UNA TEMPESTA ANNUNCIATA

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Siamo al termine di un’estate climaticamente molto calda non solo per la temperatura che un solleone inclemente ma, anche per una situazione politica che definire “ingarbugliata, si potrebbe sembrare un eufemismo.
L’ultimo colpo per dirigersi verso un autunno altrettanto caldo ce lo ha dato l’agenzia Fitch Ratings con i suo rapporto sul nostro Paese: confermando il nostro rating, confermando la classifica delle tre B ma, allo stesso tempo passando da uno stato di stabilità, ad uno di alta precarietà. Lo ha fatto soffermandosi sulle ampie motivazioni economiche che hanno contribuito e continueranno a rendere sempre più precaria la situazione in Italia ma, concludendo che la fondo di tutto, e lo sostiene chiaramente a scanso di ogni possibile equivoco, è la politica instabile e poco convincente del nostro governo. Praticamente stiamo nel bel mezzo di una tempesta annunciata per salvarci dalla quale non sono state prese le precauzioni del caso.
Dice esattamente il rapporto dell’agenzia: “il rischio economico per l’Italia deriva “in parte una funzione della natura nuova e non testata del governo”, con “le notevoli differenze politiche tra i partner di coalizione e le incoerenze tra l’alto costo per attuare i nuovi impegni stabilito nella sua politica del ‘Contratto’ e l’obiettivo dichiarato di ridurre debito pubblico”.
In pratica richiama la maggioranza di governo a rivedere le posizioni, “il contratto”, la sua realizzazione.
Come dare torto a all’agenzia? Un governo fatto tra due contendenti che nulla hanno in comune, l’anima rancorosa grillina impersonata da un sempre più scarso Di Maio, nemica di chi produce, opaca nelle scelte, in cerca di una giustizia sociale ottenebrata da un “reddito di cittadinanza” che, nelle migliore delle ipotesi, potrà produrre solo l’aumento dell’esercito dei disoccupati, specialmente nel meridione. C’è poi Salvini che sta insieme ai suoi alleati antagonisti solo perchè in questo momento il suo perseguire la lotta agli sbarchi degli immigrati sembra favorirlo nel consenso del Paese. Ma, quanto può durare questo consenso?
No prendo in considerazioni quella forza moderata che fa capo a Tria e Moavero e pochi altri che compiono sforzi sovrumani nel tentativo di smorzare quella barriera di fuoco che divide i due contendenti e che, malgrado tutto ancora li tiene separati da quello scontro frontale che porterebbe, almeno si spera, a quella crisi di governo che è in atto sin dal momento che è stata votata la fiducia.
Scrive Beppe Severgnini nel suo settimanale: “nuvole nere sull’Italia d’autunno, ma Lega e Cinquestelle fanno finta di non vedere” Ed aggiunge: ” non parlavo solo dei mercati che pure cominciano ad emettere rumore di tempesta. parliamo degli investitori esteri: quale grande gruppo internazionale mette i soldi in un Paese dove il capo del governo -un giurista!- dice : “Non possiamo attendere i tempi della giustizia”. E dove, aggiungo io, quello stesso premier invece di appoggiare il suo ministro dell’Economia che intende tenere in ordine i conti come prescrive Brexelles e d’accordo con il suo vice e superministro di Maio che ritiene carta straccia i trattati, ricatta di continuo e senza successo i vertici UE e vuole a tutti i costi sforare il 3%” .
A poco valgono le parole distensive che vengono fatte tra pelare da Palazzo Chigi dove si sostiene che le regole economiche non le dettano le agenzie di rating, una cosa però è certa influenzano, non certo positivamente i mercati e a soffrirne le conseguenze non sono certo Di Maio e Salvini.
Si è sempre detto che una crisi di governo è sempre una calamità e lo sarà ancora ma, quanto le maggioranze vengono fatte al di fuori della logica, la decisione di dare un taglio diventa indispensabile. Salvini, ancora in vantaggio sul suo diretto rivale, deve convincersi che è giunto il momento di scegliere, deve farlo prima che sia molto tardi e che che popolo narcotizzato da un populismo senza ideali lo scarichi prima che questa situazione divenga irreversibile e drammatica. Salvini costringa Di Maio alla crisi di governo, questo è il momento che in molti, anche tanti grillini stanno aspettando. Con un governo “provvisorio” magari diretto da un Cottarelli in buona vena che accompagnandoci al voto, ci lasci una ciambella di salvataggio in questo mare in burrasca.

CALA SPINOSA – MA SONO PROPRIO TANTO QUESTI TRE EURO?

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Come cambia il mondo, una volta, non molto tempo fa, la terza pagina dei quotidiani era dedicata alla “cultura”, le ciacole paesane nascevano, prendevano forma e si diffondevano nei negozi di barbiere, la vera gazzetta si formava all’uscita della santa Messa mattina, edita dalle anziane beghine che presenziavano alla funzione religiosa. Oggi tutto è cambiato, ai quotidiani non basta più la terza pagina, vengono infarciti di pubblicità, spettacoli, ed anche cultura, mentre, a sostituire quella che era la funzione del barbiere e delle beghine è arrivato con celere affermazione l social on line che , quasi a voler essere un manifesto simile all’antico “Pasquino” dove, però, trovi di tutto e di peggio, fandonie, denunce, contumelie, pettegolezzi, insulti e chi più ne ha più ne metta.
Se prendiamo i giornali locali poco si discostano dai social e spesso prendono spunto da post social per redarre articoli o, addirittura, editoriali e articolesse.
Questi ultimi giorni, La Nuova Sardegna ha dato ampio spazio a Santa Teresa Gallura: la cittadina ha avuto l’onore della prima pagina per una vicenda di “tutti i giorni”, singolare solo perchè la cosa viene da un privato, uno di quelli che investono i propri quattrini in iniziative singolari dove e per qualcosa, nessuno prima di loro aveva pensato, hanno aperto un locale in un luogo, fra i più belli della costa teresina, valorizzando la località già conosciuta ma che solo pochi avevano messo in risalto, in primis quegli ambientalisti con il naso all’insù che riescono a vedere tutto in seconda analisi, cioè a rimorchio delle cose fatte.
Il riferimento è alla vicenda dei “tre euro”: a Cala Spinosa, località situata a poca distanza dal faro di Capotesta, visione dalla rotonda che immette in una zona ex militare dove faro e casermette risalenti alla seconda guerra mondiale, sovrastanti un’altra meravigliosa cala (Cala Grande), mai discussa dai signori difensori dell’ambiente, occupata da non si sa bene chi e dove se ti avvicini, ti dice bene se gli occupanti si esibiscono solo con spettacoli non proprio edificanti oppure potrebbe capitare di essere accolti da una nutrita sassaiola. Ma, torniamo alla nostra zona, Cala Spinosa: sino a qualche anno fa, dove adesso è stato inserito il locale in questione, vi era uno spiazzo che serviva, più che altro come rampa di lancio per tutti quegli oggetti che era troppo faticoso portare in discarica e in molti, allora, erano teresini, preferivano farli rotolare per quella specie di burrone che porta alla spiaggia. Nelle estati di altri tempi qualche coppia si fermava in quella terrazza e, poichè la bellezza del panorama ispirava dolcezze amorose, tutto proseguiva per lidi erotici, tanto è che una coppia, forse più irrequieta delle altre, andò a finire di sotto e, per fortuna gli occupanti dell’auto ebbero solo un grande spavento anche se la cosa, in un contesto di puritanesimo, creò enorme scalpore.
Tutto questo per dire che, come è stato sottolineato da un nativo di Capotesta, a nessuno passava per la mente di avventurarsi in quel dirupo scosceso, neppure i signori ecologisti incalliti osavano avventurarsi, se qualcuno preso dalla curiosità di quel fazzolettino di spiaggia, vi arrivava a nuoto partendo dalla banchinetta militare oppure, a piedi, arrampicandosi sugli scogli, quelli che arrivavano in barca preferivano godersi lo specchio d’acqua senza toccare terra.
Tutto è mutato quando è nato il Sea Lounge. Quando è stata vista l’imboccatura del locale qualche temerario, preso dalla curiosità, ha azzardato ed è arrivato sin giù sull’arenile (si fa per dire) e, passa il primo, poi in secondo e così via, si è formato il sentiero da capre e cinghiali così come è tuttora. Poi, quando arriva la massa, il rispetto scema ed allora ha avuto inizio la battaglia del rispetto e della pulizia: quello che vi si lasciava, sono cose difficilmente descrivibili, ma, nei circa sei anni di gestione del locale, mai nessuno, neppure uno straccio di volontario si è presentato per dire: “Diamo una pulita”. Degli ecologisti, quelli che sbraitano improperi in tutte le direzioni, neppure l’ombra, poi, di questi ultimi neppure parlarne, capaci solo di mettersi al riparo di una tastiera e da quel pulpito, tuoni, fulmini e saette, di fronte al monitor non c’è bisogno di sacco , guanti e paletta, da li si può dire tutto e di più,si possono invocare le istituzione che, ormai, anche loro si accorgono dei problemi solo quando qualche tizio spara sentenze, urla allo scandalo dalla propria casa senza tener conto che al turista serio piace trovare servizi e pulizia cosa che qualche volta viene lasciata all’improvvisazione.
Vale la pena lamentarsi se, a fronte dei servizi che quella società offre, venga corrisposto il pagamento di un tiket di appena tre euro? Considerato che tutta la lamentazione viene fatta da persone abbastanza note, le solite, del contro tutto che, ad esempio nulla hanno trovato da ridire quando dei bambini che avrebbero dovuto partecipare ad un torneo di calcio a La Maddalena, dovettero rinunciare per l’esosa della tassa di sbarco che gli veniva applicata?
Vorrei tornare con quei signori, su Cala Grande, si quella cala, la più bella di Capotesta occupata, come dicevamo da individui non meglio identificabili dove grazie a qualche amministratore di altri tempi, illuminato e propulsore del turismo sociale ne è diventata quasi una comunità, inaccessibile a chi vorrebbe ammirarne la bellezza. I signori ben pensanti non credono che se quella cala fosse ripulita dalle sconcezze che vi albergano sarebbero ben disposti magari a pagarne, magari, cinque di euro?
Una riflessione complessiva: io, al posto di questi amanti del territorio incontaminato, la farei, anzi, perchè non ci pensano le istituzioni? In fondo certe bellezze non valgono meno di un museo e perchè non mettere tutti nelle condizioni di poterne fruire?

TRA HURRA’, BRINDISI E BAGARRE I GIALLI PENTASTELLATI FESTEGGIANO NON SI SA COSA

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Al tintinnio di calici colmi del prosecco ed al grido di hurrà, hurrà, hurrà (scusandomi per il francesismo usato romanescamente parlando), si è consumata la storica “stronzata” dell’abolizione dei vitalizi dei vecchi deputati, voluta da quella parte politica al potere, quella che fatica ad usare i verbi mal distinguendo la forma del congiuntivo.
A parte la premessa colorita, almeno quanto la sceneggiata improvvisata sempre da quella parte politica, che l’ha fatta nella Piazza Montecitorio, che inneggiava ad una vittoria che, forse solo qualcuno sapeva in partenza che si trattava di una vittoria di Pirro, cioè una vittoria che oltre ad essere solo un fatto dimostrativo che non porta al cittadino alcun beneficio ne diretto, ne indiretto. Andiamo per ordine: secondo i calcoli che ci hanno presentato, questa eroica operazione farebbe risparmiare 40milioni di euro al bilancio della Camera dei Deputati, circa il 4 per cento che, in ogni caso non verrebbero destinati a beneficio dei cittadini. Certo l’atto è di effetto ma, alla fine, senza sostanza.
Cosa succederà ora? Già prima che la cosa passasse, i vecchi Parlamentari avevano annunciato il ricorso sicuri dell’incostituzionalità del provvedimento, emanato senza alcuna legge, fatto solo attraverso una modifica del regolamento. Tutto questo porterà ad una diatriba legale con costi non indifferenti, questi si che andranno ad intaccare denaro che potrebbe essere utilizzato per opere a favore della comunità.
Certo, la parola vitalizio fa girare le carabattole ai cittadini che si sentono tartassati da una moltitudine di tasse, imposte, sanzioni, rottamazioni, richiami e chi più ne ha più ne metta.
Intanto, per il futuro, il vitalizio o che dir si voglia, è stato eliminato già in tempi lontani quando i DiMaio giocavano ancora a battimuro ma, esaminiamo quali sono stati i motivi per cui è stato istituito: tenuto conto che l’esercizio del Parlamentare è un servizio a favore del cittadino, che lo elegge secondo regole democratiche, scegliendolo tra i tanti per convincimento ideologico, per capacità riconosciute o presunte ma, comunque per libera scelta senza nessuna imposizione. Quella elezione, della durata per una legislatura (cinque anni) comporta, se presa con la serietà che merita, una rinuncia seppur temporanea, da qualsiasi attività fosse intrapresa prima della stessa elezione. Immaginiamo che il deputato eletto sia un libero professionista, un ingegnere, un avvocato, un medico, ecc., quell’individuo nel momento che siede in Parlamento deve fare uno stop alla sua attività e, al termine della legislatura sarà costretto a riprendere la sua professione, azzerata dalla lunga sosta. Mi si potrebbe obiettare che nessuno impedisce l’attività professionale al deputato: è vero, potrebbe espletare la sua professione ma, questo, dovrebbe farlo a discapito dell’attività parlamentare, sentendosi, magari, tacciato da assenteista e da colui che ruba lo stipendio pagato dal cittadino.
Sinora abbiamo preso come esempio il deputato che, fatta una legislatura, rientra nella vita di tutti i giorni, ma vi sono quelli e sono molti che vengono eletti per più legislature, cioè rimangono in Parlamento per dieci, quindi anni ed anche di più, a questi vogliamo riconoscergli una pensione almeno uguale a quella ad un suo pari grado della pubblica amministrazione?
E’ chiaro che quello che impropriamente viene chiamato vitalizio non può essere un indennizzo per le perdite subite da un’attività interrotta, deve essere il riconoscimento di una attività svolta al servizio dello Stato a garanzia dei diritti del cittadino che lo ha eletto.
Il dramma che stiamo vivendo è ben altro che questa pseudo eliminazione dei vitalizi parlamentari, questo è solo il frutto di una classe politica insulsa, emersa da una situazione anomala dove ha ragione che urla di più e, tutti noi sappiamo che chi urla non è mai il meglio di una società, lo hanno provato i nostri padri nel secolo scorso ed ora stiamo correndo lo stesso rischio. Oggi abbiamo una classe politica che non intende mantenere i patti che lo Stato ha fatto nel tempo con i cittadini, oggi abbiamo un vice primoministro che minaccia di mettere mano sulle vecchie pensioni, quelle che chi le percepisce si ha abbondantemente pagato, per dare a chi, seppur bisognoso, non ha mai versato nulla, un vice primo ministro che confonde previdenza con assistenza, un vice primo ministro che mente sapendo di mentire o, ancor peggio, ignora ciò che comportano le sue azioni.
Concludo usando le parole di Vittorio Feltri: “Mi vergogno di essere rappresentato da simili personaggi”.

SALVINI, DICHIARARE GUERRA AL MONDO NON PAGA

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Per il governo sono giornate intense, siamo allo scontro diretto, forse qualcuno ha fatto notare ai penta stellati che lasciare l’iniziativa a Salvini li avrebbe portati alla loro scomparsa o, quanto meno, ad un ruolo secondario nella gestione della conduzione del Governo. In effetti, Salvini ha avuto gioco facile sino ad ora, l’aver affrontato il problema immigrazione per via diretta è stato non solo il voler mantenere una promessa elettorale ma, direi, la cosa più sentita dagli italiani, un richiamo all’Europa che si era arrogata il diritto di trascurare il nostro Paese verso il quale era possibile fare di tutto.
Salvini, bisogna dargliene atto, anche se in modo rude è riuscito a richiamare l’attenzione sul problema e, oltre ad aver resuscitato l’orgoglio nazionale, ha costretto Germania e Francia a prendere atto che senza Italia non c’è Europa, che il nostro Paese è e rimane uno dei più importanti fondatori della Comunità Europea. Certo, tutto questo comporta anche dei contraccolpi, il rischio più grande è l’isolamento così come questo potrebbe acuire quei segnali di guerra economica che pur non nascendo nel nostro continente, inevitabilmente ci vedrebbe coinvolti, con il rischio di rimanerne schiacciati qualora l’Unione Europea risultasse indebolita dalle faide interne.
Torniamo ai fatti interni: al di sopra o, meglio fra le righe, l’incontro che vi è stato tra il Premier Conte e Salvini, al di fuori dei comunicati ufficiali, ha dato un segnale di richiamo al vice Premier come dire “stai calmo, forse stai esagerando” e lo stesso DiMaio, in sordina con i suoi ministri delle Infrastrutture e della Difesa, hanno messo, quasi, un haut, anticipando uno scontro frontale che non lascerebbe trasparire nulla di buono.
Che sia ormai guerra aperta nessuno può negarlo, ci sono le dichiarazioni ufficiali a dimostrazione che le due componenti della coalizione o, se vogliamo chiamarle come diversamente come sostengono i grillini, le parti in causa del contratto sottoscritto parlano due lingue sconosciute tra di loro: mentre Salvini vola in Austria e prende accordi sulle future posizioni con gli omologhi ministri austriaco e tedesco circa i comportamenti sull’accoglienza e sul blocco dei porti italiani alle navi dei immigrati, proprio DiMaio dichiara Ufficialmente “non vorrei vedere un altro attacco contro il ministro dell’Interno. Non è possibile che noi chiudiamo i porti ad una nave italiana, non condivido tutte le perplessità su quel che accade nel Mediterranea”.
Penso che sia arrivato il momento per la Lega di fare chiarezza. I cittadini hanno bisogno di sapere cosa possono aspettarsi, almeno per il più recente futuro. Se si deve andare a votare lo si faccia subito, vivere con lo stato di incertezza non fa bene a nessuno, gli italiani hanno già vissuto sulla loro pelle situazioni simili e sanno bene che queste non portano nulla di buono, la stessa Lega non deve farsi illusioni, Renzi docet, passare dal 40% al 18% è più facile che il contrario, tanto più che non è detto che il centro-destra sia disponibile alle elucubrazioni di Salvini e ai suoi umori del momento.

“PRIMA O POI DOVEVA SUCCEDERE”

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“Prima o poi doveva succedere”, a parlare è un turista che assiste alla scena di un’ambulanza del 118 che, arrivata a sirena spiegata all’ingresso della spiaggia di Rena di Ponente a Capo Testa per soccorrere una signora colpita da un malessere, ha trovato difficoltà a raggiungere la spiaggia e quindi la signora che era riversa a terra sulla sabbia assistita da alcuni bagnanti volenterosi, si è trovata in difficoltà sia per raggiungere la paziente che per fare manovra e rientrare nella strada provinciale.
Sostenere che queste cose non devono accadere è una tale ovvietà difficile da credere, eppure succede e non è neppure la prima volta, queste situazioni si verificano tutte le volte che qualsiasi mezzo delle Istituzioni deve entrare nell’arenile per qualsiasi motivo di servizio. Nei mesi estivi, ci si trova con le solite difficoltà, poi, il solito biasimo seguito dall’indifferenza di chi invece dovrebbe preoccuparsi di questi problemi. La voce comune dove tutti coloro che vedono e ne parlano è verso il Comune che dicono essere indifferente ai problemi dei turisti. E li la solita tiritera: “Noi veniamo qui a spendere i nostri soldi, il posto è bello ma alla nostra sicurezza non ci tiene nessuno”.
Vedo Salvatore, titolare di una concessione demaniale che assiste sconsolato e impotente sia alle manovre dell’ambulanza che e con l’orecchio attento alle lamentele, mi vede e dice: “Vedi, anche questa volta, almeno spero, è andata bene, la signora ha avuto un malore e, da profano sembra non sia una cosa grave, sembra abbia calpestato una ‘tracina’ e noi sappiamo che di quella puntura pur essendo dolorosissima e se non sopraggiungono altri motivi, come uno choc anafilattico, non si muore, pensa se si trattasse di un infarto, un arresto cardiaco, problemi di annegamento, il paziente aspetta le manovre dell’ambulanza”?
Gli faccio notare la stradina di accesso al mare è quella e non si capisce cosa si possa fare, visto che ai lati vi sono proprietà private e lo spazio è quello.
“ Su questo argomento si potrebbe scrivere un romanzo di appendice e andare avanti a puntante giornaliere per qualche mese -aggiunge Salvatore-. Allora, sappi, anche la strada è privata, siamo tutti abusivi, tu, io, le Istituzioni, i mezzi di soccorso e chiunque voglia raggiungere l’arenile. Capisci l’assurdità il Demanio ci da le concessioni, noi e gli ospiti potremmo raggiungere l’arenile solo attraverso una teleferica. Forse per prendere qualche provvedimento per mettere ordine, si aspetta che ci scappi il morto oppure che la mattina, il Sindaco o un suo delegato con relativa fascia tricolore accompagnato dalla polizia municipale, si metta li e appellandosi a necessità di ordine pubblico non permetta al pubblico di raggiungere l’arenile per godersi una giornata di mare”.
Non ti sembra di esagerare?
“Assolutamente no. Non se ricordi, tanti anni fa successe qualcosa del genere: era il tempo dei figli dei fiori, questi avevano scoperto Cala Grande e le sue grotte e le avevano occupate, come è tutt’ora. Al proprietario dei terreni attraversati non andava bene e un bel giorno decise di mettere un cancello, ebbene, il Sindaco, fascia in spalla e ruspa al seguito, lo fece abbattere perché, secondo lui, ai figli dei fiori doveva essere permesso di raggiungere il loro paradiso. Ricordi come è andata a finire? Il proprietario ha rimesso il cancello è il Sindaco è tornato ad amministrare il suo Comune con le pive nel sacco. Questo è quanto”.
Tu pensi che possa succedere ancora?
“Mi auguro di no, comunque, spero tanto che quei tempi siano passati anche se il problema persiste ed i disagi continuano. Nessuno sembra rendersi conto del problema, nessuno sembra apprezzare la delicatezza del posto, una grande spiaggia senza un ingresso se non questo abusivo, un istmo che dovrebbe essere considerato quasi un monumento, un’opera d’arte della natura, piena di vincoli, alla quale si può fare violenza senza che alcuno provveda a prenderne la difesa, poi, arriva un’ambulanza, non può fare manovra, in qualche modo riesce a districarsi e tutto prosegue come prima”.
Salvatore, scusami ma, le soluzioni?
“Sono stanco ripetere sempre le stesse cose. Ci vuole una soluzione drastica, non so quale istituzione debba intervenire , ci vuole il coraggio di procedere ad un esproprio, che si proceda a fare le cose per bene, mettere le cose in modo che sia garantita la sicurezza, che siano tutelati tutti i vincoli che, credo, una zona sic richiede. Credo di aver detto le cose fondamentali e l’augurio che faccio più da cittadino che da operatore, anche se per me e per quelli come me, è ragione di vita”.
Consentimi di associarmi al tuo augurio, sperando che qualcosa riesca a muoversi in senso positivo, ber il bene di tutti. L’Amministrazione comunale non può rimanere sorda, speriamo tutti che faccia sentire la sua voce.

LETTERA APERTA ALLA COSIGLIERA DI MINORANZA SIGNORA NADIA MATTA

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Gentilissima Signora Matta, normalmente quando scrivo, cerco di farlo guardando sempre al futuro ma, questa volta non posso esimermi da tornare a rimembrare cose passate, messe agli atti, nella cartella “da dimenticare”.
Andiamo per ordine:credo di aver capito che mi si rimprovera di aver appoggiato alle ultime elezioni amministrative la lista Pisciottu. Ebbene, è vero e, a suo tempo motivai anche quella scelta, se cerca trova un mio articolo dove contestavo la vostra lista perché associata alla sinistra, anzi, direi, pilotata da quella sinistra più intransigente: cosa fare? La mia scelta, da cittadino, non da cronista, non poteva che andare verso quella meno intransigente, ciò non significa che questo mi impedisca di criticare scelte che ritengo non condivisibili. A lei posso tranquillamente confessare che, alla luce dei fatti, la scelta di allora, malgrado tutto, rimane la più sensata.
Il “buon giornalista” lo dice lei, io ho sempre chiarito quando sono state fatte allusioni maliziose come quella sua attuale, che posso vantare il titolo di giornalista in quanto scritto regolarmente all’Albo nella sezione di Roma e Lazio da moltissimi anni, tutto questo senza mai, ripeto, mai assumermi il merito di essere un “buon giornalista”, le valutazioni sulla mia persona le lascio agli altri, a chi mi legge. Mi scusi ma questa è sempre stata una mia regola dalla quale non ho mai derogato.
Vede, gentilissima Signora, lei mi rimprovera che scrivo per sentito dire e mi duole rimproverarle che lei mi legge in modo piuttosto distratto: se avesse fatto maggiore attenzione a quanto scritto forse si sarebbe risparmiata tutta la tiritera dei malesseri di Santa Teresa. Si è accorta che ha ripetuto pedessequamente quanto io lamentavo? Il sollecito alla minoranza, ai giovani, voleva essere solo un incentivo a combattere a viso aperto. Lei, i suoi colleghi siete presenti in Consiglio e votate, bontà vostra, contro i provvedimenti della maggioranza, tutto riportato sui verbali ad uso e consumo del Sig. Prefetto al quale poco importa di quanto avviene nel nostro Consiglio. Si lamenta che la cittadinanza diserta le vostre riunioni, mi spiega perché dovrebbe venire? Forse per ascoltare il vostro flebile lamento che finisce su un verbale degno di poca cronaca? Si è messo il problema che i cittadini devono essere informati? Quante volte lei si è rivolta alla stampa (non Dico a Tusacciu), per fornire la sua versione su argomenti trattati, per spiegare il senso dei suoi interventi? Io l’unica cosa che vedo è l’informazione della maggioranza, del Sindaco. Eppure gli argomenti non mancano anche quelli trattati fuori dal Consiglio, Si rende conto che Lei, la minoranza non esiste? Vuole che prosegua, vuole che sia io ad indicarle quali sono i problemi che avrebbero dovuto essere trattati con vigoria? No, questo no, non è possibile.
Mi ricorda che fra due anni si ritorna al voto e mi fa supporre che la vostra lista intende ripresentarsi, sarà appunto l’elettore a dire la sua e valuterà in rapporto ai risultati.
Concludo, Gentile Signora, assicurandole che, allora, definendola “Etoile” voleva essere una distinzione in positivo, mi dispiace che abbia creduto diversamente. Mi creda sempre suo.

Santa Teresa Gallura – Un paese meraviglioso

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Non capisco, cosa sta succedendo? Eppure viviamo in un paesino gratificato dalle sue bellissime coste e dal meraviglioso mare, una vera grazia arrivata senza alcun merito umano che, a ben vedere, ci messo tutta la buona volontà per rovinarlo. Fortuna vuole che le rocce e la natura si difendono e, malgrado tutto, la loro bellezza ne esce incontaminata.
Parlo di Santa Teresa Gallura, paese che non difficile da amare, ne fanno testimonianza la moltitudine di turisti, italiani e stranieri, molti dei quali ne hanno fatto motivo di lunghe permanenze quando anche di dimora definitiva. La sua amministrazione? Vi sono lati positivi e, come capita ovunque, non mancano gli scontenti: un discreto arredo urbano, qualche ottimo intervento per migliorarne l’aspetto, finalmente l’apertura di una terrazza che permette allo sguardo di allargarsi sul panorama suggestivo delle Bocche di Bonifacio: dopo tanto e stato demolito quell’orrendo monolite che era l’albergo ESIT, costruito negli anni cinquanta dalla Regione Sardegna per favorire lo sviluppo turistico e, a onor del vero, il suo scopo lo aveva raggiunto, ma ora? Uno obbrobrio di cui liberarsi. Ci sarebbero ancora tante cose da fare: un mercatino coperto, il restauro della vecchia fontana-lavatoio, il vecchio mulino a vento, opere secondarie che darebbero lustro al paese. Ma, tutto no si può avere.
Chi legge queste poche righe di introduzione avrebbe motivo di pensare che chi vive in questo luogo, tutto sommato gode di un vero paradiso in terra, purtroppo così non è, almeno per quel che si legge sui social. In questi ultimi tempi i post di critica si sono moltiplicati, molti lamentano una amministrazione passiva, un lasciarsi andare, un discostarsi dai problemi reali del paese che tutti vorrebbero meglio e qui nasce lo scontento.
In tempi abbastanza recenti, come nel passato, il paese poteva essere esempio per la pulizia delle strade, ora non soddisfa più. Come dare del tutto torto a queste critiche? E’ vero, una volta Santa Teresa era più curato; la Silene è oggetto di discussione per la sua gestione, financo per quella del porto, a lamentarsi sono gli operatori, coloro che portano i turisti a far vedere i punti più belli, quelli che non trovano confronto nell’intero globo terrestre e di cui tutti ne siamo orgogliosi, questi, almeno da quanto si legge sui social, sarebbero costretti ad imbarcare le persone tra le reti dei pescatori. Qualcuno fa notare che quella società, nata con scopi ben precisi per essere da traino allo sviluppo del paese, è diventata solo un carrozzone. In effetti è diventata un mostro, una specie di piovra con i tentacoli che raggiungono gli interessi più svariati, dall’incasso di una tassa di sbarco sino alla riscossione dell’imposta di soggiorno; si chiude un centro adibito ad alcuni affetti da patologie mentali e si apre uno SPAR, e così via di seguito. Tutto regolare? Per carità, almeno questo, si spera. Ma, come dare torto a chi fa notare che giunti alla fine del mese di giugno ancora non è stata istituita la guardia medica turistica, e, se dovesse succedere anche una piccolissima cosa come dover mettere alcuni punti di sutura ad un bambino, lo si deve portare a Tempio in ambulanza? Verrà fatto notare che quello è un problema ASL, certamente ma, costa troppo rendersi parte diligente e sollecitare pubblicamente l’organo preposto? Vogliamo vedere la situazione trasporti? Sempre sui social leggiamo che uno dei traghetti in servizio per il collegamento con la vicinissima Corsica è di nuovo in panne, perché non si riesce a sentire una vibrante proptesta da parte dell’amministrazione? Questo traghetto, La Giraglia della compagnia Moby, un giorno si ed uno no è ormai fermo nel porto di Santa Teresa con qualche guasto e ciò non reco solo disguido ai passeggeri ma anche qualche paura per la poco affidabilità del mezzo, senza poi contare che questo mezzo quando s resta in porto, dove stazione anche la notte, riamane con i motori in moto rilasciando gas poco benefici ma anche un inquinamento acustico di cui nessuno si interessa; non andiamo ad approfondire sulla situazione delle spiagge che, come al solito sono quelle che prima soffrono del male del nostro paese. Sono ancora sporche, disordinate, proprio da vedere.
Questo non dovrebbe succedere. Chi governa avrebbe il dovere di essere attento alle segnalazioni dei cittadini, da qualsiasi parte essi vengano ma, una amministrazione comunale è fatta da due ben definite composizioni, una maggioranza ed una opposizione. La maggioranza ha la responsabilità di non trascurare i problemi, ma che la minoranza in consiglio anziché essere il grillo parlante dell’amministrazione sia totalmente assente e che gli stessi cittadini che tanto hanno da lamentarsi e, mi si lasci dire, con ragione, si limitino solo a esprime quel flebile lamento, non si capisce se per paura di eventuali rappresaglie o altro, mi sfugge, non riesco a capirlo.
Non sta certo a chi informa suonare la carica e dire: “sveglia ragazzi, forza è tempo di muoversi, non si può lasciare un paese come il nostro a morire, i giovani, voi, fate sentire la vostra voce, tranquilli non vi succede nulla, non abbiate paura di esprimere il vostro dissenso, non temete di fare danno ad alcuno se i nostri malanni vengono esportati e portati a conoscenza del mondo esterno, siate pronti nel contestare i proclami, esprimete liberamente il vostro pensiero, portate avanti le vostre istanze, siate partecipi alla vita del vostro paese senza alcuna pretesa di voler contare su chi potrebbe aver deluso la vostra e l’aspettativa, siate voi protagonisti oggi per arrivare a quel futuro che deve vedere il vostro paese fra i grandi del turismo gallurese”. La vostra scelta di oggi potrà essere il benessere di domani

LA GUERRA CON FRANCIA E SPAGNA RISCHIA DI CONDURCI VERSO L’ISOLAMENTO

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Salvini ha avuto mano pesante nella vicenda dell’Aquarius, forse ha ritenuto che al termine di una campagna elettorale dove si era esposto sul tema dell’immigrazione, doveva dare un segnale al suo elettorato, che lo aveva largamente premiato, così si è lanciato a testa bassa nella ricerca di provocare il caso. Manovra riuscita nell’immediato. Forse non immaginava che sull’altra sponda, quella francese avrebbe trovato una testa calda più della sua che si è lasciata andare addirittura in sconcezze che non stanno ne in cielo ne in terra. Macron, al quale non mancano certo le gatte da pelare, si è sentito toccato e, mettendo da parte la diplomazia che, per uno che aspira a diventare capofila di una Europa che sta dimostrando tutte le pecche sopite ma esistenti, secondo lui sarebbe stata messa in discussione, da qui la reazione scomposta ed anche un po cafona, tanto più che dal suo pulpito certe espressioni diventavano inaccettabili.
Gli sviluppi sono stati veloci e, quanto mai inattesi, sono volate parole grosse tanto da portare ad una convocazione dell’ambasciatore di Francia alla Farnesina e comunicare la rinuncia all’incontro bilaterale del nostro Premier proprio, appunto, con Macron.
A caldo siamo tutti con Salvini, diciamo quasi, perchè a vedere i social qualche pierino non manca che scompostamente chi non è con loro diventa automaticamente razzista senza neppura la facoltà del dubbio e siccome i boldriniani strutturati urlano sempre più forte, ritengono di essere loro i messia della sacrosanta verità.
A mio modestissimo parere le cose non possono essere affrontate in questo modo e chi lo ha capito subito, diamone atto, è stata la signora Merkel che, forse anche per ringraziare Salvini che la ha rimessa nella sua posizione di preminenza , ma, principalmente per far capire cosa rappresenta, riconosce che l’Italia è stata lasciata troppo tempo sola a sbrigarsi tutte le faccende di un Mediterraneo quanto mai movimentato.
Torniamo a Salvini: siamo in molti a pensare che quelle navi carretta non facciano servizio taxi tra la sponda nordafricana e il nostro Paese per solo volontariato e beneficienza, tutto fa pensare che alle loro spalle vi sia chi da copertura finanziaria ma, da questo a sostenerlo sia un nostro ministro, quello dell’Interno, vada in TV a denunciarlo additando addirittura il miliardario Soros, senza portare prove concrete che lo dimostrino.
Come si può vedere sino a questo punto le cose hanno preso una piega che potrebbe portare al punto di non ritorno, forse sarebbe bene che gli animi si placassero, l’Aquarius e in viaggio verso la Spagna che l’accoglierà si con tanta munificenza ma facendo pesare la sua magnanimità, ora è iniziato il tempo della riflessione, poi arriverà pure quello di mettersi attorno ad un tavolo dove esporre ognuno i propri diritti, è tempo per l’Italia per riprendere il suo ruolo all’interno di una Comunità che sta rischiando di implodere, ognuno deve essere consapevole del proprio ruolo che non essere quello di sopraffazione verso altri. E’ giunto il tempo di discutere per riportare questa Europa ai principi di dei De Gasperi, Spinelli, Schuman, Monnet, Adenauer, Spaak, Bech, nello loro spirito e con i loro valori, innanzi tutto quello dell’uguaglianza e della collaborazione. La crisi che si dovrà affrontare, non solo quella dell’emigrazione, quella dei dazi degli Stati uniti, quella russa – USA e altre ancora, impongono al nostro Continente la sua unione, senza crepe, in coro ben sintonizzato nelle loro voci. Non c’è spazio per i primi della classe, bisogna percorrere la strada che ci aspetta su un unico binario, in un unico convoglio.

CHE BOTTA PER I NOSTRI GRILLINI – IL TURNO ELETTORALE GLI HA GIRATO LE SPALLE

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Che i grillini abbiano preso una sberla solenne è cosa fuor di dubbio, anche se DiMaio, che sembra aver imparato la vecchia lezione dove tutti hanno vinto. Delle città di una certa consistenza sembra che nessuno abbia voluto rischiare di ritrovarsi una Raggi o una Appendino che, sicuramente sono delle brave ragazze ma… di amministrazione è meglio lasciar perdere, meglio un usato sicuro che un nuovo priva di garanzia.
Pensare che potessero fare un clamoroso flop pure nei due Municipi di Roma erano in pochi a crederci ed invece. E non c’è stato “reddito di cittadinanza” che tenga, questa volta non ha funzionato, eppure non è che si siano risparmiati nella campagna elettorale, basti pensare a Calenda che imbufalito ha richiamato il nuovo ministro DiMaio che non ha ritenuto opportuno presentarsi neppure per ricevere le consegne come prassi vorrebbe.
Non dico che il fuoco di paglia si stia spegnendo, è troppo presto per dirlo, di una cosa sono certo, se questo specie di governo accoccato solo con l’intento di non tornare la voto regge ancora almeno sino all’autunno, se Salvini avrà lo stomaco per digerire gli attacchi di un Fico che starebbe benne in ben altro partito, se l’Europa sorvolerà ancora sulle giravolte del nostro Premier, se capiranno che sono frutto di inesperienza, allora andare ad elezioni sarà cosa ben evidente il risultato che sortirà dalle urne.
Certo che, il silenzio assordante di DiMaio sulle mosse di Salvini non è solo un fanno di non ingerenza fra dicasteri, il Vice Premier penta stellato ha paura che certi atteggiamenti potrebbero farlo cadere nella trappola di Salvini che continua a rafforzarsi insieme al centro-destra ed un ricorso ad elezioni potrebbe essergli fatale. Non sono solo i risultati elettorali a rafforzare la lega e la coalizione, è il braccio di ferro che sta combattendo sull’emigrazione a portare voti di una Italia, quella stanca di vedere il resto d’Europa insensibile agli sforzi che il nostro Paese è sottoposto da uan autentica invasione. Salvini, credo, abbia ben chiaro il quadro che gli si prospetta, ha bisogno ancora di poco tempo, quello necessario alla riorganizzazione di Forza Italia per poter concorrere al quel quorum che gli consente di governare con la sua coalizione naturale, quella che gli ha permesso di avere quella crescita che sembra ormai inarrestabile.
La partita è tutta aperta e non si gioca solo sul nostro campo: un governo populista e sovranista a capo di un Paese fondatore dell’Unione Europea, strategicamente collocato come è l’Italia non va certo bene ai poteri forti e a molti Paesi, e non è il caso di illudersi, neppure il Presidente Usa potrà essere dalla nostra parte visto appunto la giravolta fatta dal Premier Conte quando, lasciando Trump si è affrettato ad allinearsi con Macron e la Merkel.

SALVINI SI SGANCI DAL TRAPPOLONE

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Non so ancora come andrà a finire, certo è, almeno dal mio punto di vista, Salvini dovrebbe dire un grande grazie a Mattarella per la ciambella che gli lanciato nel mare in tempesta che lo sta inghiottendo. Credo pure nella complicità di Savona che, per quel che si conosce di lui, si sta sottoponendo al pubblico ludibrio rimanendo in un serio silenzio anche quando vi sarebbero state tutte le condizioni per mandare tutti a farsi un bagno.
Finora il trappolone teso al giovane leghista non è scattato grazie a questi due personaggi che, se non avessero avuto un grande amore per gli italiani avrebbero lasciato scorrere il fiume nel suo alveo naturale e noi ci troveremmo con un governo che nasce da un connubio innaturale per aggravare una situazione già abbastanza compromessa di suo.
Cosa può aspettarsi Salvini da DiMaio? Pensa forse che in questi pochi giorni di convivenza gli sia diventato Amico? Lui si è prefisso di portare avanti le sue tesi che sono le stesse, quelle di sempre e che sa bene che la debolezza politica del suo Premier gli consentirà di realizzarle. Cosa rimarrebbe a Salvini se non abbozzare? Far cadere il governo significa assumersi la responsabilità del gesto, con tutte le conseguenze politiche che esso comporta. Quel contratto per il quale è stato utilizzato tanto tempo, ha impedito pure al Presidente di varare un suo governo istituzionale che avrebbe dovuto solo fare alcune pochissime cose e preparare le elezioni che, stando ai sondaggi, ci sarebbero ottime possibilità di vincere.
Qualcuno ci chiama gufi, altri dicono che abbiamo fondato il partito dei contro, io sono invece convinto che la maggioranza degli italiani, i benpensanti, siamo una enorme maggioranza, e tutti facciamo tifo perchè Salvini porti il centro-destra al governo e con gli alleati realizzi tutte quelle cose che voleva e che ha tanto propagandato nella campagna elettorale, qualche mese non muta di molto la situazione, forse, se lui rientra da questa avventura qualche cosa potrebbe anche tornare alla normalità. Siamo in molti a fare tifo per lui, una grande maggioranza silenziosa, diversa e più numerosa di quella dei clik che, questa volta, tornerà a votare e di certo non sarà per portare DiMaio al Governo.