I TROPPI ERRORI DI CONTE APRONO SCENARI POLITICI DI UN GOVERNO DI UNITA’ PRESIEDUTO DA MARIO DRAGHI

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La situazione economica è sempre più drammatica e l’Italia si trova presso ché isolata con il rischio di essere catalogata tra gli untori per la diffusione del coronavirus. Aumentano, così, i Paesi che rifiutano l’arrivo di italiani anche perchè i 10 casi di contagio registrati in Spagna: sono tutti collegati all’Italia e così i due negli Usa, l’uno del Brasile, i due dell’Austria, l’uno dell’Algeria, per citare alcuni esempi.
Gli errori di comunicazione del nostro governo, comprese, soprattutto, le avventate dichiarazioni del premier che, ora, viste le durissime critiche, ha abbassato i toni, hanno determinato gravi danni. Da qui la reazione degli industriali e degli altri settori produttivi che accusano Conte ed il governo – come scrive “Il Messaggero” di aver “affrontato l’emergenza in modo isterico sbagliando comunicazione e ha finito per paralizzare l’economia. ” E un big-imprenditore come Zoppas ha invocato: “il premier si fermi, così finisce per distruggere tutti.”
Il fatto è che Conte ha voluto metterci la faccia, ritenendo, probabilmente, di prendersi i meriti per il blocco dei voli da e per la Cina, per i 4mila tamponi, poi riconosciuti d lui stesso eccessivi e perciò sbagliati, per le misure più che restrittive , prendendosela, inoltre, con i medici dell’ospedale di Cologno rei di non aver completamente rispettato i protocolli e, quindi, di aver fatto sviluppare il contagio, ha poi fatto marcia indietro, ma il danno ormai era compiuto.
L’iper presenza televisiva e dichiarativa ha messo in secondo piano il ministro della Sanità Speranza, che ha operato nell’ombra e, evidentemente non d’accordo con l'”isteria” del premier, sé poi, preso come consulente lo scienziato italiano dell’OMS Walter Ricciardi che non aveva mancato di criticare l’uso eccessivo dei tamponi ed altre misure italiane.
Anche al vice segretario del Pd Andrea Orlando non è piaciuto l’atteggiamento di Palazzo Chigi dicendo forte e chiaro: “basta misure eccessive non strettamente giustificabili: il panico puo’ provocare piu’ danni dell’epidemia.”
C’è da meravigliarsi, quindi, se Salvini ha chiesto udienza a Mattarella per l’emergenza economica che si sta determinando a causa -a suo dire- dell’inefficienza del governo e se, soprattutto, s’è mosso Matteo Renzi? Il leader di Italia Viva ha rotto la tregua con il premier Conte, proponendo un governo di unità nazionale, ossia d’emergenza dinnanzi ai “gravi danni di comunicazione ” di Conte. “Rischiamo -ha precisato Renzi- un disastro senza precedenti. C’è un danno enorme in Italia ed all’estero . Serviranno misure fortissime: Ora serve un fronte largo per riparare gli autogol clamorosi di questi giorni.” Di fatto è un governo di unità nazionale, possibilmente presieduto da Mario Draghi, il nome più gettonato per affrontare l’inevitabile recessione. Dal leghista Giorgetti, molto stimato negli ambienti economici, è venuta un’apertura, Forza Italia è d’accordo, ma non Fratelli d’Italia perchè la Meloni vuole elezioni immediate e questo, in verità, sarebbe un’altra sciagura solo pensando ad una campagna elettorale di fuoco.
Nel Pd si preferisce andare avanti con questo governo, anche se la dichiarazione di Orlando pare di diverso avviso e, non a caso, Renzi ha avanzato la sua proposta dicendola per primo al suo grande amico presidente dei senatori dem Marcucci, presente un altro senatore Pd, da sempre tifoso di Draghi. Dai grillini alcuni commenti in ordine sparso con Crimi che difende l’attuale governo, ma non mi sembra con eccessiva determinazione, mentre Di Maio appare preoccupato delle reazioni all’estero e invita ad aver fiducia nell’Italia.
Il risultato di questi sviluppi politici sono nei titoli dei quotidiani ad iniziare dal “Sole 24 Ore”, organo della Confindustria “Conte sotto assedio abbassa i toni” e “Torna in campo il governo istituzionale.” A sua volta “”Il Messaggero” annunzia: “Conte torna sotto assedio/tenaglia Renzi-Salvini/ per un governo d’emergenza”, mentre “La Stampa” titola “Idea antivirus: governo d’emergenza.” con un fondo di Marcello Sorgi critica duramente l’operato di Palazzo Chigi , spiegando che la situazione peggiora ed è acuita “dal muro invisibile dell’ansia che il governo si ostina ad inseguire ed in qualche caso ad incoraggiare, mentre al Colle scende un vento pesante di perplessità”: Riferimento quest’ultimo alla smentita della Presidenza della Repubblica ad una specie di commissariamento di Conte da parte di Mattarella. Il fatto certo, comunque, è che sia intervenuto per riparare allo scontro premier-presidente della Lombardia. e che, addirittura partecipi -fatto inusitato- al summit di domani pomeriggio a Napoli tra Conte ed il presidente francese Macron.
Vi risparmio, infine, quel che scrivono i mass media vicini all’opposizione. Forse drammatizzeranno anche troppo, ma diciamo la verità: con un governo -chiamatelo come volete- presieduto da Mario Draghi staremo tutti più tranquilli. Non ha, certo, la bacchetta magica , ma sa affrontare le situazioni di emergenza, come ha dimostrato anche alla Banca Centrale Europea, aiutando e non poco, potremmo dire salvando, la nostra economia.

ORA BASTA: CONTE, TROPPE PRESENZE TV, TROPPI TAMPONI, TROPPO DI TUTTO.e’ TEMPO DI FARLA FINITA CON GLI INCAPACI

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Scosideratezza, pressapochismo, faciloneria, non saprei quale altro sostativo si può utilizzare per valutare il comportamento del Governo, si tutto intero ad iniziare dalla sua guida: quell'”avvocato del popolo” che tanto bene farebbe se tornasse alla sua professione, liberandoci da una presenza inutile quanto scomoda, ora, talmente povera e insignificante da poterne fare a meno senza nessuno rimpianto.
Conte, anche questa volta non s’è certo comportato bene con il suo popolo. Sì, d’accordo, il coronavirus non è una minaccia da poco, ma, non sembra strano del perché ha colpito così massicciamente solo da noi in Europa? E non ci vengano a dire che da noi ci sono molti più cinesi visto che sono dappertutto nell’UE e non mi pare che in Toscana esista un focolaio come in Lombardia e Veneto nonostante i 2500 residenti che erano andati in Cina a trovare i parenti per la festività dell’Anno cinese. Eppoi ci spieghino perchè nelle città Usa dove esistono fortissime Comunità cinesi, pensiamo solo a San Francisco e New York il virus non ha fatto danni.
La verità che il premier Conte ed i nostri governanti hanno voluto fare i primi della classe per dimostrare che da noi tutto funziona benissimo, ovviamente grazie a loro che hanno persino bloccato subito i voli con la Cina e fatto 4mila controlli con il tampone come si è gloriato il nostro eroe da barzelletta, Conte, costretto poi a far marcia indietro. Già perchè, come è stato costretto a dire, un paio di giorni dopo che “la prova tampone va fatta solo in alcuni casi. Il fatto che negli ultimi giorni si sia esagerato con la prova tampone non corrisponde alle prescrizioni della comunità scientifica”. E chi aveva ordinato la prova tampone se non il governo?
Come se non bastasse il nostro premier, probabilmente in crisi di nervi per il focolaio di Cologno, ha lanciato una pesante accusa ai medici di quell’ospedale, sostenendo che non avevano rispettato integralmente i protocolli ed il contagio si era diffuso da lì, dove il 38enne manager, con il coronavirus era andato al pronto soccorso.
Dinnanzi alla durissima reazione del Governatore della Lombardia Fontana, Conte ha fatto una clamorosa marcia indietro scusandosi anche perchè i medici dell’ospedale incriminato, molti dei quali contagiati dal virus ed in quarantena, avevano rilasciato una dichiarazione di fuoco. Merita leggerla: “Abbiamo fatto il nostro dovere ed abbiamo la coscienza a posto. Dal primo istante dell’emergenza non abbiamo lasciato i nostri ammalati nemmeno per un istante: alcuni di noi, tra medici ed infermieri, sono infettati ed alcuni lottano contro il morbo. Non siamo eroi e non pretendiamo gratitudine per il nostro lavoro, ma ascoltare dalle massime cariche dello Stato certe parole che moralmente uccidono più del virus, fa male e ci umilia.” Vi risparmio la replica del premier, ma non v’ha dubbio sia stata, quella di Conte, un’uscita quasi da dimissioni, anche se per alcuni, non auspicabili data l’emergenza che investe, ormai, anche l’economia, già disastrata, del nostro Paese con la recessione ormai alle porte, se ne avesse il coraggio, sarebbe, malgrado tutto, una liberazione per il Paese.
Molto ha influito su tutto l’allarmismo che, incautamente, è stato alimentato anche da decisioni governative, e dagli errori del premier, poi ammessi chiaramente sullo sviluppo del focolaio e sui troppi tamponi fatti senza ascoltare la “comunità scientifica, ed a differenza di quanto è avvenuto nel resto d’Europa , dove, infatti, per fortuna non esistono focolai.
Il danno, per l’Italia, è, però, rilevantissimo anche considerato che il turismo è la nostra più grande industria e anche la Russia consiglia i suoi cittadini a non venire da noi così come stanno facendo anche alcuni Paesi dell’UE.
Forse quest’uomo non si rende conto che, ad aumentare l’allarmismo è anche la sua massiccia presenza in Tv: certo per invitare anche alla calma, ad aver fiducia perchè lui, il capo della protezione Civile commissario anti-virus, il ministro della Sanità stanno lavorando giorno e notte e le immagini televisive mostrano, spesso, Conte e gli altri big governativi lì attorno ad un lungo tavolo spossati, a prendersi cura di noi. Il risultato, non voluto, è da un lato, di alimentare l’allarmismo, dall’altro, di creare perplessità sul premier che certamente lavorerà molto per l’emergenza virus, ma sta anche molto, a mio avviso troppo, in Tv.
Continuando così va a finire che si darà ragione alla voce messa in giro politicamente ad arte che fanno così anche perchè l’allarmismo fa concentrare l’interesse sulla lotta al virus e non sulla situazione economico del Paese sempre più drammatica. Credo sia una solita fake news, ma fa egualmente qualche danno ad un governo in grande difficoltà. Non sarebbe il caso che l’avvocato del popolo” riflettesse un pò prima di dichiarare o ad andare in TV? E se decidesse finalmente di lasciare il campo libero ad un governo di primavera che prepari il Paese per andare al voto?

LA POLITICA NON TROVA UNITA’ NEMMENO PER FAR FRONTE AL CONTAGIO DEL CORONAVIRUS

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Certo, tornare a casa dopo una lunga mattinata in una anticamera di un “pronto soccorso” di un ospedale e questo dopo averlo fatto per lunghe giornate precedenti, accendere il televisore e apprendere che stiamo rischiando di ritrovarci in una situazione che somiglia molto a quella cinese con la differenza che da noi, pensare di isolare una regione per metterla in quarantena, non è affatto cosa facilmente raggiungibile e incoraggiante.
E’ così, il Ministero della Sanità che continua a ripetere: chi torna dalla Cina va messo in quarantena: e noi a continuare a far finta di nulla poi, purtroppo non sempre avviene e così il coronavirus ha colpito anche in Italia dove un 38enne lombardo di Cologno milanese è in gravi condizioni contagiato da un collega tornato dalla Cina dove lavora per una impresa italiana. Così il contagio si è esteso ed altre due cittadine lombarde, Castiglione e Casalpusterlengo sono nell’occhio del ciclone ed i loro cittadini sono stai invitati a rimanere a casa ed a Cologno sono state chiuse scuole, bar e ristoranti oltre all’ospedale dove il 38enne era andato, ieri, al pronto soccorso .
La paura s’è sparsa soprattutto in Lombardia, ma s’è diffusa anche altrove e la politica invece di far fronte unitario contro un pericolo reale si divide in una polemica assurda con al centro la mancata quarantena obbligatorio ai cinesi rientrati in Italia dopo essere stati nella Madre Patria per i festeggiamenti del capodanno cinese.
Secondo un’interrogazione parlamentare sarebbero ben 2500 , ai quali era stata solo consigliata la quarantena: Matteo Salvini ha addirittura dichiarato di denunciare, per questo, il presidente della Regione Toscana Rossi ex-Pd ora Leu-sinistra . prendendosi l’accusa di sciacallaggio da parte di un parlamentare dem:.. E su questa vicenda avremo dichiarazioni e contro dichiarazioni sino ad un dibattito in Parlamento, mentre, purtroppo, i casi di contagio aumentano così come si diffonde ancor più la paura per il coronavirus considerato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità un pericolo peggiore del terrorismo.
Non sarebbe il caso che, per una volta, i nostri politici si unissero per affrontare insieme quella che si profila come una emergenza. Non dico, ovviamente, di non considerare errori se ci sono stati, ma non mi sembra facile mettere in quarantena 2500 persone, solo, se ne discuta in un altro momento ed a mente fredda, senza l’emotività di una fase calda e, soprattutto, senza volerne trarre vantaggi politici.
Già dovevamo affrontare il rischio di una recessione economica e l’esigenza, annunciata dal premier, di una “cura di cavallo”, cioè, il solito “lacrime e sangue”: Non sappiamo se l’incontro, se ci sarà, la prossima settimana Conte-Renzi, sfocerà in un positivo compromesso o si aprirà una crisi di governo. Se ci aggiungiamo anche lo scontro sul virus cinese rischiamo la tragedia.
Si parla tanto, in questi giorni, di un gruppetto di “responsabili” per salvare il premier, ma non certo il Paese. Non sarebbe meglio un atto di responsabilità da parte di tutti i politici per tentare di salvare l’Italia?

MOBY RIPRENDE LE CORSE? SARA’ NELLE CONDIZIONI DI ASSICURARE IL COLLEGAMENTO?

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Credo che questa volta i teresini sentano l’obbligo di ringraziare il loro consigliere regionale in accoppiata con il consigliere Satta per la brillantissima operazione e l’impegno con cui si sono prodigati in favore del disagio che hanno dovuto subire gli autotrasportatori che sino a pochi giorni fa transitavano per il porto gallurese che collega la Sardegna con Corsica in regime di continuità territoriale.
Non so se il ringraziamento deve essere esteso o meno alle istituzioni cittadine, di queste non posso dire nulla, forse i loro interventi sono stati talmente silenziosi da sfuggire all’attenzione degli osservatori, anche a quelli molto più oculati del sottoscritto. Ma, pazienza, in fondo per Santa Teresa,perdere quella tratta è poca cosa, una nave vecchia, qualche camion, pochi passeggeri, in cambio di un bel po di spazio in più in banchina e la possibilità di ospitare qualche barca di prestigio, possono ben compensare la perdita di una tratta di poco conto, in fondo basta fare in modo di incentivare qualche licenza di servizio taxi. E si può sempre raggiungere l’isola consorella.
È bello scherzare, lo è sicuramente un po’ meno quando ci si ferma un attimo e si constata che, con un colpo di mano si rischia di perdere una tratta storica che ha sempre dato il prestigio ad un paese che poco altro può vantare in fatto di servizi da fornire ad una utenza che merita maggiore è migliore attenzione.
Non è, comunque, solo la parte italiana, anche la sponda corsa, Bonifacio, sta subendo lo stesso dramma teresino, anche li c’è chi cerca di pescare nel torbido e cerca in qualche modo di denigrare le capacità del porto francese ad ospitare un traffico commerciale, preferendogli Porto Vecchio.
Sembrerebbe che domani riprenda il servizio il vecchio mezzo della Moby, il Bastia, del tutto inadeguato a svolgere il servizio.
Nel frattempo quesiti decina di giorni di grave disagio subito dall’utente incolpevole, disagio seguito danni tangibili, chi sarà chiamato a risponderne? È il danno di immagine che ne è derivato al paese chi lo risarcirà? Non sarà forse il caso che i due consiglieri regionali così solerti nello intervenire per trovare un porto alternativo a quello di Santa Teresa, usino i loro buoni uffici per disdire il contratto in essere con la Moby per manifesta inadempienza e sollecitare una nuova gara, ponendo clausole più severe sulla qualità dei mezzi e dello stesso servizio.

IL SUPER-GIUSTIZIALISMO DI UN AVVOCATO E UN GIURISTA (ministro della giustizia e premier) CHE IGNORANO LA COSTITUZIONE

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Nel tepore di questa anticipatissima primavera, è quanto mai bollente il clima politico, in particolare in quella maggioranza che pian piano si sta assottigliando anche in Parlamento oltre che nel Paese reale. Si tornerà a parlare con serietà dei grandi problemi dell’Italia ora che Salvini andrà a processo, e non certo per merito dei pentastellati e dem, che hanno tentavano di coprire le loro crisi interne, e la quasi impossibilità di stare insieme con i mezzucci degli argomenti pretestuosi come l’occupazione dei media con le bizze di Morgan, il coronavirus, e lo stesso dibattito su Salvini? Ora il campo è sgombro, il cielo è terso, pensare che improvvisamente si è ripulito anche della seconda Compagnia aerea italiana, la Airitaly, messa in liquidazione, con il sistema aumm-aumm, in un’ora di riunione di assemblea straordinaria, con una ministra Micheli che nulla sapeva e nulla poteva fare. Ora si può ben parlare dell’allucinante vicenda di una riforma -quella sulla prescrizione- criticata duramente da tutti gli avvocati italiani e dalla maggioranza dei magistrati (l’ultimo è stato il presidente uscente della Corte di Appello di Roma) rivela il super-giustizialismo del ministro Bonafede e del premier Conte: che la norma vollero come emblema grillino. Ma c’è di più: il primo, avvocato e, quindi, si suppone, con una certa esperienza di codici e diritti costituzionali, il secondo addirittura docente universitario in una Facoltà di giurisprudenza, dunque giurista non si sono affatto preoccupati dei profili di incostituzionalità che in molti esperti hanno visto su quella riforma tantoché su essa è pendente un ricorso alla Corte Costituzionale: che -ecco un’altra circostanza clamorosa- ha dichiarato incostituzionale una parte di un’altra legge, fiore all’occhiello dei due aspiranti statisti, ossia il famoso “spazzacorrotti” , la cui approvazione fu salutata dal premier Conte e da entusiasmate manifestazioni del vice-presidente del Consiglio Di Maio e dal ministro Bonafede, i tre big allora in maggioranza con la Lega
Ora vi pare possibile che un giurista che insegna ai giovani il diritto, ed un avvocato che lavora nei tribunali non sappiano che non stanno rispettando i diritti costituzionali dei cittadini e c’è voluto una sentenza della Consulta per riparare i danni fatti?
Non ci venga Bonafede a dire, come ha fatto, che è stato solo un fatto interpretativo perché allora dovrebbe spiegarci perchè hanno respinto l’emendamento del forzista Costa, lo stesso che vuol eliminare la riforma sulla prescrizione, il quale rimediava proprio alla mancanza di costituzionalità dello”spazzacorrotti” per la retroattività del divieto di misure alternative al carcere per i reati contro la Pubblica Amministrazione sotto i 4 anni di condanna. Ora dalla galera usciranno alcuni ingiustamente detenuti e quasi certamente faranno causa allo Stato. Sta valutando questa azione anche l’ex-presidente della Lombardia Formigoni costretto al carcere a 7 anni il 22 febbraio dell’ anno scorso ed ora ai domiciliari.
Fu il supergiustizialismo grillino (non dimentichiamo che Conte premier era stato indicato dai pentastellati proprio su segnalazione di Bonafede, che esercita l’avvocatura a Firenze dove insegna il giurista indicato agli inizi come ministro) a far commettere un errore che uno studente di legge al primo anno avrebbe evitato.
Oggi il premier, sempre più preoccupato per la tenuta del suo governo e sempre più infuriato con Matteo Renzi perchè coerentemente dice no alla riforma sulla prescrizione, cerca di mediare, ma Bonafede non molla. Addirittura ha cambiato il lodo Conte-bis (del parlamentare di Leu), il cui testo ha fatto sobbalzare i dem e Leu che hanno definito irricevibile la nuova elaborazione già respinta da Italia Viva, al punto che il presidente dei senatori Marcucci ha presentato un suo Lodo con la prescrizione che si blocca dopo il secondo grado di giudizio sia per i condannati che per gli assolti. La formula incontrerebbe i favori anche dei renziani, ma Bonafede, che guida anche i ministri grillini, ha risposto picche. Al momento ancora non si sa se al Consiglio dei ministri si parlerà di riforma del processo penale con annessa prescrizione o si rinvierà tutto anche perchè i renziani sarebbero assenti alla riunione.
Ma, alla fine, non è che sono i pentastellati a volere la crisi, considerando che con il 14-15% che i sondaggi attribuiscono a loro potrebbero ritrovare lo smalto che avevano stando all’opposizione?

CANZONETTE E POLITICA: IL PD SI SCHIERA CON BONAFEDE RINUNCIANDO ALLA SUA LEGGE SULLA PRESCRIZIONE E RENZICONFERMA IL NO DI ITALIA VIVA

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Consentitemi una disgressione, no, state tranquilli, non scriverò di canzonette, la sciatemi però dire che…finalmente è terminato questo lunghissimo “Festival” che vi assicuro, non ho seguito in nessuna delle sue fasi, che, in questa edizione è servito solo, insieme al coronavirus ad allontanare l’attenzione dai veri problemi del nostro Paese salvando Conte dal dover far capire agli italiani che l’unica pandemia che sta colpendo l’Italia è lui ed il suo governo composto da inutili quanto modesti ministri che pieni dalla loro ignoranza (ovviamente, politica) persistono in propositi assurdi mai ne sentiti ne visti in oltre settanta anni di democrazia.
Certo vale la pena stare a sentire il signor DiMaio predicare sullo stipendio dei parlamentari e sul loro numero di rappresentanza, quando, se si va a fare i conti per benino, un festival canterino riuscirebbe a pareggiare i costi, cosi come non può certo paragonare se stesso con un Benigni che, appunto, che la giustificazione ce l’ha al suo cachet, l’avere almeno la professionalità di fare il pagliaccio. Lo so, ho volutamente toccare i due estremi: Di Maio Ministro degli Esteri di quella che sino a qualche tempo fa era considerata una potenza non solo industriale; Benigni il Re della comicità, il Petrolini dei due millenni, suvvia, non c’è confronto. Qualcuno dirà che sono vecchio: bhe, consentitemi quello è solo un vanto, i cosiddetti giovani che accusano la vecchia alla mia generazione dovrebbero pensare a quello welfar di cui si riempiono la bocca ancora insiste nel consentire loro una sopravvivenza decorosa, un piccolo esame di coscienza e verificare, senza vergogna quanti di loro ancora godono della pensione dei loro nonni, pensioni totalmente pagate dal lavoro effettivo svolto. Ma non era di questo che volevo parlare, il festival delle canzonette ha sviato anche me dai veri problemi del Paese sono il suo stato dove, non è crisi di governo, ma poco ci manca perchè sulla prescrizione, il Pd, rinunciando alla riforma Orlando, accetta, insieme a Leu, il compromesso Conte-bis, un errore anche per il presidente di Corte di Cassazione; mentre Italia Viva conferma il no: “Questo accordo -dice Renzi- non ha, a mio avviso, la maggioranza in Parlamento. E aggiunge: “tra coronavirus, Frecciarossa, crollo del pil, insistono sulla prescrizione. L’accorso di ieri PD-M5S per noi è inaccettabile ed è respinto dagli avvocati e criticato da molti magistrati. Non capisco perchè insistano a dire no al “logo Annibali (rinvio di un anno ndr), forse perchè a loro non piace essere definiti garantisti; a noi invece sì”. Successivamente spiega che Italia Viva voterà contro, quindi, insieme alle opposizioni, ma non farà crisi di governo -il tema non era nel programma comune-, ma “se a Conte non va bene cacci i nostri due ministri ed il nostro sottosegretario. Noi non barattiamo l’interesse dei cittadini e la coerenza con le poltrone”. Comunque, precisa, “possiamo dare il nostro appoggio esterno al governo per evitare una crisi.”
La posizione dei renziani fa saltare i nervi al segretario dem che va giù duro: “Mi aspetterei più comprensione e maggior rispetto: da altre forze che stentano nel radicamento sociale, che ci danno costanti lezioni su come essere riformisti”, chiaro riferimento alle accuse renziane di subalternità dem ai grillini ed ai bassi sondaggi di IV. La risposta non si fa attendere con il coordinatore nazionale del partito di Renzi, Ettore Rosato, che è vice-presidente della Camera: “Paradossali le parole di Zingaretti: Noi siamo gli unici a difendere la cose fatte con il Pd, riforme importanti e serie: Difendiamo la “Orlando” sulla prescrizione. Si può stare con gli avvocati ed i magistrati o con Bonafede-Travaglio: Noi abbiamo scelto:”
E’, quindi, un vero e proprio pugno nello stomaco ai dem costretti a rinnegare una riforma fatta dal loro vice-segretario nazionale quand’era ministro della giustizia ed accettare un compromesso al ribasso e di di dubbia costituzionalità sulla nuova normativa giustizialista che oltretutto allungherà a dismisura i processi per l’ingolfamento terribile che determinerà in Cassazione come ha detto allarmato e decisamente contrario il presidente dell’importante istituzione giudiziaria.
Il ministro Bonafede pare non preoccuparsi del caos che sta provocando perchè, riferendosi al modo di varare il compromesso fatto, ha detto: “Stiamo riflettendo su varie ipotesi compreso un decreto legge”. Che, comunque, andrebbe poi convertito in legge ed al Senato senza Italia Viva il governo non ha la maggioranza .
Forse il premier Conte, che deve anche parare l’attacco che gli sta portando Di Maio, spera nel soccorso di “responsabili” di centro tra forzisti e senatori del gruppo misto. (“Repubblica” ha scritto di una cinquantina), ma io, fossi in loro, non starei proprio tranquillo. E se l’obiettivo fosse proprio lui per sostituirlo con un altro premier e magari perdere l’estrema sinistra di Leu sostituita dai responsabili?
Intanto la situazione economica peggiora, l’esodo verso l’estero delle nostre eccellenze non s’arresta, ogni giorno chiudono decine e decine di esercizi commerciali, le banche eliminano di continuo sedi e, quindi, personale, gli stranieri non vengono ad investire e s’allunga l’elenco di quelli che chiudono aziende e vanno altrove, i turisti stanno diminuendo anche a causa del virus cinese che darà un duro colpo anche all’Italia sotto il profilo economico. Il 2019, appena trascorso, se non è, certo, il “meraviglioso anno” annunciato dal Conte-1 rischia, comunque, d’essere migliore di questo in corso con il Conte-2. Altro che prescrizione, altro che canzonette, alla quale tra breve si aggiungerà lo scontro sulla revoca delle concessioni autostradali ad Atlantia, pretesa anche ieri dai pentastellati e negata dai dem. Di questo passo altro che “fase due” chiesta da Zingaretti a Conte e non sarebbe l’ora del provvedimento urgentissimo di aprire tutti i cantieri già finanziati con centinaia di migliaia di nuovi posti lavori come continua a dire l’Ance?

QUEL VIRUS CINESE CHE HA SALVATO IN EXTREMIS IL PREMIER CONTE DA SPIEGAZIONI SU UN VERTICE FALLITO NELLA DISCORDIA PIU’ TOTALE

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Mi chiedo quale sarebbero state le dichiarazioni di Conte al termine di quel vertice che aveva in calendario l’eventuale soluzione di tutti quei problemi che aveva sul tappeto la maggioranza che non c’è e, per i quali lui cerca un compromesso per rimanere a galla e portare sempre più nel baratro il nostro Paese?
Tempi difficili per il nostro governo e, soprattutto, per noi cittadini. L’economia va malissimo, il Pil nel quarto trimestre scorso è calato dello 0,3%, raggiungendo i livelli del primo trimestre del 2013: record, inoltre, a dicembre di precari arrivati a 3 milioni e 123 mila, calo di 75 mila occupati ed aumento di inattivi arrivati al 34,2%. Di contro sono anche diminuiti gli autonomi (-16 mila),toccando il minimo storico registrato nel 1977. Come corollario c’è il Fondo Monetario Internazionale che prevede quest’anno una crescita del PIL italiano dello 0,5%, la più bassa di tutti i Paesi dell’UE.
Non, non c’è proprio da stare allegri con il Conte-2 che, mentre scrivo, presiede il Consiglio dei Ministri che dovrebbe decretare lo stato di emergenza per il coronavirus dopo la coppia di turisti cinesi che, da Milano, erano giunti a Roma e sono ricoverati allo Spallanzani perchè affetti dal virus. Chi avranno contagiato ed i controlli all’aeroporto milanese perchè non hanno funzionato?
Nessun allarme ha detto il premier Conte ieri in TV e dovremmo credergli, tuttavia la paura esiste ed i danni economici provocati dal coronavirus rischiano d’essere notevoli ad iniziare dal blocco del turismo cinese, ma parzialmente anche asiatico, oltre alle chiusure di molte attività imprenditoriali in Cina con riflessi negativi per le nostre esportazioni ad iniziare dall’Alta Moda: A tutto questo si aggiunge la crisi che si sta verificando nei ristoranti e negli altri esercizi commerciali cinesi in Italia con conseguenze difficili da valutare oggi.
Piove sul bagnato, ricordando un vecchio detto. Che Dio ci aiuti perchè dai giallo-rossi non c’è da aspettarci granchè: siamo anche sfortunati, purtroppo, dovendo affrontare, oltre alle divisioni della interne della maggioranza, alla crisi dei grillini, all’inconciliabilità di posizioni tra Italia Viva e pentastellati, anche le conseguenze del virus cinese.

I POTERI FORTI PREPARANO RIVOLUZIONE DELLA POLITICA : REPUBBLICA PRESIDENZIALE E DRAGHI AL SUPER-QUIRINALE

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Mentre sto scrivendo è in corso un vertice di questa pseudo maggioranza di un governo inesistente che oltre agli insulti a Salvini poco altro sa fare. Ma, andiamo a vedere la situazione ed i suoi eventuali sviluppi, ammesso che ve ne possano essere.
Zingaretti, nella sua lungimiranza, si sposta a sinistra con Prodi che vuole il ricambio dei dirigenti e Gualtieri e di non perdere i moderati. L’ex-ministro forzista Brunetta vede un governo presieduto da Giorgetti con dentro anche Renzi, mentre Calenda rilancia il Terzo Polo, aprendo a Gori sindaco dem di Bergamo e Carfagna big campana di Forza Italia. Dario Franceschini, capo delegazione Pd nel governo, è convinto che siamo al bipolarismo tra Pd-5 Stelle e la destra salviniana, mentre Silvio Berlusconi sostiene che senza Forza Italia il centrodestra perde. E per finire i grillini rinviano il loro congresso (chiamato in altro modo ma sempre quello è) perchè non sanno quel che fare e che Di Maio pare stia preparando la riscossa anti-Conte ed anti-alleanza strategica con il Pd.
Potrei proseguire con questi esempi che dimostrano una dura realtà: siamo al caos della politica italiana e, mentre gran parte degli attuali protagonisti, compreso il premier ormai diventato super-progressista, pensando anche al futuro, si agitano, dichiarano, polemizzano, spesso si insultano, i veri poteri forti, italiani ed internazionali, preoccupati da questo insopportabile spettacolo preparano una vera e propria rivoluzione istituzionale: repubblica presidenziale (non è un caso che Salvini stia predisponendo una raccolta di firme per proporre l’elezione diretta del Presidente della Repubblica), Mario Draghi al super-Quirinale e bis di quello che venne fatto in Francia con la vittoria di Macron, qui da noi un grande centro forse anche alleato con una sinistra moderata o una riedizione moderna e socialmente avanzata della DC alleata con i liberaldemocratici.
Fantapolitica? Credo proprio di no perchè tutto indica che si stia seguendo questa strada anche per evitare che, alla fine, spunti di nuovo un big-imprenditore che segua le orme di Silvio Berlusconi, mettiamo un Cairo.
La prima mossa è venuta -guarda caso- proprio da chi è strettamente collegato con poteri forti americani (e non solo) che lo invitano spesso a fare conferenze ben pagate, ossia Matteo Renzi che determina una scissione nel Pd, pur lasciando tra i dem non pochi parlamentari, compreso il presidente dei senatori ed un ministro della Difesa, creando Italia Viva. Di seguito ecco Calenda (che fa finta di litigare con l’ex-premier), il quale insieme all’ex-portavoce di Renzi Richetti, uscito per primo dal Pd , fonda Azione e, poi, ricuce con i renziani nel costituendo Terzo Polo al quale si collega più-Europa . Non dimentichiamo che Calenda è stato anche segretario generale della Confindustria, i cui residenti regionali di Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria ed Emilia-Romagna hanno assunto un’iniziativa riservata per incidere sulla politica, delusi come sono anche di Salvini. Aggiungete le dichiarazioni, ripetute, in Tv da Della Valle (un tempo aveva fondato anche un partito) sulla volontà di un gruppo di imprenditori di destinare una parte degli utili ad aiutare la crescita, creando lavoro, visto che la politica fa ben poco. Nè è da sottovalutare quel che hanno fatto Del Vecchio, diminuendo in una sua fabbrica l’orario di lavoro a parità di salario sì da assumere nuovi 15 mila dipendenti o la decisione di FCA di inserire nel cda un rappresentante dei lavoratori, due esempi, questi, che richiamano l’insegnamento di Adriano Olivetti.
Ultimo tassello, questo politico, il resoconto apparso domenica scorsa sul quotidiano dei Vescovi italiani “Avvenire” di una riunione tenutasi il giorno prima a Milano da Politica Insieme ed altre organizzazioni cattoliche per dar vita ad un movimento politico cattolico “aperto a credenti e non credenti”, e tale da dire no al centrodestra guidato da Salvini ed al Pd, aperto invece ad una coalizione che, dunque, non può che essere di centro.
A dare una mano a questa impostazione, pur forse senza volerlo, e magari nell’illusione di essere lui il beneficiario di una tale riforma istituzionale, ecco Matteo Salvini che ha avviato la raccolta di firme per l’elezione diretta del Capo dello Stato. Intendiamoci: in politica tutto è possibile, anche che il leader della Lega faccia parte di questa strategia dei poteri forte (dei quali fa parte anche Putin..). E chissà che nel futuro con la Repubblica Presidenziale potremmo vedere anche un premier tipo Giorgetti ed i due Matteo nella stessa cordata. A russi ed americani interessa, soprattutto, che la portaerei europea “Italia” sul Mediterraneo, sia stabile, affidabile e non in preda ad un caos provocato da politici improvvisati o ben lontani dai leader d’un tempo.

I MOLTI SIGNIFICATI DEL VOTO DI DOMENICA: Bonaccini salva il PD, Salvini non da la spallata ma il centrodestra è in testa. Trionfo forzista in Calabria

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Ascoltando i risultati elettorali, così come arrivavano spezzettati, ero convinto che fare una analisi del voto sarebbe stata superfluo, una cosa che non valeva la pena fare in quanto, tenuto conto sull’ indiscutibile rielezione di Bonaccini, tra l’altro, largamente annunciata sin dall’inizio della campagna elettorale da persone che vivono in quell’ambiente, per il resto i numeri erano chiari da non consentire trionfalismi da parte PD e, tanto meno, dal Premier Conte, nonché l’impazzimento sui social di chi, in buona fede, accecato da un risentimento verso tutti coloro che pensano diversamente, hanno letto il solo risultato della presidenza dell’Emilia-Romagna, trascurando il risultato effettivo, quello che va preso ed esaminato sul piano politico.
Quindi, fossi Zingaretti non cantarei vittoria, come ha fatto in TV con aria trionfale, per le regionali in Emilia-Romagna e Calabria. Innanzitutto ha perso un’importante regione del Mezzogiorno d’Italia, la Calabria, dove ha trionfato Forza Italia ed il Pd ha detto addio ad una valanga di voti. Poi può ringraziare il governatore uscente di Emilia-Romagna Stefano Bonaccini che, grazie al voto disgiunto (si poteva votare per il presidente e, nel contempo, per una lista a lui avversaria) ed al suo buon lavoro compiuto nei cinque anni di buona amministrazione, ha svuotato i Cinque Stelle, scesi a livelli insignificanti, appena 4,74%, regalando addirittura a Bonaccini l’1% per il presidente, al quale hanno potato consensi addirittura dal centrodestra, chiaramente in funzione anti-Salvini, centrodestra che, però è la prima coalizione con il 45,40% contro il 41,13 delle liste del Pd e quattro alleati. Inoltre il segretario dem nell’esultare per il risultato emilian-romagnolo del suo partito, addirittura sottolineando che quel punteggio è stato ottenuto dopo due scissioni, dimentica che in quella regione Leu ed Italia Viva appoggiavano, come Azione di Calenda, Bonaccini e, pur non presentando liste, avevano inserito loro candidati in altre a sostegno del governatore uscente.
Forse dovrebbe, quindi, ascoltare il suo vice Orlando che ha detto: “Serve un momento rifondativo per il Pd, c’è bisogno di aprire e rimettere in discussione gli organismi dirigenti.”, segno questo che c’è molto da cambiare ed il risultato elettorare di ieri non va certo esaltato perchè avrà stoppato , per ora Salvini, ma il centrodestra è in grande spolvero ed il leader legista ha avuto buon gioco nel sostenere: “se il voto fosse stato nazionale il centrodestra avrebbe stravinto”. Dichiarazione, a mio avviso, eccessiva, ma che apparentemente ha un fondo di verità. Dico apparentemente perchè la realtà politica non è come la presenta il segretario dem, ossia “sta tornando un sistema bipolare con due grandi campi” e quel Terzo Polo Renzi-Calenda-Bonino che sta sorgendo ha già il 10% (per difetto) nei sondaggi ed a mio avviso sarà un pesante terzo incomodo per la nuova Unione che hanno in mente Zingaretti ed una parte dei dem e tale da perdere quei non pochi renziani rimasti nel PD.
Orlando, poi, ha messo un carico da novanta sull’alleanza con i grillini. leggete queste frasi :”Il voto pesa sul governo: Non vogliamo dei posti, ma un assetto programmatico che tenga maggiormente conto dei temi:” Ovviamente temi dem e come la mettiamo con la prescrizione sulle quale domani si voterà con il coordinatore di Italia Viva, Ettore Rosato, che ha detto: “una proposta di Forza Italia vuole abolire la riforma Salvini-Bonafede. Saremo coerenti: la rete di fronte a processi perenni ci troverà sempre contro: Domani si voterà, confidiamo prevalga la ragionevolezza nella maggioranza.”
Ma i grillini faranno marcia indietro dopo la drammatica batosta elettorale ed il Premier Conte ritirerà la bozza di mediazione già respinta dai renziani che in commissione hanno già votato a favore della proposta del forzista Costa, ex ministro nel governo Renzi? E quanti parlamentari Grillini, considerato lo sfascio del movimento, cercheranno casa altrove, magari capeggiati da un Di Maio che preferisce il centro alla sinistra? Se fossi Conte rifletterei su quel “nessuna influenza sul Governo del voto di ieri” detto con un mezzo sorriso.

DI MAIO SI DIMETTE DA CAPO POLITICO DEI 5STELLE PER LE TROPPE CRITICHE: “I MAGGIORI NEMICI SONO ALL’INTERNO”

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Una cosa è certa, la sorte di Di Maio e tutta grillina, dettata dalle invidie interne da coloro, non pochi, che non hanno accettato quel potere tutto concentrato su una persona che, a dire dei molti interni, non ha mai saputo gestirlo neppure nell’interesse del movimento visto la perdita di consensi, indicati dalle varie società di rilevamento; e dal salasso dei parlamentari che stanno ogni giorno prendendo la via del Gruppo misto -trentuno- che sembra che altri debbano aggiungersi numero attuale.
Con le dimissioni di Di Maio da capo politico grillino, finisce un’era ma nei 5 Stelle, non nella politica italiana come sostiene il senatore Emilio Carelli, un tempo giornalista di Sky che addirittura ha detto “questo è un giorno che passerà alla storia”. Mi spiace per Carelli, no, siamo solo alla cronaca delle profonde divisioni e della guerra intestina in un Movimento, nato antisistema, anti-partiti e trovatosi al governo una volta con la destra e subito dopo con la sinistra, votando la fiducia allo stesso premier, passando come se nulla fosse dal Conte-1 con i leghisti di Matteo Salvini al Conte-2 con il Pd, l’estrema sinistra di Leu e l’odiato Matteo Renzi, alla faccia della coerenza, non può trattarsi di mera lotta di potere, nulla a che vedere con la storia, tant’è che se il ricordo di Di Maio supera i trenta giorni è solo perchè mantiene il dicastero degli Affari Esteri.
Mi pare ovvio che con questi inusitati giri di valzer politici pilotati da Di Maio si determinassero profonde fibrillazioni, frastornando la base, mettendo in grande confusione parlamentari improvvisati e, spesso, inesperti, oltre ad essere digiuni delle turbolenze della politica e non avvezzi a quel che comporta stare al governo, non potendo più giocare sull’anti-tutto e sulla lotta al sistema quando Grillo riteneva addirittura inutile il Parlamento. Aggiungete che il successo, anche in politica, spesso da alla testa, mettete tutto questo in una incubatrice ed avrete anche la prima drammatica scossa di passare dal 32,7 delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 alla doccia fredda del 17,1 di un anno dopo alle elezioni europee. Così è verificata la vera e proprio guerra interna a Di Maio, resa ancor più dura sia dai non pochi delusi per non avere posti di comando nel governo o in Parlamento, sia dall’egemonia anche costosa per deputati e senatori grillini della piattaforma Rousseau e del suo leader Davide Casaleggio .
Le dimissioni da capo politico è stato l’unico modo, per il ministro degli Esteri, per lanciare la sfida ai suoi avversarie tentare la rivincita. “Ho terminato il mio compito – ha detto ai “facilitatori, di fatto segretari regionali scelti da lui – è il momento di rifondare. I maggiori nemici sono all’interno”. Ed ha parlato espressamente di aver” protetto il Movimento da trappole e approfittatori”, quest’ultimi tali da aver sempre fatto prevalere i loro interessi personali a quelli dei 5Stelle.
Ora, comunque, si aprirà la battaglia per la successione ed in questa fase, probabilmente il reggente sarà Crimi. Poi i candidati sono anche altri per il futuro , compreso ovviamente il dimissionario. E lo scontro sarà anche sulle alleanze perchè una parte intende rafforzare il legame con il Pd, altri vorrebbero più libertà di manovra o come Di Maio addirittura mantenere una posizione centrista rispetto al Pd ed a Leu, quasi contendendo il terreno ad Italia Viva di Renzi ormai lanciata alla costruzione del Terzo Polo con “Azione” di Calenda-Richetti e più-Europa.
Fossi il premier Conte la prossima settimana, a votare lo stop forzista di Costa e con Di Maio che potrebbe prendere la palla al balzo per mandare a casa il governo su una legge-simbolo per i grillini come quella del ministro Bonafede che la prescrizione cancella.
Molto dipenderà anche da domenica perchè se il centrodestra vincesse non solo in Calabria, ma anche in Emilia Romagna potrebbe essere Zingaretti a tornare, come era, sul no a Bonafede.
Pochissimi giorni, domenica prossima e vedremo se la storia cambierà.