Coez grande successo!!!??? -Una flebile considerazione al trionfalismo-

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Avrei voluto che le cose fossero andate diversamente, e, cioè, molto bene. Purtroppo le notizie che mi sono pervenute sono talmente contrastanti che è difficile riuscire a capire dove si trova la verità e dove no. Per questo motivo devo attenermi esclusivamente alle fonti più attendibili, una di queste, ovviamente favorevole scriveva, esaltando il successo dell’avvenimento di diverse centinaia di ragazzi, altro addirittura di cinquemila e quì mi fermo. Ho visto alcuni video della serata: bhè, direi che sono rimasto deluso, la piazza lasciava intravedere ampi spazi liberi dove si notavano ragazzi che circolavano poco interessati a quanto avveniva sul palco.
Se qualcuno pensa che io possa godere di un eventuale flop sbaglia. E, nei giorni precedenti il concerto ho voluto mettere in discussione le capacità dell’artista. Chi ha pensato questo ha preso una mastodontica cantonata. Mai mi sognerei di dare un giudizio su ciò che non conosco, mi si voglia scusare, per me Coez, Salmo, Fedez e non saprei chi altro citare dello stesso genere, sono degli intellettuali e tali li reputo, semmai io ho voluto sottolineare ciò che ho letto sul giornale locale, cioè: Il comune di Santa Teresa investe sessantamila euro in un concerto che si terrà sulla Piazza Vittorio Emanuele domenica primo aprile. Quello che mi aveva colpito era la parola investimento e che ancora mi impressiona. Avrei preferito leggere : “Santa Teresa: Il Comune organizza una Pasqua per i giovani -Coez un artista tutto loro-”.
Quando si parla di investimenti, scrivevo allora, ne consegue che a monte ci deve sempre essere una previsione di spesa, una valutazione delle ricadute, altrimenti si dice quello che poc’anzi esponevo come eventuale titolo di stampa.
Ma torniamo alla serata che è stata tanto sbandierata nei post social come il fiore all’occhiello delle manifestazioni sarde. Ebbene, lasciamo andare le note trionfalistiche ad altri progetti, e vediamo con serenità e, ipoteticamente, guardandoci negli occhi: lasciamo da parte il numero dei presenti, e cerchiamo di presumere, con dati effettivi.
Quella manifestazione della Pasqua, di apertura della stagione turistico/balneare, ha visto (dati apparsi su La nuova Sardegna Cronaca della Gallura) aperte 8 (otto) strutture alberghiere, e qualche B&B. A occhio, quanti ospiti? 200. cinquecento? quanti di questi sono rimasti oltre il lunedì di pasquetta? Siamo a Santa Teresa e tutti abbiamo occhi per vedere.
Casualmente, proprio quel lunedì ho avuto modo di intrattenermi con due ragazzi che, detto da loro erano venuti per il concerto e stavano ripartendo per il loro paese, ho chiesto a loro come era stato il concerto, hanno iniziato sostenendo che era stato molto bello, ed io: “Ma è terminato presto”. “Si, in effetti era presto, ha cantato cinque pezzi poi è andato via. Per fortuna dopo c’era la discoteca” “Ma, Coez c’era?” “Si è venuto ma non ha cantato, è stato con il pubblico, poi non lo abbiamo più visto, noi stavamo ballando”.
Stando così le cose, sulla scia delle congratulazioni mi sia consentito formulare anche le mie, aggiungendo solo che chi si accontenta gode ma rimanendo sui proverbi aggiungerei anche, chi si loda s’imbroda.
Auguri e speriamo che il prossimo anno ci porti almeno Fedez, quel che costa, costa.

SIAMO UN PAESE DALLE MANI LEGATE?

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Mi ero ripromesso di lasciare con i miei blog sulla politica nazionale per dedicare l’attenzione ai problemi locali e alla Sardegna, ma, la passione che ho cercato di mettere a tacere, è più forte di me, che fare se non riprendere quelle riflessioni che mi sforzavo di reprimere per dare ancora stura agli avvenimenti politici, quelli cui assistiamo tutti i giorni cercando di vedere anche quei risvolti che la cronaca politica nasconde o camuffa nelle righe ufficiali che ci vengono propinate da fogli di parte o da post di social buttati in pasto senza nessun controllo. Con ciò non voglio dire che io sia fonte di verità assoluta, come nel passato ho sempre cercato di controllare quanto andavo affermando, tanto continuerò a fare per il futuro.
Siamo usciti da una campagna elettorale piene di promesse più che di speranze, castelli campati in aria, trascurando una realtà che noi tutti stentiamo ad accettare. Siamo andati ad esprimere il nostro voto e, almeno dai risultati direi che “ci siamo cascati”. La voglia del cambiamento, la ricerca del nuovo, ci ha spinto verso quel populismo che già con Renzi, nella scorsa legislatura, avrebbe dovuto metterci in allarme. Abbiamo confuso il populismo del PD solo perché espresso da un partito di provenienza tradizionale: solo Bersani, con motivazioni diverse seppur in ritardo, si era accorto dove sarebbe andato a finire il “suo” partito. Quel populismo camuffato da assurde riforme che poco interessavano alla grande massa, quegli ottanta euro di munficienza falsa distribuita quasi come donazione personale. Tutto questo senza controllo economico, con una reazione negativa sul debito pubblico che è ormai a livelli quasi astronomici tanto da far definire da qualche osservatore internazione, l’Italia una bomba a orologeria.
Non passa giorno che non vi sia qualcuno che redarguisce il nostro Paese, in ordine di tempo, l’ultima vera reprimenda l’abbiamo avuta dal Financial Times che e tornato a mettere in luce non soltanto le nostre evidenti debolezze ma anche l’incapacità dell’Europa a far fronte a situazioni che nulla di buono lascino prevedere.
Intanto, noi popolo elettore che abbiamo optato per il nuovo, ci ritroviamo sin dal 5 di aprile a ascoltare due galletti (forse, a questo punto, sarebbe meglio chiamarli polli), che si azzuffano per un posto che spetta ad uno e che, in ogni caso, colui che lo prenderà, ammesso che gli venga dato, non potrà che rivedere tutte le posizioni sbandierate in programmi fantasiosi per tornare con i piedi sulla terra prima che si precipiti in un baratro senza fondo dal quale, neppure la forza dello stellone che ha da sempre sostenuto il nostro Belpaese, riuscirà a salvarci.
Non ho sentito in questo mese postelettorale nessuno dei contendenti alla formazione del governo, considerare il fatto che nel prossimo anno, 2019, scade il mandato di Mario Draghi dalla Presidenza della BCE, forse si illudono che il futuro presidente della Banca Europea sarà altrettanto magnanimo nei confronti dell’Italia. I due duellanti che, tramano ad un accordo tra di loro, non pensano affatto che la strada da percorrere forse è quella che ci indica il quotidiano economico economico britannico, quella di rimetterci in riga, quella delle riforme economiche e del contenimento fiscale permanente.
In una nota trasmissione televisiva dei giorni scorsi è stato evocato il nome di Mario Monti, quale salvatore della Patria, credo che quasi la totalità degli italiani faccia tutti gli scongiuri inimmaginabili di fronte ad una simile evenienza, vi è da pensare che se coloro che dovrebbero far politica continuano a rivelarsi solo dei mediocri affabulatori, alla fine qualcuno dovrà pensare a questo Paese e dovrà farlo malgrado come conclude FT: “ E’ stata la tragedia dell’Eurozona: L’Italia è troppo grande da salvare e troppo grande per fallire. L’Eurozona non ha i mezzi necessari per gestire effettivamente la crisi di un grande Paese”.

E se fosse un “pesce d’aprile” ? Chiarire non fa mai male.

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Per carità, non voglio minimamente pensare che una testata come la Nuova e la collega che ha scritto il pezzo, possano essere divulgatori di fake news.
E’ nella Nuova Sardegna di domenica 11 marzo una corrispondenza da Santa Teresa, nella pagina della Gallura, la notizia che annuncia che il “primo di aprile” in Piazza Vittorio Emanuele, il Comune investirà 60.000,00 (sessantamila) euro in un concerto di certo Coez.
Per pura curiosità ho fatto una piccolissima ricerca di qualche dato biografico sul personaggio per capire chi poteva essere costui che dispone di un caché di tale consistenza. Forse sono prevenuto, già mi aveva quasi scandalizzato Samo che ne aveva preso appena 30mila di euro lo scorso anno, questo addirittura il doppio… Forse in me ci deve essere un diverso approccio con il denaro, specie quando si tratta di quello altrui, ma, ognuno ha i suoi defetti.
Ebbene, Coez è “nato in provincia di Salerno ma cresciuto sin dai primi anni a Roma, a 19 anni dopo diversi anni passati da writer a dipingere per Roma dà vita, insieme a Franz e Nicco, compagni alla Scuola Cinematografica, al suo primo progetto musicale: il Circolo Vizioso.[1] Dopo un primo demo mixtape omonimo è uscito due anni dopo il primo disco ufficiale, chiamato Terapia, prodotto da Ford 78 e Sine.”.
“Parallelamente al lavoro con i Brokenspeakers, Coez intraprende una carriera solista. A fine 2009 nasce il suo primo album Figlio di nessuno.[2] Il 25 novembre 2011 è uscito il mixtape Fenomeno interamente mixato da DJ Sine. Il 24 settembre 2012 è stato pubblicato per il download gratuito l’EP Senza mani”.
Per carità, non ci capisco gran che, non è il mio genere, quindi devo rispettosamente attenermi a ciò che chi se ne intende può ben valutare. Io posso solo sostenere il mio pensiero un pò da cronista e, principalmente da cittadino di Santa Teresa che per predisporre un “investimento” che, a dirla fra di noi, non è così poca cosa, avrei fatto e reso pubblico uno studio per vedere quale ritorno mi verrà tenendo conto della consistenza, del periodo, della partecipazione popolare e di tutte quelle componenti che si richiedono in tale circostanza.
Ma, figuriamoci, sicuramente tutte queste attenzioni saranno state eseguite: la stagione turistica che, a mala appena si riesce ad iniziarla ai primi di giugno con famiglie che hanno bimbi in età non scolare, ad aprile, per il ponte di Pasqua normalmente se ne vanno in montagna a fare l’ultima discesa sugli scii. Noi invece saremo allietati da cotanto menestrello. Che importa se l’indomani, i teresini, quelli che escono di prima mattina, passando per la piazza smoccoleranno di santa ragione per come vedranno come sarà ridotta la loro piazza, la cui pulizia certamente non fa parte dell’investimento.
Caro amico Sindaco, questi piccoli particolari ti sono venuti in mente quando hai dato il via a questa operazione? Si capisce che l’interesse per il tuo paese sia un po’ scemato in questo ultimo scorcio di legislatura, la seconda per chi non lo sapesse, non ti è venuto in mente che sessantamila euro saranno pure una goccia nella ricchezza delle entrate del paese che amministri ma sono sempre una cifra ragguardevole che, insieme ad altre gocce potrebbero essere utilizzate per placare la sete delle casse comunali magari cercando di tenere più basse le aliquote di una qualche tassa comunali, per esempio, anche di quelle che assillano il commercio, se proprio non si vuole agevolare in qualche modo i tuoi concittadini.
Per quanto riguarda Coez, anziché in piazza non sarebbe meglio mettere a disposizione di un organizzatore o di una agenzia, un campo sportivo dove, oltre allo spazio concedere un piccolo contributo che unito ad un modesto biglietto di ingresso si sarebbe potuto raggiungere quel consistente caché richiesto dall’artista? L’effetto stagione sarebbe lo stesso e può tranquillamente essere verificato visto che ormai anche Santa Teresa dispone di una tassa di soggiorno che, fonte certa, ci dirà quanta gente sarà da noi per trascorrere la Santa Pasqua.

UN RITORNO AL PASSATO VERSO IL FUTURO ATTRAVERSANDO IL PRESENTE

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Oltre sessanta anni di assenza, non è capitato più di passare per Nuchis, piccolo borgo di Tempio Pausania. I miei ricordi si fermavano ai Santi Cosma e Damiano, patroni del Borgo la cui festa ricade nell’autunno dorato della Gallura che profuma di mosto e di uve pregiate come il vermentino ed il moscato.

In tutti questi anni innumerevoli volte è capitato di passare ai margini del paesino, sempre di fretta, senza potermi fermare, almeno per un momento, la bellezza di quel posto, non l’avevo cancellata dalla mia mente, vi erano ricordi di un passato tutt’altro che tristi. Capitava, quando ero un ragazzo gallurese, di transitare: si, transitare, perché a Nuchis si poteva e si può transitare anche senza fermarsi e vedere, conoscere e apprezzare la sua bellezza, eppure io ho sempre evitato di attraversarlo senza rendermi conto di cosa perdevo, a cosa la mia persona rinunciava, riposando la vista di un panorama unico, un quadro indimenticabile, un cameo raro, una terrazza su un angolo di Gallura, quella pura, vera, autentica, incontaminata. Quella Gallura che solo chi la vive o l’ha vissuta, anche per poco, può amare per sempre.

Una telefonata in un giorno qualsiasi: “Avremmo deciso di incontrarci tra vecchi amici, ci sono io, Maria, Bruno, Giovanni, Alessandro, Anna,…Si tutti, ci siamo tutti, se ti fa piacere saremo assieme per una nuova amarcod, però, il passato siamo noi, il presente lo viviamo pensando al futuro. Vorremmo trascorrere una giornata fermando il tempo ad oggi. Cosa ne pensi?” “Cosa ne penso? Sono con voi con vero e sincero piacere”. “Allora, noi avremmo pensato a Nuchis. Prima la S. Messa, poi si va al ristorante dove ci metteranno a disposizione una saletta tutta per noi, saremo in completa libertà”. “D’accordo sarò presente, anzi, non vedo l’ora”.

Chiudiamo la telefonata con Maria dopo aver preso i dettagli dell’appuntamento, ma, mi rimane una curiosità: perché la scelta di Nuchis? Chissà, hanno fatto loro. Con tanti altri posti, perché proprio lì?

Il giorno fissato per l’incontro, arrivo e come sorpresa trovo un paesino, non è quello che ricordavo, non mi ci raccapezzo, sto cercando la vecchia chiesa dei Santi Cosma e Damiano, la confondo con un’altra piccolina che sta al’ingresso opposto da dove sono arrivato, eppure, attraversando il paese non ne ho visto altre, sono fermo, mi guardo attorno, vedo una struttura ricettiva, nuova, elegante, secondo la mia visione di vecchia data, sproporzionata per le dimensioni del paese ed anche per la zona. Penso subito che quasi certamente e li che ci fermeremo a pranzo. Ora, il problema e trovare la chiesa: chiedo ad un passante che mi fornisce le indicazioni per arrivarci, è facile, mi dice: “Segua quell’auto e se la troverà di fronte”. Eseguo e mi trovo su un poggio, vi sono due costruzioni ecclesiali, vedo gente entrare in una prima e, poiché è ora per la funzione religiosa, insieme ad altri, entro, non è la chiesetta che ricordavo, mi sembra una struttura nuova fatta con il solito granito della nostra Gallura, non è assolutamente quella che ricordavo, ma, sono passati tanti anni, forse i miei ricordi sono sbiaditi. Inizia la funzione religiosa e tutti i presenti siamo assorti nella preghiera. Una Messa officiata da un bravo sacerdote, uno di quelli che sa farti partecipare da attore alla funzione. Terminata la messa è il momento che ci si saluta con tutti gli amici. Sono passati un po di anni, alcuni sono chiari nella mia mente, altri, meno, la mia memoria fa cilecca, cerco aiuto, Maria mi aiuta, pochi minuti e sono di nuovo uno dei loro. Tutto questo avviene nel Sacrato delle due chiese, vorrei entrare nella seconda, ma mi attardo, sono colpito dal panorama che si presenta dal poggio: ho di fronte una veduta parziale di Calangianus, lo riconosco subito, è il mio paese! Sulla sinistra Luras, il tutto inserito magistralmente in un contesto della Gallura più bella, suggestiva, dai colori verde scuro dei boschi di sughere sul verde prato e uno sfondo all’orizzonte di un celeste dolce, un contesto riposante, anti stress.

“Dai ragazzi (si fa per dire, ne sono passati di anni dai tempi di scuola, quando eravamo veramente ragazzi), è ora di andare, al ristorante ci aspettano” tuona Maria. Montiamo in macchina e tutti, in colonna, verso il desco mangereccio.

Si, il locale è proprio quello che avevo notato: Ristorante, Bar, Pizzeria “Il Melograno”. Siamo in alta collina, ai piedi del Limbara, il secondo massiccio della Sardegna. Qui la stranezza, quello che non ti aspetti, il ristorante vanta all’ingresso, la sua specializzazione sulla cucina di mare senza trascurare quella tradizionale di terra.

 

 

Il primo impatto: si entra in un vano bar che immette nell’hall dell’hotel e da questa si accede ad una grande sala, il ristorante, è già piena, buon segno, tutto fa supporre che la cucina sia, quanto meno, buona. Il nostro gruppo viene fatto accomodare in una saletta riservata dove ad accoglierci una ragazza

che ci offre un aperitivo della casa poi ci invita a prendere posto al tavolo, un desco a ferro di cavallo apparecchiato in modo sobrio, sistemato in modo che tutti fossero in grado di dialogare.

Iniziano a servire, le portate per ora si limitano agli antipasti, certo la parola “limitano” risulta essere un eufemismo, sono tanti, abbondanti, squisiti, vanno dalla classica insalata di polpi, agli spiedini di pesce, attraverso dei moscardini alla diavola sino ad arrivare a dei gustosissimi gamberi lardellati, ma, non potevano mancare le meravigliose cozze gratinate. Un vero trionfo degli antipasti che si concludeva con un qualcosa di terra composto da uno speciale prosciutto di montagna accompagnato da una ottima salsiccia gallurese. Per i primi si è preferito un risotto alla pescatore di ottima fattura dove il riso era solo un buon contorno al pescato;

Per far capire a tutti che la cucina di terra non era certo inferiore a quella di mare lo chef ha fatto servire una tagliata di manzo dove, se manca la maestria, verrebbe evidenziata, la cottura della carne era perfetta anche per il palato più esigente, e, poi, per tornare al mare, una spigola al forno con patate, seguita da un fritto di calamari che il solo guardarli, da soli, erano un invito.

Quattro ore a tavola serviti con la tempistica giusta per tenere sempre l’avventore sulla soglia del piacere della buona tavola. Questo il clima per arrivare ai desserts, piacevole il semifreddo al torrone e, poiché si era di carnevale non potevano mancare le frittelle, tutto accompagnato da ottime bevande, e, per chiudere, un buon caffè.

Che dire? Una giornata bellissima, ciò che ci voleva per quella rimpatriata non solo di persone ma di luogo e di novità, proprio un ritorno a passato, con un presente piacevole, pensando al futuro, quando torneremo al Melograno.

Grazie ai soldi degli immigrati Porto Pozzo evita di sprofondare

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Non posso crederci, eppure la notizia era già apparsa qualche tempo fa, allora l’avevo presa così come una bouttade messa lì per qualche credulone, raccolta da un cronista in giornate di stanca, una di quelle dove non accade nulla ma rimane l’esigenza di riempire quello spazio che la redazione esigente pretende. No, non era così. Allora avevo sorriso, figurarsi, adesso c’è bisogno dell’immigrazione per riparare le buche delle strade cittadine: roba da ridere. Infatti per qualche mese non se ne è sentito parlare, è di ieri la notizia, corredata con tanto di lunga dichiarazione ufficiale: “Santa Teresa, contributi per i migranti reinvestiti in opere pubbliche”. Attenzione, nessuno vuol togliere nulla ai migranti: chiariamo, quei quattrini sono il premio dell’accoglienza concesso ai “comuni virtuosi” che hanno permesso a qualche struttura volontaria con spiccata propensione alla beneficienza, di accogliere coloro che scappano dalla guerra e dalle sue brutture.
Una di queste strutture con vocazione benefica si trova a Porto Pozzo, frazione di Santa Teresa Gallura, frazione che, da qualche dato ricavato da un sito web, avrebbe 258 abitanti, di cui 136 maschi ed i rimanenti, 122 femmine (“novantotto individui celibi o nubili (cinquantotto celibi e quaranta nubili) , centoventi individui coniugati o separati di fatto, e undici individui separati legalmente, oltre a sette divorziati e ventidue vedovi”).
Quando arrivarono i primi immigrati, tutti giovani che, almeno nelle apparenze nulla aveva dei segni lasciati dalle sofferenza di una guerra, ci fu qualche lieve protesta ma, nulla di che, sarebbero dovuti essere circa ottanta e, la prima considerazione dei protestatari fu dettata dalla sproporzione tra numero abitanti residenti e ospiti, ma, tutto si fermò li e nulla successe, salvo qualche piccolissima scaramuccia di protesta da parte di questi nuovi ospiti, e nulla successe quando gli ottanta divennero centoventi e poi superarono i duecento. I pozzesi sono gente mite ed accogliente e nulla hanno trovato da ridire anche se erano ben coscienti che era stato superato abbondantemente la soglia della compatibilità residenti ospiti. Ma, mi ripeto, i residenti sono gente mite ed ospitale,non si aspettavano ne encomi ne premi. Invece, la magnanimità di Renzi ha voluto premiarli con ben centomila euro (500 euro per ogni migrante presente nella comunità). Uno pensa: “è arrivato un premio, siamo stati bravi, ora ci fanno un palazzetto dello sport, una piscina, un campo sportivo, un bellissimo campo giochi per i duecento quarantacinque ragazzi in età scolare, sempre residenti nella piccola e graziosa frazioncina di Santa Teresa Gallura”.
No, le cose sono andate diversamente. Annuncio del Sindaco, testuali parole: quei soldi piovuti dal cielo saranno utilizzati per “«Gli interventi di messa in sicurezza di alcune zone – spiega il sindaco Stefano Pisciottu -, la pavimentazione dei marciapiedi nel tratto della statale che da Santa Teresa si collega all’ingresso della frazione e la riqualificazione del parco giochi, sono stati concordati con l’associazione Cittadini di Porto Pozzo. Con la somma non riusciamo a ultimare gli interventi necessari per questo tratto di strada, servirà un ulteriore finanziamento, che l’amministrazione intende reperire» (fonte, La Nuova Sardegna)”.
Vien da dire: meno male che ci sono gli immigrati e, meno male che c’è stato un referendum che ha permesso a Renzi di poter, in qualche modo, essere magnanimo, altrimenti Porto Pozzo sprofondava nelle sue stesse buche.
E’ assurdo. Una amministrazione lascia andare in degrado alcune opere primarie come le strade ed aspetta che arrivino dei finanziamenti, a dir poco, strani, per riparare quello che dovrebbe essere di routine. Evvia, se devi, fallo, ma almeno si salvi il pudore di non esporlo come vanto. Cosa pensano gli abitanti della Ficaccia, di Capotesta o di altre frazioni? E, San Pasquale? Cosa fanno, chiedono che gli mandino un paio di cento immigrati per ogni insediamento per poter ottenere che le loro strade siano sistemate? Oppure devono considerarsi di una serie inferiore a Porto pozzo solo perché da loro non vi è stata nessuna “struttura benefica” dedita all’accoglienza?
Fermiamoci senza nulla aggiungere, rimaniamo ognuno nelle nostre personali considerazioni in religiosa riflessione pensando al tempo passa portando il futuro al presente, quando arriverà il momento della resa dei conti.

A SINISTRA UN TERREMOTO INSANABILE

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Con l’ultimo schiaffo ricevuto anche da Gentiloni, suo sodale principale, a Matteo Renzi rimangono poche alternative. Ieri l’uscita del Presidente Grasso dal Partito Democratico, oggi il Premier e Mattarella che, a dispetto dei santi, confermano Visco al governatorato della Banca d’Italia, una legge elettorale che, a dire dei più, fa semplicemente pena, per Mario Segni, addirittura una “schifezza” –altro che legge truffa di antica memoria-, lo stretto sentiero percorso da Matteo Renzi è al bivio, sfiduciare il Governo o dimettersi da segretario del Partito. Compiere uno dei due gesti è un atto di grande coraggio oltre che di sana e logica coerenza.

La cronaca: nei giorni scorsi, mentre si discuteva la nuova legge elettorale, il cosiddetto “Rosatellum”, all’improvviso, il segretario del PD faceva votare alla Camera una mozione nella quale si diceva che il PD si dissociava, anzi, era contrario alla riconferma di Visco a Governatore della Banca d’Italia. Fulmini e saette, insorgevano, sotto traccia, i poteri forti, Mattarella, Bersani, qualche ministro e, tiepidamente si smarcava il Premier che, poi, si venne a sapere dallo stesso Renzi che della cosa era stato informato e, addirittura, oltre ad esserne consapevole, aveva apportato delle modifiche al documento. Ovviamente non poteva mancare la presa di posizione di Boldrini e Grasso, entrambi inneggianti all’autonomia dell’Istituto di controllo del sistema bancario. Mi permetterei un appunto su questo argomento: se la Banca d’Italia non batte più moneta, i controlli li fa all’acqua di rose, visto che gli stipendi che paga ai suoi dipendenti che fanno impallidire anche quelli dei parlamentari, cosa ci sta a fare?

Chiuso l’inciso. Tornando all’argomento, Matteo, insiste assumendo la responsabilità diretta della mozione coinvolgendo il Partito, a quel punto c’è l’immediata presa di distanza del ministro Orlando, anche se in maniera leggermente più tenue, anche Franceschini rimane tiepido, insomma è il primo segno dell’ulteriore spaccatura. L’unica voce che pone qualche dubbio sulla persona Visco arriva da silvio Berlusconi che, debolmente, conferma l’assenza dei compiti di Istituto, cioè di controllo che sarebbero dovuti essere espletati e che sono arrivati con estremo ritardo, quando i buoi erano scappati.

Intanto la legge elettorale prosegue il suo cammino al Senato dove la situazione per la maggioranza di governo è sempre stata in bilico, allora, al fine di evitare sorprese, come aveva fatto alla Camera (si diceva per accelerare i tempi) fece mettere la fiducia al Governo che, in effetti, sulla legge elettorale non c’entrava nulla. Gentiloni, pur con qualche mugugno si è prestato al gioco della linea di Renzi. Già alla Camera erano insorti i pentastellati con tutta la sinistra e, tanto per non farsi mancare nulla, anche la destra della Meloni si teneva fuori a differenza di Berlusconi, Salvini e i loro arcipelagi, quindi, al Senato, a maggior ragione si votano tutti gli articoli con la fiducia del Governo, così in due giorni si arriva, grazie ai voti di Verdini, alla votazione finale dove a parare i colpi vi erano dichiaratamente Forza Italia, Lega e gli altri, la legge elettorale, battezzata Rosatellum ottiene la sospirata approvazione. A quel punto, le dimissioni del Presidente Grasso dal PD per passare al Gruppo Misto del Senato.

La decisione della seconda carica dello Stato, era cosa che maturava da tempi lontani, bisogna risalire alla primavera scorsa, ma anche prima, il “ragazzo di sinistra”, come ama definirsi, mal sopportava quella spaccatura che si stava giorno per giorno determinando con la sinistra del partito e che Renzi non faceva nulla per ricucire. Il segretario del PD ha mal digerito la sconfitta del referendum che riteneva scontato e che invece è stato il motivo del suo declino voluto con veemenza da quella sinistra che gli ha sempre rimproverato di spostare l’asse del Partito verso destra, di avere degli accordi sotterranei con Berlusconi, attacchi sfociati poi nella spaccatura e, addirittura, a lasciare il PD per costituirsi come Gruppo rappresentante l’ala moderata del vecchio PCI.

Certo è che la decisone di Grasso a lasciare il PD, per coerenza, non dovrebbe fermarsi, la Presidenza del Senato gli è stata data da quel Partito che ha abbandonato per protesta, di conseguenza, quando ha compiuto quel gesto avrebbe dovuto proseguire nelle azioni  e lasciare anche l’incarico istituzionale, almeno così si usava una volta quando a far politica vi erano altri uomini, ora i costumi sono cambiati e, magari mostrando una faccia che somiglia più al bronzo che ad una di quelle dove cresce notoriamente la barba, magari accampando scuse di carattere istituzionale, scuse che tutto coprono, si va avanti madama la marchesa.

Certo se Grasso lasciasse la Presidenza del Senato, lo scombussolamento sarebbe tale da coinvolgere anche Gentiloni con il suo Governo, cosa sicuramente gradita a Renzi che si vedrebbe togliere le castagne dal fuoco evitandogli di essere lui a far cadere questo governicchio che gli ha rotto le uova nel paniere con la vicenda Visco e che ha concluso essendo lui stesso a proporlo per il reincarico.

Una confusione difficilmente sanabile, ormai con la legge elettorale definita, andare al voto è auspicato da tutti e dopo quest’ultimo schiaffo sarà difficile contenere Renzi dalla tentazione di essere lui a togliere quella fiducia della quale il Governo non può fare a meno.

Gentiloni, nel Consiglio dei Ministri che ha decretato la riconferma di Visco, ha dovuto registrare, guarda caso, l’assenza dei ministri fedelissimi a Renzi, ma vi è di più, era assente il vice segretario del PD Martina, e questo la dice lunga, sarebbe dovuto essere un sintomo inequivocabile per il Premier, per prenderne atto e andare da Mattarella e porgere con una mano il decreto di proposta di nomina per Visco e nell’altra le dimissioni che il Presidente nel pieno dei suoi poteri avrebbe potuto respingere con l’incarico di tornare alle camere per chiedere la fiducia. Ma, come scrivevo pocanzi, così si faceva quando a far politica vi erano Uomini con la U maiuscola.

Che sotto vi sia una solenne “buggeratura” sotto la proposta di dialogo avanzata da Speranza a Renzi?

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Siamo ormai alle ultime battute: la legge elettorale ha ottenuto i primi due “si” al Senato, il primo in Commissione Affari Costituzionali, il secondo in Aula, ma, per evitare sorprese, anche in quel ramo del Parlamento, il Governo porrà la fiducia. Certo, quest’ultimo atto potrebbe essere a rischio ma, Renzi, a buon ragione, sa bene che all’occasione gli arriverà qualche salvagente da amici più o meno occulti.

Questo ragionamento non è sfuggito di certo a quella sinistra che ha lasciato il PD e, non certo un caso che il leader del Mpd Roberto Speranza abbia avanzato la proposta di dialogo a Renzi nella convinzione di giungere ad un risultato positivo. Proprio no perchè le due condizioni che ha posto per un incontro subito sono inaccettabili per il segretario dem. Che ha detto un secco no alla prima, ossia alle modifiche della legge elettorale approvata dalla Camera ed ora all’esame del Senato. Sulla seconda – modifiche alla legge di bilancio e “alle politiche sbagliate di questi anni” – Renzi non è stato altrettanto categorico, non ha detto “non si tocca” come sulla riforma elettorale, limitandosi ad accettare un confronto sulla manovra economica, ma, nel contempo –rivendicando proprio quanto fatto anche sul terreno economico dal suo governo e da quello Gentiloni, esaltando quel Jobs Act che i progressisti-democratici vorrebbero profondamente cambiare.

Il leader dem, probabilmente, non ha risposto picche su tutta la linea anche perchè all’interno del suo partito non solo la minoranza, ma anche un big della maggioranza come il ministro Franceschini hanno salutato con favore l’apertura di Speranza, che ha motivato la sua offerta di dialogo, sostenendo che “non è Renzi il nemico. Tra noi non c’è alcun problema personale, ma di linea politica” “C’è –ha specificato- da riparare la frattura con gli studenti, gli insegnanti, i lavoratori…con una politica di radicale discontinuità”.

Non mi pare che il big degli ex-scissionisti sia stato leggero nelle richieste per un dialogo che ha rilevato si rende necessario anche perchè “la destra ovunque è fortissima e nessuno di noi può far finta di niente. Io di certo non voglio.” Da qui la sfida a Renzi, all’incontro anche subito, cioè prima che al Senato entri nel vivo la discussione sulla legge elettorale.

C’è da tener conto che Speranza ha fatto la sua apertura al dialogo prima di conoscere i risultati dei referendum in Lombardia e Veneto ( 38-39%, 57,2 quando, ad esempio nelle ultime elezioni regionali in Emilia Romagna,votò appena il 35,7% ) dove il centro-destra s’è mostrato in grande spolvero nonostante il ministro Martina, vice-segretario Pd, avesse fatto campagna per l’astensione, soprattutto in Lombardia. Acquista, quindi, ancor maggior significato quanto aveva detto in un’ampia intervista: ”Se si tratta di discutere di cambiare la legge elettorale e la legge di bilancio sono disponibile ad incontrare chiunque: Lui è disponibile?” Lui, ovviamente, è Renzi. Prima , nel lanciare la sfida,aveva anche detto: “E’ l’ultima occasione per capire se il filo si è definitivamente spezzato o si può ancora riannodare.”

Mi sembra, quindi, evidente che Speranza abbia fatto una mossa molto tattica, sapendo che Renzi non solo non intende cambiare la legge elettorale, sulla quale ha addirittura fatto mettere la fiducia al governo nell’aula di Montecitorio, ma difficilmente potrà accettare di modificare, ad esempio, il Job Act che ritiene un suo gioiello.

Il risultato sarebbe che quel filo spezzato non si riannoderebbe in vista di una consultazione elettorale, dove il centrodestra si può presentare unito, e la responsabilità, i democratici-progressisti, la attribuirebbero al “cattivo” Renzi. Certo, le condizioni poste per l’incontro sono state ampie perchè in una trattativa si può, poi, cedere un pò e se il leader dem accettasse anche la metà delle richieste sarebbe già un successo per gli ex-scissionisti, ma questo mi pare una chimera e già Renzi è stato categorico su un punto fondamentale: la legge elettorale non si tocca.

C’è,inoltre, da considerare che l’ex-premier sa benissimo che se facesse un accordo con i Bersani ed i D’Alema (suo acerrimo nemico difeso a spada tratta da Speranza..) e, di conseguenza, anche con Sinistra italiana perderebbe voti al centro, dove spera, oltretutto, di trovare alleati “sicuri” ad iniziare dai Casini, dagli Alfano e da quel che resta di Scelta Civica, giocando tutto sull’opzione B delle elezioni: la grande coalizione con una Forza Italia rilanciata da Berlusconi che potrebbe portarsi dietro i leghisti, desiderosi di andare al governo, se il centrodestra non raggiungesse, come indicano oggi i sondaggi (ma domani coi voti reali chissà?) il fatidico 40% nel proporzionale alla Camera, al Senato e, contemporaneamente, la maggioranza nei collegi uninominali del Senato.

Il fatto è che Renzi, assolto l’impegno di rottamare soprattutto i big ex-comunisti , sa bene che in Italia come in Europa non si vince a sinistra. Così ha iniziato a fare un simil-populista per attrarre anche voti dai 5 Stelle e persino dall’ala moderata sia in quella che diserta le urne ma teme gli immigrati e vede con simpatia l’operato del Ministro Minniti, sia quella (soprattutto di parte cattolica) sconcertata dall’aggressività di Salvini e dalla sua continua polemica nei confronti di Papa Francesco .Si tratta di un opposto elettorato, uno anti-immigrati, uno a favore dell’accoglienza sia pure con la dovuta cautela e secondo regole certe, ma Renzi è bravo su questo fronte-bidirezionale come dimostrò quando prese il 40% nelle “europee”, tesoretto di voti poi dissipato da un’errata comunicazione ed un eccesso di protagonismo.

Ovviamente in politica tutto può accadere, lo ha confermato Trump sconfiggendo la Clinton per la Casa Bianca, ma sarebbe clamoroso rivedere nello stesso partito Matteo Renzi, Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani. Tra qualche giorno , con il sì (probabile) ed il no del Senato sulla legge elettorale sapremo la verità.

PER RENZI SARA’ UN ALIBI?

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Forse, cinque anni fa sarebbe stata presentata da Beppe Grillo, ora, probabilmente, non l’avrebbe fatto, ora pensa di andare a governare il Paese, quindi,  la prima regola è, non alienarsi i poteri forti, quei poteri che non lo hanno mai preso sul serio, che non lo stimano ma che ora sono lì attenti agli eventi, pronti a rivedere le loro posizioni.

Matteo Renzi ha fatto la sua mossa, se le cose dovessero andargli male, lui è pronto ad usarla come alibi, direbbe subito: “Vedete in mano a chi siamo?” ISe qualcuno aveva dei dubbi su chi detiene il potere, quello vero, quello che incide inesorabilmente sulla vita dei popoli, la mozione anti-Visco, voluta da Renzi e votata da buona parte del PD oltre agli altri che la hanno approvata, ora ne hanno  la prova evidente.o, il PD, preferiamo stare vicino ai più deboli, i piccoli risparmiatori. Siamo stati accusati di non essere di sinistra, di non rappresentarla, guardate chi difende Visco, i poteri forti, Bersani e la sua cricca.

Comunque, andiamo alla cronaca ragionata:quello provocato dalla mozione Pd che, alla Camera, critica Ignazio Visco, pur con le correzioni apportate da un sorpreso Gentiloni, è un brutto pasticciaccio perchè crea problemi al governo nel momento in cui si avvertono sintomi di ripresa dopo la pesante crisi economica.non del tutto superata e si determina un pericoloso allarme nei mercati che potrebbe avere ripercussioni negative su quella ripresa ancora debole. Brutto perchè apre la strada ad ogni tipo di illazioni ;anche pesantemente negative, sui motivi di questa imprevista mossa di Matteo Renzi. Brutto, infine, per l’inopinato scontro istituzionale che ha costretto il Presidente della Repubblica Mattarella a diramare un comunicato attraverso un’agenzia di stampa inglese per tranquillizzare i mercati e prendere le distanze dalla mozione dei deputati dem nella quale, anche con le correzioni gentiloniane, si criticava – aggiungo io, “giustamente”- la mancanta vigilanza, sulle crisi bancarie, il governatore della Banca d’Italia Visco che, ormai, si dava per riconfermato alla sua scadenza del 31 ottobre.

Che sia un “pasticcio brutto” lo si vede dalle reazioni, dalle polemiche, dalle spaccature anche all’interno del Pd, ma anche e direi soprattutto dai veleni che stanno emergendo e dalle indiscrezioni che emergono dal dossier sulle crisi bancarie ( 4200 pagine anche con file segreti) portato da Visco al presidente Casini ed ai vice-presidenti Renato Brunetta e Mauro Marino della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. Sarà, ovviamente, ascoltato da tale commissione il governatore della Banca d’Italia che, intanto, ha premesso, forte anche delle molte solidarietà avute , che “in ogni attività di controllo del sistema creditizio ho tenuto informato il governo e all’accorrenza anche l’autorità giudiziaria.” E Francesco Verderami sul “Corriere” anticipa che tra quei file segreti ci sono anche documenti sulla crisi delle popolari venete , del Monte dei Paschi e di altre quatro banche,oltre ad una lettera di Visco su Banca Etruria”, dove vice.presidente era il padre della sottosegretaria Boschi che la mozione Pd aveva supervisionato, Da qui l’ipotesi, avanzata in una trasmissione Tv, che Renzi abbia assunto l’iniziativa della mozione per timore che da quelle carte emerga qualcosa di non positivo per qualcuno che fa parte di quello definito “giglio magico”, ossia la cerchia ristretta dei suoi collaboratori.

In ogni caso Renzi a voluto giocare l’azzardo della mozione, scegliendo il versante populista per non farsi anticipare. Un azzardo, però, non riuscito perchè ha provocato un terremoto, iniziando proprio dal Pd, dove la minoranza di Orlando e del governatore della Puglia ha duramente riprovato l’iniziativa, Cuperlo ha definito “un grave errore ed un autogol, Walter Veltroni “incomprensibile,ingiustificabile”, l’ex-presidente della Repubblica Napolitano “deplorevole”, mentre un ministro come Carlo Calenda ha detto : “non parlo per amor di Patria”. C’è,poi,da aggiungere che 60 deputati dem non hanno votato e lo stesso premier, a colazione al Quirinale con alcuni ministri, dinanzi all’indignazione di Mattarella per la mozione Pd , non solo ha convenuto, ma si è detto “esterrefatto” per il metodo e ritenuta “ingiusta” la mozione per il contenuto. La Boschi, presente alla colazione, sembra non abbia replicato e così, poi, ha avuto rinnovata, pubblicamente, la fiducia del premier, mentre Visco ha incassato la solidarietà, per telefono, del presidente della Banca Centrale Europea, ha avuto il saluto, i sorrisi ed una calorosa stretta di mano del ministro dell’Economia Padoan durante una pubblica cerimonia, oltrechè il sostegno del Capo dello Stato, al quale il governo dovrà presentare , entro il 31 di questo mese la proposta di conferma di Visco o del nome del successore: la nomina, infatti, viene fatta con decreto di Mattarella.

Siamo, quindi, ad un finale da libro giallo con i renziani Richetti, Rosato e Guerini che difendono l’iniziativa del segretario dem: “non vogliamo la testa di nessuno, ma è legittimo criticare” e “nessun attacco all’autonomia della Banca d’Italia che è un valore del Paese, però nessun timore di esprimere un giudizio”, mentre Matteo Orfini è stato lapidario.  “il Governatore non è infallibile come il Papa”.

A breve avremo la soluzione di questo giallo, ma gli strascichi e pesanti purtroppo rimarranno in una campagna elettorale che rischia di essere devastante anche perchè le indiscrezioni sui file segreti, contenuti in quelle 4200 pagine di dossier della Banca d’Italia, potrebbero inquinare ancor più la scena politica. Si’ credo proprio che Renzi, con il suo improvviso populismo, come molti sostengono, abbia commesso un grave errore di valutazione e, quindi, un autogol. Oppure, nella peggiore delle ipotesi, come supponevo, lo userà come alibi?

In tempi abbastanza brevi vedremo se saprà porre riparo prima che per il suo partito ed il Paese sia troppo tardi.

HA RAGIONE MATTEO, LA MOZIONE ANTI-VISCO E’ GIUSTA?

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Non sono in possesso di dati precisi ma, da quel che si è letto in tempi anche meno recenti, almeno l’ottanta per cento dei cittadini, quelli che leggono i quotidiani e seguono la politica ed i fatti di tutti i giorni, ha rivolto critiche, spesso anche aspre, verso il governo e gli organi di controllo delle banche ed in primis nei confronti della Banca d’Italia. Quest’ultima, insieme alla Consob, sono state accusate di non aver tutelato quella marea di risparmiatori che hanno perso tutto ciò che avevano depositato in quelle piccole banche locali, nelle quali avevano creduto ciecamente e che, loro, attraverso il malaffare, hanno dilapidato i risparmi di tanta povera gente. Che in tutto questo traffico vi fosse connivenza con il mondo politico, è possibile, anzi, seppur non provato, sembrerebbe facile dedurlo. Una cosa è, comunque, scontata, chi doveva vigilare in quel mentre guardava da ben altre parti.

Ora ci scandalizziamo perchè il Parlamento, la Camera dei Deputati, ha votato a maggioranza, una mozione sfavorevole al rinnovo dell’attuale Governatore della Banca D’Italia, in scadenza, ritenuto non meritevole, proprio per essere stato distratto anzichè vigilare su quanto stava succedendo nel piccolo mondo bancario del nostro Paese (piccolo, si fa per dire!).

A chiedere che fosse presentata e votata questa mozione è stato il Partito Democratico, strano a dirsi, proprio quel PD della Boschi e del suo Segretario Renzi. La mozione è stata votata ed approvata a maggioranza. Non sono andato a vedere chi l’ha votata e chi no, probabilmente ci sarà stato il voto di qualche distratto che senza accorgersene ha premuto il pulsante del ”si”, continuando nei suoi pensieri astratti.

Salvati cielo, i pentastellati hanno suonato tutte le trombe di cui disponevano, Di Maio, candidato Premier, è esploso in difesa del Governatore Visco. Alle prime proteste ad assumersi la responsabilità della presentazione di quella mozione denigratoria era stato il PD, dopo aver ascoltato il Governo, e poichè segretario di quel partito è Lui, l’unico, il solo, Matteo Renzi, spiegava di aver reso un buon servizio al Paese chiedendo di liberare l’Istituto di Vigilanza delle banche (è l’unico compito che gli è rimasto) da un elemento che, nel momento del bisogno non c’era e se c’era, dormiva.

Ebbene a scandalizzarsi per prime quasi tutte le vecchie cariatidi della Sinistra, da Napolitano a Prodi, da Veltroni a Bersani, e chi più ne ha più ne metta, sembrava di giocare a poker, “piatto ricco, mi ci ficco”.

Che in tutto questo vi siano tante note stonate, non vi è dubbio, la figura di Renzi in primis, forse, la meno adatta per esprimersi contro quel dr Visco, che, pur non avendo brillato in tutta quella vicenda veramente assurda, compresa quella del Monte dei Paschi di Siena, e prendendo atto che mai la sua voce si è fatta sentire in favore di quei poveri risparmiatori che in un refolo di vento hanno visto sparire il lavoro di una vita. Per fortuna, in questa circostanza non ha aperto bocca la Boschi, ci mancava solo lei.

La sorpresa è stata la dichiarazione di Berlusconi che, nella sostanza, ha approvato l’atteggiamento di Renzi pur rimanendo nella posizione del rispetto dell’autonomia dell’Istituto di via Nazionale. Gli altri, Brunetta, contro per principio, poi, Salvini che strillava assieme ai risparmiatori. Insomma cose matti.

Ora, il pallino è in mano a Mattarella, il quale ha avuto subito parole di biasimo per l’ingerenza del Parlamento in una questione, secondo lui, non pertinente alle sue prerogative.

Quì ci sarebbe qualcosa da dire: quel ramo di Parlamento è stato determinante per l’elezione dell’ultimo Presidente della Repubblica, che è stato ispirato proprio da quel Partito Democratico che ora vorrebbero tacciare quale usurpatore di iniziative non sue.

Andiamo al nocciolo. Sallusti nel suo editoriale, scrive: “La domanda è quindi perché Matteo Renzi abbia commesso un simile scivolone, che gli ha attirato le ire di mezzo mondo. Scartando, al momento e in assenza di prove certe, che sia uscito di testa, restano due ipotesi. La prima è che stia giocando d’anticipo rispetto a qualche cosa che potrebbe danneggiarlo in arrivo dal fronte delle inchieste giudiziarie, parlamentari (e della stessa Bankitalia) che stanno indagando sul fallimento di Etruria, banca molto vicina come noto al suo magico mondo fiorentino e in particolare alla fidata Maria Elena Boschi.

La seconda ipotesi è che si tratti di una manovra esclusivamente elettorale. Provare cioè a convincere gli italiani che lui e non Grillo è il paladino dei risparmiatori traditi da banche farlocche e dalla mancanza di vigilanza su di esse di Bankitalia. Visco, insomma, come il cattivo da dare in pasto all’opinione pubblica per saziarne la fame di vendetta.”.

Io sono propenso per la seconda ipotesi, senza escludere totalmente la prima, insomma, un viaggio, due servizi.

CATALOGNA: LA VITTORIA DEL BUONSENSO E DELLA NON VIOLENZA

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Alla luce dei fatti, a decretare la vittoria dei catalani non sono state tanto le schede inserite nelle urne, quanto i manganelli usati sulle persone inermi che erano lì per esprimere democraticamente il loro voto.

Mi perdoneranno i propugnatori dell’indipendenza della nostra terra sarda se, anche dopo il referendum catalano, continuo a ritenere che essa sia più che mai un’utopia. Anzi la mia convinzione si rafforza proprio alla luce delle reazioni dei vari gruppuscoli sardi, tutti pronti ad inneggiare il comportamento dei catalani, ad inveire contro la repressione spagnola ma, allo stesso tempo, rimanendo ognuno sulle loro posizioni, timorosi di perdere quel poco e insignificante potere dato da quel minimo, quasi inesistente microcosmo che vantano di avere.

Qualcuno si chiederà da dove vengono queste mie convinzioni: io avevo immaginato che la posizione, abbastanza coraggiosa, assunta dai catalani, potesse essere una occasione unica per sollecitare una concreta possibilità di unire il popolo sardo sotto un unico vessillo, anzi una sollecitazione ai partiti nazionali perché si facessero anche loro portatori di un contributo, quanto meno per una autonomia seria, visto, tra l’altro, che questa è prevista dalla Costituzione italiana. Dolorosamente devo prendere atto di essermi sbagliato, anzi di non aver capito che, per molti cosiddetti sardisti i motti catalani rappresentavano solo un’occasione per parlare ma, allo stesso tempo, mantenere quello status- quo utile solo solo a loro.

Una voce fuori dal coro, in effetti c’è stata: l’On, Mauro Pili, con intelligenza e con il tempismo che lo contraddistingue in tutte le azioni che lo vedono impegnato, ha immediatamente presentato una proposta di legge per promuovere un referendum sardo in auspicio all’indipendenza. Seguendo tutte le azioni di Pili, ameno, in questi ultimi anni, e conscio della sua intelligente capacità, ho immediatamente pensato che la sua fosse una prima provocazione, ben sapendo che essendo a fine legislatura, la sua proposta sarebbe rimasta lì agli atti della Camera e, comunque rimaneva come pietra miliare per momenti migliori. In effetti, la proposta Pili, un suo scopo poteva averlo, ed era quello di iniziare un dialogo unificatore fra i molteplici gruppi, gruppetti, corpuscoli e plotoncini, quelli tanto blaterano e poco concludono.  No è stata persa una buona occasione, non è neppure stato compreso che la reazione violenta della Spagna di Rajoy, coadiuvato da un sovrano improvvido che la ha approvata, avrebbe dovuto essere un argomento ancor più unificante proprio per quell’occasione che era stata fornita e sarebbe dovuto essere richiamo a tutti i sardi.

Certo, per chi crede in una Sardegna autonoma che impari a governarsi da sola, è stata una vera delusione sentire la dichiarazione del sardo che più sardo non si può, Gavino sale che dice: “C’è ancora molto lavoro da fare e non esistono scorciatoie…”. Ma, quale è la strada maestra che sta percorrendo, visto che sono lustri che ci predica una indipendenza dimostrando ora di non sapere esattamente cosa vuole? Perché poi il sig. Franco Devias, portavoce di se stesso, che dice addirittura: “Pili? Posizione fuori luogo. …”, così gli altri con lo stesso tono.

Mi si perdoni, quella di Pili sembra la strada più percorribile, è chiaro che l’Italia, come ha fatto la Spagna, non farà mai passare una legge che consenta un referendum per l’indipendenza della nostra regione, ma potrebbe essere invece l’inizio di un dialogo di apertura per rivedere la nostra autonomia tale da renderla il più vicino possibile all’indipendenza. Purtroppo, bisogna prenderne atto, finchè il popolo sardo sarà portato alle urne e da queste ne uscirà una Giunta come almeno le ultime due che hanno governato, credo proprio che gli spazi siano talmente ristretti per poter sperare. Noi sardi dovremmo puntare tutto per di riappropriarci delle tradizioni, la cultura, la lingua, e tutte quelle cose che ci hanno distinto nel lontano passato. Questo è possibilissimo se si remasse tutti nella stessa direzione per ottenere una regione unita, non chiusa in se stessa e proiettata verso un suo autonomo futuro. Corsica docet