L’EX MAGISTRATO FRANCESCO SAVERIO BORRELLI HA LASCIATO QUESTA TERRA

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Che Dio mi perdoni se non provo alcun sentimento di dolore se non quello di umana pietà dovuta ad ogni uomo che lascia questa terra per raggiungere la sede dove sarà giudicato da quel Tribunale al cui cospetto siamo tutti uguali ed il giudizio, sarà, si misericordioso, ma certamente, imparziale.
Avevo cancellato dalla mia memoria quel brutto periodo che ha sconvolto il nostro Paese: “mani pulite”, lo chiamarono così, un periodo che ha dato vita ad una “rivoluzione bianca” dove, a fronte dei soliti pochi “ladri” a pagare l’alto prezzo del sospetto, della calunnia, dell’avviso di garanzia, furono in molti a pagare un prezzo altissimo, grazie ad una Magistratura, non tutta per fortuna, che volle essere talmente indipendente da ritenersi fuori da ogni male e immune da errori per i quali non sono dovute neppure delle scuse.
Nell’inaugurare un anno giudiziario il Dott. Borrelli tuonò le parole “Resistere, resistere, resistere”. Penso ai tanti che non sono riusciti ad avere quella resistenza che veniva invocata, che non sono riusciti ad ingoiare l’onta del pubblico ludibrio ed hanno lasciato famiglie, figli, genitori, con un dolore che li perseguiterà per tutta la loro esistenza, si, penso anche a coloro che hanno avuto la forza di resistere, affrontando processi interminabili, mentre la loro vita era comunque distrutta, e, poi, arrivare alla loro comprovata innocenza. Mi viene in mente qualche nome che non citerò per il rispetto che gli devo, innocenti, perseguiti, svillaneggiati da una pubblica opinione pilotata, priva di qualsiasi sentimento.
La mia, con poche altre, sarà una voce fuori dal coro, ciò non significa che le nostre poche siano quelle stonate, forse saranno quelle che consentiranno a qualcuno ad avere un attimo, solo un momento, di riflessione e magari, ripensare a quanta sofferenza abbia potuto portare la presunzione di un uomo può aver provocato in tanta gente “giusta” infangata da una giustizia “ingiusta”.
Vorrei comunque porgere le mie condoglianze alla famiglia Borrelli, assicurando, ca cattolico credente, una preghiera per il loro familiare defunto.

POVERO SALVINI, QUESTA VOLTA E’ TOCCATO A LUI: sotto schiaffo dai nipotini del rublo e, come non bastasse dai suoi amici di cordata. “schiaffo”dai nipotini del rublo che dal fuoco amico degli alleati

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Mi viene difficile pensare ad un Salvini sprovveduto, possibile che possa esserlo? Uno che fa il Ministro degli Interni a tempo pieno, il vice premier a mezzoservizio, il capopartito quando gli capita. Ma, d’altra parte, tutto lo lascia pensare, quando dimostra di non aver ancora ben compreso quali debbano essere i difficili equilibri internazionali, perché non si può essere -come era convinto di poter fare- essere d’accordo con gli Usa al 93% e, nel contempo, essere amico di Putin come ha dichiarato il leader del Cremlino. In questo momento storico ci sarebbe voluto un esercizio di grande equilibrismo politico,a livello internazionale nel quale, diamogliene atto, era maestro Silvio Berlusconi, dal quale, forse, avrebbe fatto meglio ad accettare qualche consiglio.
Altro errore, il mio è solo un parere del tutto personale, benché possa vantare di avere le spalle forti, sembra abbia voluto esagerare con quel suo voler essere l’uomo solo al comando, salvo poi lamentarsi d’essere lasciato appunto solo dai ministri grillini. Nè ha compreso bene Salvini di non possedere le doti diplomatiche e le sottigliezze o, come nel caso di Trump, la forza d’essere a capo di un grande Nazione dei leaders linternazionali e s’è trovato, probabilmente, coinvolto in un giuoco più grande di lui.
Ha certo esagerato nella convinzione delle spalle forti il leader leghista, ma ha esagerato
sul “caso Gianluca Savoini”, affarista, ex-giornalista della “Padania”, incarico alla Regione lombarda e presidente di Lombardia- Russia e leghista della prima ora, per qualcuno pare una scena tratta da un film di spionaggio, ma a mio avviso pare uscito
da una parodia di quel genere filmico: sì perchè, prima, secondo un’inchiesta de “L’Espresso”, insieme ad altri due italiani incontra al bar dell’hotel Metropole di Mosca, durante la visita del vice-presidente del Consiglio italiano, del 17-18 ottobre, con tre russi emissari di Putin. E lì, in mezzo a rumorosi avventori, propone: “noi guidiamo l’alleanza dei partiti pro-Russia: sostenete una campagna politica utile per i 2 Paesi”. In sostanza si chiedono soldi per la Lega per affrontare la campagna elettorale per le “europee”. La controparte conviene su questa circostanza e addirittura, lì in mezzo agli altri avventori che affollano il bar dell’albergo propone: tre milioni di tonnellate di petrolio con uno sconto del 4%, pari a 65 milioni di euro che gli italiani possono fornire a prezzo pieno all’Eni. Stretta di mano ed accordo fatto.
L’inchiesta del settimanale fa un pò di scalpore, la Lega querela non per il fatto specifico , ma per un’altra serie di articoli ritenuti diffamatori e, poi, tutto si acquieta:
Salvini compie, poi, il famoso viaggio negli Usa, viene definito “amico” da Putin , alla vigilia del suo recentissimo viaggio-lampo a Roma (e Savoini è presente al party offerto dal premier Conte al leader del Cremlino con invitati imprenditori italiani).
Ora ecco la bomba mediatica del noto sito web americano Buzz-Feed, non certo nemico di Trump, che riporta l’audio di quella riunione al Metropole.
La procura della Repubblica di Milano apre immediatamente un’inchiesta, i presidenti dei gruppi parlamentare del Pd annunciano una proposta di legge per istituire una commissione d’inchiesta e il M5s si limita, con Di Maio a dire, prima scherzosamente: “meglio Putin che i petrolieri” e, poi, più seriamente: “sempre più orgoglioso del M5Stelle, Noi abbiamo sempre ricevuto risorse solo dalle donazioni volontarie:” Ed il premier Conte accetta la smentita di Salvini (“mai preso un rublo, un euro, un dollaro o un litro di vodka di finanziamento dalla Russia. Non ho mai chiesto alcunchè nè fatto chiedere alcunchè”) e dice la magistratura deve fare il suo corso, lui ha fiducia -“sino a prova contraria”- nel ministro dell’Interno. Che, comunque, ha anche avuto in questi ultimi giorni un’altra dura serie negativa come: a)il “cordone sanitario” fatto intorno a Lega e Le Pen, il cui gruppo all’Europarlamento non ha preso nulla, proprio nulla, dove persino Fratelli d’Italia ha avuto un vice-presidente di Commissione; b) il liscia e busso del premier Conte sull’immigrazione con annesso cicchettone per i mancati rimpatri e la sottolineatura dei troppi sbarchi “fantasma” che provocano gravi problemi e le critiche degli altri Paesi europei; c) il nuovo clamoroso fallimento del vertice sull’Autonomie, interrotto proprio dalla Lega la quale, quasi per ripicca, ha ribadito il no al salario minimo.
Come reagiranno, ora, i big leghisti come Fontana e Zaia a tutto questo con l’aggiunta della mancata solidarietà grillini, a quello che il sottosegretario Giorgetti, in predicato d’andare a Bruxelles, ha definito attacco a Salvini, dicendo, riferendosi a Savoini: “qualche fanfarone le spara grosse e qualcuno in modo opportunistico e chissà per quali fini ora approfitta del fanfarone per gettare discredito su Salvini?”. Il guaio che il discredito viene gettato su tutta la politica italiana che si sta dimostrando incapace di reagire come dovrebbe a difesa dei veri interessi dell’Italia.

CHE QUALCUNO STIA GIOCANDO TUTTO A FAVORE DI SALVINI?

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Ieri i sondaggi davano la Lega al 37%, l’effetto prepotenza della Capitana da i suoi frutti, oggi non saprei, ho, però, la convinzione che le decisioni prese nei confronti della capitana, qualche altro punticino lo abbia portato.
Consentitemi di tornare sull’argomento del salvataggio di chi è in pericolo di vita. Come dice il dr Gino Strada: “…non bisogna aspettare che il naufrago abbia l’acqua al bordo della bocca, per riconoscere il suo status, è in pericolo di vita anche quando l’acqua arriva alla cintura”. Ma, quando non esiste documentazione del recupero comprovante quello “stato di pericolo di vita” e, constatato che i cosiddetti naufraghi non presentano sofferenza e, comunque, quando vengono intercettati durante l’approccio con il confine di uno Stato, gli viene fornita tutta l’assistenza, allora tutto cambia.
L’avvertimento di non superare il limite di confine, la nave che intende arrivare, non ad un porto qualsiasi, bensì in quel porto a costo di rimanere giorni, non un tentativo di raggiungere un’altra destinazione, no, una impuntatura bella e buona, quindi la dimostrazione che il pericolo di vita non c’era.
Questo per oltre dieci giorni, poi la forzatura del blocco, ingresso nelle acque territoriali italiane, ancora sosta dopo il fermo delle Forze di Polizia, ancora giorni di attesa e, alla fine, motori forza tutta e, via verso la banchina del porto di Lampedusa. I natanti delle Forze dell’Ordine? quelli si possono anche speronare, sono dello Stato Italiano, Tanto per quello che conta? Eppoi a bordo abbiamo le Istituzioni, quattro Parlamentari, due che contano meno del due di coppe con briscola denaro, gli altri due, beh, lasciamo perdere, un ex ministro ed un quasi nulla (come lo avrebbe sicuramente spiritosamente definito il Presidente Cossiga), sufficienti per una capitana che, forte della sua ricchezza e sostenuta, addirittura, dal Presidente della Germania sempre pronto a dare giudizi in casa altrui e non rispettare le sentenze in casa propria. Insomma, quella nave da seicento tonnellate di acciaio, arriva nei pressi della banchina e, siccome aveva dei naufraghi da salvare se ne fotte di un naviglio della Guardia di Finanza che si frapponeva al suo attracco, prosegue la della sua manovra e solo la prontezza e la capacità del nocchiere della piccola imbarcazione del Servizio Navale della Guardia di Finanza, evita la tragedia. Così la capitana può ormeggiare e inizia a sbarcare i moribondi che aveva recuperato in acque italiane, cioè quei quattro parlamentari che erano saliti a bordo. Si, loro erano i veri naufraghi, quelli che avevano necessità di assistenza immediata, tant’è che sotto bordo erano già pronti neurologi, psichiatri ed infermieri con camicia di forza pronta per l’evenienza. I quaranta profughi stavano bene in salute, almeno quanto la capitana con il suo equipaggio.
Questo perchè la crudeltà del Decreto Salvini, li aveva talmente sfibrati che sono scesi tranquillamente con le loro gambe, quel decreto che, ricordo a me stesso, è legge, fa parte del nostro ordinamento governativo e parlamentare e, in ogni caso ha effetti di legge sin dalla sua emanazione sottoscritta dal Presidente della Repubblica, che ne certifica la costituzionalità, e dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Disobbedire ad una legge, già di per se stesso, è reato e questo lo individuano le forze di pubblica sicurezza e lo certifica un magistrato che dispone il fermo di chi il reato commette.
Questo, però, è quello che era il mio sapere sino ad ieri, oggi non è più così: urtare una imbarcazione che, a pieno titolo, si trova tra luna nave e la banchina non è “speronamento”. Superare un confine che gli era stato vietato è un atto di cui vantarsi anche se le vite da salvare erano solo nella mente di una minoranza italiana rappresentata dalle persone che abbiamo già individuato, ma ancor peggio è che tutte queste cose le ha stabilite “motu proprio”, con relativa sentenza, il signor Procuratore Di Agrigento dr. Patronaggio. Attenzione, non crediate che approfittando di questa sentenza emessa con giustizia, dice che trova la sua logica a causa delle: “troppe tensioni politiche”.
Io sono sempre stato convinto che l’Italia fosse uno Stato di diritto”, ora comincia a torturarmi qualche dubbio: i confini non sono più confini, perchè chiunque può attraversarli a dispetto delle leggi che regolano il nostro ordinamento;il blocco dei servizi di sicurezza, non hanno più alcun valore: se una pattuglia di polizia ti intima l’alt, tu prosegui, troverai un dr. Padronaggio che, se gli racconti che stavi morendo di sete, lui sculaccia quei nullafacenti di agenti e a te da il premio di benemerenza per aver infine trovato una bottiglietta d’acqua per dissetarti, e così via.
Non scherziamo, tutti sappiamo come è andata a finire, al fondo di tutto è che sino ad oggi non si è mai riusciti a fare una riforma della giustizia seria, in altri tempi ci si era provato, si ricorderà il famoso “compromesso storico”, allora, l’accordo con il PCI prevedeva tutto un pacchetto di intenzioni, ora lo chiamano “contratto”, quello di allora, prevedeva una legge per il finanziamento dei partiti (era il PCI di Berlinguer a sostenerlo, avevano perso i rifornimenti economici dell’Unione Sovietica e chiesero pure che primo di ogni passo fosse fatta una sanatoria per non avere conseguenze di alto tradimento), poi si sarebbe dovuto fare una profonda riforma della giustizia e, al primo punto vi doveva essere una piccola clausola, cioè la “responsabilità civile del magistrato”, una piccolissima parentesi in un progetto enorme. Ebbene, quella piccolissima clausola bloccò, per volontà del Partito Comunista, con il plauso della magistratura politicizzata e non, tutto l’impianto della riforma ed ancora è fermo all’epoca. Voi pensate che se quella piccola clausola fosse vigente, la capitana sarebbe uccel di bosco tanto da non potergli neppure notificare l’espulsione firmata dal Prefetto di Agrigento? Ma, le sentenze vanno rispettate e, possibilmente, non criticate.
A quella infinitesima minoranza che ha cantato vittoria vorrei ricordare: io non lesino il mio accordo per battaglie sacrosante, a costoro chiederei un briciolo di sensibilità verso un argomento attualissimo che tocca i nostri bambini, credetemi, non sarebbe certo tempo perso. Questo, certamente, è stare vicino sempre con chi salva la vita.