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LA GRANDE BEFFA DEGLI STATI GENERALI: TUTTI CHIEDONO FATTI E SUBITO , MA CONTE RINVIA
Nella completa baraonda degli “Stati Generali, nella girandola di interviste televisive, comunicazione al Parlamento e quant’altro stia succedendo al nostro Presidente per caso, abbia avuto la percezione o il motivo di chiedersi che il rischio vero imminente e immanente sia il collasso per le scadenze tributarie, senza contare ciò che tutte le categorie ed i sindacati gli hanno fatto presente il crollo dei consumi e che questo mette a serio rischio circa un milione di posti di lavoro solo per quello che riguarda il commercio.
Dinnanzi a questo quadro che definire drammatico è dir poco l'”avvocato del popolo”, premier per caso Conte che fa? Rinvia tutto all’autunno mentre la “casa Italia” sta bruciando
La previsione era che gli Stati Generali non avrebbero portato bene, anche alla luce della storia, a Giuseppe Conte, ma nessuno poteva prevedere a questi livelli perché le conseguenze le subiscono tutti gli italiani. Il problema è che il premier cerca, disperatamente, di guadagnar tempo dinnanzi alla crisi dei grillini, alla mancanza di risorse vere per mantenere tutte le promesse fatte ed alle sempre maggiori divisioni nella maggioranza parlamentare, al Pd che ora appare all’offensiva con il segretario Zingaretti che, con una lettera a “Repubblica” intima al governo di bloccare la vendita delle due navi da guerra all’Egitto se non ottiene il processo per gli uccisori di Regeni e Conte ha già firmato, ma manca la firma di Di Maio .
Sono, come si vede, condizioni pesantissime, con la politica che fa un totale passo indietro con innovazioni di non facile sperimentazione perché totalmente nuove nel panorama democratico . D’accordo che i politici di oggi, molti dei quali ad iniziare dal premier, senza alcuna esperienza anche parlamentare, quindi trovatisi ai vertici proprio per puro caso, non offrono fiducia alle forze sociali ed imprenditoriali, ma non sarebbe meglio sostituirli con persone più qualificate invece di attuare una rivoluzione che potrebbe addirittura aggravare i problemi invece di risolverli in questa emergenza?
Si dirà: “Si, ma con chi?”. Non mi stancherò mai di dire che con un Draghi o un altro del suo calibro a Palazzo Chigi, ministri alla Cottarelli ed anche alcuni politici odierni sui quali meriti puntare, anche Bonomi tornerebbe ad un normale dialogo con un governo che saprebbe apprezzare il binomio azienda-lavoro.
In questa situazione più che caotica Matteo Renzi che in TV si chiede, cosa intende fare ? Insistere su Conte che non decide e rinvia tutto a settembre mentre la “Casa Italia” brucia, significherebbe un disastro per gli italiani ed un suicidio politico per l’ex-premier che, invece, ha ancora molte carte da giocare.

BONOMI ATTACCA (“SERVE UN GOVERNO DIVERSO”)E CONTE SI SCUSA PER I RITARDI , MA NON RISPONDE ALLA RICHIESTA DI RESTITUIRE ALLE IMPRESE 3,4 MILIARDI DI ACCISSE SULL’ENERGIA E ALTRI DEBITI DELLO STATO
Un vero disastro l’incontro del premier Conte con le varie associazioni degli i imprenditori: Dinnanzi al durissimo attacco del presidente di Confindustria Carlo Bonomi (“serve un governo diverso”, “è mancata qualsiasi visione sulla fase 3”, ci sono stati ritardi su tutto) non ha saputo che scusarsi, dire che “è una fase drammatica”; che il governo ha un’attenzione costante per le imprese; che ” il quadro macroeconomico è molto complesso”; “ci sono problemi strutturali che si trascinano ” e “se non li affrontiamo adesso difficilmente avremo un’altra occasione. E dobbiamo affrontarli insieme”; che “facciamo ammenda per eventuali carenze che si stanno dimostrando ed abbiamo l’umiltà di ammettere errori e ritardi”; che “terminato questo ciclo di incontri ” riceveremo la “versione finale del piano per il rilancio”, così” andremo a ricavare le priorità, a dare una prospettiva diacronica ai progetti: Dopoché ricaveremo il più stretto Recovery Plan – quello su cui chiederemo il finanziamenti all’UE – che presenteremo a settembre”:
Tutto al futuro, insomma, nessuna risposta alle richieste di Confindustria, il cui presidente ha sottolineato come “la cassa integrazione è stata anticipata in vasta misura dalle imprese” e che ci sono stati “gravi ritardi anche per le procedure annunciate a sostegno della liquidità”. Quindi ecco l’affondo di Bonomi: “Chiedo immediato rispetto per la sentenza della Magistratura che impone la restituzione di3,4 miliardi di accise energia, impropriamente pagate dalle imprese e trattenute dallo Stato nonostante la sentenza della Corte di Cassazione che impone la restituzione”: Egualmente ha richiesto il pagamento dei debiti contratti dallo Stato con le aziende, altri miliardi di euro che ballano.
Forse con questo governo sarà difficilissimo se consideriamo che molti provvedimenti di questa fase emergenziale restano al palo perché manca l’81% dei decreti attuativi come ha ben documentato un’inchiesta di un quotidiano non sospetto d’essere prevenuto verso Conte, ossia “Avvenire”, il giornale dei Vescovi italiani, il quale ha scritto: “servono 135 provvedimenti ministeriali per rendere veramente effettive le misure previste dai vari decreti per l’emergenza coranavirus. Finora ne sono stati varati 31.”, ossia appena il 19% del totale. Commenta “Avvenire: “la drammaticità della crisi prima sanitaria e, poi, economico-sociale scatenata dall’epidemia del coronavirus imporrebbe risposte rapide oltre che efficaci.
Ma anche quando governo e Parlamento concludono l’iter dei provvedimenti, spesso attraverso la spinta del voto di fiducia (per bloccare la discussione e gli emendamenti -ndr), il processo è ben lungi dall’essere concluso:”
Non sarebbe stato meglio che Conte invece degli Stati Generali si fosse preoccupato di rendere effettivamente operativi i suoi decreti di Presidente del Consiglio dei Ministri, oltretutto immodificabili dallo stesso Parlamento? E c’è da meravigliarsi se il presidente di Confindustria Bonomi vorrebbe “un governo diverso alla Draghi”, aggiungendo “Di lui o di un altro tecnico di alto livello ci potremmo fidare perché saprebbe deve mettere le mani e avrebbe un approccio pragmatico in grado di garantire la ricostruzione del Paese? Poco tempo addietro anche Matteo Renzi era della stessa idea di Bonomi e se oggi il coordinatore del suo partito Italia Viva, ossia Ettore Rosato, dice: “Conte dovrà tenere in massima considerazione le proposte di Confindustria che ha lo stesso nostro interesse: far ripartire il Paese, mentre sembra mancare la consapevolezza della necessità di azioni rapide e concrete” lui (dico l’ex-premier) non ha qualcosa da aggiungere?

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CRISI SI – CRISI NO
IL PM DI BERGAMO INTERROGHERA’ E PREMIER MINISTRI
Con il premier Conte sotto assedio, succede di tutto e di più in queste caotiche giornate politiche con voci di crisi con elezioni ad ottobre o con una sostituzione dell’inquilino di Palazzo Chigi (in pole position ci sarebbe il ministro della Difesa Guerini, ex-dc ed ancora amico di Renzi, insieme ma rimasto nel Pd insieme a qualche altro ministro). Come corollario c’è il brutto colpo subito dal ministro della Giustizia Bonafede che aveva fatto un decreto -come ricorderete- per rimandare in cella i 362 big mafiosi mandati agli arresti domiciliari, deve aver sbagliato qualcosa (o gliela fatta sbagliare…) e l’avvocato Imparato, legale del boss dei Casalesi Pasquale Zagaria, ha fatto ricorso ed i magistrati di Sassari, visti i possibili rischi di incostituzionalità, hanno rinviato gli atti alla Consulta sì che il capo camorrista non è tornato in carcere e sicuramente molti altri lo imiteranno. Inoltre, come è noto, i pm di Bergamo (e il procuratore facente funzione Maria Cristiana Rota aveva pubblicamente detto che la zona rossa nei Comuni di Nembro e Alzano Lombardo sarebbe dovuto essere “una decisione governativa”) sentiranno come persone informate dei fatti il premier Conte e i ministri della Salute Speranza e dell’Interno Luciana Lamorgese. L’audizione potrebbe essere fatta a Roma probabilmente dopo la passerella degli Stati Generali che, con gli scontri tra Pd e premier prima erano slittati da lunedì, giorno voluto da Conte,.a giovedì per chiudersi sabato ora inizieranno venerdì,salvo ripensamenti, e si potranno, con la sosta domenicale, per ben 10 giorni. sabato saranno di scena il Fondo Monetario Internazionale, la presidente della Commissione dell’UE Von del Leyen, il presidente dell’Europarlamento Sassoli, e, forse, la Lagarde e nei giorni successivi le parti sociali, le associazioni, premi Nobel ed esperti, chissà se ci sarà Colao, mentre Draghi ha ringraziato dell’invito, ma non ci sarà, sempre salvo ripensamenti.
BONACCINI-TOTI ROMPONO CON IL GOVERNO: “LA DATA DELLE ELEZIONI REGIONALI LA DECIDIAMO NOI”
A dimostrazione della collegialità governativa imposta da uno Zingaretti sempre più preoccupato del calo di consensi ai dem nei sondaggi (l’ultimo li da al 19%) saranno il premier ed il ministro dell’Economia Gualtieri ad aprire le danze di un lungo e certo prolisso ballo-confronto che nelle intenzioni di Conte dovrebbe, comunque, far guadagnare tempo.
Tutto questo, mentre il calo di oltre 5 punti del Pil in marzo denota un inizio di depressione economica dovuta ai governi Conte-1 e Conte-2 e non al Covid, sempreché la bomba deflagrata oggi con la rottura, clamorosa, tra le Regioni ed il governo non faccia di nuovo rinviare la grande passerella. Stefano Bonacini, governatore dem dell’Emilia Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni ed il suo vice Giovanni Toti, govenatore di centrodestra della Liguria, hanno inviato una lettera al premier Conte ed ai ministri Boccia, Lamorgese e D’Incà, per annunciare che “Le regioni interessate utilizzeranno la prima domenica utile del mese di settembre” per andare al voto, sconfessando clamorosamente la decisione del governo, avallata dalla maggioranza parlamentare, di tenerle il 20-21 settembre, proprio quando si riapriranno le scuole.
LETTERA DI BONACINI E TOTI AL PREMIER
Usano espressioni durissime i due big regionali accusando governo e parlamento di non aver “tenuto in alcun conto le indicazioni formulate dalla Conferenza delle Regioni assunte in piena coerenza con quanto indicato dal Comitato Tecnico Scientifico:” “Tutto – si afferma ancora nella lettera- in palese violazione del principio di leale collaborazione tra le istituzioni.” Il riferimento è al disegno di legge di conversione del decreto -legge recante disposizioni urgenti in materia di consultazioni elettorali per l’anno 2020 in discussione alla Camera e, soprattutto, all’emendamento approvato all’art. 1 con il quale la finestra elettorale viene aperta dal 15 settembre .
Bonacini-Toti confermano, nella missiva. la posizione assunta dalla Conferenza delle Regioni in merito alle finestre elettorali, annunciando, quindi, “l’intenzione delle Regioni interessate di utilizzare la prima domenica utile del mese di settembre per l’indizione delle elezioni regionali, anche al fine di garantire il regolare avvio dell’anno scolastico e di limitare l’eventuale nuovo rischio epidemiologico.” E tanto per chiarire la situazione ed indirettamente rilanciare quel che ha detto il premier sull’autonomia delle Regioni come bene democratico, Bonacini e Toti aggiungono: “Le Regioni ribadiscono la loro piena competenza in materia di elezioni regionali.”
Se si considera che ben quattro delle sei regioni che andranno al voto hanno un presidente dem e che il vero vincitore di questa partita sarebbe il leghista veneto Zaia ( in grande sintonia con Bonacini) che avrebbe voluto votare in luglio si comprenderà che si tratta di una vera e propria bomba politica perchè Conte, d’accordo i grillini e Zingaretti, aveva deciso per l’election day il 20 settembre, unendo un nutrito turno parziale amministrativo e il referendum sul taglio dei parlamentari. I piu’ colpiti sono oltretutto i grillini e quei dem che vorrebbero estendere l’intesa con il M5S su tutto il territorio, trovando, per la verità, non pochi ostacoli come, ad esempio in Liguria, dove il Pd ligure ha detto no al candidato proposto dagli stellati, ossia il giornalista de “Il Fatto” Ferruccio Sansa, ed il segretario regionale spiegherà al Nazareno i motivi.
Non si tratta, dunque, di uno scontro pesantissimo anche sotto il profilo istituzionale, togliendo non poca sostanza alla passerella contiana della quale il Pd avrebbe fatto volentieri a meno, riuscendo, alla fine, ad allungare il brodo, ma anche a fare tanto fumo e poco arrosto proprio il contrario di quello che volevano gli esponenti dem ad iniziare da Zingaretti. Al posto del quale , guarda caso, in molti vedono proprio Bonacini.

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IL PIANO COLAO PIACE AGLI INDUSTRIALI MA NON A CONTE CHE INSISTE CON GLI STATI GENERALI
Sembrava che Il nostro premier volesse optare per porre la sua candidatura per il seggio del senato che dovrebbe andare in votazione nel prossimo ottobre a Sassari e li sarebbe partito con il nuovo partito che Conte avrebbe intenzione di varare. La nostra rimarrebbe così terra di conquista, non bastava la burla di Berlusconi che ci aveva appioppato persino Luca Barbareschi. Per fortuna, ora sembra che ci sia aria di cresi con elezioni ad ottobre.
Così, ora fa anche la vittima, il premier Conte quasi preparandosi sia un alibi, sia per la motivazione per il varo di un suo partito in caso di crisi dell’Esecutivo e, quindi, di voto anticipato ad ottobre che non dispiacerebbe a Zingaretti e, nel contempo, anche a Salvini-Meloni.
Di certo l ‘avvocato del popolo” non molla sugli Stati Generali, vuole a tutti i costi quella passerella anche a rate, ossia a più riprese, ma partendo almeno da venerdì prossimo. Intanto glissa sul “Piano Colao” che piace agli industriali tanto che il presidente di quelli vicentini Vescovi ha detto chiaro e tondo: “I progetti sono condivisibili, mancano i tempi di realizzazione e gli obiettivi, comunque per la prima volta si mettono al primo posto aziende e lavoro. Ora il Governo spieghi cosa vuol farne e Conte dica subito se li vuole approvati”. Un chiaro riferimento al gelo che secondo alcuni quotidiani il premier ha accolto il piano che avrebbe voluto riservato ed invece Colao ha fatto conoscere ai mass media. Il fatto è che alcune proposte non piacciono affatto ai grillini e men che meno a Leu tanto che Bersani si è detto “radicalmente contrario alla sanatoria sul contante” per il rientro dei capitali dall’estero, indigesto anche a parte del Pd .
In questo clima di incertezze, scontri evidenti e liti riservate stanno aumentando i sospetti reciproci della volontà, con l’aggravarsi della crisi economica, di non rimanere in un governo che non riesce ad affrontare una situazione drammatica anche per l’ondata di tasse di giugno, ben 29 miliardi di euro, con un debito pubblico che supera, ormai, i 170 miliardi ed il Recovery Fund che, al massimo, può portare i primi benefici a luglio.
Meglio andare a casa,quindi, o per nuove elezioni ad ottobre o un governo di emergenza con , ad esempio, Cottarelli, visto che Draghi non ha accettato nemmeno l’invito per venerdì e non pare più disposto a guidare un Esecutivo d’emergenza dopo i danni compiuti dai giallorossi.

DALL’AZZOLINA UNA LEZIONE A SALVINI, MA LA TRECCANI LA SMENTISCE: CHE FIGURA!
E’ sempre peggio ed il rischio è che la scuola e, quindi, il Paese subiscano un danno gravissimo. Si va avanti,infatti, con l’improvvisazione ed il grillismo imperante, nel silenzio del Pd, ma in questo caso anche di Renzi, continui a commettere errori con una ministra inadeguata. I sindacati sono sul piede di guerra, i presidi lanciano, inascoltati, continui allarmi, decisioni assurde creano ulteriori problemi al punto che mancano ancora 1300 presidenti di commissioni per la maturità. mentre non si sa come riaprirà la scuola a settembre, prima con il plexiglass, poi senza, i continui cambiamenti e incombe la probabilità di ritrovarci ancora nel caos insegnanti per la pervicace ed ingiusta ostinazione dell’Azzolina di fare il concorso (ma quando ?) per assumere 33 mila precari, molti dei quali da anni insegnano, hanno fatto esperienza, ed avrebbero tutto il diritto di essere finalmente assunti, invece devono attendere il concorso che è come un quiz e, quindi, anche l’ultimo venuto può superare chi ha più esperienza e più merito:
La ministra ,inoltre, colleziona gaffes come quando ha suscitato ilarità, purtroppo anche pesanti sul web e questo va condannato, per aver detto “gli studenti non sono imbuti da riempire” Il clou, comunque, è stato quando volendo dare una lezione via twitter a Salvini che l’aveva criticata , bocciando il suo operato, gli ha risposto “non sai nemmeno come si scrive plexiglass” per il segretario leghista aveva adoperato una esse. Il guio, per l’Azzolina, è che era lei a non sapere come si scrivesse, o meglio confondere i suoi separé con i costumi da bagno – gioiello, considerato che la Treccani ha sancito con una esse e non con due come sosteneva la ministra grillina. Può sembrare un episodio di secondo piano, ma ha auto una vasta eco anche all’estero ed immaginatevi che brutta figura abbiamo fatto, una ministra dell’Istruzione che vuol dare una lezione di inglese-italiano ad un big politico ed è lei che fa uno strafalcione! Possibile non ci fosse una donna di cultura da mettere in quel ministero? Vada per il ministero dell’Agricoltura, ma, proprio alla pubblica Istruzione. Questa e peggio dello scarso Ministro della Giustizia. Forse sarebbe stata troppo autonoma ed indipendente e non ossequiosa alle direttive grilline, può essere, ma perché Zingaretti, Renzi e Leu e, più di tutti Conte, hanno accettato l’Azzolina ?)

PREOCCUPAZIONE PER LA BOLDRINI
La deputata del PD Laura Boldrini ieri ha tenuto alla Camera un intervento per ricordare George Floyd, l’uomo afroamericano ucciso da un poliziotto a Minneapolis, la cui morte ha innescato una lunga serie di proteste non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo.
Nel corpo del suo intervento la Onorevole del PD ha detto:
“Io non respiro perché sono donna;
io non respiro perché sono disabile;
io non respiro perché sono immigrata;
io non respiro perché sono mussulmana;
io non respiro perché sono gay;
Io non respiro perché sono lesbica;
io non respiro perché sono nera”.
Qualcuno preoccupato per quest’assenza di respirazione avrebbe detto di aiutare la onorevole specialmente quando la hanno vista inginocchiarsi, finché non si sono resi conto che la respirazione era regolare. Tutto faceva parte della scena. Sembrerebbe, comunque, che sia stata richiamata facendole notare che nell’Aula del Parlamento non ci si deve inginocchiare, neppure quando si sta “senza respirare”.

QUANDO SI DICE “IL NULLA” BASTA ASCOLTARE I BLA BLA DI CONTE A RETI UNIFICATE

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Bella trovata, apri Raiplay e vedi ciò che non sei riuscito a vedere al momento della trasmissione, oppure rivedere tutto ciò che ti interessa: è così che, a freddo sono andato a riascoltare la conferenza stampa ultima di Conte con la speranza di trovare quel qualcosa cdi importante e positivo di cui abbiamo un disperato bisogno.
Purtroppo siamo alle solite: parole, parole, faremo, proporremo, diremo, conditi con altre scuse per i ritardi nell’attuazione dei provvedimenti sbandierati a destra e manca, ma che non arrivano agli interessati. Addirittura un quotidiano “Verita’” parla di beffa del governo: alle aziende arrivano soldi che sono già loro. Gualtieri si fa vanto di una liquidità di 12 miliardi, ma si tratta solo del saldo di debiti dello Stato”, “ovvero i soldi che già spettavano alle aziende” per lavori fatti per la Pubblica amministrazione, rimborsi di Iva e così via.
Di questo non c’è stato, ovviamente, cenno nella conferenza stampa del premier per la “riapertura”, occasione per incensare quel che ha fatto il governo e sono elogi che vedono solo questi governanti per caso, quindi la sottolineatura che “i fondi europei sono un’occasione storica, non solo per questo governo, ma per l’intero Paese. In sostanza ci saranno i soldi per “realizzare un progetto lungimirante condiviso da tutte le migliori risorse” dell’Italia, dai sindacati alle imprese, da Renzi a Salvini alle “singoli menti brillanti” che possono dare suggerimenti. Insomma il buonismo all’ennesima potenza, ovviamente con lui, Conte, a Palazzo Chigi, niente rimpasto, il governo, a suo avviso, va benissimo così e la maggioranza insieme all’opposizione delle forze sociali ed imprenditoriali discuteranno insieme un “patto per la rinascita”, tutto al futuro, ovviamente, come gli “stati generali per l’economia” che, per la verità han già visto qualche realtà produttiva defilarsi.
In questo contesto Conte ,tanto per dimostrare le sue aperture, ha attaccato, per critiche rivolte al governo, il neo-presidente di Confindustria Bonomi, aggiungendo, bontà di Palazzo Chigi!, che se farà proposte le esaminerà. Tutto al futuro come l’alta velocità in tutto il Sud per rilanciarlo, come il ripescaggio, addirittura del tanto contestato Ponte sullo Stretto di Messina che avrebbe avuto l’applauso dell’ex-ministro Zamberletti che alla costruzione dell’opera aveva dedicato tanti sforzi o di un altro ex-ministro Dc come Togni che, per primo, ebbe l’idea come risulta degli atti parlamentari.
Avrebbe potuto Conte fare un altro e più fondato oltrechè importantissimo annuncio relativo all’attivazione del Mes dal quale prendere 20 miliardi di euro per realizzare subito e non a promesse il maxi piano sanitario predisposto dal ministro della Sanità Speranza per mettere finalmente in sicurezza il servizio sanitario nazionale con nuovi ospedali, innovazione tecnologica, assunzione dei precari, -medici, infermieri ed altro personale del settore reclutato per il covid-, realizzare strutture moderne su tutto il territorio sì da garantire le cure a casa (qui già investiti 1,256 milioni di euro). Secondo quanto riportato dal “Sole 24ore” il mega-piano Speranza prevede di spendere 10 miliardi per il settore ospedaliero, 5,912 miliardi per la rete anti-covid, 1,800 miliardi per le tecnologie sanitarie , 10 miliardi per il piano sul territorio e 23 mila assunzioni di precari nella sanità.
Il premier Conte, però, non ha potuto fare questo annuncio fondamentale, per la sicurezza di tutti noi, perchè lui il Mes non vorrebbe attivarlo perché il M5S è contrario. Pd, renziani e Leu, cioè tre alleati di governo su 4 pretendono l’attivazione,ma lui, il comandante in capo, non intende impegnarsi: “quando avremo i regolamenti li studierò e con il Parlamento decideremo”, ancora il futuro ed intanto il mega-piano così decisivo per la salute degli italiani è bloccato, mentre Conte non si preoccupa delle conseguenze della revoca delle concessioni ad Autostrade, revoca voluta dai grillini e da lui avallata.
Silvio Berlusconi, sulla scia dell’appello dell’unità di Mattarella, aveva fatto un’enorme apertura per una convergenza di tutti, rilanciando l’idea di un governo di unità nazionale. Conte ha di fatto risposto di no, addirittura negando un rimpasto di governo, mentre Zingaretti ha elogiato l’intervento Berlusconiano, ma anche lui rimanendo con l’attuale governo e qui, in molti direbbero, cascò l’asino, perché il primo deluso commento non è di un nemico personale del premier, ma di un governatore dialogante con il governo e in perfetta sintonia con il governatore dem dell’Emilia Romagna, parlo di Luca Zaia, il quale in una articolata intervista al “Corriere della Sera” ha sottolineato: “mi attendevo l’asso nella manica, invece ho sentito un libro dei sogni.” Se il buon giorno si vede dal mattino, come dice un vecchio adagio, non mi pare che dall’opposizione venga una mano tesa. Né credo possa venire, dopo l’attacco a Bonomi, dalla Confindustria .
Se Conte sperava, con il “nuovo inizio”, purtroppo tutto proiettato in un futuro a dir poco nebuloso, di blindare il suo governo a mio avviso ha commesso un grave errore. Si, perché Renzi lo incalza: “passiamo ai fatti”, l’ex-pci Bettini ingiunge “basta tamponare , ora serve una strategia”, mentre Meloni e Salvini rilanciano ” adesso basta con i “faro'” le nostre proposte ci sono. Conte dica sì.”

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SENTITE QUESTA….
Cosa non è stato detto del nostro Presidente Solinas…Chiedere un passaporto sanitario, una follia; una certificazione, un insulto all’umanità; compilare un modulo, rovina del turismo della nostra isola; e ancora giù, il peggior Presidente mai avuto (dimenticando, tanto per non fare nomi, i predecessori più o meno immediati). Andranno Tutti in Puglia, il nostro turismo se lo prenderà la Calabria, no, andranno tutti i Sicilia: ha distrutto il nostro turismo.
Siamo arrivati agli insulti da parte di Sala, Sindaco eccelso di Milano che ha addirittura tacciato i sardi di manie discriminatorie e, chi più ne ha più ne metta.
Poi, quel signore, un ex magistrato, dal parlare un po grezzo, dicendo la sua , a modo suo, diceva: “Milanesi, lombardi, venite in Puglia, noi accogliamo tutti a braccia aperte, senza problemi”.
Si era scomodato persino il Governo: il ministrino Boccia è arrivato alle minacce.
E, qualcuno a dire: “ vedi come si fa a difendere il turismo” e così, via dicendo.
E’ di ieri la notizia: Registrazione su arrivi in Puglia, Michele Emiliano: “Stiamo chiedendo a chi viene in Puglia di prendere appunti sulle persone con le quali stanno, in modo che ci possano dare delle informazioni più precise”. E ancora: per coloro che non si dovessero attenere alle disposizioni di registrazione è prevista una sanzione di € 3.000,00.
A questo punto che si fa? Chiediamo a Solinas di aggiornare le sue richieste allineandole a quelle di Emiliano?

SPIGOLATURE
Nella consueta conferenza del Premier Conte, ovviamente ben orchestrata da dal suo portavoce Casalino, dopo la solita tiritera su tutto il ben di Dio erogato a favore di tutti (quasi tutti), tanto da far uscire la moderata Signora Palombelli, con una battuta al veleno, detta con dolcezza: “ lo Stato pensa ai monopattini” più che ai problemi veri.
Torniamo a Conte: nella sbrodolata una novità vera c’è stata: il Governo si batterà per la rinascita del Paese, questa ‘pandemia’ sarà una opportunità e potrebbe prendere in considerazione anche la costruzione di una struttura sullo Stretto di Messina. Una grande novità. Per quel che mi riguarda, la prima volta che ne ho sentito parlare, ad occhio, dovrebbe essere stato il lontano 1974: era stata costituita addirittura una società con tanto di Presidente e Consiglio di Amministrazione. Non vorrei sbagliare ma si costituì quella società sotto l’IRI con Ministro delle PPSS Forlani. Quella società andò avanti per lunghissimi anni con i vari rinnovi delle cariche, sempre tutte gettonate, fino all’ultimo Ministro delle PPSS Andreotti.
Ora, dopo tanti progetti, tanto discutere, tanti soldi buttati, arriva Conte che convoca Mosè che per la seconda volta compie il miracolo della apertura delle acque e lui, Conte a capo del popolo d’Europa, attraverserà, lancia in resta, quel tratto di mare. Mi sembra quasi di vederlo!

SE LO DICE MARTELLI !!!
In un noto Talk Show salta fuori la situazione del Governo che sarebbe ormai alla frutta e che l’unica speranza per poter ancora andare avanti potrebbe essere quella di andare ad un rimpasto profondo, cosa questa esclusa vivacemente dal premier. Comunque: la discussione è stata portata sino a valutare i motivi di questo rimpasto. Secondo l’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli, uomo molto compassato, politico della passata generazione, sostiene che questo governo traballa, manca di strategie, manca di “testo, musica e spartito”.
Inoltre: “non tutti i ministri sono adatti, Gualtieri ministro dell’economia è un eccellente ministro del bilancio e dei rapporti con l’Europa, non so se lo sia altrettanto nel rimettere in moto l’economia produttiva, intendendo il terziario il turismo, in qualche misura anche il sostegno della domanda, cioè da parte delle famiglie;
la scuola, purtroppo , è una voragine non mi sembra in grado di spadroneggiare la materia;
il ministro della giustizia è scampato ad un voto di sfiducia, non è scampato alla sua fissazione balzana e incostituzionale dell’abolizione della prescrizione”.
Insomma, questo governo, mandiamolo a casa più presto possibile.

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DAL GOVERNO SOLO PAROLE E NIENTE FATTI MENTRE IL CENTRODESTRA FA MANIFESTAZIONE-CAOS
“Volemose bene” è quell’apparenza di unità che viene da Codogno a seguito delle parole del Capo dello Stato. Alla fine poi solo parole che non portano nulla a nulla e nessuno. Ma non solo governo, da destra scricchiolii senza significato. Andiamo per ordine:
A parole tutti sembrano disponibili ad accogliere l’appello di Mattarella all’unità, ripetuto in un messaggio ai prefetti e durante la visita a Cologno, dove iniziò il virus. Conte e Di Maio fanno dichiarazioni latte e miele con il primo che dice “dobbiamo tutti raccogliere l’invito del Capo dello Stato” e con il secondo che afferma “serve compattezza, deporre armi di propaganda. Dopo la pandemia la politica non semini odio e paura.”. Parole al vento, però, perché il governo non accoglie un bel nulla delle proposte dell’opposizione, figuriamoci, ad esempio, il taglio delle tasse come ha rilanciato Salvini in piazza a Roma durante la manifestazione voluta dalla Meloni per chiedere le dimissioni di Conte e nuove elezioni e trasformatasi in una specie di happening politico con migliaia di persone in corteo gli uni accanto agli altri, tutt’intorno al mega-tricolore di 500 metri e, poi dietro tutti insieme in via del Corso per poi sfociare in Piazza del Popolo con in testa Salvini, la Meloni ed un Tajani un po’ spaesato e lasciato solo dalle due capogruppo di Forza Italia che, vista la grande ressa, s’erano eclissate. Per la verità la leader di Fratelli d’Italia, da politica esperta, aveva annusato l’aria che si respirava e la rabbia che covava tra i suoi, ma anche la voglia di protestare dei soliti gilet gialli ed ex-forconi. Così aveva invitato a rimanere a casa, seguendo l’evento sui social con una Flash Mob, ossia una manifestazione silenziosa (ma quando la smetteremo di usare termini inglesi come abbiamo fatto in piena pandemia per l’obbligo di stare a casa o il lavoro da casa?) con sole 300 persone parlamentari o amministratori locali del centrodestra. Non è stata ascoltata la Meloni ed è accaduto di tutto con un assembramento che ha clamorosamente violato le regole di distanziamento al punto che il verde Bonelli ha fatto un esposto in Procura, mentre un migliaio di persone manifestava in Piazza del Duomo a Milano.
A Roma non c’erano bandiere di partito, ma solo tricolori ed i primi cori contro Conte sono stati zittiti dai tre leader e sostituiti con “liberà, libertà”, mentre nelle dichiarazioni anche Salvini-Meloni-Tajani hanno auspicato che la maggioranza parlamentare ascolti l’appello di Mattarella. Belle parole anche queste come quelle di Conte e Di Maio, ma solo parole, purtroppo, mentre i fatti portano allo scontro, alle divisioni. E sarà sempre peggio visto il clima che s’è creato tra giallo-rossi e centrodestra, ma addirittura all’interno dei governativi e non è che nel secondo siano rose e fiori anche leggendo le dichiarazioni di Berlusconi allineato con Mattarella. Il quale da Cologno, la prima zona rossa d’Italia, ha rilanciato, tra gli appalusi e le grida di ringraziamento, l’esigenza di unità, richiamando i valori della Costituzione e “ricordando i tanti concittadini morti per il coronavirus” ” Da qui – ha aggiunto – ripartiamo per il futuro” , “la crisi esige unità, responsabilità e coesione”, specificando in un messaggio ai prefetti che “la dinamica e la gravità della crisi, l’impatto che essa ha avuto su ogni aspetto della vita quotidiana, il dolore che ha pervaso la comunità colpita hanno richiesto a tutti uno sforzo straordinario anche sul piano emotivo. L’eccezionale situazione ha determinato difficoltà mai sperimentate prima nella storia della Repubblica, ponendo a tutti i livelli di governo una continua domanda di unità, responsabilità e coesione: “I cittadini hanno dimostrato di rispondere a questa fondamentale domanda, non mi pare che l’abbia fatto o lo stia facendo l’attuale politica. C’è, quindi, da meravigliarsi se nei sondaggi sono in continuo aumento coloro che vogliono disertare le urne o non sanno per chi votare ?
Rimane, comunque, l’ottimismo della volontà con l’auspicio che non rubino anche la speranza.

BONOMI : “QUESTA POLITICA FA PIU’ DANNI DEL COVID19”

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Non si può certo dire che il nuovo Presidente di Confindustria Bonomi, sia molto tenero con il Governo: “Questa politica fa più danni del Covid19”. Ha ragione o torto? Per ora, i fatti sembrano dargli ragione, i disoccupati aumentano, le piccole attività rischiano di avere una debacle spaventosa, i ristoratori, un po per la diminuzione dei posti di accoglienza, un po per la diminuzione strepitosa della clientela, sono in buona parte alla canna del gas, non parliamo delle licenze sulle spiagge, anche li oltre un mese lo hanno già perso e per quel che rimane dell’estate, se riuscissero a lavorare in tutto esaurito, potrebbero, forse, tirare per un po’, poi, l’inverno sarà lungo per tutto.
Non voglio dilungarmi sul comportamento della Grecia, ovvia conseguenza di Austria e Germania, che chiude all’Italia: cosa fa Di Maio? Prende appuntamento con il suo omologo greco. Non capisco molto di politica estera, quasi nulla, ma l’azione di quel paesuccio tutto antica cultura e il resto fumo, l’avrei subito scandita richiamando il nostro ambasciatore, interrompendo i rapporti diplomatici senza alcuna spiegazione, aspettando che fossero loro a cercare me. Un’azione forte che poteva essere anche di monito a chi crede di poter fare del nostro Paese una terra di conquista a poco prezzo, Beh, confermo, io ne capisco poco di politica estera.
Per il resto, potremmo ben dire che: “Non c’è pace sotto gli ulivi” come titolava un vecchio film , oggi potremmo dire “non c’è pace a Palazzo Chigi” : come ti muovi ti fulminano. Certo, il premier Conte può essere inadeguato, ma almeno, da qualche giorno sembra abbia cambiato passo, ora non temporeggia e decide, speriamo che vada avanti così.Fino ad ieri era a traino del Comitato Tecnico-scientifico, che ad avviso di alcuni scienziati è più inadeguato di certi ministri per caso, e rischiavano di difenderci eccessivamente dal covid-19, morendo, però, di fame avendo chiuso a destra e manca, interrompendo fondamentali filiere produttive. Le conseguenze sono tangibili , testimoniate, purtroppo, da angoscianti statistiche , comprese le più recenti della Banca d’Italia con i dati drammatici relativi ad esempio, alla difficoltà di pagare il mutuo per il 38% delle famiglie per il 52% degli autonomi e per il 64% dei ristoranti. Aggiungete che un terzo di coloro che hanno comprato un’auto a rate non ce la fa a rispettare il rimborso e che “nonostante i trasferimenti ed i sussidi del governo si è verificato un calo dei redditi familiari complessivi con un 40% che ha risorse per soli tre mesi”: Mi fermo qui perché è desolante snocciolare certe cifre come è preoccupante la situazione della scuola con l’allarme dei presidi sulla possibilità di ripartire con l’anno scolastico, a causa delle restrizioni del CTS accettate dalla ministra Azzolina, e di svolgere regolarmente gli esami di maturità perché non si trovano i presidenti delle Commissioni ( devono essere esterni visto che gli altri 5 membri sono interni). Antonello Giacomelli, presidente dell’Associazione Nazione Presidi, chiede per questo al governo “la formulazione tempestiva di un protocollo di sicurezza per garantire l’incolumità a tutti e un cospicuo adeguamento di risorse economiche e umane nelle scuole.” Già anche umane perché il concorso per le nuove assunzioni è slittato ad ottobre, mentre i precari sono in rivolta perché nel decreto non è previsto l’assunzione per titoli come volevano Pd ed Italia Viva al punto che i sindacati hanno proclamato uno sciopero proprio l’8 giugno giorno di chiusura dell’anno scolastico che la viceministra dem voleva con il ritorno in aula di insegnanti ed alunni, ritorno che, però, il solito Cts consentiva solo all’aperto e con mascherine e distanziamento canonico, proprio una misura contestata dai presidi perché ritenuta inapplicabile.
C’è da augurarsi di vedere di nuovo il premier Conte smarcarsi dagli yatollah sanitari e di operare una nuova mediazione che soddisfi almeno in parte i precari che chiedono le assunzioni per i meriti acquisiti, tenacemente avversata dalla ministra grillina evidentemente contraria alla meritocrazia.
Comunque per il Presidente del Consiglio la grana maggiore viene dalle imprese che gli hanno inviato un motivato appello : “i fondi Mes vanno usati subito” In sostanza le imprese italiane “scongiurano il governo il Parlamento e le forze politiche a utilizzare fin da subito” i 36 miliardi che il Fondo Salva Stati rende disponibili fin dal 1* luglio, “per sostenere i costi, diretti e indiretti, dell’emergenza sanitaria”.
Lo stato drammatico e le prospettive molto incerte della nostra economia -è detto in un comunicato congiunto- richiedono interventi forti e immediati per sostenere la domanda di imprese e famiglie e rilanciare gli investimenti pubblici. Le imprese non possono attendere il Recovery Fund “perché la crisi si aggrava di giorno in giorno” e, per questo, il governo dovrebbe chiedere, intanto, ciò che è già disponibile come il Mes: “non farlo sarebbe una scelta incomprensibile e comporterebbe una grave responsabilità verso il Paese, i suoi cittadini, le sue imprese” Firmato : Abi (banche9, Alleanza delle Cooperative, Ance ( costruttori),Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Compagri, Confindustria e Confapi ( non c’è la Confcommercio che vuole attendere la decisione finale sul Recovery Fund).
Fino ad oggi, però, il premier Conte si è barcamenato sul Mes, ondeggiando tra il sì ed il no”, soprattutto perché il M5S è contrario al Salva Stati anche depotenziato dei vincoli precedenti. In realtà, non è mai stato realmente favorevole preferendo altre soluzioni , nonostante il pressing del Pd, Italia Viva e Leu.
Ora non potrà far finta di nulla e dovrà rispondere all’appello delle imprese nella sua nuova fase decisionista , caratterizzata dalla scelta della riapertura per tutte le regioni il 3 giugno, suscitando uno “sbalordito per la scelta” del governatore dem della Toscana Rossi e un “misure insufficienti” da parte di quello, sempre dem, della Campania De Luca, mentre il veneto Zaia pretende che Conte si assuma la totale responsabilità della decisione con un Dpcm.
Che faranno Crimi e Di Maio, ancora fermi sul no al Mes, dinanzi ad un sì di Palazzo Chigi? Ed il premier se la sentirà di assecondare, di nuovo, i grillini non solo irritando ancora di più il Pd ed Italia Viva, ma soprattutto ignorando l’appello delle imprese firmato anche dal neo-presidente di Confindustria Carlo Bonomi che, in una mega intervista odierna, ha detto chiaro e tondo :” questa politica rischia di fare più danni del Covid. Aggiungendo: “Siamo alla solita politica degli annunci: servono i fatti. Ci sono stati già tre decreti per affrontare l’emergenza: soldi a pioggia, senza mai guardare al futuro. Il decreto liquidità non ha messo liquidità nelle casse delle aziende, mentre la cassa integrazione la stanno anticipando le aziende le stesse che non hanno liquidità perché sono in crisi. E’ una follia.”
Ho proprio l’impressione che per Conte sia difficile non decidere e magari continuare a subire l’accusa che Bonomi ha rivolto al governo ed alla politica di tendere “a comprare tempo, a prendere a calci la lattina e spostarla un po’ più in la’” No, questa volta non è possibile perché -come ha sottolineato il leader degli imprenditori italiani- “la politica dello struzzo alla lunga non paga più e può fare peggio del covid” e tutti dovremo “fare i conti con la realtà”.

LE STELLINE DI GIUSTUSBLOG

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La signora Sandra Milo, dopo aver fatto uno sciopero della fame (cosa di poco conto per un giovane, ma…a ottantotto anni ?!) e essersi incatenata davanti a Palazzo Chigi per essere ascoltata dal nostro Premier, è riuscita nell’intento.
Chi non esprime parole di stima verso questa vegliarda dello spettacolo che con grande spirito si è ‘immolata’ per sostenere la causa della gente dello spettacolo in questo periodo di crisi. Un gesto rischioso ma, degno maggior rispetto che mi permetto di sottolineare con affettuosa stima.
Ebbene, il Premier Conte dopo averla fatta attendere un paio d’ore sotto un sole estivo, è arrivato trafelato, dopo essersi accertato della presenza della stampa, TG1 in testa, quella della cronaca politica, nonché quella del gossip, sorpreso… ha immediatamente invitato l’artista a raggiungerlo nei suoi uffici e preferendola ai ministri che tutti, li attorno al tavolo stavano ad attendere, ha trascorso con lei circa un’ora.
Cosa si sian detti non è dato sapere e, in fondo, poco conta: sicuramente, con parole educate e edulcorate al dolcificante qb per tenere sotto controllo la glicemia, promesse e poco più.
La Signora Milo, all’uscita da Palazzo Chigi, si è trovata attorniata dalla schiera di giornalisti più interessati a lei che alla solita chiacchierata del post Consiglio, con aspetto pienamente soddisfatto ha dichiarato: “Un uomo di altri tempi. Tutto Pietro Nenni”.
Mi scusi Signora, ovviamente, si riferiva all’aspetto

NON E’ TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA – MEGLIO NON ILLUDERSI, PURTROPPO IL PEGGIO E’ ALLA PORTA

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Meno tasse e più posti di lavoro: sembra uno slogan di sindacalisti: certo sarebbe la medicina che ci vorrebbe e che ormai siamo in molti ad auspicarlo anche se siamo nelle condizioni di guardare in faccia la realtà e, dobbiamo con grande rammarico prendere atto che siamo sull’orlo del precipizio e stiamo scivolando verso il grande disastro. La povertà, la disoccupazione sono ormai un fatto assodato a dirlo sono tutte le Associazioni che si occupano del problema.
A poco valgono gli annunci che vorrebbero portare una briciola di speranza, lo annunciano, con Colao (il quale vive a Londra), che stanno preparando l’Italia per i giovani, mentre con il ministro dell’Economia Gualtieri già dichiarano che diminuiranno le tasse di 10 miliardi con i molti euro che potremo avere, anche a fondo perduto dall’UE. Esulta il premier Conte perché Bruxelles l’avrebbe ascoltato, quindi una vittoria per l’Italia, ma intanto pone la fiducia al Senato sul decreto scuola per evitare ulteriori discussioni e pericolosi emendamenti delle opposizioni con rischi per la tenuta della maggioranza. Ministri (molti lo sono per caso) e premier (anch’esso per caso) si alternano in Tv per dire che la burocrazia non porrà più ostacoli, che gli aiuti ad aziende, famiglie e lavoratori arriveranno più celermente, che la ripresa ci sarà ora che anche l’UE ci aiuta e chi ha più ne ha, più ne metta, con il TG 1 che fa sempre più da megafono per il governo.
Purtroppo la realtà è ben diversa perché povertà e disoccupazione aumentano, i soldi di Bruxelles non solo sono del tutto certi, comunque arriveranno a rate fino al 2022 e noi ogni anno dovremo pagare il nostro tributo a Bruxelles, quasi pari, nel biennio, a quel avremo non tutto insieme a fondo perduto, quindi quasi una partita di giro: e siamo tra i maggiori beneficiati dello sforzo compiuto, se l’Olanda non frenerà, dall’Unione. Ovviamente dovremo anche a fare i conti con il nostro debito che cresce visto che i nostri titoli di stato vanno, per fortuna, a ruba anche se aumentano appunto il nostro altissimo debito. Intanto la situazione socio-economica dell’Italia peggiora ogni giorno di più, il neo presidente di Confindustria Bonomi parla di altri disoccupati -da 700 mila ad un milione- se non arriveranno risorse, Confartigianato e Confcommercio sottolineano situazioni da brivido e Coldiretti e Confagricoltura elencano previsioni da paura. Gli ordini professionali, a partire da quello degli avvocati, lanciano continui allarmi e la nostra principale industria, ossia il turismo, è ferma e la ripartenza, se ci sarà, sarà, bene che vada, a metà anche per le imposizioni del famoso Comitato Tecnico-Scientifico che continua ad imporre condizioni come se si trattasse, per i suoi componenti, una rivincita sul fatto che il premier ha anticipato la riapertura. Altri Paesi hanno riaperto le frontiere, noi non sappiamo nemmeno se potremo andare da una regione all’altra e mentre i campionati di calcio sono ripartiti in molte nazioni dell’UE forse nel tardo pomeriggio avremo qualche lume sul nostro con un ministro dello sport, un grillino, che pare dipendere dal Comitato tecnico scientifico che impone rigidità assurde persino con quarantene di tutta una squadra se un raccatta-palloni venisse trovato contagiato. A proposito di assurdità ve ne segnalo una che è da urlo. Un disoccupato (in attesa della cassa integrazione, la moglie è anch’essa in cassa integrazione senza ancor aver ricevuto nulla) era già in grave difficoltà a dare da mangiare ai due figli ancora piccoli, poi gli hanno fatto un controllo ed è il tampone ha avuto il responso positivo. Subito in quarantena moglie e figli e tutti coloro con i quali è stato in contatto. Due giorni dopo doveva fare il secondo tampone, ma doveva pagarselo: un pasto per la famiglia o il controllo. L’ha aiutato la Caritas o altra organizzazione cattolica. Per fortuna il secondo tampone ha dimostrato che non era stato contagiato dal virus, ma il problema della sopravvivenza è rimasto anche perché gli è stata rifiutata la richiesta del bonus viveri in quanto cassaintegrati lui e la moglie anche se di euro non hanno visto ancora traccia. E questo non credo sia un caso isolato. Come ulteriore beffa a questo lavoratore la scuola calcio dove andava il figlio gli ha chiesto il pagamento anticipato per la nuova stagione: ai danni anche le beffe come le cartelle del fisco che continuano ad arrivare ed il contenzioso finisce dal giudice di pace che ha ripreso a lavorare.
Sono, queste, realtà che il Banco Alimentare constata, all’ennesima potenza, ogni giorno e il suo presidente parla di 10 milioni di poveri, mentre l’Istat prevede per questo mese 385 mila disoccupati in più ed afferma che la fiducia delle imprese è scesa ad un numero storico.
Certo, non è tutta colpa di questo governo, ma gli errori compiuti sono evidenti e l’imperizia -ed uso un eufemismo- di certi ministri risalta ogni giorno di più se esponenti della maggioranza invocano un rimpasto e l’ex- capo grillino Di Maio ed il leader di Italia Viva Renzi inviano, quasi quotidianamente, messaggi cifrati e non al premier Conte che manderebbero volentieri a casa e che, alla fine, diviene anche lui, pur senza accorgersene, una vittima della situazione. Il guaio che lo sono anche tutti gli italiani, ossia la stragrande maggioranza, esclusi coloro che dalla pandemia e dalle decisioni governative hanno tratto vantaggi o speculazioni.

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CERTIFICATO NON SIGNIFICA PASSAPORTO
Chiedere una certificazione sanitaria per spostarsi da Paese a Paese e da regione a regione, in tempo di covid19 e di pandemia credo sia abbastanza sensato, nel rispetto reciproco di tutti. Forse, sarebbe stato compito precipuo della pletora degli scienziati esperti nominati dal Governo, e, perché no, dalla stessa Europa.
La cosa è risultata strana perché a chiedere tale certificazione è stato il governatore della Sardegna, e lì, anziché complimentarsi, tutti a dargli addosso.
Certo, la reazione scomposta del sindaco di Milano non è stata a livello del suo rango, tanto più che la proposta Solinas non era rivolta alla capitale lombarda, bensì a tutto il territorio nazionale e non voleva essere discriminatoria, bensì cautelativa nei confronti di tutti coloro che si spera arrivino nell’isola per trascorrere una vacanza serena e tranquilla.
Intanto è bene chiarire che non si è mai parlato di passaporto o di patente, bensì di una semplicissima “certificazione sanitaria” rilasciata dal medico di base o anche da una farmacia, pertanto non si può dire vi sia nulla di offensivo ne discriminante come sembra l’abbia interpretata il signor Sala.
In effetti, la certificazione richiesta avrebbe lo stesso ed uguale senso quale quello della mascherina: non servirebbe per mettere all’indice nessuno ma solo a tutela propria e del prossimo.
Ciò detto, tanto per rispondere al cittadino Sala, da cittadino sardo alla sua ‘boutade’ : “…da cittadino prima ancora che da sindaco: quando deciderò dove andare per un weekend o una vacanza me ne ricorderò”.
Non conosco i gusti del cittadino Sala quindi non so se la Sardegna sia mai stata di suo gusto e pertanto se lo fosse credo sia sempre stato ben accolto, l’ospitalità sarda non ha mai fatto discriminazioni, e, se non tornasse solo per evitare di mostrare una semplice certificazione, ne saremmo enormemente dispiaciuti ma, certamente, consci che, come appunto dice, purtroppo, anche se con rammarico, dovremo farcene una ragione. Per nostra fortuna, pur essendo un ‘cittadino di rango, lui, Sala, sotto l’aspetto vacanze, non rappresenta ne tutta la città di Milano, tanto meno la Lombardia.
La Sardegna, da sempre, ospita moltissimi lombardi cui piace soggiornare, molti dei quali la preferiscono anche come seconda residenza e, ne sono sicuro, non rinunceranno al piacere di poter godere del sole, del mare, della gente sarda e della loro ospitalità, solo perché il cittadino Sala nutre qualche perplessità per una semplice certificazione.