, e il PPI in grande difficoltà, dare per scontato un risultato favorevole ai nostri movimenti giallo-verdi allargato all’intero continente potrebbe esser azzardato.
Comunque, questo coro dei due big, giallo e verde, sul licenziamento, da parte degli elettori, tra sei mesi, ossia dopo le elezioni europee di maggio, è per la maggior parte frutto del grillino di un crescente nervosismo con messaggi minacciosi all’alleato-rivale ( “non si torna indietro o si va al voto”) e in Salvini, di tattica, comunque rischiosa. Lui, Salvini, sa bene che la manovra non regge e che, in particolare, il reddito di cittadinanza è una follia che sta provocando pesanti critiche tra l’elettorato del Nord e tra gli stessi parlamentari leghisti. Deve, però, far finta di appoggiare Di Maio per evitare che quello faccia la crisi di governo, addossandone la responsabilità alla Lega e, poi, fare un governo con l’estrema sinistra (significativo è il sì di alcuni esponenti al reddito di cittadinanza) e ad una parte del Pd , quello non renziano. .
Il leader leghista rischia grosso, perché sa bene che la maggioranza degli italiani e la stragrande maggioranza del suo elettorato sono contrari a elargire quel “reddito”, perciò non può andare troppo per le lunghe, sino, cioè, alle “europee” come proclama, perchè potrebbe perdere molti consensi. L’Unione Europea è, per tutto questo, la sua salvezza, una bocciatura del bilancio dello Stato e l’apertura di una procedura d’infrazione alle regole, gli consentirebbe di dare la responsabilità a Bruxelles dell’impossibilità di mantenere le promesse elettorali ed il “contratto di governo”.
In questo Di Maio faccia pure la crisi , come sperano i leghisti.
Il problema è se i giochi saranno proprio questi e l’azzardo dei salviniani può far sfuggire di mano la situazione con conseguenze non calcolabili. Di certo sempre negative per i cittadini, sulla cui pelle si giocano partite politiche che possono, alla fine, portarci al disastro.
Non ci rimane che incrociare le dita e, parafrasando quello che Papa Francesco ripete soprattutto ai giovani. “Non facciamoci portar via almeno la speranza”.

Le sceneggiate di Di Maio – una vittoria di Pirro?

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Queste esternazioni rumorose per quanto vuote di significato lasciano sbalordito quel popolo che iniziava a pensare, a non del vero, più per Salvini che per lui, Di Maio, che, forse, qualcosa di costruttivo, questo governo potesse fare. Poi, la sceneggiata del balcone di Palazzo Chigi, come a voler rievocare ben altro balcone, con l’auspicio dei benpensanti che questo abbia ben altri sfoci che quelli tragici per il popolo di allora. Questa sceneggiata, degna solo delle origini del vicepremier, ha già causato danni rilevanti all’ economia del nostro Paese e, di conseguenza alle tasche dei cittadini che, senza colpo ferire si ritrovano, per ora, a pagare qualche punto in più sui mutui che hanno in essere. Altro che esaltazione, qui c’è da stare in guardia a non commettere errori irreparabili, bisogna dare il giusto peso alle parole del Capo dello Stato, non dobbiamo sottovalutare il dettato della Costituzione che prevede il pareggio di bilancio, non bisogna sottovalutare che sindacati, industriali,e,varie categoria sono sul piede di guerra per una manovra che ignora completamente il lavoro, gli investimenti, ed il ceto medio che sta subendo una spinta verso il basso. Il giovane Di Maio di questo avrebbe il dovere di preoccuparsi, anziché esultare prima di esporsi alle carnevalate, dovrebbe avere sempre ben chiara la situazione che di giorno in giorno sta diventando sempre più drammatica, dovrebbe pensare che a giorni dovrà chiedere un megaprestito ai mercati e che questi in una situazione di incertezza forse non vorranno correre il rischio di acquistare alcunché. Altro che sventolare bandiere,, non si vedo proprio il motivo che possa indurre Di Maio e company a questa esplosione di gioia, forse il presunto capo politico dei grillini farebbe meglio a riflettere sul trappolone che gli ha preparato Salvini che lui credeva di aver messo nel sacco inducendolo a cambiare drasticamente posizione, accettando quel 2.4% di debito.
Il leader della Lega intendeva mantenere i conti in ordine, appoggiando Tria, e l’aveva detto chiaramente, ottenendo applausi e consensi, alla platea di imprenditori presenti a Villa d’Este al Forum Ambrosetti sull’Europa. Non è passato molto tempo per aver dimenticato che lì e, poi, anche dopo il vertice con i suoi esperti economici Salvini aveva detto “noi siamo responsabili,,: così saranno contenti i mercati ed i vertici dell’UE”. Poi l’improvviso voltafaccia, sforiamo, sforiamo, a braccetto con Di Maio che voleva tanti miliardi da spendere.
Perchè questa clamorosa virata? Il motivo è semplice: i grillini avevano minacciato la crisi di governo se non si fosse finanziato il reddito di cittadinanza, tra l’altro inviso a molti leghisti e il ministro dell’Interno non poteva assumersi la responsabilità di una crisi, che pure vuole fatta, però, dall’alleato perchè diversamente questo poteva addossare alla Lega la responsabilità del fallimento del governo giallo-verdi e, quindi, recuperare molti voti, compresi quelli sugli emigrati, nei sondaggi, verso i salviniani, i quali sanno bene che il Def com’è congegnato non può reggere al terremoto dei mercati e dello spread, oltre a Bruxelles, al Presidente della Repubblica e ai probabili declassamenti delle agenzie di rating.
Cerchiamo di essere realisti, senza farci incantare dalle dichiarazioni anti-Ue di Salvini, dalle punture di spillo verso il Quirinale: a mio parere rientra tutto nella più ampia sceneggiata messa d’intesa con Berlusconi. La riprova si trova nell’intervista odierna su “Repubblica” del potente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti che, di fatto, annuncia profondi cambiamenti al Def, mostrandosi d’accordo con Mattarella sull'”esigenza della stabilità del debito”. Ed è estremamente significativo il riferimento di Giiorgetti al 2011 , sostenendo che da quella “esperienza dobbiamo trarre insegnamento” ed “allora ricordiamo che dobbiamo andare sui mercati a vendere i titoli di Stato, possibilmente con interessi accettabili”. In sostanza: “dialogo con il Quirinale” e “ricordiamo che sui mercati dobbiamo vendere i nostri titoli di Stato”.
Così disse il pezzo da novanta leghista , probabile premier , non sgradito ai renziani, di un eventuale governo di centrodestra. Ed è evidente che sforando i patti sottoscritti con Bruxelles ed arrivando ad un ulteriore pesante debito del 2,4% rispetto al Pil sarebbe difficile trovare compratori su quei mercati visti dai grillini come un nemico da abbattere.
L’impressione è che Di Maio dovrà presto dimenticare la sua entusiastica gioia e, chissà che questo non faccia piacere anche ad una certa parte dei grillini?.

UNA TEMPESTA ANNUNCIATA

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Siamo al termine di un’estate climaticamente molto calda non solo per la temperatura che un solleone inclemente ma, anche per una situazione politica che definire “ingarbugliata, si potrebbe sembrare un eufemismo.
L’ultimo colpo per dirigersi verso un autunno altrettanto caldo ce lo ha dato l’agenzia Fitch Ratings con i suo rapporto sul nostro Paese: confermando il nostro rating, confermando la classifica delle tre B ma, allo stesso tempo passando da uno stato di stabilità, ad uno di alta precarietà. Lo ha fatto soffermandosi sulle ampie motivazioni economiche che hanno contribuito e continueranno a rendere sempre più precaria la situazione in Italia ma, concludendo che la fondo di tutto, e lo sostiene chiaramente a scanso di ogni possibile equivoco, è la politica instabile e poco convincente del nostro governo. Praticamente stiamo nel bel mezzo di una tempesta annunciata per salvarci dalla quale non sono state prese le precauzioni del caso.
Dice esattamente il rapporto dell’agenzia: “il rischio economico per l’Italia deriva “in parte una funzione della natura nuova e non testata del governo”, con “le notevoli differenze politiche tra i partner di coalizione e le incoerenze tra l’alto costo per attuare i nuovi impegni stabilito nella sua politica del ‘Contratto’ e l’obiettivo dichiarato di ridurre debito pubblico”.
In pratica richiama la maggioranza di governo a rivedere le posizioni, “il contratto”, la sua realizzazione.
Come dare torto a all’agenzia? Un governo fatto tra due contendenti che nulla hanno in comune, l’anima rancorosa grillina impersonata da un sempre più scarso Di Maio, nemica di chi produce, opaca nelle scelte, in cerca di una giustizia sociale ottenebrata da un “reddito di cittadinanza” che, nelle migliore delle ipotesi, potrà produrre solo l’aumento dell’esercito dei disoccupati, specialmente nel meridione. C’è poi Salvini che sta insieme ai suoi alleati antagonisti solo perchè in questo momento il suo perseguire la lotta agli sbarchi degli immigrati sembra favorirlo nel consenso del Paese. Ma, quanto può durare questo consenso?
No prendo in considerazioni quella forza moderata che fa capo a Tria e Moavero e pochi altri che compiono sforzi sovrumani nel tentativo di smorzare quella barriera di fuoco che divide i due contendenti e che, malgrado tutto ancora li tiene separati da quello scontro frontale che porterebbe, almeno si spera, a quella crisi di governo che è in atto sin dal momento che è stata votata la fiducia.
Scrive Beppe Severgnini nel suo settimanale: “nuvole nere sull’Italia d’autunno, ma Lega e Cinquestelle fanno finta di non vedere” Ed aggiunge: ” non parlavo solo dei mercati che pure cominciano ad emettere rumore di tempesta. parliamo degli investitori esteri: quale grande gruppo internazionale mette i soldi in un Paese dove il capo del governo -un giurista!- dice : “Non possiamo attendere i tempi della giustizia”. E dove, aggiungo io, quello stesso premier invece di appoggiare il suo ministro dell’Economia che intende tenere in ordine i conti come prescrive Brexelles e d’accordo con il suo vice e superministro di Maio che ritiene carta straccia i trattati, ricatta di continuo e senza successo i vertici UE e vuole a tutti i costi sforare il 3%” .
A poco valgono le parole distensive che vengono fatte tra pelare da Palazzo Chigi dove si sostiene che le regole economiche non le dettano le agenzie di rating, una cosa però è certa influenzano, non certo positivamente i mercati e a soffrirne le conseguenze non sono certo Di Maio e Salvini.
Si è sempre detto che una crisi di governo è sempre una calamità e lo sarà ancora ma, quanto le maggioranze vengono fatte al di fuori della logica, la decisione di dare un taglio diventa indispensabile. Salvini, ancora in vantaggio sul suo diretto rivale, deve convincersi che è giunto il momento di scegliere, deve farlo prima che sia molto tardi e che che popolo narcotizzato da un populismo senza ideali lo scarichi prima che questa situazione divenga irreversibile e drammatica. Salvini costringa Di Maio alla crisi di governo, questo è il momento che in molti, anche tanti grillini stanno aspettando. Con un governo “provvisorio” magari diretto da un Cottarelli in buona vena che accompagnandoci al voto, ci lasci una ciambella di salvataggio in questo mare in burrasca.

CALA SPINOSA – MA SONO PROPRIO TANTO QUESTI TRE EURO?

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Come cambia il mondo, una volta, non molto tempo fa, la terza pagina dei quotidiani era dedicata alla “cultura”, le ciacole paesane nascevano, prendevano forma e si diffondevano nei negozi di barbiere, la vera gazzetta si formava all’uscita della santa Messa mattina, edita dalle anziane beghine che presenziavano alla funzione religiosa. Oggi tutto è cambiato, ai quotidiani non basta più la terza pagina, vengono infarciti di pubblicità, spettacoli, ed anche cultura, mentre, a sostituire quella che era la funzione del barbiere e delle beghine è arrivato con celere affermazione l social on line che , quasi a voler essere un manifesto simile all’antico “Pasquino” dove, però, trovi di tutto e di peggio, fandonie, denunce, contumelie, pettegolezzi, insulti e chi più ne ha più ne metta.
Se prendiamo i giornali locali poco si discostano dai social e spesso prendono spunto da post social per redarre articoli o, addirittura, editoriali e articolesse.
Questi ultimi giorni, La Nuova Sardegna ha dato ampio spazio a Santa Teresa Gallura: la cittadina ha avuto l’onore della prima pagina per una vicenda di “tutti i giorni”, singolare solo perchè la cosa viene da un privato, uno di quelli che investono i propri quattrini in iniziative singolari dove e per qualcosa, nessuno prima di loro aveva pensato, hanno aperto un locale in un luogo, fra i più belli della costa teresina, valorizzando la località già conosciuta ma che solo pochi avevano messo in risalto, in primis quegli ambientalisti con il naso all’insù che riescono a vedere tutto in seconda analisi, cioè a rimorchio delle cose fatte.
Il riferimento è alla vicenda dei “tre euro”: a Cala Spinosa, località situata a poca distanza dal faro di Capotesta, visione dalla rotonda che immette in una zona ex militare dove faro e casermette risalenti alla seconda guerra mondiale, sovrastanti un’altra meravigliosa cala (Cala Grande), mai discussa dai signori difensori dell’ambiente, occupata da non si sa bene chi e dove se ti avvicini, ti dice bene se gli occupanti si esibiscono solo con spettacoli non proprio edificanti oppure potrebbe capitare di essere accolti da una nutrita sassaiola. Ma, torniamo alla nostra zona, Cala Spinosa: sino a qualche anno fa, dove adesso è stato inserito il locale in questione, vi era uno spiazzo che serviva, più che altro come rampa di lancio per tutti quegli oggetti che era troppo faticoso portare in discarica e in molti, allora, erano teresini, preferivano farli rotolare per quella specie di burrone che porta alla spiaggia. Nelle estati di altri tempi qualche coppia si fermava in quella terrazza e, poichè la bellezza del panorama ispirava dolcezze amorose, tutto proseguiva per lidi erotici, tanto è che una coppia, forse più irrequieta delle altre, andò a finire di sotto e, per fortuna gli occupanti dell’auto ebbero solo un grande spavento anche se la cosa, in un contesto di puritanesimo, creò enorme scalpore.
Tutto questo per dire che, come è stato sottolineato da un nativo di Capotesta, a nessuno passava per la mente di avventurarsi in quel dirupo scosceso, neppure i signori ecologisti incalliti osavano avventurarsi, se qualcuno preso dalla curiosità di quel fazzolettino di spiaggia, vi arrivava a nuoto partendo dalla banchinetta militare oppure, a piedi, arrampicandosi sugli scogli, quelli che arrivavano in barca preferivano godersi lo specchio d’acqua senza toccare terra.
Tutto è mutato quando è nato il Sea Lounge. Quando è stata vista l’imboccatura del locale qualche temerario, preso dalla curiosità, ha azzardato ed è arrivato sin giù sull’arenile (si fa per dire) e, passa il primo, poi in secondo e così via, si è formato il sentiero da capre e cinghiali così come è tuttora. Poi, quando arriva la massa, il rispetto scema ed allora ha avuto inizio la battaglia del rispetto e della pulizia: quello che vi si lasciava, sono cose difficilmente descrivibili, ma, nei circa sei anni di gestione del locale, mai nessuno, neppure uno straccio di volontario si è presentato per dire: “Diamo una pulita”. Degli ecologisti, quelli che sbraitano improperi in tutte le direzioni, neppure l’ombra, poi, di questi ultimi neppure parlarne, capaci solo di mettersi al riparo di una tastiera e da quel pulpito, tuoni, fulmini e saette, di fronte al monitor non c’è bisogno di sacco , guanti e paletta, da li si può dire tutto e di più,si possono invocare le istituzione che, ormai, anche loro si accorgono dei problemi solo quando qualche tizio spara sentenze, urla allo scandalo dalla propria casa senza tener conto che al turista serio piace trovare servizi e pulizia cosa che qualche volta viene lasciata all’improvvisazione.
Vale la pena lamentarsi se, a fronte dei servizi che quella società offre, venga corrisposto il pagamento di un tiket di appena tre euro? Considerato che tutta la lamentazione viene fatta da persone abbastanza note, le solite, del contro tutto che, ad esempio nulla hanno trovato da ridire quando dei bambini che avrebbero dovuto partecipare ad un torneo di calcio a La Maddalena, dovettero rinunciare per l’esosa della tassa di sbarco che gli veniva applicata?
Vorrei tornare con quei signori, su Cala Grande, si quella cala, la più bella di Capotesta occupata, come dicevamo da individui non meglio identificabili dove grazie a qualche amministratore di altri tempi, illuminato e propulsore del turismo sociale ne è diventata quasi una comunità, inaccessibile a chi vorrebbe ammirarne la bellezza. I signori ben pensanti non credono che se quella cala fosse ripulita dalle sconcezze che vi albergano sarebbero ben disposti magari a pagarne, magari, cinque di euro?
Una riflessione complessiva: io, al posto di questi amanti del territorio incontaminato, la farei, anzi, perchè non ci pensano le istituzioni? In fondo certe bellezze non valgono meno di un museo e perchè non mettere tutti nelle condizioni di poterne fruire?

TRA HURRA’, BRINDISI E BAGARRE I GIALLI PENTASTELLATI FESTEGGIANO NON SI SA COSA

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Al tintinnio di calici colmi del prosecco ed al grido di hurrà, hurrà, hurrà (scusandomi per il francesismo usato romanescamente parlando), si è consumata la storica “stronzata” dell’abolizione dei vitalizi dei vecchi deputati, voluta da quella parte politica al potere, quella che fatica ad usare i verbi mal distinguendo la forma del congiuntivo.
A parte la premessa colorita, almeno quanto la sceneggiata improvvisata sempre da quella parte politica, che l’ha fatta nella Piazza Montecitorio, che inneggiava ad una vittoria che, forse solo qualcuno sapeva in partenza che si trattava di una vittoria di Pirro, cioè una vittoria che oltre ad essere solo un fatto dimostrativo che non porta al cittadino alcun beneficio ne diretto, ne indiretto. Andiamo per ordine: secondo i calcoli che ci hanno presentato, questa eroica operazione farebbe risparmiare 40milioni di euro al bilancio della Camera dei Deputati, circa il 4 per cento che, in ogni caso non verrebbero destinati a beneficio dei cittadini. Certo l’atto è di effetto ma, alla fine, senza sostanza.
Cosa succederà ora? Già prima che la cosa passasse, i vecchi Parlamentari avevano annunciato il ricorso sicuri dell’incostituzionalità del provvedimento, emanato senza alcuna legge, fatto solo attraverso una modifica del regolamento. Tutto questo porterà ad una diatriba legale con costi non indifferenti, questi si che andranno ad intaccare denaro che potrebbe essere utilizzato per opere a favore della comunità.
Certo, la parola vitalizio fa girare le carabattole ai cittadini che si sentono tartassati da una moltitudine di tasse, imposte, sanzioni, rottamazioni, richiami e chi più ne ha più ne metta.
Intanto, per il futuro, il vitalizio o che dir si voglia, è stato eliminato già in tempi lontani quando i DiMaio giocavano ancora a battimuro ma, esaminiamo quali sono stati i motivi per cui è stato istituito: tenuto conto che l’esercizio del Parlamentare è un servizio a favore del cittadino, che lo elegge secondo regole democratiche, scegliendolo tra i tanti per convincimento ideologico, per capacità riconosciute o presunte ma, comunque per libera scelta senza nessuna imposizione. Quella elezione, della durata per una legislatura (cinque anni) comporta, se presa con la serietà che merita, una rinuncia seppur temporanea, da qualsiasi attività fosse intrapresa prima della stessa elezione. Immaginiamo che il deputato eletto sia un libero professionista, un ingegnere, un avvocato, un medico, ecc., quell’individuo nel momento che siede in Parlamento deve fare uno stop alla sua attività e, al termine della legislatura sarà costretto a riprendere la sua professione, azzerata dalla lunga sosta. Mi si potrebbe obiettare che nessuno impedisce l’attività professionale al deputato: è vero, potrebbe espletare la sua professione ma, questo, dovrebbe farlo a discapito dell’attività parlamentare, sentendosi, magari, tacciato da assenteista e da colui che ruba lo stipendio pagato dal cittadino.
Sinora abbiamo preso come esempio il deputato che, fatta una legislatura, rientra nella vita di tutti i giorni, ma vi sono quelli e sono molti che vengono eletti per più legislature, cioè rimangono in Parlamento per dieci, quindi anni ed anche di più, a questi vogliamo riconoscergli una pensione almeno uguale a quella ad un suo pari grado della pubblica amministrazione?
E’ chiaro che quello che impropriamente viene chiamato vitalizio non può essere un indennizzo per le perdite subite da un’attività interrotta, deve essere il riconoscimento di una attività svolta al servizio dello Stato a garanzia dei diritti del cittadino che lo ha eletto.
Il dramma che stiamo vivendo è ben altro che questa pseudo eliminazione dei vitalizi parlamentari, questo è solo il frutto di una classe politica insulsa, emersa da una situazione anomala dove ha ragione che urla di più e, tutti noi sappiamo che chi urla non è mai il meglio di una società, lo hanno provato i nostri padri nel secolo scorso ed ora stiamo correndo lo stesso rischio. Oggi abbiamo una classe politica che non intende mantenere i patti che lo Stato ha fatto nel tempo con i cittadini, oggi abbiamo un vice primoministro che minaccia di mettere mano sulle vecchie pensioni, quelle che chi le percepisce si ha abbondantemente pagato, per dare a chi, seppur bisognoso, non ha mai versato nulla, un vice primo ministro che confonde previdenza con assistenza, un vice primo ministro che mente sapendo di mentire o, ancor peggio, ignora ciò che comportano le sue azioni.
Concludo usando le parole di Vittorio Feltri: “Mi vergogno di essere rappresentato da simili personaggi”.

SALVINI, DICHIARARE GUERRA AL MONDO NON PAGA

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Per il governo sono giornate intense, siamo allo scontro diretto, forse qualcuno ha fatto notare ai penta stellati che lasciare l’iniziativa a Salvini li avrebbe portati alla loro scomparsa o, quanto meno, ad un ruolo secondario nella gestione della conduzione del Governo. In effetti, Salvini ha avuto gioco facile sino ad ora, l’aver affrontato il problema immigrazione per via diretta è stato non solo il voler mantenere una promessa elettorale ma, direi, la cosa più sentita dagli italiani, un richiamo all’Europa che si era arrogata il diritto di trascurare il nostro Paese verso il quale era possibile fare di tutto.
Salvini, bisogna dargliene atto, anche se in modo rude è riuscito a richiamare l’attenzione sul problema e, oltre ad aver resuscitato l’orgoglio nazionale, ha costretto Germania e Francia a prendere atto che senza Italia non c’è Europa, che il nostro Paese è e rimane uno dei più importanti fondatori della Comunità Europea. Certo, tutto questo comporta anche dei contraccolpi, il rischio più grande è l’isolamento così come questo potrebbe acuire quei segnali di guerra economica che pur non nascendo nel nostro continente, inevitabilmente ci vedrebbe coinvolti, con il rischio di rimanerne schiacciati qualora l’Unione Europea risultasse indebolita dalle faide interne.
Torniamo ai fatti interni: al di sopra o, meglio fra le righe, l’incontro che vi è stato tra il Premier Conte e Salvini, al di fuori dei comunicati ufficiali, ha dato un segnale di richiamo al vice Premier come dire “stai calmo, forse stai esagerando” e lo stesso DiMaio, in sordina con i suoi ministri delle Infrastrutture e della Difesa, hanno messo, quasi, un haut, anticipando uno scontro frontale che non lascerebbe trasparire nulla di buono.
Che sia ormai guerra aperta nessuno può negarlo, ci sono le dichiarazioni ufficiali a dimostrazione che le due componenti della coalizione o, se vogliamo chiamarle come diversamente come sostengono i grillini, le parti in causa del contratto sottoscritto parlano due lingue sconosciute tra di loro: mentre Salvini vola in Austria e prende accordi sulle future posizioni con gli omologhi ministri austriaco e tedesco circa i comportamenti sull’accoglienza e sul blocco dei porti italiani alle navi dei immigrati, proprio DiMaio dichiara Ufficialmente “non vorrei vedere un altro attacco contro il ministro dell’Interno. Non è possibile che noi chiudiamo i porti ad una nave italiana, non condivido tutte le perplessità su quel che accade nel Mediterranea”.
Penso che sia arrivato il momento per la Lega di fare chiarezza. I cittadini hanno bisogno di sapere cosa possono aspettarsi, almeno per il più recente futuro. Se si deve andare a votare lo si faccia subito, vivere con lo stato di incertezza non fa bene a nessuno, gli italiani hanno già vissuto sulla loro pelle situazioni simili e sanno bene che queste non portano nulla di buono, la stessa Lega non deve farsi illusioni, Renzi docet, passare dal 40% al 18% è più facile che il contrario, tanto più che non è detto che il centro-destra sia disponibile alle elucubrazioni di Salvini e ai suoi umori del momento.

“PRIMA O POI DOVEVA SUCCEDERE”

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“Prima o poi doveva succedere”, a parlare è un turista che assiste alla scena di un’ambulanza del 118 che, arrivata a sirena spiegata all’ingresso della spiaggia di Rena di Ponente a Capo Testa per soccorrere una signora colpita da un malessere, ha trovato difficoltà a raggiungere la spiaggia e quindi la signora che era riversa a terra sulla sabbia assistita da alcuni bagnanti volenterosi, si è trovata in difficoltà sia per raggiungere la paziente che per fare manovra e rientrare nella strada provinciale.
Sostenere che queste cose non devono accadere è una tale ovvietà difficile da credere, eppure succede e non è neppure la prima volta, queste situazioni si verificano tutte le volte che qualsiasi mezzo delle Istituzioni deve entrare nell’arenile per qualsiasi motivo di servizio. Nei mesi estivi, ci si trova con le solite difficoltà, poi, il solito biasimo seguito dall’indifferenza di chi invece dovrebbe preoccuparsi di questi problemi. La voce comune dove tutti coloro che vedono e ne parlano è verso il Comune che dicono essere indifferente ai problemi dei turisti. E li la solita tiritera: “Noi veniamo qui a spendere i nostri soldi, il posto è bello ma alla nostra sicurezza non ci tiene nessuno”.
Vedo Salvatore, titolare di una concessione demaniale che assiste sconsolato e impotente sia alle manovre dell’ambulanza che e con l’orecchio attento alle lamentele, mi vede e dice: “Vedi, anche questa volta, almeno spero, è andata bene, la signora ha avuto un malore e, da profano sembra non sia una cosa grave, sembra abbia calpestato una ‘tracina’ e noi sappiamo che di quella puntura pur essendo dolorosissima e se non sopraggiungono altri motivi, come uno choc anafilattico, non si muore, pensa se si trattasse di un infarto, un arresto cardiaco, problemi di annegamento, il paziente aspetta le manovre dell’ambulanza”?
Gli faccio notare la stradina di accesso al mare è quella e non si capisce cosa si possa fare, visto che ai lati vi sono proprietà private e lo spazio è quello.
“ Su questo argomento si potrebbe scrivere un romanzo di appendice e andare avanti a puntante giornaliere per qualche mese -aggiunge Salvatore-. Allora, sappi, anche la strada è privata, siamo tutti abusivi, tu, io, le Istituzioni, i mezzi di soccorso e chiunque voglia raggiungere l’arenile. Capisci l’assurdità il Demanio ci da le concessioni, noi e gli ospiti potremmo raggiungere l’arenile solo attraverso una teleferica. Forse per prendere qualche provvedimento per mettere ordine, si aspetta che ci scappi il morto oppure che la mattina, il Sindaco o un suo delegato con relativa fascia tricolore accompagnato dalla polizia municipale, si metta li e appellandosi a necessità di ordine pubblico non permetta al pubblico di raggiungere l’arenile per godersi una giornata di mare”.
Non ti sembra di esagerare?
“Assolutamente no. Non se ricordi, tanti anni fa successe qualcosa del genere: era il tempo dei figli dei fiori, questi avevano scoperto Cala Grande e le sue grotte e le avevano occupate, come è tutt’ora. Al proprietario dei terreni attraversati non andava bene e un bel giorno decise di mettere un cancello, ebbene, il Sindaco, fascia in spalla e ruspa al seguito, lo fece abbattere perché, secondo lui, ai figli dei fiori doveva essere permesso di raggiungere il loro paradiso. Ricordi come è andata a finire? Il proprietario ha rimesso il cancello è il Sindaco è tornato ad amministrare il suo Comune con le pive nel sacco. Questo è quanto”.
Tu pensi che possa succedere ancora?
“Mi auguro di no, comunque, spero tanto che quei tempi siano passati anche se il problema persiste ed i disagi continuano. Nessuno sembra rendersi conto del problema, nessuno sembra apprezzare la delicatezza del posto, una grande spiaggia senza un ingresso se non questo abusivo, un istmo che dovrebbe essere considerato quasi un monumento, un’opera d’arte della natura, piena di vincoli, alla quale si può fare violenza senza che alcuno provveda a prenderne la difesa, poi, arriva un’ambulanza, non può fare manovra, in qualche modo riesce a districarsi e tutto prosegue come prima”.
Salvatore, scusami ma, le soluzioni?
“Sono stanco ripetere sempre le stesse cose. Ci vuole una soluzione drastica, non so quale istituzione debba intervenire , ci vuole il coraggio di procedere ad un esproprio, che si proceda a fare le cose per bene, mettere le cose in modo che sia garantita la sicurezza, che siano tutelati tutti i vincoli che, credo, una zona sic richiede. Credo di aver detto le cose fondamentali e l’augurio che faccio più da cittadino che da operatore, anche se per me e per quelli come me, è ragione di vita”.
Consentimi di associarmi al tuo augurio, sperando che qualcosa riesca a muoversi in senso positivo, ber il bene di tutti. L’Amministrazione comunale non può rimanere sorda, speriamo tutti che faccia sentire la sua voce.