SE QUESTA NON E’ CRISI MI SI SPIEGHI COSA SIGNIFICA GOVERNARE INSIEME

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I maggiori osservatori politici, quelli di orientamento di centro destra e quelli di sinistra moderata e meno, sono tutti concordi che siamo alla crisi, dichiarata o no, poco cambia, l’unico che soffre di cecità pressochè totale, è il povero Franceschini, ormai più che veterano, che vede crollare quell’ultimo sogno di gloria che gli è rimasto prima della pensione.
Mi chiedo come si fa a governare quando il Capo del partito guida dice che bisogna rivedere ciò che il capo del governo ritiene intoccabile. Ma, andiamo per ordine e non mettiamo il carro davanti ai buoi: diciamo di essere alla pre-crisi del governo giallo-rosso dove è guerra continua ed ora Di Maio, dopo la riunione del gruppo parlamentare grillino, ha rilanciato il diktat: revisione del Meccanismo Europeo di Stabilità, pertanto il premier Conte non lo può sottoscrivere così com’è e la prescrizione breve non si tocca e revoca immediata delle concessioni ad Atlantia, la società autostrade dei Benetton. Sulla prescrizione il Pd non fa, però, marcia indietro come ha ribadito il vice-segretario Orlando, oltretutto ex-ministro della Giustizia, sul Mes il ministro dem dell’Economia Gualtieri ha spiegato, alle Camere, che non ci sono rischi per il nostro Paese dal Salva-Stati, ma la ministra delle infrastrutture De Micheli un minimo di apertura l’ha fatta anche per motivi tattici di lasciare tanto spazio a Salvini sulla difesa degli interessi italiani. E la stessa ministra sulla revoca delle concessioni non dice no, ma va cauta anche perchè vanno valutate le penalità pesanti a favore dei concessionari: “sulla concessione -ha detto- non è una questione politica, ma di difesa, la migliore possibile, dell’interesse pubblico”.
Lo stesso premier Conte evita di accelerare la decisione come pretendono Di Maio e Grillo: “capisco le esortazioni di Grillo e Di Maio a revocare le concessioni autostradali ad Atlantia. Stiamo aspettando la fine di questi procedimenti amministrativi. Ora siamo in dirittura d’arrivo e non faremo sconti.” Un modo, questo, un pò contorno di dare ragione ai grillini e, nel contempo, accennare alla necessità di fare bene i conti e di valutare l’entità delle cause che gli attuali concessionari inevitabilmente farebbero.
Comunque, i nodi principali sono sono la prescrizione breve che il PD vuole accompagnata, com’era previsto, alla riforma del processo breve come chiede anche l’Associazione Nazionale Magistrati perchè, altrimenti, si creerebbero preoccupanti squilibri. Il ministro grillino Bonafede ne fa, però, una questione di principio e Di Maio ripete :” Nessuno fermi la prescrizione”.
Posizioni inconciliabili come si vede ed ora ecco anche l’alt del M5S alla firma del Mes che ha già provocato un durissimo scontro tra Salvini e Conte con il primo che si è appellato al Capo dello Stato ed ha accusato il premier di “attentato alla sovranità nazionale”, minacciando addirittura un esposto contro l’inquilino di Palazzo Chigi che, a sua volta, sostiene che il leader leghista afferma falsità, annunciando la presentazione di una querela contro di Salvini.
In questo clima già infuocato ecco, improvvisa, la dichiarazione di Di Maio: “Il tema non è il Mes in sè, ma se sia un salva Stati o uno stritola Stati. Ieri abbiamo avuto una riunione del gruppo parlamentare 5Stelle e siamo tutti d’accordo che questo accordo dev’essere migliorato”. Ecco , a dir poco, un pugno nello stomaco al premier, uno schiaffo a Zingaretti-Pd ed un assist a Salvini che gongola: “prima di sottoscrivere qualunque contratto di questo genere di accordo bisogna tornare in Parlamento perchè il Parlamento disse che non si firma nulla. Noi non abbiamo cambiato idea e se anche i 5 Stelle non lo hanno fatto, Conte non è autorizzato a firmare nulla.” Conte anche allora premier con alleata la Lega.
Lunedì il premier riferirà alle Camere sulla questione: “spazzerò via mezze costruzioni, mistificazioni, falsità”, ovviamente quelle del leader leghista , ma ora è sceso in campo anche Di Maio , portando acqua alle tesi salviniane.
Aggiungete, poi, che il quarto componente dei giallorossi, ossia Matteo Renzi ha affossato, con le sue critiche, mezza manovra ed insiste su un’azione shock ad iniziare dallo sblocco concreto dei cantieri già finanziati per 62 miliardi di euro, quei cantieri che non piacciono ai grillini.
Forse parlare di pre-crisi del Conte-bis è quasi un eufemismo.Speriamo che almeno abbiano il buon gusto di varare, con i necessari cambiamenti e le notax chieste da Italia Viva a varare la manovra, almeno ci salveranno dall’esercizio provvisorio, pur continuando a dare ragione – in questo caso anche con il concorso dell’opposizione, alla protesta delle “sardine”.

CANTIERI BLOCCATI PUR FINANZIATI PER 62 MILIARDI MENTRE NEL GOVERNO E’ RISSA CONTINUA E IL PAESE CROLLA

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Mi sembra un film già visto molti anni fa, tanti ma non per questo dimenticati, erano i tempi del compromesso storico e chi andò “sotto schiaffo” fu la Democrazia Cristiana. Le cose cambiano, ci sono i ricorsi storici di antica memoria cambiano, apparentemente, i soggetti, alla fine il sistema rimane quello e nessuno ha il coraggio di porvi riparo.
il riferimento è a quanto sta accadendo nell’attacco alla politica, pericoloso come allora, ora, però, gli interessati possono vantare una esperienza, seppur brutta, vissuta. Alle volte mi viene spontaneo chiedermi che fine abbia fatto DiPietro, si, quell’ex sostituto procuratore, diventato poi politico e ritornato alle origini (almeno così è voluto apparire) cavalcando un trattore, nuovo coriolano aggiunto.
andiamo per ordine: Ogni giorno le televisioni (persino il TG1 superlottizzato giallo-rosso) ci mostrano le immagini drammatiche del nostro Paese che sta letteralmente crollando, mentre i fiumi esondano invadendo città e campagne e l’acqua alta sommerge quella perla di bellezze artistiche che è Venezia, corrodendo anche le colonne di marmo delle Chiese. I viadotti si sgretolano ed hanno parzialmente isolato Genova ed i nostri litorali vengono devastati da mini tsunami con i venti che spazzano via tutto a velocità supersonica.
Dire che siamo in una terribile emergenza è dir poco, ma i nostri governanti che fanno? Litigano continuamente tra loro, i presunti alleati parlamentari minacciano, a ripetizione crisi di governo, se non si farà quello che ad alcuni piace moltissimo ed ad altri per niente, guardate la questione della prescrizione breve. Fu approvata, dal Conte1 per una impuntatura dei grillini, rinviando l’applicazione al 1 gennaio 2020 a patto che si fosse fatta anche la riforma del “processo breve”. Questa riforma è al di là da venire, ma il ministro della Giustizia (lo era anche nel governo con la Lega), il grillino Bonafede dice “no” ad ogni richiesta di modifica del PD e d’Italia Viva col rischio che, alla fine, dem e renziani votino il disegno di legge del forzista Costa che stoppa la prescrizione breve per collegarla, come era previsto “solennemente” di collegarla al “processo breve”.
Vi risparmio lo scambio di accuse reciproche con il vice-segretario del PD Orlando, ministro della Giustizia nei governi Renzi e Gentiloni che chiede il rispetto del collegamento tra le due riforme ed invia un maligno messaggio ai pentastellati ricordando che il 1 gennaio andrà in vigore anche la sua riforma delle intercettazioni, duramente avversata dal M5S. Il rischio di questa querelle è la crisi di governo con il premier Conte che s’è inopinatamente e direi molto stranamente messo dalla parte dei grillini ed il non amato Di Maio… al quale, per la verità, la crisi non dispiacerebbe perchè è in mezzo ad una tempesta di critiche da parte dei suoi e solo l’intervento di Grillo l’ha momentaneamente salvato, ma ormai sono in molti, a partire dai senatori grillini, che vogliono la testa del capo politico e già una pattuglia pare pronta a trasferirsi da Salvini.
Di tutto questo, ovviamente, ai cittadini alle prese con il maltempo ed un clima ormai da alluvioni e cicloni, come fossimo ai Tropici, non interessa proprio e non mi pare un caso che, nei sondaggi, ormai la percentuale del non voto e, degli incidenti si stia avvicinando al 50% , mentre chi è in testa alla top ten dei politici odierni, come il premier Conte, si prende il 41% di non fiducia e del 31% di poca, immaginatevi gli altri. C’è da meravigliarsi se sono spuntate le “sardine” che hanno dato voce a quell’Italia sconosciuta, che sta realizzando una pacifica rivoluzione. E’ l’Italia che recupera terreni abbandonati e li fa risorgere, che rinunzia a posti di lavoro ben retribuiti per scegliere quel che più piace, che abbandona importanti collocazioni all’estero e torna in Italia per, magari, fare l’enologa nel paese natio e così via. Non sono più, ormai, casi rari ora anche in “Buone Notizie” (supplemento del “Corriere della Sera”) qualche notizia del genere si può leggere e, sempre, si tratta di realtà fuori dai canali istituzionali, frutto di iniziative private o individuali e che iniziano a fare rete come stanno facendo le sardine. Se le due realtà si incontrassero in chiave politica sai che sorpresa? Viene spontaneo, anche quì chiedersi: “Ma chi li finanzia?”
Alcuni politici se ne stanno rendendo conto, ma ora di nuovo alcuni PM sono scesi in campo e, guarda caso, hanno preso di mira il più giovane degli attuali big politici, quel Matteo Renzi che è una spina nel fianco per molti suoi colleghi. In passato, dopo una veloce scalata al potere, ha anche commesso errori, ma. dopo una pausa forzata, è tornato in campo, fondando anche un nuovo partito e guardando al centro ed evitando il colossale sbaglio commesso alla guida del Pd, portandolo, a livello europeo, nelle braccia dei socialisti, perdendo (rispetto alle “europee”) oltre il 20% di moderati. L’inchiesta sulla Fondazione renziana Open che dal 2012 al 2017 aveva raccolto 6,7 milioni di euro per supportare l’attività dell’allora sindaco di Firenze e la sua Leopolda. “Tutto alla luce del sole, tutto regolare” dice Renzi che non manca di accennare ad un accanimento giudiziario dei due PM fiorentini titolari dell’inchiesta che, in un altra causa, avevano chiesto gli arresti dei genitori di Renzi, negato dal Tribunale del riesame.
Poiché presidente della Fondazione era un noto avvocato fiorentino Bianchi, molto esperto anche in questioni fiscali, mi parrebbe strano che avesse commesso scorrettezze come ipotizzano i due PM, sostenendo che venivano fornite bancomat e carte di credito a parlamentari per favorire il “cerchio magico” renziano, in sostanza finanziamento illecito ad un partito. Di fatto, secondo l’accusa (ovviamente da dimostrare) l’avvocato Bianchi prendeva parcelle da personaggi per il suo lavoro e, poi, faceva una donazione all’Open per una parte di quelle somme, donazioni naturalmente pubbliche e registrate.
Vedremo come andrà a finire, anche se difficilmente per questa strada riusciranno a fermare la nuova corsa politica di Renzi. Di Maio ha proposto una commissione di inchiesta sul finanziamento ai partiti credendo di mettere in difficoltà i renziani. La risposta di Renzi è stata pronta: “d’accordo, ma facciamola anche sulla Piattaforma Rousseau”. Com’è noto alla piattaforma i parlamentari grillini dovrebbero dare ogni mese un bel pò di euro.

DI MAIO BOCCIATO DAI SUOI PREPARA l’ADDIO A CONTE ZINGARETTI LO PRECEDERA’? CHE FINE FARA’ LA MANOVRA ?

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A questo punto viene spontaneo pensare che fine possa fare la manovra finanziaria tanto discussa non solo dalle opposizioni ma, non solo da Renzi che sin dal primo momento si è detto contro ad alcuni punti ritenuti fondamentali dal premier Conte, ma, 27.273 iscritti su 125.018 hanno, di fatto, deciso le sorti del governo giallo-rosso, sconfessando, con il 70,6%, i vertici del M5S ed obbligandolo a presentare le liste alle regionali del 26 gennaio in Emilia-Romagna e Calabria . Di Maio e Grillo avevano proposto una “pausa elettorale fino a marzo per preparare gli stati generali , evitando di presentarsi alle elezioni in Emilia-Romagna e Calabria”. Una valanga di no ha bocciato questa soluzione che avrebbe favorito i candidati Pd alle due presidenze. Ed il capo politico, sorridendo, ha detto: “gli iscritti ci hanno dato un mandato chiaro e fortissimo: dobbiamo partecipare alle elezioni con tutte le nostre forze. E’ la Terza via, è un’alternativa alle due forze politiche tradizionali della destra e della sinistra.” Forse Di Maio era quello che voleva anche se aveva accettato l’indicazione di Grillo che sostiene decisamente l’alleanza con il Pd, mentre lui sta, di nuovo, guardando verso Salvini: che, ovviamente tutto soddisfatto, va giù duro: “i militanti dei cinque stelle hanno sfiduciato Di Maio e Grillo e con loro il governo contro natura con il Pd. Le porte della Lega sono aperte a chi vuole il cambiamento”, probabile preludio, questo, a passaggi di parlamentari grillini nelle file leghiste come si parla da tempo.
Il voto sulla piattaforma Rousseau, molto basso rispetto al passato, segno di una evidente crisi di fiducia, ha costituito un film a ciel previsto sereno per Zingaretti e compagni, non a caso il governatore uscente dem Stefano Banaccini, che già si vedeva in lieve vantaggio sulla rivale della Lega, “i 5Stelle si assumano le loro responsabilità o faranno un regalo a Salvini . Sbagliano a non confrontarsi sul metodo.” E’, però, una voce che cade in un deserto perchè tutta la base grillina e tutti i parlamentari penstastellati della regione volevano la lista autonoma e l’hanno ottenuta.
Ovvio che nel Pd stia montando la volontà di rompere un’alleanza che porta solo danni e nel vertice odierno c’è stato lo scontro, a rischio crisi, sulla prescrizione che i dem intendono bloccare, sia pure momentaneamente (entrerebbe in vigore il 1° gennaio quella brevissima), mentre il ministro grillino Bonafede ne fa una questione di principio. Il risultato sarà che il Pd, se Bonafede non fa marcia indietro, voteranno il disegno di legge del forzista Costa che cancella proprio il provvedimento.
Siamo, in sostanza, nelle sabbie mobili per il governo giallorosso diviso su tutto e Zingaretti ha un bell’insistere sull’Jus soli e, Di Maio ripete: “non lo vogliamo”. A rischio, quindi, c’è anche la manovra che deve passare le forche Caudine della massa di emendamenti, molti anche pensanti come quelli degli alleati di Italia Viva che intende togliere sugar tax e plastica tax, trovando al Senato il sostegno determinante delle opposizioni.
Auguriamoci che il governo regga sino al varo, con le opportune correzioni, della manovra. Poi è meglio una crisi che proseguire con la lenta agonia governativa e tutti i danni che comporta.
Voci, interessate o no, dicono che Mattarella avrebbe cambiato idea e consentirebbe la formazione di un nuovo governo. Può essere, ma probabilmente per gestire le elezioni anticipate che farebbero cadere, per la nuova legislatura, il taglio dei parlamentari con grande gioia anche di chi quel taglio aveva approvato e vedrebbe la possibilità di tornare in Parlamento.

CHE STRANA MAGGIORANZA- PRESENTATA UNA VALANGA DI EMENDAMENTI SULLA MANOVRA CON IL PD CHE NE PRESENTA PIU’ DELLA LEGA

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Qualcuno mi darà del bugiardo, qualche altro che devo leggere, oltre i titoli dei giornali, anche il corpo dell’articolo, da parte mia, continuerò a percorrere la mia strada, magari sottoponendomi al giudizio di chi mi legge, sia esso positivo che altro. Sono rimasto di sasso nel vedere la valanga di emendamenti circa 4500, sulla “bella” manovra tanto elogiata non solo dal premier Conte, ma anche da Zingaretti che l’ha definita ricca di grandi e importanti novità” e poi fa presentare al suo partito più emendamenti della Lega: 920 contro 905. e 400 sono dei 5Stelle 230 di Italia Viva che vuole eliminare tutte le microtasse, comprese, ovviamente, quelle della Plastic e Sugar tax e delle auto aziendali, oltre a cancellare Quota 100 per destinare quei miliardi alle famiglie, ai lavoratori, ad un cuneo fiscale più robusto, alla sanità e così via.
Mi si vorrà che sono piuttosto duro nei miei giudizi ma mi si dovrà dare atto che è proprio una strana questa maggioranza giallo-rossa che fa e nel contempo disfà e con un premier che afferma che la Finanziaria (alias manovra economica, alias bilancio di previsione dello Stato) diminuisce in modo straordinario le tasse e favorirà la crescita con l’Italia ferma ai blocchi economici come affermano tutte le maggiori agenzie di rating, il Fondo Monetario Italiano, la Banca d’Italia, l’Unione Europea, l’Ocse e via dicendo.
Ora Matteo Renzi sarà anche antipatico, ma le sue proposte, il suo piano Shock con tutti i cantieri già finanziati aperti, secondo l’Ance, l’associazione dei costruttori, 300 mila posti di lavoro grazie ai 72 miliardi di lavori pubblici, ovviamente comprese le grandi infrastrutture che non piacciono ai grillini visto che l’ex-ministro Toninelli era contrario alla Tav ed ha ritardato, non stanziando lavori per 200 milioni, il completamento del Mose, si prorio quello che molti tastieristi dei social attribuisco Zaia.
Ora mi pare singolare che il segretario dem Zingaretti insista a dire, come ha fatto all’Assemnlea del suo partito a Bologna ed ha ripetuto nella mega-intervista a “Repubblica”, che (cito il titolo a caratteri cubitali dell’intervista) “Il governo trovi l’anima o noi e Di Maio affondiamo”, sottolieando, inoltre, “non si può governare insieme da avversari. Alleanza è concetto diverso, si basa su un progetto comune” ED ancora :”La manovra finanziaria ha un’anima, il governo non ancora e se non la trova rischia, basta liti” ( non sono parole mie). Detto questo e insistendo sull'”alleanza storica” con i grillini, poi che fa? Tanto per sottolineare coerenza, presenta più emendamenti alla “bella” manovra che porta la firma del suo ministro dell’Economia e propone lo Jus Soli, lo Jus culturae ed altre misure provocando l’immediato no dell’alleato Di Maio che dice chiaro e tondo che se il Pd continua a non approvare la riforma penale del ministro grillino Bonafede ( anche Salvini diceva no.) che comprende modifica della prescrizione, si va tutti a casa.
Bisognerebbe scomodare Kafka per valutare questi assurdi comportamenti che sanno tanto di campagna elettorale, da una parte e dall’altra, sulla pelle dei cittadini indifesi. E Renzi, contro il quale gli strali zingaretiani si infittiscono, ha inviato via intervista al “Corriere della Sera” un appello al Pd: non fate la crisi di governo perchè fareste il gioco di Salvini ed avremmo un nuovo Presidente del Consiglio sovranista.
Intendiamoci anche il leader di Italia Viva sta giocando le sue carte e per qualcuno è sospetto il suo insistere nel dire no ad elezioni anticipate. E se fosse anche per lui l’obiettivo per marzo o aprile. E se Italia Viva finisse per ritrovarsi nel PPE proprio insieme alla Lega? Visto che, ormai, siamo al “teatrino dell’assurdo”, non della politica solita, tutto può essere come -secondo alcuni- la sceneggiata sull’ex-Ilva, tutto concordato tra premier Conte ed Arcelor-Mittal, tutto previsto con intervento della Cassa Depositi e Prestiti, contratto riveduto e corretto alla luce della crisi dell’acciaio in Europa, qualche esubero in stile Alitalia e si riparte, ossia la più grande acciaieria del nostro continente continua a produrre ed i fornitori verranno così pagati. Resta da vedere se l’intesa, che sarebbe già fatta, viene sancita subito e si andrà per rinvii in modo da varare la manovra, quindi niente esercizio provvisorio, l’Iva che non aumenta, e, quindi, anche se i grillini si spaccano sul ripristino (non solo per l’ex-Ilva) lo scudo penale che verrebbe, sì, votato con l’apporto determinante del centro destra e, dunque, ecco la crisi annunciata. E già si sussurrano vocine e bisbigli: non è, questo giallorosso, l’ultimo governo della legislatura, Mattarella lo minaccia, ma ci sarebbe pronta la soluzione B per Palazzo Chigi. Può essere, siamo o non siamo nel teatrino dell’assurdo, certo, fare ipotesi su quella che potrebbe essere una nuova maggioranza è quasi impossibile e che, poi, sia capace di durare sino all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica mi pare un pò folle. Anche se alcuni spifferi da oltreoceano dicono che proprio il polivalente (si fa per dire) Conte, un giorno a braccetto anche con Salvini, l’indomani a braccetto con Zingaretti e, sempre, ovviamente affiancato dai grillini, proprio li sarebbe in pole position per il Quirinale, forte dell’appoggio americano, che avrebbe sempre avuto per la sua collaborazione con lo Studio del professor Arpe polo avvocatesco italiano, con appendici europee, di interessi imprenditoriali Usa.
Io se dovessi scommettere punterei su Draghi come nuovo inquilino del Colle e nuove elezioni politiche ad aprile. Salvini e Renzi avrebbero già fatto l’accordo sull’ex-presidente della Banca Europea, non a caso il leader leghista ad una precisa domanda su questa candidatura ha risposto in inglese un clamoroso “perchè no”, proseguendo sulla strada che dovrebbe portarlo nel PPE, ma non a Palazzo Chigi: lì potrebbe arrivarci un tipo alla Conte o un Giorgetti che piaceva tanto ai dem ai tempi renziani. Avremo la possibilità di vedere visto che tutto succederà presto.

L’ITALIA E’ SOTT’ACQUA E ZINGARETTI PARLA D’ALTRO ALL’ASSEMBLEA PD A BOLOGNA. IRA DEI GRILLINI: SCONCERTANTE

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Se non fossimo in piena tragedia ci sarebbe da morire dalle risate, è veramente una specie burattino che finisce per mettere in cattiva luce anche il fratello che come attore dobbiamo tutti toglierci tanto di cappello: mi riferisco al segretario del PD Zingaretti che non ne azzecca una e oltretutto, è pure sfigato, perseguitato dalla sfortuna perchè la tre giorni dell’Assemblea dem, guarda caso proprio a Bologna capitale di quell’Emilia Romagna dove si voterà il 26 gennaio, è capitata in mezzo al naufragio dell’Italia. Sì, proprio naufragio perchè è sott’acqua dal Nord al centro ed al Sud, un disastro ad iniziare dalla perla Venezia, ma ora anche Firenze rischia, memori dell’alluvione del 4 novembre 1966, stesso giorno di dramma per i veneziani anche allora? Ed a Pisa sono stati chiusi al traffico i magnifici Lungarno, sui quali sono state innalzate le paratie perchè l’Arno minaccia di esondare. E Napoli è allegata come i sassi di Matera e l’Alto Adige è sotto tormente di neve, alcune valli addirittura chiuse ed in una è venuta giù una valanga di neve e ghiaccio. Neppure Roma s’è salvata, nè sta bene la stessa Emilia, dove a Ferrara sono in molti senza elettricità e a Modena sono sotto l’acqua. Purtroppo sarebbe troppo lungo l’elenco delle devastazioni di una natura che si ribella alle manipolazioni dell’uomo, ma Trump dove vive visto che s’è addirittura ritirato dall’accordo generale sull’ambiente per ridurre i gas nocivi , eppure là i cicloni sono di casa?
In questo quadro che si fa sempre più drammatico di ora in ora Zingaretti non ha trovato di meglio che chiudere l’Assemblea dem con un comizio all’insegna del PD unico argine alle destre, nonostante chi – evidente riferimento a Renzi ed Italia Viva”, cerca di togliergli consensi.
Chiarissima la frase: “Non si illuda chi combatte il Pd per rosicchiare consensi: si scava la fossa per sè e il centrosinistra italiano. Il Pd resterà, comunque, il pilastro della risposta alla risorgente destra”. A parte il fatto che se Renzi scava la fossa al centrosinistra , ditemi voi dove finiscono i dem…, e se lo facesse di proposito perchè guarda, ormai, al centro, dove milioni di moderati attendono di trovare un’alternativa al non voto? E non mi pare che rosicchi poco considerato che gli esperti di flussi e sondaggi hanno certificato che Italia Viva nei comuni sopra i 60 mila abitanti, ossia grandi e medie città, è già quotato al 9% .
Zingaretti, comunque, ha poi elencato i prossimi impegni legislativi del PD: jus culturae e jus soli, “li faremo”, ed ancora: parità salariale uomo-donna, equità fiscale, chi più ha più paghi e così via:
In conclusione, infine, il rilancio dell’alleanza con i grillini che a tanti dem non piace. Partendo dalla “difficile esperienza di governo” ha detto:”ribadiamo la scelta di sperimentare alleanze” . E prendendosela con chi nel Pd non vuole un'”alleanza storica con il M5S” ha dichiarato : “Ma cosa vuol dire? Non si governa tra avversari politici, ma solo se si condividono almeno i fondamenti di una prospettiva politica e si calano sui territori: ”
La risposta gli è arrivata a stretto giro di web con questa irata nota grillina: “C’è mezzo Paese sott’acqua e voi pensate all’jus soli? Siamo sconcertati. Preoccupiamoci delle famiglie in difficoltà, del lavoro, delle imprese. Pensiamo al Paese, già abbiamo avuto uno che per un anno e mezzo ha fatto campagna elettorale. Noi vogliamo pensare a lavorare:”
Immediata ed in verità debolissima anche se vorrebbe essere provocatoria la replica del vice-segretario Orlando: “A molti esponenti 5Stelle sembra impossibile che noi riusciano a pensare due cose nella stessa giornata.”
In questa botta e risposta è difficile scorgere le basi di una alleanza non dico storica, ma anche momentanea ed immagino come l’avrà presa Stefano Bonaccini presidente dell’Emilia-Romagna che sta conducendo una dura battaglia elettorale con il centrodestra per la riconferma. E che aveva detto ai dirigenti nazionali: “lasciatemi solo, non venite a danneggiarmi”.
Ovviamente non si riferiva alla tre giorni dell’Assemblea , ma certo non si attendeva una conclusione così del segretario Zingaretti che, forse, dovrebbe chiedersi: è lui o Renzi che “scava la fossa al centrosinistra”? Roba da ridere o da piangere?

RISSA CONTINUA NEL GOVERNO OLTRE ALLO SCONTRO PD-RENZI (e Salvini se la ride e tratta con il PPE)

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Accendere la TV è una vera tristezza, quelle immagini di una città sommersa dalle acque del Tirreno, il disastro di piazza e della chiesa di San Marco, i negozi invasi dall’acqua, la disperazione di chi quel danno sta subendo il viso di quelle persone che non sanno se ce la faranno a risollevarsi da tanto disastro. Stringe il cuore a vedere le immagini di Venezia. che ricordano l’alluvione di Firenze, di quel 4 novembre del 1966: ma, qui è addirittura peggio,, per pura fortuna, non ci sono stati i morti che si registrarono nella città toscana, ma i danni alle opere d’arte e, soprattutto, alla Basilica di San Marco, rievocano un’Apocalisse. Sì, perchè Venezia è stata invasa dall’acqua di mare ed il salmastro corrode anche i marmi e le colonne ed a rischio è la stabilità di alcuni monumenti: Anche in quel 4 novembre fiorentino del 1966 ci fu un’onda altissima che colpì la splendida città lagunare ed anche allora i danni furono enormi, ma questa volta è ancor peggio e, forse, non ha tutti i torti Arrigo Cipriani , proprietario del famoso Harry’s Bar che se l’è presa con Conte, dicendo “perchè viene qui, aveva come ministro quel Toninelli che non ha fatto nulla”, chiaro riferimento alle lentezze sul Mose e sulla nomina del terzo commissario che appena insediato( era un carabiniere) è decaduto perchè al governo giallo-verde è subentrato il governo giallorosso che la ministra De Michelis ha oggi sostituito.
Ed ha, certo, ragione il presidente della Camera Fico a dire ” mettere in sicurezza il nostro territorio che vanta tesori inestimabili unici al mondo dev’essere una priorità”, ma avrebbe fatto meglio a dirlo al suo collega di partito ministro delle infrastrutture che non mi pare amasse molto fare ripartire i cantieri per i lavori pubblici: Ed è nel giusto Di Maio quando afferma : “Sul Mose errori, ma va terminato” , ma perchè non l’ha detto quando i grillini criticavano l’opera ?
Ora è fondamentale che tutti si uniscano per salvare Venezia prima che sia troppo tardi: E prima che la rissa continua che tormenta l’attuale governo porti ad una crisi , considerato che anche tre degli attuali alleati sembrano, in realtà, preferire il voto anticipato a Marzo od aprile, dopo il varo della manovra. Lo vuole Di Maio sempre più contestato nel Movimento 5 Stelle, lo vuole Zingaretti nello scontro frontale tra il Pd e Renzi per bloccare Italia Viva. E, a mio avviso, lo vogliono anche i renziani (compresi anche quelli rimasti momentaneamente tra i dem per conservare alcune posizioni) che si stanno stendendo sul territorio e con la loro campagna “no tax” nei confronti della manovra si faranno sempre più conoscere, Intanto hanno fatto un brutto scherzo agli ex-compagni di partito che oggi apriranno a Bologna la loro Assemblea Nazionale che si chiuderà domenica e che rischia di essere oscurata sui mass media dall’iniziativa che alle 15.30 ( tre ore prima di Bologna, Renzi farà a Torino dal titolo “Shock” per illustrare le proposte di Italia Viva per il rilancio della nostra economia senza, ovviamente, averne fatto cenno prima agli alleati di governo. Come se non bastasse , in una intervista a “La Stampa ” è andato giù duro nei confronti del Pd annuciando:”faremo ai dem quello che Macron ha fatto ai socialisti francesi: assorbirne il consenso per allargare al centro ed alla sinistra moderata: Il disegno è dichiarato ed io, nei prossimi tre anni lo realizzerò”.
Ovvia l’irata reazione di Zingaretti (“Renzi ci vuole logorare , ma non ci riuscirà”), degli orlandiani Monica Cirinnà e Michele Bordo (“La sinistra non si farà fregare da lui per la seconda volta”, ammesso che la sinistra esista ancora-ndr), di Stefano Vaccaro della segretaria nazionale Pd (“Ci vuole distruggere.Ma quale Macron, è Macrin”), di Enzo Foschi, vice-segretario del Pd laziale che ha espresso una preoccupazione condivisa da altri di sinistra, Matteo ha gettato la maschera, accarezza forse l’idea di allearsi a Salvini ?” Quest’ultimo riferimento è chiaramente collegata alla trattativa che la Lega sta facendo con il PPE, tramite grazie anche ai buoni uffici di Berlusconi e dell’ungherese Orban: Un incontro riservato con Dual, presidente uscente dei popolari europei ,sarebbe stato incoraggiante e non a caso Giorgetti ha fatto chiaramente intendere che vedremo Salvini con la Merkel a livello europeo.
C’è da stupirsi che in questa situazione, con il solo Pd che si trova a difendere il premier Conte come ha detto un pò stupito il capo delegazione dem nel governo, Franceschini, Zingaretti che l’alleanza giallorossa non voleva faccia più di un pensiero al voto anticipato ? Le emergenze note, quelle sopravvenute dall’Ilva a Venezia ed ai ricorrenti danni provocati in tutta Italia dal maltempo dovrebbero consigliare almeno una momentanea tregua. Lo vedo, però, difficile e questo fine settimana porterà qualche lume in proposito , compreso lo scontro,durissimo, tra il Pd ed il ministro grillino della Giustizia Bonafede sulla prescrizione: lui ne fa una questione di principio e minaccia la crisi se non si approverà la sua riforma della giustizia, mentre i dem dicono chiaramente se si va al voto loro la prescrizione così com’è la tolgono, votando la proposta di Forza Italia. Come corollario c’è anche Renzi che ha annunciato di non essere stato invitato al summit promosso dal premier Conte tra i big dell’alleanza e, comunque, lui a questi tavoli non va perchè “ho preso l’impegno – ha detto – con i 5Stelle che non avrei partecipato ad alcun tavolo. Loro hanno detto pubblicamente “faremo un governo purchè Renzi non partecipi alle riunioni. Ed io volentieri assecondo questa richiesta.” E secondo voi questi tre presunti alleati (Leu se ne sta tranquilla con il suo ministro, non previsto e nemmeno sognato) possono stare ancora molto insieme?

PERUGIA: I CLAMOROSI AUTO_GOAL DEL GOVERNO CONTE-BIS

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Non mi piace ma lo devo ammettere, pochi come lui hanno il senso della politica: sto scrivendo di Matteo Renzi e, infatti, Conte, Di Maio e Zingaretti, sono caduti nella sua trappola.
Agitando il terrore delle elezioni anticipate col trionfo di Salvini, ha costretto ad accettare un’alleanza di governo tra due avversari politici che parevano irriducibili, considerato che il segretario del Pd e il capo politico dei grillini dicevano e ripetevano l’uno “mai con il M5S” e l’altro, oltretutto nostalgico della Lega, “mai con il Pd”.
Invece, eccoli insieme come il Matteo renziano aveva, a sorpresa, proposto in chiave anti-Salvini, procedendo, inoltre, alla scissione per creare la sua “Italia Viva” che, nell’ultimo sondaggio di Pagnoncelli, è salita al 6.5%, più di Forza Italia, nonostante che tanti elettori non sappiano ancora del nuovo partito ed una parte degli amici di Renzi siano rimasti nei gruppi parlamentari dem, con, persino il capogruppo del Senato.
Il risultato è che l’ex-sindaco di Firenze ed ex-premier oggi ha le chiavi del governo, ma continua a fibrillizzare grillini, dem e sinistra nella corsa verso il centro dove puntava Conte, oggi primo bersaglio al punto che nell’intervista al “Corriere della Sera” il fondatore di “Italia Viva” ha chiaramente detto: “il governo andrà avanti sino al 2023 (in Parlamento ci sono stati, ci sono e ci saranno i numeri”, “con o senza Conte”. E tanto per far capire che le chiavi di Palazzo Chigi di fatto le ha lui, ha criticato la manovra annunciando “via la tassa sulle vetture aziendali, no a nuovi tributi, mazzata per la classe media. Io dico basta all’invasione fiscale”, oltre a proporre , con un emendamento, la cancellazione di Quota 100″ per destinare i 20 milioni in tre anni alle coppie, alle famiglie, all’aumento di stipendi e salari.
Come se non bastasse ha sottolineato che è “un dovere delle Camere cambiare la legge di bilancio anche con le opposizioni”, ed ha picconato la Plastic Tax ricordando agli alleati (si fa per dire) in vista del voto regionale in Emilia Romagna che “le aziende leader di packing sono qui, tolgano ( gli alleati ndr) le imposte sulla plastica anziché farsi le foto”, chiaro riferimento a quella di Narni dei leader dem, grillini e Leu più il premier Conte alla vigilia del voto umbro che ha fatto crollare una roccaforte rossa, la più a sinistra in Europa dai tempi del Pci.
E proprio l’alleanza in Umbria, dalla quale si erano tirati fuori i renziani, è stato il primo botto clamoroso del Conte-bis, favorendo il trionfo del centrodestra. Non a caso Di Maio non vuole più le intese regionali con i dem, niente accordi per l’Emilia Romagna, dove il governatore uscente s’è già accordato con Renzi ed alcune liste civiche con Salvini che ha iniziato il suo tour elettorale.
L’altro clamoroso errore della sinistra e dei grillini è quello di aver inserito nella manovra una serie di tasse e tassine, qualcuno ne ha contate più di un centinaio dirette o indirette, spaventando i cittadini e particolarmente il ceto medio, anche con i pos, i pagamenti elettronici, le “inutili” misure antievasione (“inutili” l’ha detto anche un supermagistrato come Davigo) volute caparbiamente da Conte o, come l’aumento di carcere per gli evasori, voluto dal duo Di Maio-Bonafè. Su questo s’è scatenato un coro di critiche e di proteste non solo delle opposizioni, ma anche di varie categorie e di Renzi, oltre, su alcune misure, anche dei grillini E’, così, passato in secondo piano il quasi-miracolo fatto dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che è riuscito a far quadrare il cerchio evitando l’aumento dell’IVA di ben 23 miliardi di euro, come avevano preteso i renziani, respingendo anche la rimodulazione delle aliquote. Così una misura di estremo rilievo e tale da averci evitato quel “lacrime e sangue” (almeno si spera) che avemmo ai tempi del governo Monti è passata in secondo piano per grillini e dem, dopo anche la batosta umbra, sono calati giù nei sondaggi scendendo poco più del 17% ciascuno ( i pentastellati hanno superato, sia pure di poco, i dem , mentre il centrodestra ha superato il 50% ed è aumentata anche “Italia Viva” con grande ira di Conte che vede sfumare il suo sogno di conquistare il centro politico.
Nel contempo Salvini sta attenuando il suo anti-UE e si tiene ben stretto Berlusconi nel suo tentativo di entrare nel PPE, dove già si trova l’ungherese Orban, per rifarsi un look internazionale meno sovranista. Ovviamente, si assiste a grandi movimentazioni all’interno dei grillini e dei dem, con passaggi avvenuti, annunciati o previsti da questi due gruppi verso “Italia Viva”, da un parte, e Salvini dall’altra. E poichè al Senato la maggioranza giallo-rosso è risicata tutto può accadere anche perchè una crisi farebbe saltare il taglio dei parlamentari. Che, non è poca cosa.
Per il bene di tutti, auguriamoci che almeno si vari la manovra, ovviamente emendata dalle aule, evitando così l’esercizio provvisorio. Dopo facciano pure quel che vogliono e, a mio avviso, le elezioni anticipate ad aprile sono sempre più probabili, soprattutto se il centro, che esiste come ha giustamente scritto Aldo Cazzullo sul “Corriere”, venisse di nuovo occupato e, quindi, capace di attrarre elettori, a partire dai troppi che disertano le urne.

CONSIDERAZIONI: UNA MANOVRA SCELLERATA CHE DIVIDE ANZICHE’ UNIRE

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Una manovra tutta da verificare, costruita con la presunzione di aver scoperto il toccasana che cura tutti i malanni del nostro paese , ma, chi per una, chi per un’altra cosa, non piace neppure a chi l’ha messa in gestazione, tanto che i malumori della maggioranza stanno a sottolineare quanto poco siano soddisfatti. Già un altro aveva creduto in tutto questo, il prof. Monti che, tanto era la sua convinzione che, a scanso di equivoci, aveva chiesto come contropartita la nomina a senatore a vita, ed abbiamo visto cosa è successo, sono passati diversi anni ed ancora ci lecchiamo le piaghe che quel governo ci ha procurato. Eppure allora, i partiti presenti in Parlamento, gioco forza tutti avevano chinato la testa all’editto Napolitano, noto vetero-comunista convinto, accidioso e vendicativo, tale da far ingoiare quel grosso rospo che gli era rimasto in gola per tutte le delusioni che aveva subito da compagni e avversari nel corso della sua lunga vita politica.
Ora ci troviamo questo nuovo professore, sconosciuto ai più sino a ieri, mal sopportato oggi, sicuramente nell’oblio domani.
Cosa ci può dare questo personaggio? Dolori, dolori ed ancora dolori.
Il Consiglio dei ministri ha varato, tra scontenti quasi di tutti i ministri, chi per l’una che per l’altra ragione, una legge di bilancio che, dovendo passare attraverso le tagliole del Parlamento altro non è se non una bozza destinata ad eventuali cambiamenti: infatti, ai grillini non piace il taglio dell’uso dei contanti e la penalizzazione che colpisce le partite IVA sulla parte del decreto fiscale. Chiusura totale da parte di Conte: la manovra non si tocca, eventualmente sarà il Parlamento a farlo.
Su questi due punti mi si consenta una trasgressione.
Diminuzione dell’uso del contante: questo provvedimento dovrebbe avere come unico scopo quello di far emergere quel nero nascosto, in maggior parte, risparmio delle formichine (chi ne ha accumulato in abbondanza sta provvedendo immediatamento attraverso una corsa all’acquisto di lingotti d’oro) che negli anni hanno accumulato, magari, sotto il materasso del suo letto, ripetendosi quotidianamente la classica frase: “non si sa mai”. Ebbene, se al posto di ridurre la sua possibilità di spendere, quel denaro si facesse qualche provvedimento per farlo emergere, la formichina con molte probabilità, potrebbe diventare cicala, quel risparmio potrebbe lasciare il materasso per tornare nel circolo della produzione, dando lavoro e vantaggio a chi lo spende a chi lo riceve troverebbe nuova linfa per gli investimenti. Ad esempio, se si potesse fare un provvedimento per incentivare l’acquisto di una casa, di un fondo agricolo o altro similare, ripartirebbe quella economia che ora è ferma.
Le partite IVA: intanto varare una flat-tax accettabile e sensibile da far ripartire l’iniziativa della piccola industria e l’artigianato. Però, non è quello lo scopo per cui è necessario argomentare questo punto: la sindrome di vari governi è quella dell’idraulico-grande evasore: questo artigiano, male esempio di lavoratore che entra nelle case fa il lavoretto e non rilascia fattura, beninteso, d’accordo con chi gli ha ordinato il lavoro. Lasciamo perdere tutte le elucubrazioni che si fanno su questo genere di partita IVA, nessuno riesce a spiegarmi perchè io ordinante dovrei preoccuparmi di farmi rilasciare fattura, e non mi si venga a dire che se gli mettiamo in mano un pos le cose cambiano, da cittadino normale, non traendo nessun beneficio, anzi al contrario, ricevo danno perchè l’eventuale fattura avrebbe un costo superiore, debba sollecitare quell’artigiano ad emetterla.
Se, invece di chiamare in causa il cittadino che ha necessità di una riparazione dentro la sua abitazione, si adottasse il sistema del tipo usato per le spese sanitarie e si adottasse l’uso delle detrazione anche per le fatture degli artigiani, allora si vedrebbe che l’artigiano non evaderebbe più l’IVA, maturerebbe il reddito di quella attività a tutto vantaggio dell’erario e questo perchè il cittadino sarebbe soddisfatto di poter a sua volta dichiarare una decurtazione di imposta per lavori fatti e fatturati. Mi si dirà che ho scoperto l’acqua calda ed avrebbe ragione chi dice questo, comunque tutti ci siamo arrivati da tempo, ma nessun governo lo applica e così, idraulici, falegnami, artigiani e commercianti in genere, non sollecitati, non emettono fattura evadendo con la complicità interessati di chi di loro ha bisogno.
Altra incongruenza, voler costringere la terza e quarta età all’uso del bancomat -questo provvedimento tutto per favorire gli istituti bancari: scontato che chi da anni ne ha acquisito l’uso, continua a farlo, ma volerlo quasi imporre al pensionato titolare di una pensione che è talmente misera da non dover essere presa in considerazione, costoro, intanto dovrebbero aprire un conto corrente e mantenere sempre presente l’estratto conto, cosa, quest’ultima, di non facile uso, comunque anche questo comporta un balzello dei costi, senza alcun ritorno. Prendiamo a caso il giornale quotidiano: chi lo vende deve accettare la moneta elettronica, deve pagare un agio alla banca che gli fornisce il pos, la percentuale che percepisce dalla vendita di quella copia di giornale non copre certo il costo dell’operazione, l’editore è costretto ad aumentare quella percentuale che va a gravare alla fine sul fruitore delle notizie, il cittadino. Lo Stato, ha aumentato una tassa che alla fine non gli ritorna, perchè quell’aumento, non ha prodotto reddito a nessuno se non alla banca.
Caro Prof. Conte, capisce perchè lei è destinato a tornare in quell’oblio da cui lo hanno estratto convinti di aver trovato il toccasana che invece non è? Non si illuda, lei non passerà alla storia del nostro Paese perchè cercando di scopiazzare quel suo malaugurato predecessore, non è riuscito, neppure in negativo, ad emularlo. Comunque, non si sa cosa ne sarà di questa legge sul bilancio, se, come moltissimi, quasi tutti sperano non passi, lei vada tranquillo torni alla sua professione e moltissimi auguri, non ci mancherà.

RENZI E SALVINI: SCONFITTI O PROTAGONISTI? (Se invece rappresentassero il futuro?)

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Opinioni: ognuno ha la sua, giustamente, ma non avere sguardo per l’evidenza, può essere un difetto di vista, allora, meglio gli occhiali. Non mi soffermerò su chi ha vinto nell’incontro-scontro tra Matteo Salvini e Matteo Renzi, non è quello ciò che, secondo me, interessa, è piuttosto ciò che i due rappresentano in questo momento nello scenario politico italiano. Non sono d’accordo con chi scrive che si tratti di “sconfitti che non se ne sono accorti”: non è un caso che Vespa abbia allestito uno scenario particolare per questi due uomini che fanno politica perchè l’hanno scelta come mestiere e così, ne dibattito si sono espressi. Esattamente come due protagonisti.
Capisco che molti possono non essere d’accordo con questa mia convinzione, ma, attenendomi agli atti anche ai recentissimi, traggo sempre più la certezza che si tratta dei due veri primo attori dello scenario politico.
I numeri: Renzi, con un tre per cento, tiene in scacco il Governo, lo lascia li finchè gli fa comodo poi, quando lo riterrà opportuno manderà nel dimenticatoio il povero Conte che da nano crede di essere diventato gigante mentre rimane un buon consulente e mai leader. Basti vedere la sua mossa per mettere in scacco un modestissimo Zingaretti, mettendolo in ridicolo nel lasciargli pronunciare il “mai con Di Maio” per poi fargli ingoiare il rospo di entrare nel governo in posizione di meschina subalternità e, sempre lo stesso Zingaretti, è lui a proporre un’alleanza perenne seppur innaturale: capolavoro del Matteo fiorentino.
L’altro Matteo, quello lombardo, all’opposizione, a sentire DiMaio e compagni di cordata, un uomo finito, Papete, mutande, attacchi di tutti i generi, mantiene il suo partito compatto, pochi mal di pancia, continua nella sua linea politica e, cosa di maggiore importanza, mantiene quel suo trentatre per cento che che impensierisce seriamente amici e avversari.
Ma di cosa vogliamo parlare se non della cronaca di questi ultimissimo giorni?
Zingaretti, nonostante lo scontro durissimo sulla manovra con i grillini, ha chiesto nella direzione del Pd il “via libera ufficiale alla ricerca di un’intesa stabile con il M5S”, lo hanno riportato i principali quotidiani e come ha chiaramente detto, lui stesso, il segretario dem. il rischio che corre è che Di Maio continui a dire ni e ripeta solo accordi civici, ma, soprattutto, apra una vera e propria fuga verso Italia Viva di Renzi. Povero ex partito di Berlinguer.
Le voci contrarie, infatti, non mancano: dicono no non solo i renziani rimasti nel Pd ad iniziare dal presidente dei senatori Marcucci, ma anche l’ex-presidente del partito Matteo Orfini. Abbiamo letto su “Il Tempo” l’elenco dei dem che hanno lasciato o stanno lasciando il PD. E sono in molti a ritenere che sia dopo il duello di Porta a Porta con Salvini e, soprattutto dopo la Leopolda a Firenze con il lancio ufficiale di “Italia Viva” ed un programma di governo più di centro che di sinistra l’addio al Pd sarà notevole e saliranno anche i sondaggi. Anche sul territorio ci sarà un terremoto tra i dem, considerando che i 2000 e passa Comitati d’Azione Civile si trasformeranno in sezioni del nuovo partito.
Tutto questo mentre Renzi fa da protagonista anche nella maggioranza parlamentare che ha voluto per evitare le elezioni anticipate e la vittoria, allora scontata, di Salvini , di volta in volta trovando a fianco il Pd e tal altra Di Maio, con il quale si scontra su Quota 100 che vorrebbe abolire per incrementare il cuneo fiscale che, comunque, anche i grillini ritengono insufficiente.
La manovra, è stata approvata, dovremo vederla e leggerla attentamente, dalle prime impressioni piace poco a tutti, poi dovrà passare al vaglio e all’approvazione del Parlamento: cosa faranno i due Matteo dai loro distinti fronti?
Sì, perchè Di Maio prepara gli emendamenti da presentare per cambiare la manovra, nei punti più caldi per i grillini. Reggerà l’urto il Pd probabilmente già depotenziato dalla fuga di altri parlamentari? E Renzi insisterà o no nelle sue richieste ?
Ha un bel dire il premier Conte (che è persino andato ad Avellino a prendersi l’applauso di De Mita e dei demitiani irpini ) d’essere il garante che “la manovra sarà nell’interesse degli italiani” considerato che alla fine, direttamente o indirettamente, ci sarà un aumento delle tasse come ha scoperto lo stesso Renzi indicando le sorprese tra le pieghe di taluni provvedimenti.
Così, mentre nella maggioranza parlamentare è rissa continua al centro si intensificano le grandi manovre e non mi meraviglierei che, alla fine, spuntasse di nuovo il Partito della Nazione, ma questa volta irrobustito dall’appoggio di Cairo, che secondo “Il Fatto” s’è incontrato con Berlusconi. Che smentisce così come smentisce contatti con Renzi,definito di sinistra . E se, invece, i tre, con il cemento dell’attivissimo Gianni Letta, fossero d’accordo nonostante le smentite berlusconiane e da Altra Italia, federazione lanciata dal Cavaliere a luglio e, dalla vicina anche nel nome Italia Viva si passare alla vecchia idea del Partito della Nazione punto d’arrivo del Patto del Nazareno?
Se se in questi sogni vi fosse anche l’approdo di Salvini, Di Maio e Zingaretti che hanno visioni che sanno di utopia quando immaginano e chedem e grillini saranno, almeno per dieci anni, saranno artefici anche dei futuri governi.

IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI UN’OFFESA ALLA DEMOCRAZIA. DI MAIO PONE UN NUOVO ULTIMATUM: ORA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA O CRISI

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Lo dicono i più grandi costituzionalisti: “il taglio dei parlamentari è un vulnus alla democrazia se non si apportano in breve tempo i necessari correttivi con un nuovo regolamento delle Camere, una nuova legge elettorale, ridisegnando anche i collegi al Senato, riequilibrando le regioni danneggiate ed operando altri aggiustamenti che rendano il taglio accettabile”. Anche se appare eccessivo e demagogico se confrontato alla consistenza dei deputati dei maggiori Paesi europei, con i Senati che non sempre hanno il diritto a dare la fiducia al governo come voleva fare la famosa riforma Renzi bocciata dagli italiani, con il referendum. Referendum che ora si avrà anche per il taglio di deputati che ha avuto un plebiscito alla Camera sia per ricatto grillino: o la riforma passa o il governo va a casa, sia perchè l’opposizione aveva anch’esso proposto il taglio in passato. Ora, però, viene il difficile come ha scritto Massimo Franco sul “Corriere della Sera” perchè non sarà facile, ad esempio, varare una nuova legge elettorale e accettare, nel nuovo regolamento delle Camere, il “no” grillino al cambio di casacca politica, considerato che il presidente dei senatori dem Marcucci ha detto “mai”.
C’è, inoltre, chi come un magistrato di altissimo rilievo, oggi in pensione, cioè Carlo Nordio, che nell’editoriale sul “Il Messaggero” ha fatto una vera requisitoria contro il taglio. Leggete alcune frasi: “il Movimento 5 Stelle ha imposto ai suoi riluttanti alleati il gravoso e umiliante pedaggio della riduzione dei parlamentari. Gravoso perchè ne ridurrà la rappresentatività e persino le entrate…Ed umiliante perchè li ha costretti a ripudiare quell’indirizzo conservatore che si era manifestato nelle precedenti votazioni contrarie ..”. Ed ancora Nordio scrive di “un ostinato capriccio di Di Maio di cui nessuno capisce la ragione, perchè i soldi risparmiati saranno pochi e i problemi sollevati saranno molti.” Ed un altro commentatore dello stesso giornale rileva “in una Repubblica parlamentare quando si toccano gli equilibri alla Camera si incide sulla democrazia.”. E quanto alle Camere sapete che in Germania il Bundestag ha 709 parlamentari, in Gran Bretgna la Camera dei Comuni 650, in Francia l’Assebea Nazionale 577, in Spagna 355.
Da noi, dopo questo capolavoro di demagogia in Molise avremo due soli deputati(-1), in Abruzzo 9(-5),nelle Marche 10(-6),in Sardegna 11(-6), nel Trentino Alto Adige 11(-4), in Calabria 13 (-7)in Basilicata 4(-2):
Il premier Conte lo ritiene un fatto storico e si sente blindato perchè per tre mesi, periodo nel quale si possono raccogliere le 500 mila firma per il referendum su questa riforma o lo possono chiedere cinque regioni o un quinto dei membri di una Camera. Se, come appare probabile, scatterà il referendum saranno altri tre mesi nei quali non si potrà andare al voto anticipato. Ma una crisi di governo si può sempre verificare e l’ultimatum lanciato da Di Maio o varo della riforma della giustizia, quella ovviamente preparata dal ministro grillino Bonafede o addio al governo giallo-rosso è solo la prima fase di una escaletion del capo politico del Movimento che oggi si sente vincitore (come si sentiva quando andò a manifestare dal balcone di Palazzo Chigi e tutti sanno che fine fece, poi, quel governo ..) e per risalire, anche personalmente tra i suoi, la corrente sta preparando un’escalation soprattutto per imitare Renzi e mettere in difficoltà il premier Conte. E non mi sembra un caso la colazione riservata che ha avuto, nel ristorante sul Tevere del Club del Ministero degli Esteri con Zingaretti. Che patto avranno fatto i due? E se Zingaretti, per poter poi rivendicare la discontinuità con il governo giallo-verde preferisse mandare a casa Conte, sempre più ingombrante anche politicamente? Direte, non si può in questi tre mesi più tre di “bianco” andare alle elezioni. Sì, ma si può fare un nuovo governo, concordandolo anche con Renzi ed inserendovi anche alcune truppe berlusconiane. E proprio il Matteo fiorentino nel dichiarare che non risponderà agli attacchi del premier ha detto: noi sosteniamo questo governo e la crisi la farà Di Maio. “E se a Palazzo Chigi andasse uno come Cottarelli che tranquillizzerebbe ancor più i mercati ed un feeling con il ministro dell’Economia Gualtieri che a Bruxelles stimano molto? Tutte ipotesi non suffragate da prove tangibili ma, la votazione sulla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, di ieri alla Camera dove il è passata con solo tre voti sarà stata una prova generale o, se vogliamo, un avvertimento?