SCUOLA : UN’APERTURA INFELICE

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Un servizio televisivo della RAI, ieri ci ha mostrato le condizioni di degrado di uno dei punti piu belli e suggestivi della nostra capitale, Roma. Il Giannicolo ci è stato fatto vedere nella peggiore trascuratezza e solo un sindaco come la Raggi poteva e può permettere che si arrivi ad un deplorevole abbandono. Forse sarò stato abituato ad un modo di vivere diverso, ma a casa mia la pulizia della casa corrisponde a quella intima della persona, alla correttezza verso glia altri, al rispetto per il prossimo. Sarà una visione ristretta la mia? Forse, ma nel mio ordine mi ci trovo bene e vedo che non è trascurato neppure dal concetto degli altri.Che sia una prerogativa delle donne grilline? Non mi meraviglierei: se penso ad ieri, allo spettacolo pietoso che il bravo Flavio Insinna, con un grande sforzo ha tentato di dare un tono di allegria dove di rallegrarsi poco c’era, mi riferisco all’inaugurazione dell’anno scolastico 2020/21 dove persino il Presidente Mattarella ha cercato di smuovere l’ambiente, lui sempre così serio, ha accennato a qualche tenue sorriso, cercando di dare tono alla tristezza che non può che essere motivo di una situazione tutt’altro che allegra.
Certo, c’era poco da rallegrarsi, una ministra cocciuta all’inverosimile, che ha voluto, a dispetto dei Santi, aprire le scuole ieri, nella più grande impreparazione, in un caos colpevole, senza voler tener conto dei pareri di chi, senza ombra di dubbio ne sa, e ne capisce molto più di lei. Forse, nella sua pochezza, considerava quel lunedì 14 settembre, un auspicio positivo verso i risultati elettorali della tornata del prossimo weekend, 20 e 21 prossimo che per necessità e tradizione consolidata si dovrà votare in quelle aule, quelle poche sistemate per le lezioni, che dovranno per forza di cosa essere messe a soqquadro per allestire i seggi. Lei, per tre, quattro giorni di non lezioni, senza considerare i costi che la sua dabbenaggine comporta, ha voluto aprire l’anno scolastico.
Forse la signora ministra nella sua lungimiranza, non ha valutato che quei giorni avrebbe fatto molto meglio se li avesse utilizzati per cercare di tamponare a tutte le negligenze che ha dimostrato dal febbraio scorso, da quando è stata decretata la chiusura indiscriminata dell’Italia e di conseguenza delle stesse scuole. Forse anche una settimana avrebbe potuto essere utilizzata per reperire ancora quelle mascherine mancanti, ancora un po di quei banchi che dovrebbero arredare quelle aule, molte delle quali avrebbero potuto essere sistemate senza l’ausilio di sedie a rotelle (i nuovi banchi scrittoio mobile inventati dalla ministra ad un costo irrisorio), ma anche per cercare di trovare rimedio per trovare gli insegnanti per i diversamente abili. Tutte quisquiglie per saccenti grillini.
E’ mia convinzione che l’elettore terrà conto di queste piccole cose e si esprimerà di conseguenza, cercando di far tornare al proprio posto, quello che meritano, quei partiti il cui comportamento poco si addice alla serietà di governo che il nostro Paese ha sempre vantato.

RIFORMA COSTITUZIONALE – IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI UN FALSO PRETESTO?

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In queste giornate di fine estate quando ancora il caldo settembrino seppur mitigato, si fa sentire, non sopportando l’idea di una giornata sulla spiaggia, ho voluto rivolgere l’attenzione sul voto che saremo chiamati ad esprimere in una delle prossime domeniche. Un voto importante, non da prendere sottogamba così come vorrebbero farci intendere quel gruppo di malaugurati che con forza insistono nel voler propinare che si tratta, ed infine anche accattivante, solo il taglio di un po di Parlamentari, così, tanto per risparmiare qualche euro, risparmio che poi non si sa dove andrebbe a finire.
Scriverò dopo di questo eventuale famoso taglio che, tra l’altro reputo di scarsa importanza, quale sia il vero significato della Riforma, la parte pericolosa del complesso discorso che andrebbe a toccare, mettendo, quello si, a repentaglio quella democrazia che tanto sangue è costata per poterla avere, oltre ad un ventennio di cui molti parlano ma pochi ancora conoscono: e la Resistenza? Ma, di cosa vogliono parlare i Grillo, e quella banda di sottoposti, generazioni venute su da un benessere qualche volta anche dubbio, certamente non creato da loro.
Inizierò questa disamina del problema prendendo le parole di Mattia Santori, leader del movimento delle ormai famose “sardine”, un giovane al sopra di ogni sospetto, sicuramente, non un estremista di destra, un giovane neppure contrario al cento per cento alla coalizione che governa, ebbene, dice: “La riforma sul taglio dei parlamentari, rappresenta il culmine di un processo di delegittimazione del Parlamento e delle istituzioni repubblicane”. E ancora: “Cavalcare l’onda di queste sacrosante frustrazioni non può giustificare questa riforma, che finirà per indebolire, ancora una volta, gli elettori, non gli eletti”.
Più dura di quella del giovane Santori, e anche più approfondita ci giunge quella Di Valerio Onida, costituzionalista e accademico italiano, giudice costituzionale, Presidente della Corte costituzionale e professore emerito di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano. Egli scrive: “La riforma riporta il titolo: ‘Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte seconda della Costituzione’ “. Quindi, si evince che non si tratta solo della diminuzione dei parlamentari, bensì si va ad intaccare delle parti importanti dell’ordinamento dello Stato, dove, addirittura, si trasforma una Camera cambiando profondamente la sua originaria istituzione. Lo stesso Onida prosegue: se la riforma dovesse passare “…non potrà non produrre un effetto di indebolimento del ruolo della Costituzione come carta e “casa” comune degli italiani”. E prosegue: “…è condivisibile l’intento di fare del nuovo Senato la camera rappresentativa delle istituzioni territoriali…Ma il punto dolente è il modo in cui si sono volute disegnare la composizione e le funzioni del Senato” che sarà composto dai presidenti delle Giunte e dei Consigli delle regioni, oltre ad un certo numero di altri soggetti espressi sempre dalle Regioni. Un sistema che non da nessuna garanzia di chiarezza e trasparenza. Conclude Onida questa parte del suo esame: “Insomma, una composizione che fa a pugni per alcuni versi persino con la logica”.
Ma più attenti bisogna essere sulle funzioni che vengono attribuite a questa Camera, ancor peggio è l’altro capitolo, “cioè la revisione del titolo V in tema di Regioni ed enti locali: che il sistema istituzionale italiano abbia bisogno di un massiccio ri-accentramento di poteri in capo allo Stato nazionale e non una riorganizzazione razionale, fondata sui principi fondamentali di autonomia e di decentramento”.
Insomma, questa potrebbe finire per essere una riforma anti-autonomista, riportando le lancette del tempo indietro di circa cinquanta anni, deformando completamente il pensiero dei padri costituenti.
Non voglio addentrarmi ancora sui particolari, voglio e devo fidarmi di quanto illustri costituzionalisti, circa duecento, che hanno firmato un documento comune chiarendo i motivi del loro dissenso a questa riforma che, traducendo in una parola il loro pensiero complesso e allo stesso tempo chiaro, può definirsi una truffa mascherata, motivo fondamentale per esprimere chiaramente in voto negativo al consenso, cioè, votando NO.
Mi si consenta di esprimere un pensiero da ignorante cittadino che si approssima al seggio per esprimere il suo voto. Ho voluto dare uno sguardo alla composizione dell’Assemblea Costituente per rendermi conto chi ha lavorato per due lunghi anni per darci quel documento che ha segnato il cambiamento radicale del nostro ordinamento istituzionale portandoci ad una indiscutibile democrazia compiuta. I nomi: Gronchi, Ivanoe Bonomi, Vittorio Emanuele Orlando, Einaudi, Mortati, La Pira, Aldo Moro, Palmiro Togliatti, Fanfani, Piero Calamandrei, Giuseppe Saragat, Benedetto croce, alcide De Gasperi,Antonio Segni. Questi, indiscutibilmente, la migliore espressione dell’Italia, a confronto con Beppe Grillo, Di Maio, Fico, Taverna, e per carità di patria mi fermo per non dover aggiungere uno Zingaretti talmente confuso da non poter neppure esprimere se stesso.
Pur non avendo alcuna presunzione di convincere alcuno se non quella di sperare che ognuno prima di porre la fatidica croce abbia un attimo di esitazione per riflettere almeno sull’importanza del suo gesto.
Io, dopo aver approfondito l’importanza di questo turno elettorale, con convinzione voterò
NO.
Un invito ad imitarmi, un invito ad approfondire, c’è ancora tempo per farlo, è importante lasciare ai nostri successori una Italia come quella che abbiamo avuto noi e nella quale siamo progrediti nella democrazia piena e concreta. Io voto NO

Sempre a proposito delle “Primarie” – ricevo e rispondo

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Da Tomaso Visicale:
“Dopo l’intervento di Paolo, legittimo vincitore delle primarie e “nostro” candidato alle imminenti elezioni amministrative, mi preme ed in qualche caso duole, argomentare su talune strumentalizzazioni ormai ampiamente condivise sui social. Premetto che tratta vasi di una discussione sula chat interna di un partito politico, e su un fatto contingente di natura politica (Primarie candidatura apicale centro sinistra): per cui, va’ da se’, anche per i meno avvezzi in materia, che tutte le aggettivazioni in essa contenute, persino quelle più forti o meno stilose, erano da intendersi, erano da intendersi riferite al solo livello politico, mai e poi mai al piano umano, men che meno al profilo morale e neanche a quello culturale… Di più.. il riferimento non era certamente diretto ai tantissimi cittadini che, di propria sponte, o poiché garbatamente invitati, hanno deciso di partecipare alla festa Democratica, ma solo ed esclusivamente a quei pochi “maldestri” che nello stesso momento, proprio nelle stesse ore in cui votavano alle primarie, erano e continuano ad essere attivamente impegnati nella composizione di una o più liste antagoniste. Non contesto dunque alcun reato di violazione di domicilio, ed in questo senso parla per tutte la scelta di svolgere le primarie nella casa più laica, quella della Comunità; contrasto viceversa la pretesa di qualcuno di voler selezionare, ante litteram, la classe dirigente dell’Una così come dell’Altra parte politica. Non funziona così il gioco Democratico, anche quando i meccanismi di scelta consentano a tutti di poter esercitare il proprio libero arbitrio, anche e soprattutto perché fra due mesi, la legge consentirà di esprimere un’unica preferenza, di votare un solo sindaco. Considero tutto questo poco opportuno se non addirittura inopportuno, e comunque, almeno ai miei cocchi, di basso bassissimo profilo politico. Nella spranza di essere stato sufficientemente esaustivo, colgo l’occasione per augurare a tutti, ma proprio tutti, un sereno confronto elettorale, e per scusarmi nei confronti di coloro che hanno erroneamente frainteso, un po meno, nei confronti di quei pochi che invece hanno strumentalmente argomentato in modo scomposto e poco elegante…per nulla, versus quel piccolo uomo…che mi dicono essere Ragioniere o Consulente di chissà cosa… lui si..di basso bassissimo profilo… P.S.: All’amico Giuseppe Tusacciu: Caro Giuseppe, leggendo la tua, mai vorrei, che a forza di specchiarti per meglio definire la forma del tuo profilo…. ti vedresti di rimando specchiata l’immagine con la sagoma di una delle tante Comari del paesino di Sant’Ilario che affollano i social di tutti i tipi. Non ti spaventare, te ne prego, vedrai che con un subitaneo battito di ciglia riapparirà la tua…che da sempre, considero di alto profilo…lasciando ovviamente il superlativo (Altissimo) solo a L’Amor, son sicuro condividerai, che “move il sole e le altre stelle”. Con grande stima e altrettanto affetto Tomaso”
Risposta:
Caro Tomaso, scomodare addirittura Dante ma, anche il sublime De André è veramente stata cosa inaspettata. Per ciò che riguarda quest’ultimo la citazione non può assolutamente appartenermi, la mia vita è sempre passata attraverso lo specchio e, ti assicuro, nessuna comare, ne teresina, ne di altre località, con il passare degli anni, ha subito i cambiamenti fisiologici, ti assicuro però che, neppure qualche ernietta dispettosa è riuscita a mutare l’incedere dritto della mia schiena abbinata all’altezza della mia testa.
Perdonami caro amico, mi dispiace tornare sull’argomento del nostro “malinteso”: se non volevate intromissioni esterne, era sufficiente evitare che altri non aderenti al vostro partito partecipassero alla votazione, cosa questa più che legittima, purtroppo ciò avrebbe avuto un qualche handicap, sarebbe stato come contarvi. Pensi che avrebbero votato circa ottocento persone.
Ormai, caro amico, i partiti esistono per lo stipendio parlamentare, per gli emolumenti che se ne possono ricavare, le tessere sono solo un simbolo per pochi e, poiché in paese ci conosciamo un po tutti, potrai convenire con me che la rappresentatività sarebbe potuto diventare modesta se non umiliante.
Forse un sincero ringraziamento a chi, in qualche modo ci ha messo la faccia per evitare figure peregrine, a chi le ha volute quelle primarie, (bravo chi ha avuto il buon senso di aprire il voto alla cittadinanza) quel ringraziamento sarebbe quanto mai meritato.
Quindi, nessuna selezione, stai tranquillo, sono certo che chi come me è venuto, appunto, per esprimere un voto che è numero e solo quello, la scelta elettorale, quella vera, la farà al seggio e spero tanto che sia seria e ponderata. Santa Teresa è alla frutta, credo che mai come ora sia stata lasciata una eredità che rischia di essere disastrosa e grande sarà la responsabilità di chi dovrà raccogliere il testimone, altro che macchie di destra o di sinistra.
Caro Tomaso, forse sarebbe auspicabile che si trovasse una formula che trasversalmente attraversi tutte le ideologie per mettere in campo il meglio che questo paese possa esprimere. Questa sarebbe vera democrazia, quella che pensa solo al bene comune. Chissà quanti degli aspiranti sindaco avevano questo concetto, oltre al desiderio di indossare la fascia tricolore.
Non mi sembra che anche questo tuo ulteriore intervento rappresenti questi intenti.
Io pensavo questo quando, con pennarello indelebile tracciavo la croce su un nome di quei tre candidati ed è questo l’augurio che faccio a Paolo, vincente nella contesa, spero voglia spogliarsi degli orpelli ideologici, lui o chi vincerà la partita elettorale, per avere solo ed esclusivamente la volontà di compiere ogni sforzo per il paese ed il benessere dei suoi cittadini.

LE STELLLINE DI GIUSTUSBLOG

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Domenica scorsa si sono tenute delle elezione “primarie” per la scelta alla carica di capolista di una lista per le elezioni comunali di Santa Teresa, lista che in teoria, vorrebbe essere aderente al Partito Democratico. Questa la cornice, il fatto: un caro amico mi telefona e mi dice: “Ieri ti ho visto che andavi a votare per le primarie del PD”. Non gli do tempo, ho capito dove vuole arrivare e subito gli faccio presente che io sono andato a votare benchè li miei ideali poco collimano con quelle predicate da quel partito, ma, in una discussione tra amici si parlava appunto dell’idea di procedere in tal senso sostenevo che l’idea era abbastanza buona, una espressione di democrazia e in quella occasione mi venne fatto presente che si sarebbe trattato di una elezione aperta a tutta la popolazione. In effetti, in un primo momento ho trovato strano che ciò avvenisse a livello “universale”, cioè, superando gli schieramenti politici, riflettendo, trattandosi di elezioni comunali la cosa ci poteva pure stare e, sin da allora, tempi della discussione, dissi che se avessi intravisto un candidato, a mio parere valido, avrei partecipato al voto.
Dopo la lunga premessa, ieri, un caro amico mi telefona: “Allora, alla fine sei andato a votare, ti ho visto mentre andavi al seggio, ho pure visto che i soliti posteggiatori elettorali ti guardavano un po con meraviglia ma con un certo compiacimento, almeno una certa parte, quella progressista: quindi devo dedurre che hai trovato un candidato che ritieni valido per amministrare il nostro paese”.
Certamente se sono andato ad esprimere un voto è evidente che su tre candidati, uno che a mio parere, qualora la vittoria dovesse andare alla sinistra, e poichè mi era concesso di poter esprimere una mia preferenza l’ho fatto convinto che nella persona alla quale ho dato il mio voto sia un moderato, che abbia le idee chiare per risollevare un paese che, non possiamo nasconderlo, è arrivato ad un punto di quasi non ritorno da uno oscurantismo endemico, e possa fare qualcosa per risollevarlo e tentare con la collaborazione di tutti di riportarlo sul giusto binario del progresso e del buon gusto.
“Quindi -mi riprende l’amico- avresti individuato quella persona”.
Lo stoppo subito: io avrei individuato la persona che rappresenta la sinistra più vicina caratterialmente a quegli scopi, probabilmente potrà esservi anche chi al centro o centro-destra abbia le caratteristiche che dovrebbero essergli proprie, sempre nella direzione che anticipavo prima. Ma, quelle sono cose che vedremo quando sarà possibile un confronto.
Solo alla fine di questo discorso ho capito dove voleva andare a parare questo amico, conosceva bene il mio pensiero e voleva farmi bere fino in fondo il calice amaro: così chiude annunciando che mi ha chiamato per comunicarmi una cosa che forse avrebbe potuto interessarmi. Chiedo di che si tratta: dice che preferisce mandarmi una nota per WhatsApp. ci salutiamo e aspetto.
Passati pochi secondi sento il campanellino che mi annuncia l’arrivo del messaggio. E’ lui, lo apro e che trovo un inciso di discussione chatt, si tratta di un intervento dell’amico Tomaso Visicale, responsabile provinciale del PD gallurese, dove sostiene che le elezioni sono state “una bellissima festa democratica…ahimé macchiata in maniera inequivocabile, dalla mano di discutibili personaggi della destra Teresina, peraltro tutti di basso…bassissimo profilo, che hanno strategicamente sporcato col pennarello indelebile l’esito delle primarie… scegliendo a “chi banda dassi”. E prosegue ringraziando il comitato organizzatore e quanti si sono prodigati in merito. Conclude con la firma.
Un proverbio sardo dice “A cabaddu tuccatu la sedda li pizzichighja”. questo proverbio che pur non si addice alla mia persona, l’ho voluto anticipare intanto per dire che in mio incedere è stato sempre quello di tenere la schiena dritta e la testa alta, comunque a scanso di equivoci, da eterno democristiano senza alcun motivo di vergogna, sono andato a votare a delle votazioni aperte, apprezzando per una volta un atto di vera democrazia locale che potrebbe aver espresso una novità eleggendo un giovane che si sta affacciando alla politica cittadina, dico questo non per simpatia, mi riferisco solo alla scelta che è derivata.
All’amico Tomaso vorrei dire che aver messo la faccia andando a votare uno dei tre candidati ritenevo di aver dato un contributo alla ricerca di una soluzione democratica, l’eletto, é stata una giusta scelta? Non mi riguarda. Ciò che maggiormente mi ha dato fastidio è l’accenno ai “Profili” più o meno bassi. Quanto è bello essere umili una volta gli specchi deformavano l’immagine, ora non più, riflettono esattamente ciò che vedono: sarà basso…bassissimo? Beh ognuno ha il suo. L’importante è specchiarsi.
Vorrei ancora aggiungere al rappresentante politico provinciale: perchè non andare a vedere i risultati elettorali delle elezioni provinciali, regionali, nazionali, di Santa Teresa Gallura, forse sarebbe stato illuminato dal fatto che a Santa Teresa Gallura, nessun sindaco di sinistra potrebbe essere eletto senza i voti del centro-destra. aggiungo ancora, così tanto per girare il coltello nella piaga: anziché imbrattare le primarie di sinistra con altre ideologie, da bravo e convinto dirigente di partito avrebbe potuto far votare gli iscritti, va bene ne sarebbe uscito un risultato da piattaforma Russeau, dove 48.000 clik influenzano decisioni che riguardano sessanta milioni di individui, in fondo avrebbe risparmiato tempo, se la sarebbe potuto cavare con un alzata di mano, e ne sarebbe uscito “puro” senza imbrattarsi e con un profilo smilzo ma integro.

LA MINISTRA AZZOLINA SBROCCA: “ CE L’HANNO COM ME PERCHE’ SONO DONNA E SONO GIOVANE…”.

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Ormai Siamo arrivati al fondo, siamo veramente al ridicolo con questi ministri da barzelletta dove vogliamo andare? la Ministra dell’Istruzione ha superato il limite della decenza. Ora se la prende con i sindacati che vedendo un futuro prossimo nero, tutte unite le cinque sigle, sparano a zero: “situazione disastrosa siamo partiti in ritardo e i ritardi aumentano La ministra dell’istruzione fa passerelle, ma i dirigenti scolastici sono in lacrime e con il metro in mano. Così a settembre si torna alla didattica a distanza”. E lei, la ministra Azzolina, si risente: “I confederali dicono no a tutto.mi attaccano perchè sono donna, sono ministro Cinque Stelle, sono giovane, c’è l’idea che noi M5s siamo incompetenti anche se io ho due lauree, l’abilitazione all’insegnamento, specializzazioni. Adesso basta. In realtà la scuola viene usata per prendere consenso elettorale e se restiamo così non cambierà mai nulla. Noi stiamo facendo cose meravigliose per la scuola italiana. Noi a settembre siamo pronti, ma ognuno deve fare la sua parte, non si può sempre dire no a tutto, ad ogni tentativo di innovazione, serve coraggio”.
I sindacati, però, non incassano e vanno giù duri..Francesca Sinopoli, segretaria generale Flc della Cgil dice che “oggi i dirigenti scolastici sono alla disperata caccia di spazi,ma se non ci sarà organico aggiuntivo tornerà la didattica a distanza. Con 7 docenti in più per ogni istituto non ci sono le condizioni per ripartire. Per riaprire la scuola a settembre servono ulteriori investimenti ed un organico straordinario”. Le fa eco , con ancora maggiore durezza Maddalena Gessì, segretaria Cisl Scuola :” la ministra Lucia Azzolina ha detto e continua a ripetere che ha chiesto al ministro delle Finanze 78 mila docenti a tempo indeterminato in più. Ha spiegato anche ieri che a inizio agosto ci sarà una risposta del Mef. LA MINISTRA MENTE E SA DI MENTIRE: settantotto mila insegnati in più non ci sono e lei lo sa: Anche se il ministro Gualtieri dovesse accordare l’assegnazione, nelle graduatorie mancano docenti di molte discipline e dei cicli scolastici superiori. La ministra Azzolina aveva la possibilità di assumere insegnanti subito attraverso un concorso per titoli e servizio, si è opposta cocciutamente e adesso siamo in dirittura d’arrivo al primo settembre con duecentomila supplenti necessari e la possibilità che non si riescano a nominare. La ministra continua a fare passerelle, soprattutto provvedimenti-passerella, ma le passerelle crollano”.
Anche per Pino Turi, segretario Uil scuola, oggi la scuola è uguale a quella lasciata a giugno perchè ” ai ritardi di aprile e di maggio l’Azzolina sta aggiungendo quelli estivi. La ministra è una padrona di casa che, mentre la casa brucia, chiama l’arredatore per sistemare i banchi. La scuola sta bruciando e i dirigenti scolastici hanno le lacrime agli occhi:”
Sarcastica, invece, Elvira Serafini dello Snals: “la ministra vive su Marte, la scuola non è quella del Mulino Bianco”. Mentre Rino Di Meglio di Guida degli insegnanti ha detto: “tre settimane fa la Azzolina ha dichiarato che ogni istituto possiede il suo cruscotto per calcolare gli spazi, ieri la ministra ha fatto appello ai presidi affinchè segnalino gli spazi necessari. E’ un continuo avanti e indietro Il ritardo è spaventoso e lo scaricabarile su scuole ed enti locali è intollerabile. I nostri dirigenti scolastici non saranno corresponsabili di questa ripartenza e non firmeranno nulla. Oneri e onori spettano al Ministero”. E la riprova di questo caos è che non pochi presidi rinunciano alla promozione e tornano a fare i semplici insegnanti. Secondo voi sbagliano i sindacati o sbaglia la ministra che ritiene di aver fatto e fare cose meravigliose per la scuola italiana? Chi ha figli o nipoti in età scolare o nelle scuole superiori sa bene chi ha ragione e se servirebbe un ben diverso responsabile del Ministero dell’Istruzione.
Così tanto per concludere la passerella la Azzolina alle accuse rivoltegli da Salvini, lo sfida ad un dibattito televisivo. Si ve che siamo proprio alla frutta. Poveri noi!

QUATTRO CHIACCHIERE SOTTO L’OMBRELLONE

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Una vera burrasca estiva in casa nostra. Tranquilli nessuna previsione meteorologica, solo nella politica che dato il periodo, oso definire da spiaggia. Ma, vediamo i due fronti: nel centro destra due fazioni una tranquilla seria che va avanti con passo cadenzato, un’altra che invece si agita, si infuria, smoccola. Chi sarà ad affermarsi è difficile dirlo. Il tempo stringe, le elezioni sembrano tanto lontane, poi, così non è, agosto passa in un baleno e ci siamo.
Lato opposto: le cose sembravano ormai ben definite e, forse se le elezioni si fossero fatte al tempo giusto, cioè, se non fosse intervenuta la pandemia per allungare i tempi della legislatura, avremmo forse avuto sindaco e amministrazione già operative e, secondo la parte sinistra, a sostituire il nostro stefano Pisciottu un suo beniamino. Chi? All’epoca sembrava già deciso: GianBattista Manduco in pole position, sembrava, allora, avere la macchina più veloce, c’erano anche altre aspirazioni ma, in quel momento nulla di interessante. La maledetta pandemia, rimanere chiusi dentro casa ha stuzzicato la fantasia di altri, anche il nostro Stefano ha acuito le sue riflessioni e, da buon regista ha ritenuto giusto impegnarsi perché la sua amministrazione, diciamocelo, seppur non brillante nella sua seconda fase, vorrebbe ci fosse un Consiglio di proseguimento. Ma, come si suol dire, “l’appetito vien mangiando”, anche altri oltre al noto GianBattista, hanno pensato che nulla osta avere ambizioni perciò quella sedia vacante è diventata appetibile tanto che più di uno avrebbe pensato che a stabilire chi poteva essere Primo cittadino, cioè, Capolista a dirlo altri non potevano che i cittadini e pertanto la panacea quale poteva essere se non quelle famose “primarie” tanto care al Renzi nazionale.
Quest’idea ha così allargato la rosa dei candidati al trono: oltre un primo al maschile ed uno al femminile, si torna al maschile e si affaccia così alla ribalta il Dr. Asara: Dio ci salvi, fulmini e saette, per il nostro Stefano -secondo uno dei mosconi di quelli che normalmente approfittano delle finestre aperte per uscire dopo aver fatto un po di frastuono- sarebbe una canditura accettabile, ma, gli altri, guai ma come, non era di destra? Si, era di Berlusconi, mai e poi mai, a noi di sinistra non piacciono i saltimbanchi, tuonano gli elettori, non parliamo degli altri che qualche ambizioncina l’hanno ancora.
Ad oggi -questa volta si tratta di una farfallina quelle che chiamiamo in gallure “Barabattula”-ci dice che onde evitare gesti inconsulti in una riunione che voleva essere pacata ma sotto ribolliva una specie di vulcano pronto a far schizzare fiumi di lava incandescente salta fuori un altro nome al quale chi l’ha tirato fuori sostiene che a lui non si può dire di no: in effetti ci sarebbe da dare ragione, si tratta di un dirigente di partito, persona di tutto rispetto, nulla da dire, solo una voce maliziosa, nel riserbo dell’anonimato, al termine della riunione, tirando le somme in privato si è lasciato andare ad uno sfogo: “A me Tomaso piace ma peccato che sia nipote di Stefano, cosa vuol fare Stefano una dinastia?”
Vi risparmio quello che avviene nell’ambito dell’altra sinistra quella che ritiene di rappresentare la parte storica, “l’idea” di Gramsci secondo l’Architetto Paggiolu che, tra una citazione e l’altra vorrebbe unire il diavolo e l’acqua santa. Peccato che coordinatore di questo accrocco sia l’unico politico di tutto il quadretto sopra descritto: Nino Nicoli, degno di ben altri scenari.

“QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE” AUTOSTRADE NEMMENO GADDA L’AVREBBE IMMAGINATO . MA A RIMETTERCI SIAMO SEMPRE NOI CITTADINI !

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Chi ha conosciuto il sistema delle partecipazioni statali, di fronte a quanto sta succedendo in questi ultimi giorni, non può che sorridere e rimpiangerlo, riservandosi la rabbia che inevitabilmente ribolle.
Pensate poi a che quel sistema ha vissuto sino all’ultimo. Ed ora si procede ad acquistare quello che si era creato con tanta fatica, svenduto, quando non regalato. E, a cosa assistiamo che il peggior nemico delle PPSS, oggi si fa grande sostenendo quel sistema che in modo determinante ha contribuito a distruggere.
Se si pensa a tutti quei settori strategici che in mano allo Stato avevano dato lustro e benessere al nostro Paese, settori importantissimi, dalle comunicazioni all’acciaio dai metalli al petrolio, dai trasporti al turismo, ed ancora tanti altri importantissimi settori ora in mano al mercato estero che viene in casa nostra a vendere, incassare e portare altrove gli utili o che, quando quegli utili non sono soddisfacenti come vorrebbero ci costringono ad intervenire, con il pretesto di salvare l’occupazione, con interventi economici massicci dello Stato per ripagare quello che era stato ceduto e spesso senza neppure riprenderne il possesso.
L’Alitalia, era l’orgoglio del Paese, ceduta a privati e da allora è stata ripagata chissà quante volte; la Finsider: cosa sta costando? Capitali immensi vengono impegnati senza alcun ritorno; il sistema del trasporto marittimo, messo in mano, purtroppo, ad un italiano che lo ha letteralmente distrutto.
Ma, di cosa vogliamo parlare dell’Eni? Enrico Mattei, si, colui che passando dalla Resistenza all’imprenditoria di Stato aveva creato una Compagnia petrolifera, concorrente, addirittura di quelle che chiamavano le sette sorelle, come venivano indicate le grandissime Compagnie che controllavano il mercato del petrolio, si, proprio lui che aveva sfidato quei colossi partendo da Cortemaggiore per acquistare petrolio dall’Unione Sovietica e impegnandosi nella ricerca in Medio Oriente, sino a rimetterci la vita, ed ora? Dopo una privatizzazione più o meno fasulla, lo ritroviamo a sfruttare posizioni di parcheggi e lavamacchine. Da non credere, l’orgoglio italiano caduto così in basso.
Ed ora stiamo dibattendo sulle Autostrade che amministrate con scelleratezza, sono diventate un pericolo pubblico si sta trattando per ricomprare ciò che è nostro: mi si obietterà che erano state date in concessione ma, almeno dalle ultime battute, per poterle riprendere bisogna subentrare nella società che le gestisce e lo si dovrà fare con i quattrini della Cassa Depositi e Prestiti, cioè con i soldi dei cittadini.
Conte, PD e M5s (un pò meno Di Maio) cantano vittoria per aver “punito” i Benetton e per Cassa Depositi e Prestiti che si prende il 51% di Autostrade ed entro un anno i vecchi proprietari passerano dall’88% al 10-12 e, poi, via, nemmeno un posto nel cda. Niente revoca della concessione, ma passaggio ad una “public company”, che poi proprio così non è, visto che i soldi messi non sono dello Stato, ma di una società che investe i risparmi postali degli italiani e che Dio ce la mandi buona perché dopo tutto questo putiferio, con tariffe più basse, controlli maggiori (sulla carta) per la manutenzione i margini di guadagno saranno ridotti all’osso e chi metterà euro per essere socio in una società che rischia di portare scarsi utili ?
L’ex-ministro Toninelli che tutto questo “affaire” aveva sollevato e che gli stessi grillini hanno tolto dal governo, ha gridato via social “Abbiamo vinto,pagano i Benetton”: i quali potranno anche dire di essere stati espropriati, come hanno fatto, ma in realtà, grazie all’accordo, hanno recuperato in borsa centinaia di migliaia di euro con l’aumento delle azioni, che continuano a salire, di Atlantia , (proprietaria di Autostrade) e di tutte le altre loro società, guarda caso.
In sostanza a guadagnarci, alla fine, saranno proprio coloro che i grillini volevano cacciare via anche a rischio di pagare una cascata di miliardi come risarcimento con una causa che si sarebbe probabilmente conclusa sulla pelle dei nostri nipoti:
A leggere oggi i giornali c’è, quindi, da farsi venire il mal di testa, e m’è proprio venuto il ricordo di un famoso libro di Carlo Emilio Gadda dal titolo “Er pastacciaccio brutto de via Merulana” sì che in tutta verità potremmo parlare “der pastacciaccio brutto de”Autostrade”.
Che sia così lo dicono i titoli dei nostri maggiori quotidiani, con quelli non in linea con il governo che sparano a zero tipo “Conte rende ancora più ricco Benetton” (Il Tempo) “Fine della pantomima: Giuseppì perde (di nuovo) la faccia- Conte fa un regalo ai Benetton. Italiani cornuti e mazziati” (“La Vertà”), “Regalo all’azienda di Treviso-Beati lor signori” (“Libero”). Forti perplessità per l’operazione compiuta dal Consiglio dei Ministri, dopo una notte di tensioni e di scontri conclusasi alle 5 e mezzo del mattino, si trovano nei nostri tre maggiori quotidiani: “Autostrade, la svolta e i dubbi. Stato in Autostrade, ecco il patto Conte: fatto l’interesse pubblico” (“Corriere della Sera”), “Chi paga per questo pasticcio” (La Stampa”) “Dal prezzo ai nuovi azionisti tutte le incognite ancora sul tavolo” (La Repubblica”), “Autostrade: Conte piega M5s, grillini scontenti. Dubbi PD, renziani critici.” (Il Messaggero”)
Che questo “affaire” lasci profondi strascichi nella maggioranza e creato un ulteriore barriera con l’opposizione è dimostrato da una serie di interviste e di articoli come gli editoriali di Carlo Cottarelli “Interesse pubblico e calcolo politico” e di Claudio Tito (“La maggioranza naviga a vista”) su “Repubblica”, l’editoriale di Massimo Franco(“Il rischio statalismo”) sul “Corriere della Sera”, il retroscena del Cdm su “Repubblica (“Di Maio raggela Conte:non hai vinto.Molti dei nostri non capiranno” e sul “Corriere della Sera (“Liti e caso De Micheli Ma il premier (infuriato) non pensa al rimpasto-E Franceschini frena il ministro degli Esteri.”
Come corollario cito “Il Sole 24 Ore”. quotidiano della Confindustria che su Autostrade fa un titolo anonimo (“Ad Aspi 4 miliardi il controllo passa a Cassa e fondi”), mentre titola, a tutta prima pagina: “Ingorgo fiscale, in 15 giorni 246 scadenze”. Se aggiungete che il Recovery Fund si avvia ad un taglio da 100 miliardi,come titola lo stesso quotidiano(“”in discussione taglio di 100 miliardi ai sussidi”, cioè da 500 a 400 miliardi come non vuole Conte-ndr) siamo ad un nuovo annunzio di tempesta per il governo, come da alcuni giorni due nostri maggiori quotidiani indicano anche avendo rispolverato , con grande evidenza, un Gianni Letta tornato in azione, avendo riportato Forza Italia al centro del dibattito politico, sia trattando con il premier Conte , sia, dopo anche gli elogi di Prodi alla saggezza trovata da Silvio Berlusconi, lavorando per un governo di salute pubblica, al quale guarderebbe anche Di Maio che, non a caso, ha fatto sapere, sia pure in ritardo, dell’incontro avuto con Mario Draghi .
Secondo le ultime voci anche Salvini, pressato da Zaia, sarebbe d’accordo ed a rimanere fuori del nuovo esecutivo sarebbero solo gli anti-governativi grillini e la Meloni. Appuntamento: subito dopo il voto del 20 settembre in sei Regioni e vari Comuni, sempreché la situazione non precipiti prima, magari ad opera dello stesso premier. Di certo, comunque, è che, purtroppo, avremo un “autunno caldo”anzi supercaldo sul piano economico e sociale . Saremo ancora in tempo ad almeno attenuarlo ?

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CONTE E LA BOMBA BERLUSCONI
Operazione molto difficile quella di voler far passare sottogamba la vicenda Berlusconi: una condanna, un anno di “servizi sociali” la perdita dei diritti politici, l’estromissione dal Parlamento, no sono cose di poco conto. Una cosa che si innesta nella gravissima crisi della Magistratura, non può essere trascurata, tanto da far intendere al premier di poter ritenere di avere la giusta carta a sorpresa soprattutto dopo la bomba politica della congiura che avrebbe indotto i 5 magistrati della Cassazione a condannare Silvio Berlusconi per una frode fiscale, ritenuta infondata da ben due sentenze di cause civili al Tribunale di Milano e confessato da uno dei cinque magistrati -Amedeo Franco addirittura relatore- allo stesso Berlusconi, come si evince dalle intercettazioni, nelle quali parlava esplicitamente di “grave ingiustizia”, di una “sentenza voluta dall’alto”, quel processo ” fu un plotone d’esecuzione”, ” voglio dirlo per sgravarmi la coscienza” , “sussiste una malafede del presidente del collegio, sicuramente”, ossia il magistrato Antonio Esposito, che in una cena aveva oltretutto espresso giudizi politici negativi su Berlusconi e sarebbe, comunque, stato sotto pressione perchè il figlio, anch’esso magistrato, era sotto inchiesta a Milano per una questione di droga. Con quella sentenza l’ex-premier venne cacciato, con un voto, dal Senato.
Giustamente i forzisti chiedono in Parlamento una Commissione di Inchiesta ed un quotidiano sta raccogliendo le firme per chiedere al Quirinale di nominare Silvio Berlusconi senatore a vita come parziale risarcimento della gravissima ingiustizia subita e del vulnus recato alla stessa democrazia.
Oggi in una intervista a “La Repubblica” il leader di Forza Italia, europarlamentare, ha lanciato l’idea di un nuovo governo del quale il suo partito potrebbe far parte. Pare che Conte l’abbia registrato positivamente, sapendo che i grillini governativi vogliono ancora lui premier, essendo sostenuto da Grillo. Da fonti solitamente ben informate giungono sussurri che, ovviamente un Esecutivo con questi alleati attiverebbe subito il Mes e lo porrebbe nelle condizioni di offrire a Mattarella la ricandidatura al Quirinale.

I LAMENTI DI CONTE
Sembra che il Premier abbia fatto una grossa rampogna ai partiti che lo sostengono perchè non ripetono l’alleanza a livello regionale e locale : “così danneggiate il governo ed anche me”. Una rampogna, però, tardiva e tale da sconfessare l’iniziale sottolineatura del premier dopo il colloquio con Zingaretti:”la maggioranza è compatta”

LA SITUAZIONE PRECIPITA?
Siamo nelle mani dell’ultimo padrone, o, come si direbbe in romanesco puro, ” semo arivati a la frutta” questo per significare che siamo al disastro. Persino per Massimo Cacciari, icona non solo della sinistra, ” siamo sull’orlo di un burrone, anzi ci siamo già dentro:”
Solo l’avvocato del popolo” assurto agli onori di Palazzo Chigi in quota grillinina ,grazie a Salvini e rimasto lì grazie alla sinistra Pd-Leu con l’aggiunta determinante di Renzi, vede tutto rosa.
I giornali scrivono del gelo tra lui e Zingaretti , che gli aveva posto l’utimatum di attivare subito il Salva Stati e lui, il premier Conte , ha risposto se ne riparla a settembre, facendo andare su tutte le furie non pochi big dem ? Tutte fantasie e dopo un’ora di colloquio oggi con il segretario del Pd, ha dichiarato ” sono d’accordo con Zingaretti, atti concreti” La maggioranza si sta sfaldando, litica su tutto? No,”la maggioranza è compatta, lavoriamo ogni giorno su tutti i fronti, lo vedete anche nel dl Rilancio”. E sul Mes non cè frattura ” “Anche sul Mes è legittimo in questo momento aprire un dibattito pubblico e esprimere varie sensibilità: Ci sarà un momento in cui avremo completato il negoziato europeo – e per ora parliamo astrattamente di tutto – e quando lo avremo completato formuleremo tutte le valutazioni, lo faremo in trasparenza e a quel punto dovremo valutare le posizioni di tutti.” Dunque, altro rinvio con i soliti “faremo” “avremo””dovremo””formuleremo le valutazioni” Ora sul Mes si discute “astrattamente”, ossia Zingaretti ha fatto accademia , ma ha davvero incassato, perdendo del tutto la faccia e dando ulteriore spazio a chi, tra i dem, vorrebbe cambiarlo con Bonaccini che ripete di continuo: “con il M5S alleati sì,succubi mai”, ma in questo caso il segretario dem, se non reagisce, sarebbe proprio succube, non vi pare ?
Che, poi, Conte non si senta troppo sicuro lo dimostra il modo con il quale sfugge ad un voto sul Mes, non a caso si è limitato a fare un’informazione sulla trattativa europea, non una comunicazione che avrebbe comportato un voto di maggioranza assoluta al Senato. Comunque non potrà sfuggire alla conta con l’ulteriore scostamento di bilancio di 15 miliardi di euro e non ci sarà al Senato il soccorso berlusconiano che già due volte ha salvato il governo indirettamente , votando il provvedimento per senso di responsabilità. Questa volta, però, Forza Italia ha annunciato che senza il Mes voterà contro e se un suo senatore è passato con Renzi, un’altra grillina è passata alla Lega pareggiando i conti, mentre Salvini ha dato notizia di altri arrivi e starebbe preparando la spallata a Conte come rivincita dell’agosto dell’anno scorso quando provocò la crisi dei giallo-verdi, ritenendo di andare al voto anticipato, evitato dalla mossa a sorpresa e, per molti del tutto imprevista, di Matteo Renzi.

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CONTE GIOCA LA CARTA INCERTA E RISCHIOSA DELLA CRISI E DEL VOTO ANTICIPATO, INSISTENDO SUL TAGLIO DELL’IVA E VEDENDO SFALDARSI LA MAGGIORANZA

Si sta sfaldando la maggioranza giallo-rossa che al Senato, dopo un altro addio grillino ( senatrice passata alla Lega) non può più contare sui 161 voti, ossia quella assoluta. Il M5S, inoltre, sta implodendo con Davide Casaleggio che si allinea a Di Battista e lancia anche lui la sfida a Grillo “ora ci vuole un leader e va votato”.
A sua volta Zingaretti teme l’effetto slavina sia per il governo sia per il suo partito anche perchè nel turno elettorale di settembre non riesce a ripetere le alleanze governative e dice “uniti nelle regioni o cade tutto , “basta rafazzismo o si perde”, ma Renzi, che ha già indicato un suo candidato in Puglia e non intende allearsi con i grillini anche regionalmente e localmente replica : “via Emiliano in Puglia e lì andiamo insieme”, sapendo bene che è impossibile una marcia indietro del governatore uscente”. In questa situazione , dopo aver stoppato Conte sul taglio dell’IVA, chiede fatti concreti e subito, sui dossier aperti e da una specie di ultimatum in sette giorni al Presidente del Consiglio.
Ormai la tecnica del rinvio non funziona più e Conte si trova nel bel mezzo di un fuoco incrociato con la sua maggioranza, che gli chiede soluzioni contraddittorie perché sostenute dall’uno, ma avversate dall’altro.

UNA RIVOLTA CONTRO LE LINEE GUIDA DELL’AZZOLINA : “IRRICEVIBILI” PER LE REGIONI, INACCETTABILI PER I PRESIDI E SIT-IN IN 60 PIAZZE DI GENITORI E STUDENTI.
BONACCINI: “DAL GOVERNO 2 MILIARDI DI EURO O STOP ALLE RELAZIONI ISTITUZIONALI”
Il premier Conte messo con le spalle al muro dagli scontri nella sua maggioranza, dalla vera e propria rivolta nella scuola ( e non solo) contro le linee guida della ministra Azzolina per il rientro a settembre e dal secco ultimatum datogli da un big del Pd come Stefano Bonaccini. E’ andato, infatti, giù molto duro il presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni in una videoconferenza sull’assestamento di bilancio 2020 della giunta emiliana. Leggete questa lapidaria dichiarazione che sa tanto di ultimatum: “Col governo bisogna che arriviamo a un accordo: o stanzia altri 2 miliardi di euro per le Regioni a statuto ordinario o interrompiamo le relazioni istituzionali”. Quindi, ecco l’affondo sulla scuola: “le Regioni pretendono di trovare un accordo insieme ai Comuni e alle provincie: Stiamo lavorando per questo, abbiamo lavorato intensamente tutta la notte. Vediamo. Mi auguro si possa trovare un accordo, altrimenti non potremmo dare l’intesa, ovviamente. Quelle linee guida che erano state presentate per noi non erano ricevibili. Abbiamo fatto delle controproposte e mi auguro che il Ministero possa recuperare”. Poi per indorare un pò la pillola: “Ho trovato una grande disponibilità nel ministro Azzolina”. Che deve fare i conti anche con chi la scuola la conosce molto bene, ossia i Presidi hanno bocciato le decisioni del ministero sulla riapertura anche perchè sono costretti ad organizzare la scuola senza averne mezzi, giudicando assurde le disposizioni: “turni, divisione delle classi in più gruppi, riaggregazione di gruppi di alunni di classi diverse e anche di anni diversi, didattica mista , un tot con presenza fisica e un tot con presenza virtuale, aggregazione di diverse discipline in ambiti più grandi, possibilità di usare anche i sabati per i turni. Uno sconvolgimento da Apocalisse, un rimescolamento di bambini e ragazzi spostati di qua e di là, non si sa con la mascherina oppure no, a distanza rigida o flessibile; questo si vedrà…( come ha scritto un quotidiano: definendo la ministra Lucia “Attila” Azzolina.
Su questa linea si trovano anche genitori e studenti che in 60 piazze d’Italia hanno organizzato sit-in di protesta, i docenti con i loro sindacati, esperti di pedagogia.
Siamo, dunque, dinnanzi ad una vera e propria rivolta che lambisce anche il Comitato Tecnico Scientifico che, ignorando le evidenze cliniche sottoscritte da ben 10 big-scienziati italiani “sull’emergenza finita”, insistono a suggerire misure incomprensibili e complicate e di difficilissima attuazione anche per la mancanza di personale insegnante (perchè la ministra continua a non voler immettere in ruolo quei precari che il posto se l’erano meritato?) Per carità! usiamo pure tutta la cautela necessaria come dice il ministro della Sanità, ma non facciamo pagare, oltre che al futuro del nostro Paese, a bambini, ragazzi e giovanottelli l’incapacità politica di ascoltare tutti e valutare le soluzioni migliori.
Mi auguro che con la questione scuola, Palazzo Chigi non faccia il bis compiuto con il presidente dell’INPS Tridico (indicato come noto dai grillini) con la nota del Palazzo nella quale “si ribadisce la piena fiducia nel Presidente Tridico”, ammettendo la “piena consapevolezza che il meccanismo della cassa integrazione che abbiamo ereditato è troppo articolato e farraginoso” e la ministra del Lavoro Catalfo “sta lavorando” alla riforma.
Una difesa che non convince alcuno e la capogruppo alla Camera di Forza Italia Mariastella Gelmini è andata giù dura. Il governo sta predisponendo la richiesta di un nuovo scostamento di bilancio per affrontare, fra l’altro, il tema della proroga degli ammortizzatori sociali, E’ urgente e ineludibile affrontare il problema dello scostamento dalla realtà del Presidente dell’INPS Pasquale Tridico. Non è, infatti, tollerabile che, a fronte dei miliardi di euro mobilitati dal Parlamento, impiegando risorse dei nostri figli, ci sia anche un solo italiano in attesa della cassa integrazione. A stare ai dati ammessi dallo stesso Tridico sarebbero ancora 150 mila i beneficiari che ancora non l’hanno ricevuta, secondo altre fonti , invece, parliamo di centinaia di migliaia di persone: quello che è certo è che neanche Conte può chiamarsi fuori da una responsabilità gigantesca che sta in capo dell’INPS: “Noi crediamo sia giunta l’ora di chiedere a Tridico di tornare ai suoi studi.”
Fossi il premier valuterei bene la nota dell’esponente forzista perchè, visto che la maggioranza praticamente non esiste più al Senato, se venisse anche a mancare il soccorso berlusconiano con le assenze, addio a Palazzo Chigi: non sarebbe meglio sfidare l’ira grillina, mandando subito a casa Tridico invece di difenderlo visti i guai che già ha combinato? Questo a meno che Conte non abbia scelto -come qualcuno sostiene- la via della crisi, sperando nel voto anticipato.

GRANDI MANOVRE IN ATTO: Conte abbagliato dal miraggio del Quirinale. Renzi prepara l’assalto a Zingaretti e la nuova aggregazione politica con Bonaccini-PD-Forza Italia- Azione- +Europa

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E’ iniziato , nel PD, l’assalto a Zingaretti con il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, dem molto popolare (e molto amico di Renzi) che, in una pubblica manifestazione ha detto: “vedo molti limiti nella conduzione dell’attuale partito. Se vogliamo incidere serve un altro PD, più concreto, più volto a promuovere le riforme per il Paese e, quindi, serve una nuova leadership”, precisando “che non sarò io, ma darò una mano”, servirà un amministratore. A molti è sembrata una indicazione per Stefano Bonaccini che non pochi vorrebbero a capo del Nazareno per sottrarre i dem dalla sudditanza nei confronti del M5Stelle e di un premier al quale piace, per cercare di stare in sella, la tattica del rinvio e che nega di voler fare un suo partito, ma intanto qualcuno lo prepara, fidandosi del patto segreto Conte-Renzi e sperando in un grande centro. E si dimentica che quel Renzi lì ha preparato al premier un bel trappolone con il miraggio, per “l’avvocato del popolo” di andare a fare il nuovo inquilino del Quirinale.
Ovviamente l’uscita-provocazione di Gori ha dato fuoco alle polveri, considerando il sempre più vasto malcontento che esiste nella base dem, costringendo i big a difendere a parole Zingaretti con una pioggia di interviste che ha indotto qualche osservatore a scrivere che il sindaco di Bergamo è isolato perchè nemmeno la corrente di Base riformista capeggiata dal ministro Lorenzo Guerini (ex-dc, tra i possibili sostituti di Conte) e da Luca Lotti, renziani rimasti come molti altri nel Pd come il presidente dei senatori Marcucci che, comunque, ha subito risposto alla prima ironica e poi irata dichiarazione del capo delegazione dem al governo, il ministro Dario Franceschini, sostenitore dell’alleanza strategica con i grillini (“informo volentieri Gori che un segretario con le caratteristiche che ha disegnato ce l’abbiamo già e che il mandato a Zingaretti scadrà tra tre anni: Quindi porti pazienza e non apra tensioni in un momento come questo di unità nel partito”).
Marcucci ha detto subito: “Si può mettere in discussione la segretria del partito: Non è un tabù e non esiste lesa maestà perchè noi siamo un partito dove ognuno può dare il suo contributo di idee e proposte, ma oggi sono altre le priorità.” E quella più evidente per il capo dei senatori dem è “spingere il governo ad un’azione incisiva, esercitando anche il diritto di critica nei confronti di Conte per tenere la barra dritta e correggere il tiro qualora serva come abbiamo fatto per gli Stati Generali”. In sostanza non mi pare prendere proprio le distanze da Gori, considerando anche che se “non è questo il momento di parlare di leadership ” Marcucci aggiunge: ” apprezzo molto il sindaco Gori lo reputo capace di amministrare bene la sua comunità e di esprimere idee innovative e utili per il partito, ma non è ancora il momento di mettere in discussione la leadership.” Ma di fatto è già in discussione se lo stesso Bonaccini, che molti vorrebbero come segretario, si barcamena, dice e non dice: “Se il Pd vorrà io sono sempre pronto a dare il mio contributo, ma ripeto che faccio il Presidente di Regione”. E ancora : “segretario del Pd? Io sono molto impegnato a fare il presidente della Regione e il presidente della conferenza delle regioni. Il mio contributo al partito credo di averlo dato vincendo una sfida che anche a Roma quasi tutti davano per persa, dimostrando che dopo tante sconfitte, non era vero che Salvini e la destra erano invincibili.” Non mi pare sia un panegirico per Zingaretti che riteneva persa l’Emilia Romagna, venendo da tante sconfitte. E non è un caso che lo stesso Bonaccini, tirato spesso in ballo dagli ex-renziani del Pd, e dinnanzi alle fibrillazioni tra i dem con il sindaco di Pesaro Matteo Ricci che ha difeso a spada tratta Zingaretti, sostenendo anche che il segretario da grande spazio agli amministratori, abbia sottolineato: “Serve un gruppo dirigente più robusto attorno a Nicola Zingaretti per dare una mano al governo e avere un Pd protagonista. La fase che attraversiamo è critica, serve maggiore rappresentanza dei territori.” Critiche esplicite, queste, che danno forza alla presa di posizione di Gori che non è stato zitto, replicando a chi l’ha criticato, l’ultimo Goffredo Bettini, consigliere di Zingaretti” (“chi lo attacca è ingenuo o fa il gioco dei sovranisti”) e riproponendo il congresso di un Pd troppo “accondiscendente ” e “rassegnato” verso i grillini e l’assise va fatta prima possibile “perchè in autunno potrebbe essere troppo tardi per salvare il Paese” e perchè “con Zingaretti nessuna svolta, stiamo perdendo la nostra identità di partito riformista ” e “vedo ritornare vecchi pregiudizi anti-impresa e l’idea dello Stato imprenditore”. Gori critica anche l’alleanza strategica con il M5s (“collaborare al governo non significa alleanza strategica”) ed a Franceschini che l’ha accusato di aprire “inutili tensioni” risponde: “Dario mi ha risposto con insolita veemenza. Non voglio alimentare nessuna tensione, ma qui mi pare che qualunque iniziativa rischi di smuovere l’attuale equilibrio sia vista come un pericolo. Un pò troppo, no?”
E che non siano “inutili” le proposte di Gori è dimostrato da una ritrovata iniziativa di Zingaretti che, archiviati gli Stati Generali che non portarono certo fortuna a chi li organizzò in Francia, ora suona la carica, spronato evidentemente dagli umori della base alla quale il sindaco di Bergamo ha dato voce. Così , insieme ad Italia Viva chiede: “Palazzo Chigi agisca subito, basta rinvii,” e basta veti grillini sibila Matteo Renzi che vuole e subito lo sblocca cantieri. In sostanza -come ha sintetizzato, virgolettando il “Corriere della Sera” “PD e IV” Ricreazione finita, i soldi ci sono, senza fatti concreti governo spazzato via”. In verità, i soldi ancora non ci sono e nemmeno tutti i decreti attuativi dei vari Dpcm.
In tutto questo caos con le voci e le polemiche tra alleati sul taglio dell’IVA , col rischio di pagare una super penale miliardaria alla società autostrade alla quale Conte vuol togliere le concessioni, con l’ex-Ilva che non si sa come va a finire, con una ministra dell’istruzione che non sa come far partire l’anno scolastico, facendo disperare famiglie e presidi, con il presidente dell’Inps (ma quando lo sostituiscono per palese incapacità gestionale ?) che alla fine è costretto ad ammettere i ritardi nella Cassa integrazione; in tutto questo Matteo Renzi prepara il botto che ritiene faciliti la sua strategia, ma anche lui se aspetta troppo rischia di imitare l’altro Matteo, ossia Salvini che credeva di mandare a casa Conte ed andare al voto anticipato ed invece si ritrovò con il Conte-2 a sinistra.