LA DIGNITA’ SOTTO I PIEDI – SIAMO ALLA RESA DEI CONTI NEL CDM (SE DOMANI SI TERRA’….) ROTTURA O FINTA ELETTORALE? MA COME FAREBBERO A PROSEGUIRE ?

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Che si potesse arrivare alla immediata vigilia del voto in queste condizioni, penso che neppure Salvini se lo sarebbe mai immaginato: La Sea Watch in acque territoriali italiane e 1800 metri dalla costa di Lampedusa, dopo aver forzato il divieto di varcare il nostro confine; questo dopo le dichiarazioni di fuoco del ministro dell’Interno: “Sui porti comando io e rimangono chiusi ai trafficanti di esseri umani, non c’è premier o ministro 5Stelle che tenga. A me nessuno da ordini !” e poi la replica di Palazzo Chigi: “il premier Conte non fa campagna elettorale, invita tutti i ministri a moderare i toni come si conviene a chi rappresenta le istituzioni, non da e non ha mai dato ordini, ma come prescrive la Costituzione “dirige la politica generale del governo e ne è responsabile, coordina l’attività di tutti i ministri, nessuno escluso”. Un chiaro e duro stop a Salvini: come dire, non puoi fare quello che vuoi , non sei tu il presidente del Consiglio. E, tanto per concludere come se non bastasse, Di Maio parla di nuova Tangentopoli ed invita il suo collega di cacciar via i corrotti targati Lega, prendendo spunto anche dall’arresto del sindaco di Legnano, comune storico della Lega, per assunzioni in cambio di voti secondo l’accusa, Invito maligno anche perchè siamo ancora all’inizio di un’inchiesta e Salvini replica “ho fiducia nei miei uomini”, prendendosi da qualche grillino : “proteggi i corrotti”.
Aggiungete che lo stesso Di Maio ha ulteriormente attaccato il ministro dell’Interno dicendo :”L’arroganza di Salvini ricorda l’arroganza di Renzi quando gli chiedevano di far dimettere la Boschi, perchè la Lega è in difficoltà per gli scandali di corruzione”, aggiungendo “di uomini soli al comando ne abbiamo già avuti e non ne sentiamo la mancanza” E per finire ecco l’ulteriore affondo: “l’emergenza del Paese non è l’immigrazione, ma la corruzione”.
Sarà anche questa una finta che hanno messo in essere i due capipopolo per un voto in più? difficile poterlo ammettere, qualora lo fosse. E’ difficile crederlo, anche perchè ormai siamo arrivati a toccare profondamente la dignità della persona, eppure il Leader della Lega fa parte di quelli che andavano predicando il credo di Bossi “ilceloabbiamodurismo”.
Ad ogni modo la cartina di tornasole sarà lunedì quando potremo vedere cosa succederà nel Consiglio dei Ministri: i provvedimenti che saranno approvati sono abbastanza delicati e rappresentano tutto e in contrario di tutto di quanto voluto dalle due parti in causa. Domani in consiglio dei Ministri dovrebbe essere approvato il decreto famiglia, “altrimenti è rottura”. Un decreto che non piace, invece, alla Lega, come ha detto chiaramente il ministro della Famiglia Fontana perchè istituisce un fondo con “risorse eventuali ” e “senza dire come e quando saranno utilizzate.” Salvini, inoltre, vuole l’approvazione del decreto sicurezza bis che non piace, invece, ai grillini.
L’agenzia ANSA, ieri, con la sua nota, ha scritto che lunedì, cioè domani, nel CdM si rischia la rottura e, quindi, la crisi sul decreto sicurezza bis, con la Lega, sul decreto famiglia, con i grillini. Ed a pochi giorni dalle elezioni europee sarebbe un favore agli speculatori, anche se, ormai, questo governo, oltre ai danni già fatti, (ed i grillini rivendicano “il 90% dei provvedimenti varati porta la nostra firma”) per fortuna da ,qualche tempo non produce più ed il Parlamento è di fatto bloccato. Dunque, domani vedremo quale motivo troveranno per rimanere attaccati alla poltrona tutti i contendenti ad iniziare dal premier di passaggio se riuscirà ad abbattere la dignità dei leghisti o se farà marcia indietro sulle sue predicate prerogative.
Mancano solo poche ore e il nodo sarà sciolto, di una cosa vi è certezza, questa coppia di fatto anomala composta da personaggi uguali e contrari ha toccato il fondo, forse, riflettendo sarà meglio starsene a casa a godersi la TV piuttosto che andare ad esprimere un voto inutile , tanto prima o poi si faranno male da soli e, quando si toglieranno di torno, non ne sentiremo certo la mancanza.

SOLINAS: LA GIUNTA, UNA SCOMMESSA – sarà il conto dei petali della margherita a decidere.

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Che io sappia, in Sardegna non abbiamo allibratori, in questi giorni farebbero affari d’oro proponendo scommesse sulla formazione della Giunta della Regione.
Come mai si è arrivati a superare i settanta giorni senza riuscire a comporre un Organo tanto importante quanto semplice, dopo una elezione stravinta dalla coalizione di centro-destra.
Ebbene, c’è chi le chiama palle, io preferisco attributi, a Solinas, sembra difettino proprio quelli/e in qualità e peso, nel frattempo succede di tutto e di più senza che la voce di questa Regione riesca a far sentire almeno uno squittio dove ci vorrebbe un ruggito.
E’ triste dover ammettere di essere d’accordo con DiMaio, ma, purtroppo, bisogna ammetterlo, seppur sottovoce, quando dice: “ La Sardegna è ostaggio di una guerra fra bande di centro-destra”, in un certo senso non possiamo che essere d’accordo con lui, sottolineo, in certo senso perchè chiamare “bande” quelle composte da elementi punto zero, significa dare un ruolo a chi, in effetti, almeno numericamente non lo ha. Si voleva dare un senso politico all’allargamento di un’area, senza mettere in conto che, secondo un antico detto, “da dove non c’è, nulla può uscire”.
Salvini: nulla gli importa della sardegna, lui naviga su livelli molto più alti, gli serviva un risultato elettorale da ottenere per dare maggior peso alla sua azione nazionale e oltre, ha affidato ampio mandato ad alcuni personaggi di scarso livello facendoli crescere con la sua costante presenza, e dai, lì a promettere di tutto e di più, ben sapendo che poi, quando si presenta il conto, la colpa è sempre degli altri che non pagano.
Quì da noi, trattandosi di vecchi conti lasciati in sospeso da una precedente amministrazione tanto acculturata quanto inefficiente, era necessario pagarli subito quei debiti, chi deve farlo? Solinas? Non riesce neppure a mettere insieme una dozzina di persone, figuriamoci…! Il suo commissario? Diciamo, buono per una campagna elettorale, ma, per il resto? Il suo vice, lasciamo perdere, tempo sprecato. Ed ancora, Solinas? Chi, l’uomo che aveva dichiarato che per poter fare la Giunta era necessario presentare i curricula dei pretendenti gli assessorati, dimenticando che il suo era talmente scarso da essere oggetto di discussione. Gli altri: qualcuno a titolo strettamente personale avrebbe anche le qualità ma i numeri gli fanno difetto e l’equazione diventa difficile da risolvere.
Non voglio fare un salto al passato, preferisco tenermi il torcicollo che mi impedisce di voltarmi, bisogna guardare avanti, però come posso fare a non pensare ai Paolo Dettori, ai Soddu, agli Abis. ai Rojch e tanti, molti altri ed ora ci ritroviamo a parlare di Salvini che ci ha regalato Solinas, Zoffili, e non fatemi dire di altri, vi prego. La Sardegna, con i problemi che incombono, non merita certo questo affronto. Eravamo in tanti a pensare che dopo Soru, Cappellacci, Pigliaru, il fondo fosse stato ampiamente toccato e che non vi fosse necessità della spinta dal basso per tornare a galla, oggi, invece, dobbiamo prendere atto, “il fondo”, ci lega, ci trattiene, l’aria sta venendo meno e noi, tutti i sardi, la Sardegna, sta annegando nei problemi che una classe politica imbelle continua a non vedere al di là delle poltrone cui aspirano, senza rendersi conto che i loro lati “B” non sono né adatti nè sufficientemente validi per occuparle.

ALLA FINE FORSE SI FARA’ – Crisi di governo e elezioni ad ottobre?

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La notizia è dell’agenzia di stampa AGI, proprietà ENI, quindi di un ente pubblico, che conferma indiscrezioni di altre fonti: Matteo Salvini, alla fine si sarebbe deciso: “Con il M5Stelle è finita” a iniziare da quel tombale : “esterrefatto dalla mosse di Conte. Il premier non ha più la mia fiducia”. Se si aggiunge quanto riporta “La Stampa” quotidiano di casa Agnelli che indica addirittura la data delle elezioni anticipate ad ottobre (l’AGI parla addirittura del 1 o 8 settembre, assai improbabile, non si fa campagna elettorale in agosto quando tutti sono in ferie), riportando quel che Salvini avrebbe detto all’assessore leghista di Catania Fabio Cantarella che dava per scontato la sua candidatura alle “europee”: “No, gli ha detto il capo della Lega, mi servi come capolista al Senato, si vota in ottobre.”.
Si dirà: ma è possibile una crisi di governo per il “caso Siri”, considerato che il 62% degli italiani ritiene che il sottosegretario debba dimettersi? Il ministro dell’Interno, davvero, offre su un piatto d’argento a Conte-Di Maio la possibilità di fare una incisiva campagna elettorale anti-Lega? E, magari, con l’attuale premier che ha sfidato apertamente Salvini, annunciando che nel Consiglio dei Ministri ad inizio della prossima settimana farà votare la revoca del mandato al sottosegretario Siri accusato di corruzione, è pronto alle dimissioni se dalla Lega venissero “gesti considerati offensivi e provocatori” come la probabile assenza dei ministri leghisti?
Tutti, interrogativi ammissibili, ma non considerano la nuova strategia di Salvini, preoccupato dei segnali che vengono su un calo di simpatie nei suoi confronti (comunque sempre al 48%) e, soprattutto, alle movimentazioni che sono sempre più evidenti per coprire il grande vuoto che c’è al centro dello schieramento politico italiano e recuperare molti suffragi del primo partito italiano, quello del non voto. Il leader leghista, che ci piaccia o meno, è un politico di lungo corso che ha ben chiaro che un grande imprenditore come Cairo sembra deciso a scendere in campo come fece Berlusconi, divenendone il successore, anche puntando su una manager come l’ex-presidente della Olivetti e dell’Enel, ossia Maria Patrizia Grieco. Non può,quindi, dare tempo ai moderati, compresi i renziani e gran parte dei berlusconiani, di convergere con l’iniziativa di Cairo, facilitati ulteriormente anche dal logoramento della rissosa ed inconcludente alleanza con i grillini. Da qui il cambio di strategia, rimanendo l’obiettivo del voto ad ottobre, ma con possibili varianti per il dopo-elezioni politiche.
Salvini sa bene che con lui premier i problemi non mancherebbero soprattutto da parte dei famosi poteri forti a partire dai mercati e dalle agenzie di rating, dunque secondo alcuni fonti sempre ben informate, Lui intende giocare su due tavoli: uno nazionale, magari con un Giorgetti premier e lui ministro dell’Interno e vice-premier che, di fatto, guida il governo, avendo messo a Palazzo Chigi un suo fedelissimo, stimato dai mercati ed anche dai renziani. In alternativa punta al livello europeo, magari come vice-presidente e commissario di peso, grazie all’apporto che potrebbe dare, il suo amico Orban, al PPE che sarà, certamente, il primo partito europeo, ma per avere la maggioranza nel parlamento comunitario ed esprimere il presidente della Commissione UE ha bisogno di alleati.
Il recente viaggio in Ungheria, l’interesse, misto a curiosità, dimostrato dalla Merkel (che ha indicato Weber candidato presidente del PPE) nei confronti del leader leghista, gli ottimi rapporti con Putin (l’ha copiato nel citare l’esigenza di difendere le radici cristiane dell’Europa…) e, infine, il sostegno di Steve Bannon, uomo di Trump, lo confortano nel seguire la nuova strategia, che, ovviamente, non esclude la variante di Palazzo Chigi se arrivassero segnali positivi dai poteri forti che, sempre secondo fonti ben accreditate,, preferito sarebbe un Giorgetti o uno Zaia:
Di certo c’è che, questa volta, le assicurazioni che, comunque, il governo giallo-verde durerà tutta la legislatura sono chiaramente pinocchiate confermate da un naso lungo quanto il corso del Po.

LA MANOVRA DI BILANCIO SARA’ CAUSA DI CRISI DI GOVERNO? I Gialloverdi, in fondo, auspicano un Governo Cottarelli

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Credo non sia necessario l’oracolo per sapere e vedere che il Paese sta andando al disastro, con un record di debito pubblico registrato nel 2018 -ci supera solo la Grecia- ed in continuo aumento grazie agli attuali governanti che il famoso professato cambiamento lo interpretano nel far peggio dei precedenti governi.
L’obiettivo dei giallo-verdi si direbbe essere uno solo: evitare la manovra di bilancio che, inevitabilmente, comporterà, per gli italiani, lacrime e sangue.
Attacchiamoci a vicenda è ormai Il giochino scoperto per le elezioni “europee”, se manteniamo questo patto non scritto,prenderemo più voti tutti e due, ma, attenzione, ora sta degenerando perchè non v’è certezza per il “dopo” ed il rischio sempre più evidente che qualcuno finisca, il 26 maggio, per coprire, almeno in parte, quel grande vuoto politico che esiste al centro. Attenti, se i renziani, in previsione di un prossimo Partito della Nazione, tanto caro al Patto del Nazareno, facessero un loro giochino facendo votare non il Pd di Zingaretti, ma, mettiamo, una Forza Italia verso la quale potrebbero dirigersi le simpatie dei Vescovi italiani che non sono ancora riusciti a varare un partito tipo DC , nè mancano segnali dai giornali targati Cairo di simpatie forziste con l’alibi che difendono l’Europa, da riformare, certo, ma non da distruggere come vorrebbero populisti e sovranisti soprattutto di casa nostra.
Stai a vedere che dalle urne, a dispetto dei sondaggi taroccati in partenza per quel quasi 50% che dichiara di non andare a votare e di non sapere per chi farlo, possono venire clamorose sorprese? Certo che la situazione attuale fa sorgere dubbi concreti: un Salvini che ufficialmente dice di non volere la crisi mentre poi fa spargere voci sottobanco dai suoi che al voto si andrà ad ottobre aggiungendo che ci sarebbero in atto contatti tra i grillini e Zingaretti che per evitare le elezioni anticipate potrebbero mettersi d’accordo per fare una maggioranza di sinistra. Sono giochi equivoci che non si sa bene dove possano andare a parare. Solo una cosa è certa, se la voce viene accolta come possibile Di Maio e Zingaretti rischierebbero, alle imminenti elezioni europee, un vero travaso di voti verso altri lidi.
In sostanza il gioco degli equivoci è ormai esploso e nemmeno gli autori sanno dove si andrà a finire di questo passo. Di certo lo sanno gli Italiani. In questa situazione, con la ridda di voci, supposizioni, indiscrezioni, uffici stampa che soffiano sul fuoco, venti che provengono da ogni spiffero, alimentati ampiamente anche dall’estero, tutto può accadere: una cosa, però, è certa o salviniani e grillini non se la sentono di sobbarcasi una manovra di bilancio che porterà ad uno tsumani politico sommergi voti. Il problema, per loro che sono già un grosso problema per noi italiani e per gli europei in genere per il rischio di contagio ( duixit Bruxelles ), è che nè Salvini nè Di Maio si vogliono prendere la responsabilità della crisi di governo. Sì perchè la storia politica del nostro Paese dimostra che chi si assume la responsabilità di mandare a casa un governo lo paga in termini di molti voti in meno.
Qualche dubbio, sicuramente, sarà sorto a Salvini, tempestato da tutti i big leghisti affinchè mandia al diavolo Di Maio e soci, senza la certezza che il Presidente Mattarella non pensi a varare un governo di tecnici, per esempio, un Cottarelli, che è lì in stato di attesa, per varare la manovra, magari con astensioni, fughe al Senato e parlamentari grillini che se vanno a casa difficilmente verranno ricandidati o, comunque, rieletti, andando così, ad ottobre, al voto anticipato. E se, invece, optasse, come dice insistentemente una vocina, per le elezioni anticipate a breve termine, ci sarebbe già la data , probabilmente a fine giugno, massimo primi di luglio?
Sì, d’accordo, i sondaggi danno una Lega salvianiana in grande spolvero, addirittura il 36%, ma quel 50 % che non sceglie o non vota? Renzi, con i suoi Comitati Civici e gli incontri con migliaia
di persone in ogni angolo d’Italia per presentare –dice lui- il suo libro, nei fatti per mobilitare un bel pò di elettorato, ha ormai teso la tela di un nuovo partito, mettiamo quasi una riedizione, ovviamente con altro nome, della DC morotea-basista (sarà un caso, che i suoi amici del Nord hanno svolto manifestazioni per ricordare Marcora, gran capo basista ed ottimo ministro dell’Agricoltura). E, se questo nuovo partito si alleasse, elettoralmente, con i forzisti ed altri centristi e con i cattolici collegati ai Vescovi italiani , allora si che verrebbe il vero tsumani politico, considerando il probabile appoggio, anche di candidature, di amici di Cairo! E in questo caso gli Zaia, leghista moderato, di certo più centrista che di destra, cosa faranno? Chissà che l’estate non ci porti le risposte a questo dilemma!

SCIACQUONI, SCIACQUINI, SCIACQUETTE! ED ORA?

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La Cassazione con sua sentenza ha annullato il provvedimento con un suo provvedimento, ha accolto il ricorso presentato dai titolari del chiosco bar Sea Lounge, restituendo oggetti e passaggi per raggiungere la spiaggetta sottostante il chiosco.
Non mi è mai piaciuto replicare con il solito “te lo avevo detto” , questa volta non posso farne a meno: quando facevo presente, basando il mio pensiero più sulla logica che su conoscenza legale, pensavo solo al beneficio che, in effetti, poteva derivare all’utenza arrivando al mare con maggiore sicurezza e, cosa altrettanto importante, poter percorre un tratto già di per sé difficoltoso, evitando di trovarsi tra l’immondizia che in molti si sentivano tranquilli di poter depositare in un luogo dove, appunto maggiormente si evidenzia lo sconcio.
Era quello il motivo principale per cui i gestori del Sea avevano pensato giusto di mettere un ticket senza alcuno scopo speculativo, solo necessario per coprire le spese della pulizia di quel sentiero che loro avevano permesso di percorrere per raggiungere il mare, lo avevano fatto, di questo mi ero informato prima di scrivere, solo dopo aver chiesto un parere legale se la cosa fosse fattibile e, avuto parere positivo, erano partiti per il loro programma: transito con ticket, pulizia, manutenzione del percorso ed altri piccoli grandi benefit, come il diritto all’uso della toilette.
Salvati cielo, sollevamento della brigata degli ecologisti del venerdì pomeriggio, c’era stata una rivolta per lesa maestà, pure chi come me sei era permesso di esprimere solo il pensiero come fatto di cronaca, ha rischiato di essere tacciato come agente degli untori, vilipendio, assassino o qualcos’altro di inimmaginabile.
Mi spiace per l’Istituzione dello Stato che ha voluto essere più realista del re e con un po’ di leggerezza, senza aver prima preso cognizione, ascoltando solo una parte, quella che normalmente urla per tutto, si è fiondata senza minimamente pensare che loro non fanno solo una brutta figura personale, la fanno fare allo Stato che le leggi emana e a loro è solo dovuto il compito-dovere di ben conoscerle e farle applicare.
Questa volta è andata così, sicuramente chi dovrebbe non si cospargerà il capo di cenere, nessuno pretende che lo facciano abbiano però la bontà di fare un lungo respiro prima di aprire bocca e, se possibile, avviare quel motorino che da il giusto ritmo al pensiero.
Ed ora, alla prossima apertura del Sea troviamoci tutti lì a goderci con gusto il magnifico panorama magari sorbendo l’ottimo caffè shakerato che ci hanno abituato a gustare.

SI SCOPRE, PER CASO, IL RITORNO ALLO SCONTRO TRA DESTRA E SINISTRA. MA IL GRANDE VUOTO AL CENTRO?

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C’è chi la chiama dietrologia, qualche volta lo è pure, spesso però diviene storia, sarebbe come dire “ve lo avevo detto”. Ora c’è chi scopre che, in Italia, si è tornati allo scontro tra destra e sinistra con la segreta (e non troppo) speranza che prevalga una rinata sinistra, magari che sia quella estrema, perché no, un ritorno a quel comunismo di marca staliniana di triste memoria. Si può cercare una ragione a tutto questo nei comportamenti rissosi e pericolosi del governo giallo-verde che fanno perdere le vere proporzioni politiche anche a persone intelligenti, ma, confondere il sogno con la realtà si trasforma non solo in chimera, ma fa anche ignorare quel che gli stessi sondaggi e i risultati delle varie elezioni regionali dimostrano: il grande vuoto al centro e la conferma che questo Paese può salvarsi solo con un centrosinistra tipo prima repubblica, ben diverso dall’Ulivo prodiano che, non a caso, è fallito per le interne e forti divisioni. Chi non ricorda lo scomparso (politicamente s’intende) il magistrato Antonio Di Pietro che era ministro del governo dell’Ulivo, ma manifestava in piazza contro la coalizione governativa della quale era autorevole esponente? Ed era solo un esempio delle profonde divisioni all’interno dell’Ulivo che comprendeva Rifondazione Comunista di Bertinotti e l’Udeur (cossighiano) di Clemente Mastella, ex-dc doc. Dunque, un’esperienza negativa che il nuovo segretario del Pd, Nicola Zingaretti (da non confondere con il, fratello, il bravo attore che impersona il Commissario Montalbano facendo record di ascolti in TV) vorrebbe ripetere sull’esempio di quanto ha fatto alla Regione Lazio.
Certo, il grande vuoto al centro non sarà coperto da un tipo come il governatore della Liguria Toti che, considerando moribonda Forza Italia che, stando ad alcuni sondaggi ,pare rilanciata dalla recente assise nazionale, vuol fondare un suo partito al” centro del centro”, lui ex-socialista toscano che voleva confluire con tutti i forzisti nelle braccia di Salvini, evidentemente non entusiasta , come non pochi big berlusconiani, dell’idea di un leader presunto, che aveva l’obiettivo di fare il vice del leader leghista quando i verdi del Nord hanno un co-leader come Luca Zaia che gli italiani considerano il miglior governatore regionale sulla piazza e, forse, con un futuro da premier. Sì, proprio con un futuro da premier perchè Salvini, nel suo delirio di onnipotenza, sta commettendo clamorosi errori politici, sia mantenendo la rissosa e devastante a alleanza governativa giallo-verde che otto imprenditori su dieci hanno clamorosamente sfiduciato con le dure critiche di tutti i presidenti confindustriali delle regioni del Nord, sia con quella sovranista europea insieme al partito quasi filonazista tedesco, agli estremisti finlandesi che vogliono distruggere l’euro ed all’estrema destra danese.
Una congrega politica, questa, contestata dai grillini, ma soprattutto ripudiata dai sovranisti al governo in Polonia che hanno detto, a chiare note, che Salvini sbaglia con queste alleanze. Aggiungere l’imminente tempesta economica che ha fatto passare in seconda fila il tema dei migranti nelle preoccupazioni degli italiani e che rischia di travolgere non solo Di Maio, ma anche il suo collega vice-premier .
C’è chi sostiene che il Matteo leghista vuole che la crisi di governo la facciano i 5stelle, ma continuando cosi saranno tutti i governati a venire travolti come ripete, invano, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giorgetti.
L’ultimo pesante allarme a Salvini è venuto dal mondo industriale, comprese quelle associazioni imprenditoriali della Lombardia, Del Piemonte e del Veneto grandi elettrici leghiste decisamente contrarie, ad esempio, a quel reddito di cittadinanza che vede a Napoli città numeri da record di domande superiori a quelle presentate nell’intera regione Lombardia.
Sul tavolo di Berlusconi -dicono le cronache- sono giunti sondaggi incoraggianti con Forza Italia che starebbe raggiungendo i livelli delle elezioni politiche e con Renzi, ricordate il famoso Patto del Nazareno, che sta preparando, dopo le “europee” il suo partito attraverso i Comitati Civici che, silenziosamente, sta organizzando in tutta Italia l’onorevole Rosato, partito non ancora nato, ma già accreditato tra il 7 ed il 12%. Se, poi, si mettono insieme le galassie politiche ex-democristiane e cattoliche (tipo il partito che monsignor Simoni, arcivescovo emerito di Prato, sta organizzando su imput del Presidente della Cei, beh! si sta muovendo molto in un’area politica (quella moderata) che secondo taluni osservatori sarebbe finita e che persino il, candidato dei socialisti europei alla presidenza UE, l’olandese Timmermans, considera in maggioranza in Europa ed in Italia: E mi pare significativo che non pochi renziani, nell’impasse del dopo-elezioni l’anno scorso, avessero detto che con un candidato premier come Zaia un’astensione per consentire il varo d’un governo sarebbe stata possibile. Stai a vedere che a forza di errori Salvini, senza volerlo, fa risorgere un antico centro-sinistra. Ossia un grande centro alleato di una sinistra moderata. Forse potrebbe piacere anche a quei giornalisti e scrittori di sinistra che, pentendosi delle passate critiche e talvolta anche derisioni, scoprono, oggi, che è “meglio democristiani”. Tutti questi movimenti, certamente non sono dietrologia e neppure storia ma, usiamo il condizionale, potrebbe essere il futuro non da scartare, forse auspicabile.

L’ITALIA VERSO IL TRACOLLO SOLO I GIALLO-VERDI NON VOGLIONO RENDERSENE CONTO E MOLTI LEGHISTI VEDONO NERO

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Mentre Salvini da Parigi ci racconta di una ipotetica nuova “Asse Francia-Italia” per combattere i flussi migratori, il Presidente Conte, non si riesce a capire se ci fa o è convinto, rischiando di diventare una macchietta quando insiste a parlare di forte ripresa, mentre il Paese, ‘coro en populi’, ci danno col Pil sottozero, ossia -02. Ma lui, il primo ministro per caso, sprizza ottimismo e sorriso, imitato dai suoi due vice, uno dei quali, il grillino Di Maio, è ormai in caduta libera, come confermano i sondaggi con il M5Stelle sorpassato addirittura dal PD che, pure, ha una crescita limitatissima forse dovuta all’apertura delle porte agli ex-scissionisti con in testa Bersani. L’altro vice, Matteo Salvini, è sempre in alto nei sondaggi, che comunque esprimono l’opinione del 50% degli italiani, ma anche lui non dovrebbe stare tranquillo, sarebbe molto meglio se iniziasse ad ascoltare i suoi da Giorgetti, Zaia e ministri che gli suggeriscono di dire addio a Di Maio e soci prima che lo tsumani politico che sta colpendo i grillini, investa anche lui a causa dell’altro tsumani, quello economico, devasti la Lega. Lui fa orecchie da mercante, tutto preso dal suo delirio di potenza quando anche i suoi più fidati consiglieri gli dicono che la paura dei migranti non funziona più, mentre aumenta, in maniera paurosa, la tempesta economica con un governo che ogni giorno di più si dimostra incapace di affrontarla e, come sostengono in molti, alla fine colpirà proprio lui, Salvini, considerato il numero uno di quella assurda alleanza, con i penta stellati.
Altro che “Asse Francia-Italia”, non gli va, certo, meglio a livello internazionale, sarà meglio dare un addio al suo sogno di collegare i sovranisti d’Europa per rivoluzionare Bruxelles: alla convention che aveva promosso non si sono presentati nemmeno la Le Pen e gli austriaci, di Orban neppure a parlarne, lui è rimasto con i popolari, ed i polacchi hanno detto chiaro e tondo che il programma salviniano è irrealizzabile e tanto, dopo le elezioni europee, sarà costretto ad andare tra Conservatori e riformisti, ai quali ha recentemente aderito Fratelli d’Italia.
I dioscuri (a parole, poi divisi su tutto) governativi si illudono di cambiar tutto nell’UE, mandando a casa l’attuale maggioranza: per quel che possono valere i sondaggi popolari, socialisti e conservatori rimarranno in sella e, anche se non è scontato, al posto di Junker Salvini si troverà a capo della Commissione il candidato della Merkel, ossia un bavarese.
Si ha l’impressione che Salvini non si accorga nemmeno del vuoto che esiste al centro dello schieramento politico con quel 50% che dice di non andare o votare o di non sapere chi votare. E tra questi ci sono anche big-personaggi che, a distanza di anni, hanno scoperto che “è meglio morire democristiani”. Filippo Ceccarelli, noto giornalista di “Repubblica” ed affermato scrittore l’ha messo nero su bianco nel suo recente libro “Invano.Il potere in Italia da De Gasperi a questi qua”. Leggete queste sue frasi : “Magari morissimo democristiani, ci metterei la firma. Li abbiamo presi in giro ed avversati, ma oggi, purtroppo, giungo a una conclusione tragica: erano migliori dei loro eredi.” E un altro big-scrittore come Antonio D’Orrigo scrive di “nostalgia canaglia”, citando una famosa canzone di Al Albano, cioè nostalgia della DC e sottolinea “Oggi, a distanza di 36 anni, morire democristiani appare il migliore dei finali possibili.”
Ora, non si può far risorgere una DC, ma quei valori, sì, e potrebbero coprire quel centro vuoto, e, perché no, associato ad una modesta sinistra moderata (vedi Renzi), mettiamo De Gasperi-Moro-Adriano Olivetti, laici e cattolici insieme come nella migliore tradizione politica italiana. Tutto, comunque, sempre meglio d’un giallo-verde che ritiene di poter unire gli opposti e provoca solo tsumani che devastano gli italiani

RENZI: RIENTRA IN GIOCO?

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Quello che potrebbe sembrare uno scoop, assolutamente non lo è. Anche se ancora non si esprime, la discesa in campo di Matteo Renzi, ogni giorno che passa diventa sempre più probabile, a dircelo è Uffington Post che trae le sue conclusioni da un rallentamento dell’entusiasmo di Minniti ,alla sua candidatura alla segreteria del PD.
Secondo l’Uffpost, Minniti avrebbe chiesto a Renzi “di mettere fine all’ambiguità delle sue mosse, ma non ha ricevuto in cambio la risposta che si aspettava”. Sempre secondo UP, Renzi non avrebbe alcuna intenzione di fare il semplice senatore di Scandicci e neppure le sue aspirazioni sono indirizzate verso la segreteria del partito democratico, lui starebbe aspettando che attraverso le pressioni interne ed esterne venga “costretto” a uscire dal PD, non per sua volontà in modo tale da non essere considerato traditore. Vi è qualcuno, comunque, che lo considera già un ex.
Certo è che da quella parte, Renzi, lascia poco spazio alla fantasia, con i suoi Comitati Civici che guardano a quel centro che pare scomparso, ma che in realtà c’è ed attende soltanto che qualche attento politico lo comprenda. Lui è pronto, un nuovo partito di cattolici e non, una parvenza di DC, sostenuto dai Vescovi e dalle parrocchie secondo quanto hanno già scritto molti quotidiani.
Lo stesso Papa Francesco Papa Francesco vuole che i cattolici si impegnino in politica, anche se ha escluso un partito cattolico, ha anche indicato il modello: Alcide De Gasperi, il beato Schuman, aggiungerei anche il beato Giuseppe Toniolo, quello del trattato di Economia Sociale e del saggio “Democrazia Cristiana”, ossia cattolici e laici insieme come nelle migliori epoche della storia italiana.
Per questo quando leggo che l’operazione in essere ha il pieno sostegno del presidente della Cei, scelto proprio dal Pontefice, ho l’impressione che un’iniziativa importante si sta tentando, ma è a più ampio spettro, ossia proprio quello che attendevano i molti, troppi che votano scheda bianca o si astengono dal deporre la scheda nelle urne o la depongono non valida.
L’unico che potrebbe fermare questa operazione è Matteo Salvini, non quello che continua ad inveire contro la Commissione Europea e neppure quello che se la prende con i magistrati, un Salvini “rinsavito” che ascolta le molti voci, anche leghiste, e le sollecitazioni degli imprenditori a pretendere una manovra che eviti la procedura d’infrazione da parte dell’Ue, che eviti un esercizio provvisorio del bilancio e, poi, dica addio ai grillini, chiedendo subito il via alle grandi infrastrutture. Questa richiesta, diktat non accettabile dallo stato maggiore del Movimento 5Stelle, darà il via allo scioglimento di un connubio innaturale, durato fin troppo tempo.
A Salvini bisognerebbe consigliare che, fra pochi giorni, ossia sabato 8 dicembre, Festa della Madonna, mentre Papa Francesco va a benedire, com’è tradizione, la Madonnina di Piazza di Spagna, eviti un grave sgarbo che si potrebbe definire istituzionale, visto che spesso, sventola il rosario e fa il supercattolico, lasci quella manifestazione che ha convocato proprio a breve distanza dove i fedeli affolleranno la cerimonia con il Pontefice. E sia anche lui a ricevere il Santo Padre insieme alle altre Autorità. Oppure, se proprio quella manifestazione leghista non fosse rinviabile, allora potrebbe essere, forse, l’occasione per un discorso serio e sereno e non per difendere Di Maio da critiche che chiedono soprattutto spiegazioni, chiarimenti e non sono quasi persecutorie come quelle dei grillini (e non solo di loro per la verità) nei confronti di Matteo Renzi e del suo babbo: ricordando che “Chi di spada ferisce di spada muore” come dice un vecchio proverbio che ben si attaglia al giovane vice-presidente del Consiglio e superministro.

LA CASETTA DI ANDREA TORNERA’ AL SUO SPLENDORE SOLO QUANDO SARA’ QUELLO CHE ERA. UN GIARDINO-LABORATORIO CULTORE DELLA FLORA LOCALE

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Raccogliendo le parole di una carissima amica, e rileggendo il reportage della Nuova Sardegna, pagina della Gallura del 25 scorso non posso non tornare sull’argomento WWF – Casa di Andrea Quiliquini.

In effetti già mi era saltato all’occhio il titolo dell’articolo: “La storica casetta del WWF torna all’antico splendore”. Chi è del mestiere sa bene che i titoli non vengono mai fatti da chi scrive il pezzo e spesso capita che il titolo non abbia nulla a che vedere con il testo. In questo caso il testo è ben rappresentato dal titolo, chi legge l’articolo e non è stato presente alla riunione ne tra una impressione totalmente errata: sembrerebbe che i cittadini di Santa Teresa siano intervenuti subito per esprimere, magari con una certa veemenza, la loro contrarietà ad un progetto che non conoscevano e che a seguito delle spiegazioni fornite dai rappresentanti della Associazione ambientalista per antonomasia siano state aperte ed accettate visto che si sarebbero dimostrate disponibili al dialogo. Ebbene, mi duole dire che suo malgrado, la corrispondente deve aver fatto “un salto” dove si teneva la riunione, visto la compostezza dei partecipanti, sia andata via e poi con una telefonata abbia parlato con la persona sbagliata che gli ha raccontato le cose a modo suo.

Per maggiore chiarezza v’è da dire che la riunione, perché tale era e nulla di diverso, è stata organizzata, a dire le cose come stanno, con i piedi. Il perche? C’è stata la convocazione di un Consiglio comunale, dove, per dabbenaggine, di Consiglio non vi era nulla, tant’è che si erano dimenticati persino di fare l’appello, ma, queste sono sottigliezze, poiché questo Consiglio era aperto al pubblico, ci si aspettava che ci fosse l’intervento di qualche rappresentante delle Istituzioni e che la stessa Amministrazione, spiegando, dicesse la posizione che intendeva prendere su un argomento che ormai era noto a tutti in paese che sarebbe stato inviso qualsiasi provvedimento che si discostasse da un puro restauro dell’immobile. Così non è avvenuto: due parole del Sindaco come dire siete qui, mi avete chiesto di promuovere un incontro, eccovi servito, parlate.

Tutto questo ha messo di fronte due parti di cui una in posizione di vantaggio sull’altra in quanto occupante la parte ufficiale del consiglio comunale, l’altra, pubblico, non certo in posizione preminente.

La signora Bianchi, sobria nelle parole, supponente nell’aspetto, passa la responsabilità dell’esposizione della posizione dell’Associazione al suo direttore generale che, con tono deciso, fa intendere che loro hanno una proprietà, hanno previsto e progettato il loro programma, tutto per il bene del paese e nell’interpretazione della volontà del donante, con il preciso intento di valorizzare la nuova A.M.P. e dare anche una didattica di questa conquista -mi sia consentito di nutrire qualche riserva su questo- a turisti bramosi di conoscere questo meraviglioso Stretto, come se Santa Teresa non potrebbe trovare nel suo ambito persone capaci a fare da guida a turisti e studenti senza necessità di ricorrere a slide o filmati preconfezionati come scatolette di sardine. Forse quel signore aveva sottovalutato quel pubblico che aveva si sotto la sua posizione ma non era certo li per sentire una lezione non richiesta bensì per contrastare quel cemento che era stato gettato non a caso sul cortile , dopo aver sradicato piante autoctone in via di estinzione, aveva preso posto.

La reazione è stata immediata e chiara, i loro programmi non combaciavano esattamente con le finalità che avrebbe voluto il donatore, testimoniato da diversi volontari collaboratori del Prof. Quiliquini, agronomo e cultore della flora della sua terra, ma meglio di tutti dalle parole della moglie e del figlio del compianto studioso.

Tutto il dissenso sia al metodo che alla sostanza è stato esposto da poche persone in rappresentanza dell’intera Comunità, cosa questa sfuggita a chi aveva chiesto la convocazione del Consiglio comunale -per questo ci sarebbe da fare un discorso a parte. Chissà-, loro forse ritenevano che si trattasse delle pochissime persone presenti in una ristrettissima parte destinata al pubblico nella sala Consiliare. Non è così. Forse mai la comunità teresina era insorta, compatta contro questo scempio, qui non si trattava solo del compianto e amato da tutti Prof. Andrea Quiliquini, qui si era andati oltre, si voleva infrangere quel poco di storia del giovane paese e, ancor più grave, la vera storia della Gallura rappresentata da costumi e tradizioni, nonché, valori e costumi della loro terra. Ecco cosa non aveva capito la signora Bianchi che avrebbe invece dovuto valutare prima di ogni cosa visto che, anche lei, seppur saltuariamente è entrata a far parte di questa Comunità.

Questa la cronaca della giornata, condita da qualche considerazione. Quello che mi era sfuggito e che ne sono stato reso edotto qualche giorno dopo, è il siparietto finale avvenuto al margine della riunione ma, comunque, di fronte al pubblico.

Nella chiusura del suo discorso, Il figlio di Andrea, Renato Quiliquini, aveva fatto presente che era li a rappresentare lo spirito e la volontà del padre, specificatamente, sul quel terreno, unico cortile giardino nell’agglomerato urbano di Santa Teresa, e lo era anche in rappresentanza dei circa novecento cittadini che avevano firmato una petizione, nei due giorni precedenti la riunione del pseudo Consiglio comunale aperto al pubblico.

Sembrerebbe, uso il condizionale in quanto non presente, che la presidente del WWF abbia avuto l’infelice idea di mettere in dubbio la validità di tutte quelle firme sostenendo che, i firmatari avessero firmato senza conoscere il motivo e lo spirito della petizione.

Parlo per me stesso e posso testimoniare che chi raccoglieva le firme era conscio di cosa chiedeva e prima di far firmare a chi non conosceva il problema, gli veniva illustrata la motivazione. Io, che ho firmato, mi sento profondamente offeso da questa affermazione -se risultasse veritiera- della presidente, ed ancor di più mi offende la non reazione di coloro che erano vicini a lei e non hanno avuto la reazione dovuta. Offendere i circa novecento cittadini che liberamente hanno sottoscritto una petizione , significa offendere l’intero paese e questo, in particolar modo è grave se quelle persone vicine alla signora presidente del WWF, non l’abbiano, seppur con la dovuta educazione dovuta ad una signora, redarguita e invitata a limitare i suoi giudizi verso una comunità che si è sollevata per chiedere che la volontà di uno dei cittadini più illustri, non solo di Santa Teresa, ma orgoglio della Gallura tutta, venga rispettata da quell’Associazione che aveva voluto fondare a Santa Teresa e che considerava essere forse, unica, allora, atta a tutelate l’ambiente, i valori e le specie della flora locale.

PERCHE’ DISTRUGGERE ANZICHE’ VALORIZZARE L’ESISTENTE? Il WWF tradisce le aspettative di un intero paese

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Dire che sono indignato è poca cosa: indignato anche nei confronti dell’amico Stefano che da buon sindaco ha voluto fare il Pilato della situazione, convocando un Consiglio comunale solo per dare fiato ad una Associazione privata, seppur benefica, trascurando una enorme massa di suoi concittadini elettori, coloro che gli hanno permesso di amministrare per ben due mandati. Scrivo questo perché ho trovato quanto mai ingiuste le posizioni dei due schieramenti con una Amministrazione zoppa per assenza della minoranza, in questo caso non colpevole (immagino la loro sensibilità di aver compreso che la popolazione doveva essere almeno messa sullo stesso piano degli altri interlocutori): ma, forse a questo nessuno aveva pensato. Altra svista: mi chiedo, si può convocare un consiglio comunale aperto al pubblico in una sala che, a malapena, contiene trenta persone? Questo in una Comunità di oltre cinquemila persone? Una svista.
Passiamo alla cronaca della serata.
Quella alla quale abbiamo assistito, per i pochi che hanno avuto la possibilità di partecipare, più che una riunione chiarificatrice, magari di ripensamento, si sono dovuto sorbire una lunga e noiosa lezione di pseudo marketing punteggiata da una serie di disegni e documenti, proiettati su schermo, a dimostrare quanto è bravo il management del WWF Italia, con le opere portate a termine a Matera (ma non sui sassi, li sembrerebbe non gli abbiano fatto mettere mano) e in qualche parte del paese. Tutto questo per illustrarci come vendere le Bocche di Bonifacio al turismo estivo o a qualche scolaresca. Ora, che il Sig. Benedetto, direttore del WWF Italia, non sappia che noi, a Santa Teresa viviamo sulle Bocche, con la costa meridionale della Corsica in piena vista, passi, ma la Presidenta dello stesso WWF, nonché titolare di una trasmissione televisiva specializzata nel settore, che, guarda caso, non abbia preparato il suo sottoposto a non cadere nella trappoletta, questo meraviglia, tanto più che la stessa signora ha sposato un teresino proprietario di diving , il quale, sicuramente se aveva qualche lacuna glielo avrebbe ben spiegato, e che chi viene a Santa Teresa lo fa per godere di uno dei mari più belli esistenti e non fa certo alcuna fatica a immaginare e constatare che tale bellezza deriva proprio dall’essere su questo Stretto e principalmente sulle Bocche di Bonifacio. Se poi questa operazione di marketing era ritenuta così indispensabile per la tutela dell’ambiente, sia la Signora che il Sig. Benedetto, visto che di convenzioni, almeno da ciò che ci ha detto, ne fanno un giorno si e l’altro pure, potevano chiedere al Comune se aveva qualche locale adatto a quel bisogno, magari pure più spazioso, forse, chissà, avrebbe potuto pensare ad uno spazio nei locali di Lu Brandali e, perché no, senza disturbare gli abitanti di Cala Grande, a qualche sala nello spazioso faro di Capotesta, acquisito tanti anni fa, restaurato e mai aperto a nessuna attività. No, meglio il cortiletto di Piazza Villamarina?
Si voleva contrabbandare che questa operazione di ristrutturazione fosse voluta da Andrea Quiliquini: poveri, sbugiardati dalla moglie, dal figlio e dai pochi ma utili presenti che avevano collaborato con il Professore non solo nella tutela vera dell’ambiente (nessuno dei signori ha mai visto l’opera, in prima persona, di Andrea nella funzione di antincendio) e della conservazione delle specie della flora locale.
Un po di buon senso, rimettere le cose come erano sarà impossibile: smantellare quella “pavimentazione” è cosa da poco, riaprire il pozzo tirando fuori tutte le porcherie che vi sono state buttate per accecarlo è un pò più complicato ma si può fare, ricostruire il forno, trovare le pietre giuste è un impresa più complessa, fuorché non si riesca a recuperarle dal pozzo, ma, ripeto con un pò di buon senso, constatato che l’intera popolazione di Santa Teresa si è ribellata all’idea di aver tradito lo spirito del suo donatore che aveva fatto quel gesto solo ed esclusivamente per mettere al sicuro quell’angolo di Eden, baluardo della vecchia cultura gallurese, da qualche amministratore munito di paraocchi, e non per fare delle proiezioni che simboleggino, a dire del Sig. Benedetto, i benefi che porterà l’Area Marina Protetta a Santa Teresa.
Questa volta, forse unica, l’intera comunità si è mobilitata, lo avrà fatto per interessi sotterranei? Sicuramente no. Andrea, il prof. Quiliquini aveva creato una sezione del WWF a Santa Teresa con intere generazioni disponibili ad adoperarsi per la difesa dell’ambiente era riuscito ad ottenere uno schieramento trasversale, cacciatori e animalisti, tutti, non i due iscritti come è stato timidamente fatto notare: piuttosto perché i signori dirigenti non si chiedono come mai una sezione fiorente come quella teresina si sia ridotta a non avere più adepti? Non sarà per caso colpa di una politica centrale? Di questo avrebbe dovuto venire a parlare il responsabile provinciale, di questo avrebbe dovuto chieder conto alla dirigenza nazionale, no a perorare una causa invisa a tutto il paese.
L’augurio che viene spontaneo è, non si cerchi di mettersi a fare una sfida a chi è più forte, che si trovi una soluzione che lasciando quello spazio, storico, per la giovane età di questo paese, alle cure di questo Comitato spontaneo che, a sua cura potrebbe restaurarlo riportarlo per quanto possibile allo stato come lo avrebbe voluto quell’Andrea che amava il suo paese e come il suo paese ama lui. Questo è quanto Santa Teresa si aspetta perché anche il WWF possa tornare ad essere quella istituzione nata per il rispetto dell’ambiente nella tutela del territorio e delle tradizioni.