RENZI: RIENTRA IN GIOCO?

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Quello che potrebbe sembrare uno scoop, assolutamente non lo è. Anche se ancora non si esprime, la discesa in campo di Matteo Renzi, ogni giorno che passa diventa sempre più probabile, a dircelo è Uffington Post che trae le sue conclusioni da un rallentamento dell’entusiasmo di Minniti ,alla sua candidatura alla segreteria del PD.
Secondo l’Uffpost, Minniti avrebbe chiesto a Renzi “di mettere fine all’ambiguità delle sue mosse, ma non ha ricevuto in cambio la risposta che si aspettava”. Sempre secondo UP, Renzi non avrebbe alcuna intenzione di fare il semplice senatore di Scandicci e neppure le sue aspirazioni sono indirizzate verso la segreteria del partito democratico, lui starebbe aspettando che attraverso le pressioni interne ed esterne venga “costretto” a uscire dal PD, non per sua volontà in modo tale da non essere considerato traditore. Vi è qualcuno, comunque, che lo considera già un ex.
Certo è che da quella parte, Renzi, lascia poco spazio alla fantasia, con i suoi Comitati Civici che guardano a quel centro che pare scomparso, ma che in realtà c’è ed attende soltanto che qualche attento politico lo comprenda. Lui è pronto, un nuovo partito di cattolici e non, una parvenza di DC, sostenuto dai Vescovi e dalle parrocchie secondo quanto hanno già scritto molti quotidiani.
Lo stesso Papa Francesco Papa Francesco vuole che i cattolici si impegnino in politica, anche se ha escluso un partito cattolico, ha anche indicato il modello: Alcide De Gasperi, il beato Schuman, aggiungerei anche il beato Giuseppe Toniolo, quello del trattato di Economia Sociale e del saggio “Democrazia Cristiana”, ossia cattolici e laici insieme come nelle migliori epoche della storia italiana.
Per questo quando leggo che l’operazione in essere ha il pieno sostegno del presidente della Cei, scelto proprio dal Pontefice, ho l’impressione che un’iniziativa importante si sta tentando, ma è a più ampio spettro, ossia proprio quello che attendevano i molti, troppi che votano scheda bianca o si astengono dal deporre la scheda nelle urne o la depongono non valida.
L’unico che potrebbe fermare questa operazione è Matteo Salvini, non quello che continua ad inveire contro la Commissione Europea e neppure quello che se la prende con i magistrati, un Salvini “rinsavito” che ascolta le molti voci, anche leghiste, e le sollecitazioni degli imprenditori a pretendere una manovra che eviti la procedura d’infrazione da parte dell’Ue, che eviti un esercizio provvisorio del bilancio e, poi, dica addio ai grillini, chiedendo subito il via alle grandi infrastrutture. Questa richiesta, diktat non accettabile dallo stato maggiore del Movimento 5Stelle, darà il via allo scioglimento di un connubio innaturale, durato fin troppo tempo.
A Salvini bisognerebbe consigliare che, fra pochi giorni, ossia sabato 8 dicembre, Festa della Madonna, mentre Papa Francesco va a benedire, com’è tradizione, la Madonnina di Piazza di Spagna, eviti un grave sgarbo che si potrebbe definire istituzionale, visto che spesso, sventola il rosario e fa il supercattolico, lasci quella manifestazione che ha convocato proprio a breve distanza dove i fedeli affolleranno la cerimonia con il Pontefice. E sia anche lui a ricevere il Santo Padre insieme alle altre Autorità. Oppure, se proprio quella manifestazione leghista non fosse rinviabile, allora potrebbe essere, forse, l’occasione per un discorso serio e sereno e non per difendere Di Maio da critiche che chiedono soprattutto spiegazioni, chiarimenti e non sono quasi persecutorie come quelle dei grillini (e non solo di loro per la verità) nei confronti di Matteo Renzi e del suo babbo: ricordando che “Chi di spada ferisce di spada muore” come dice un vecchio proverbio che ben si attaglia al giovane vice-presidente del Consiglio e superministro.

LA CASETTA DI ANDREA TORNERA’ AL SUO SPLENDORE SOLO QUANDO SARA’ QUELLO CHE ERA. UN GIARDINO-LABORATORIO CULTORE DELLA FLORA LOCALE

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Raccogliendo le parole di una carissima amica, e rileggendo il reportage della Nuova Sardegna, pagina della Gallura del 25 scorso non posso non tornare sull’argomento WWF – Casa di Andrea Quiliquini.

In effetti già mi era saltato all’occhio il titolo dell’articolo: “La storica casetta del WWF torna all’antico splendore”. Chi è del mestiere sa bene che i titoli non vengono mai fatti da chi scrive il pezzo e spesso capita che il titolo non abbia nulla a che vedere con il testo. In questo caso il testo è ben rappresentato dal titolo, chi legge l’articolo e non è stato presente alla riunione ne tra una impressione totalmente errata: sembrerebbe che i cittadini di Santa Teresa siano intervenuti subito per esprimere, magari con una certa veemenza, la loro contrarietà ad un progetto che non conoscevano e che a seguito delle spiegazioni fornite dai rappresentanti della Associazione ambientalista per antonomasia siano state aperte ed accettate visto che si sarebbero dimostrate disponibili al dialogo. Ebbene, mi duole dire che suo malgrado, la corrispondente deve aver fatto “un salto” dove si teneva la riunione, visto la compostezza dei partecipanti, sia andata via e poi con una telefonata abbia parlato con la persona sbagliata che gli ha raccontato le cose a modo suo.

Per maggiore chiarezza v’è da dire che la riunione, perché tale era e nulla di diverso, è stata organizzata, a dire le cose come stanno, con i piedi. Il perche? C’è stata la convocazione di un Consiglio comunale, dove, per dabbenaggine, di Consiglio non vi era nulla, tant’è che si erano dimenticati persino di fare l’appello, ma, queste sono sottigliezze, poiché questo Consiglio era aperto al pubblico, ci si aspettava che ci fosse l’intervento di qualche rappresentante delle Istituzioni e che la stessa Amministrazione, spiegando, dicesse la posizione che intendeva prendere su un argomento che ormai era noto a tutti in paese che sarebbe stato inviso qualsiasi provvedimento che si discostasse da un puro restauro dell’immobile. Così non è avvenuto: due parole del Sindaco come dire siete qui, mi avete chiesto di promuovere un incontro, eccovi servito, parlate.

Tutto questo ha messo di fronte due parti di cui una in posizione di vantaggio sull’altra in quanto occupante la parte ufficiale del consiglio comunale, l’altra, pubblico, non certo in posizione preminente.

La signora Bianchi, sobria nelle parole, supponente nell’aspetto, passa la responsabilità dell’esposizione della posizione dell’Associazione al suo direttore generale che, con tono deciso, fa intendere che loro hanno una proprietà, hanno previsto e progettato il loro programma, tutto per il bene del paese e nell’interpretazione della volontà del donante, con il preciso intento di valorizzare la nuova A.M.P. e dare anche una didattica di questa conquista -mi sia consentito di nutrire qualche riserva su questo- a turisti bramosi di conoscere questo meraviglioso Stretto, come se Santa Teresa non potrebbe trovare nel suo ambito persone capaci a fare da guida a turisti e studenti senza necessità di ricorrere a slide o filmati preconfezionati come scatolette di sardine. Forse quel signore aveva sottovalutato quel pubblico che aveva si sotto la sua posizione ma non era certo li per sentire una lezione non richiesta bensì per contrastare quel cemento che era stato gettato non a caso sul cortile , dopo aver sradicato piante autoctone in via di estinzione, aveva preso posto.

La reazione è stata immediata e chiara, i loro programmi non combaciavano esattamente con le finalità che avrebbe voluto il donatore, testimoniato da diversi volontari collaboratori del Prof. Quiliquini, agronomo e cultore della flora della sua terra, ma meglio di tutti dalle parole della moglie e del figlio del compianto studioso.

Tutto il dissenso sia al metodo che alla sostanza è stato esposto da poche persone in rappresentanza dell’intera Comunità, cosa questa sfuggita a chi aveva chiesto la convocazione del Consiglio comunale -per questo ci sarebbe da fare un discorso a parte. Chissà-, loro forse ritenevano che si trattasse delle pochissime persone presenti in una ristrettissima parte destinata al pubblico nella sala Consiliare. Non è così. Forse mai la comunità teresina era insorta, compatta contro questo scempio, qui non si trattava solo del compianto e amato da tutti Prof. Andrea Quiliquini, qui si era andati oltre, si voleva infrangere quel poco di storia del giovane paese e, ancor più grave, la vera storia della Gallura rappresentata da costumi e tradizioni, nonché, valori e costumi della loro terra. Ecco cosa non aveva capito la signora Bianchi che avrebbe invece dovuto valutare prima di ogni cosa visto che, anche lei, seppur saltuariamente è entrata a far parte di questa Comunità.

Questa la cronaca della giornata, condita da qualche considerazione. Quello che mi era sfuggito e che ne sono stato reso edotto qualche giorno dopo, è il siparietto finale avvenuto al margine della riunione ma, comunque, di fronte al pubblico.

Nella chiusura del suo discorso, Il figlio di Andrea, Renato Quiliquini, aveva fatto presente che era li a rappresentare lo spirito e la volontà del padre, specificatamente, sul quel terreno, unico cortile giardino nell’agglomerato urbano di Santa Teresa, e lo era anche in rappresentanza dei circa novecento cittadini che avevano firmato una petizione, nei due giorni precedenti la riunione del pseudo Consiglio comunale aperto al pubblico.

Sembrerebbe, uso il condizionale in quanto non presente, che la presidente del WWF abbia avuto l’infelice idea di mettere in dubbio la validità di tutte quelle firme sostenendo che, i firmatari avessero firmato senza conoscere il motivo e lo spirito della petizione.

Parlo per me stesso e posso testimoniare che chi raccoglieva le firme era conscio di cosa chiedeva e prima di far firmare a chi non conosceva il problema, gli veniva illustrata la motivazione. Io, che ho firmato, mi sento profondamente offeso da questa affermazione -se risultasse veritiera- della presidente, ed ancor di più mi offende la non reazione di coloro che erano vicini a lei e non hanno avuto la reazione dovuta. Offendere i circa novecento cittadini che liberamente hanno sottoscritto una petizione , significa offendere l’intero paese e questo, in particolar modo è grave se quelle persone vicine alla signora presidente del WWF, non l’abbiano, seppur con la dovuta educazione dovuta ad una signora, redarguita e invitata a limitare i suoi giudizi verso una comunità che si è sollevata per chiedere che la volontà di uno dei cittadini più illustri, non solo di Santa Teresa, ma orgoglio della Gallura tutta, venga rispettata da quell’Associazione che aveva voluto fondare a Santa Teresa e che considerava essere forse, unica, allora, atta a tutelate l’ambiente, i valori e le specie della flora locale.

PERCHE’ DISTRUGGERE ANZICHE’ VALORIZZARE L’ESISTENTE? Il WWF tradisce le aspettative di un intero paese

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Dire che sono indignato è poca cosa: indignato anche nei confronti dell’amico Stefano che da buon sindaco ha voluto fare il Pilato della situazione, convocando un Consiglio comunale solo per dare fiato ad una Associazione privata, seppur benefica, trascurando una enorme massa di suoi concittadini elettori, coloro che gli hanno permesso di amministrare per ben due mandati. Scrivo questo perché ho trovato quanto mai ingiuste le posizioni dei due schieramenti con una Amministrazione zoppa per assenza della minoranza, in questo caso non colpevole (immagino la loro sensibilità di aver compreso che la popolazione doveva essere almeno messa sullo stesso piano degli altri interlocutori): ma, forse a questo nessuno aveva pensato. Altra svista: mi chiedo, si può convocare un consiglio comunale aperto al pubblico in una sala che, a malapena, contiene trenta persone? Questo in una Comunità di oltre cinquemila persone? Una svista.
Passiamo alla cronaca della serata.
Quella alla quale abbiamo assistito, per i pochi che hanno avuto la possibilità di partecipare, più che una riunione chiarificatrice, magari di ripensamento, si sono dovuto sorbire una lunga e noiosa lezione di pseudo marketing punteggiata da una serie di disegni e documenti, proiettati su schermo, a dimostrare quanto è bravo il management del WWF Italia, con le opere portate a termine a Matera (ma non sui sassi, li sembrerebbe non gli abbiano fatto mettere mano) e in qualche parte del paese. Tutto questo per illustrarci come vendere le Bocche di Bonifacio al turismo estivo o a qualche scolaresca. Ora, che il Sig. Benedetto, direttore del WWF Italia, non sappia che noi, a Santa Teresa viviamo sulle Bocche, con la costa meridionale della Corsica in piena vista, passi, ma la Presidenta dello stesso WWF, nonché titolare di una trasmissione televisiva specializzata nel settore, che, guarda caso, non abbia preparato il suo sottoposto a non cadere nella trappoletta, questo meraviglia, tanto più che la stessa signora ha sposato un teresino proprietario di diving , il quale, sicuramente se aveva qualche lacuna glielo avrebbe ben spiegato, e che chi viene a Santa Teresa lo fa per godere di uno dei mari più belli esistenti e non fa certo alcuna fatica a immaginare e constatare che tale bellezza deriva proprio dall’essere su questo Stretto e principalmente sulle Bocche di Bonifacio. Se poi questa operazione di marketing era ritenuta così indispensabile per la tutela dell’ambiente, sia la Signora che il Sig. Benedetto, visto che di convenzioni, almeno da ciò che ci ha detto, ne fanno un giorno si e l’altro pure, potevano chiedere al Comune se aveva qualche locale adatto a quel bisogno, magari pure più spazioso, forse, chissà, avrebbe potuto pensare ad uno spazio nei locali di Lu Brandali e, perché no, senza disturbare gli abitanti di Cala Grande, a qualche sala nello spazioso faro di Capotesta, acquisito tanti anni fa, restaurato e mai aperto a nessuna attività. No, meglio il cortiletto di Piazza Villamarina?
Si voleva contrabbandare che questa operazione di ristrutturazione fosse voluta da Andrea Quiliquini: poveri, sbugiardati dalla moglie, dal figlio e dai pochi ma utili presenti che avevano collaborato con il Professore non solo nella tutela vera dell’ambiente (nessuno dei signori ha mai visto l’opera, in prima persona, di Andrea nella funzione di antincendio) e della conservazione delle specie della flora locale.
Un po di buon senso, rimettere le cose come erano sarà impossibile: smantellare quella “pavimentazione” è cosa da poco, riaprire il pozzo tirando fuori tutte le porcherie che vi sono state buttate per accecarlo è un pò più complicato ma si può fare, ricostruire il forno, trovare le pietre giuste è un impresa più complessa, fuorché non si riesca a recuperarle dal pozzo, ma, ripeto con un pò di buon senso, constatato che l’intera popolazione di Santa Teresa si è ribellata all’idea di aver tradito lo spirito del suo donatore che aveva fatto quel gesto solo ed esclusivamente per mettere al sicuro quell’angolo di Eden, baluardo della vecchia cultura gallurese, da qualche amministratore munito di paraocchi, e non per fare delle proiezioni che simboleggino, a dire del Sig. Benedetto, i benefi che porterà l’Area Marina Protetta a Santa Teresa.
Questa volta, forse unica, l’intera comunità si è mobilitata, lo avrà fatto per interessi sotterranei? Sicuramente no. Andrea, il prof. Quiliquini aveva creato una sezione del WWF a Santa Teresa con intere generazioni disponibili ad adoperarsi per la difesa dell’ambiente era riuscito ad ottenere uno schieramento trasversale, cacciatori e animalisti, tutti, non i due iscritti come è stato timidamente fatto notare: piuttosto perché i signori dirigenti non si chiedono come mai una sezione fiorente come quella teresina si sia ridotta a non avere più adepti? Non sarà per caso colpa di una politica centrale? Di questo avrebbe dovuto venire a parlare il responsabile provinciale, di questo avrebbe dovuto chieder conto alla dirigenza nazionale, no a perorare una causa invisa a tutto il paese.
L’augurio che viene spontaneo è, non si cerchi di mettersi a fare una sfida a chi è più forte, che si trovi una soluzione che lasciando quello spazio, storico, per la giovane età di questo paese, alle cure di questo Comitato spontaneo che, a sua cura potrebbe restaurarlo riportarlo per quanto possibile allo stato come lo avrebbe voluto quell’Andrea che amava il suo paese e come il suo paese ama lui. Questo è quanto Santa Teresa si aspetta perché anche il WWF possa tornare ad essere quella istituzione nata per il rispetto dell’ambiente nella tutela del territorio e delle tradizioni.

LA MEMORIA NON SI CANCELLA – I LUNGUNESI SI MOBILITANO

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di Beppe Tusacciu
Chi si illudeva che tutto finisse in una bolla di sapone, sbagliava e sbaglia di grosso chi pensa di cavarsela con quattro chiacchiere. Sul problema WWF-casa Andrea Quiliquini si è costituito un Comitato, ma ancor prima, in modo esemplare si è mobilitato l’intero paese, fatto salvo pochi che in qualche modo hanno voluto differenziarsi.
Oggi è stato convocato il Consiglio Comunale aperto e, contrariamente alle lagnanze della minoranza sulla scarsità di presenze a questo tipo di riunioni, si presenta una massiccia partecipazione cittadina a sottolineare la sua convinzione che “casa Quiliquini non si tocca”.
La speranza è che lì Amministrazione Comunale con i suoi uffici ammetta che toccare quell’edificio è stato un errore ed imponga, se il buon senso non è arrivato anche in casa WWF, di rimettere le cose esattamente come stavano. Questo si aspettano i teresini. Sarà così? Se così non fosse dicano chiaramente quali sono le intenzioni, dal clima che si vive in paese parlando su questo argomento non mi sembra che vi siano altri spazi se non mettere in primo piano la volontà di mantenere e valorizzare, in senso di conservazione l’immobile
C’è da dire, che, se il WWF volesse fare il braccio di ferro l’Amministrazione comunale dispone di armi e argomenti seri per evitarlo.
Ho sempre rifiutato lo spirito barricadiero, lo stesso Andrea non faceva parte di coloro a cui piace la lotta guerreggiata, era ed è quello ricordo che ha lasciato di se stesso dell’uomo pacifico, rispettoso della natura che ha sempre seguito nell’amore della sua terra, della Gallura, di Santa Teresa della sua giovane cultura e delle sue tradizioni. Credo che questa volta, nel rispetto delle sue idee che erano di indirizzo verso la conservazione dell’ambiente, Santa Teresa continuerà, come ha fatto in questi giorni, a ricordarlo e onorarlo fra i cittadini illustri di questo paese e nella sua memoria, far rispettare quella volontà non scritta ma che è stata sempre il suo principio che è lì a simbolo della sua persona, della sua opera suo testamento spirituale e come tale dovrà essere rispettato.

PER CASO, NON SARA’ CHE QUESTO GOVERNO PORTA SFIGA ?

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E’ un po di tempo che, quando cammino per le strade, cercando di evitare le buche ormai di casa in tutta italia, non vedo altro che gente con il volto preoccupato e, la maggior parte, in particolare uomini, con le mani nelle tasche dei pantaloni -e donne le ho escluse per ovi motivi, se potessero lo farebbero sicuramente anche loro-. Che stiano facendo scongiuri non potrei dirlo, ma, pensarlo non crea danno a nessuno.
Una volta si diceva: “Piove, Governo ladro”, ora si potrebbe dire: “Tira vento, Governo sfiga”.
Nelle mie letture mattutine ho trovato un reportage di statistiche ha attitaro la mia attenzione che mi piace sottoporlo a chi avrà voglia e pazienza di leggerlo magari con un sorrisetto sotto i baffi (ovviamente, si fa per dire).
Sempre con i dovuti scongiuri, è scritto: “Di certo c’è che da quando i giallo-verdi sono al potere e lo sconosciuto Conte si è insediato a Palazzo Chigi è accaduto di tutto, perfino, per la prima volta in Italia, il vento a velocità di 190 chilometri, terzo grado della scala degli uragani, onde da Tsunami che hanno devastato coste, trombe d’aria mai viste che hanno semidistrutto la ex-ridente Terracina, tragedie in serie da Nord a Sud, mettere in conto anche il crollo del Ponte Marconi e prima di quello autostradale per Bologna per il camion cisterna saltato per aria. Mi fermo qui, ovviamente, perchè l’elenco sarebbe troppo lungo, sarebbe sufficiente consultare la collezione di qualsiasi quotidiano da quando Conte è andato a Palazzzo Chigi ad oggi.
Intendiamoci, pochi italiani lo considerano un vero premier, appena il 16 %, mentre il 58% ritiene che il leader del governo indica Matteo Salvini e solo 14% il povero Luigino Di Maio che perde consensi anche come politico -4%,, seppure sempre sopra il 50%, scavalcato da Conte 59% ed addirittura il suo nemico accusato di tradire l’Italia (ma indicato da Salvini come salvatore dell’Europa e dell’Italia), Mario Draghi, (presidente della Banca Centrale Europea) con il 58% di gradimento appena entrato nell’hit Parade italiana, dove domina il segretario leghista con il 60% .
Se,poi, andate a vedere l’ultimissimo sondaggio odierno vedrete che i sempre maggiori mal di pancia grillini nei confronti dell’alleanza giallo-verde, quindi, del capo politico (si fa per dire) del Movimento sono più che giustificati. La Lega, infatti, è stabile al 30%, mentre i grillini hanno perso, rispetto a settembre, l’1,8%, scendendo al 27,6 con una flessione di oltre 6 punti rispetto alle politiche. Poichè sono in risalita rispetto a settembre sia Forza Italia, oggi quasi al 10% e Fratelli d’Italia al 3,1 % il centrodestra giunge, se unito, al 42,5%, ossia, avrebbe la maggioranza assoluta. Dico avrebbe perchè se Salvini continua a tenere in piedi un governo che non riesce a mantenere le principali promesse del “contratto”, ossia reddito e pensione di cittadinanza (grillini) che non si sa quando partirà e, soprattutto, con le risorse indicate nella manovra ora inviata al Parlamento potrà accontentare solo una piccola parte degli aventi diritto, mentre la famosa quota 100 mini-riforma della legge Fornero, si rivela solo come una finestra che non tutti gli aventi diritto accetteranno perchè andrebbero via dal lavoro con un pensione più bassa del dovuto (Leghisti). Quindi anche qui grosse delusioni, il rischio salviniano di imitare gli alleati-avversari nel dissolvere i voti, appare evidente.
Nè la Lega potrà continuare ad accettare il blocco da parte del M5S delle infrastrutture, ossia 24 importanti opere, soprattutto dopo l’aumento della disoccupazione, la crescita zero, la stagnazione del settore edilizio e le devastazioni degli ultimi giorni.
Non mi sembra un caso che il Governatore del Veneto, che ha avuto ingenti danni, abbia rilasciato un’ampia intervista sostenendo che dall’emergenza di questi giorni emerge un insegnamento: “Servono opere, opere, opere per mettere in sicurezza il territorio, per il monitoraggio dei fiumi e la manutenzioni dei boschi. E servono opere infrastrutturali come dell’Alta Velocità e la Pedemontana veneta e lombarda”. Musica, questo, per l’ANCE, secondo la quale se riattivassero tutte le famose 24 opere si potrebbero creare addirittura 300 mila posti di lavoro.
Zaia non è un leghista qualsiasi come non ,lo è il presidente della Lombardia che reclama da tempo, la realizzazione della Pedemontana lombarda: se aggiungete che tutte le associazioni industriali ed imprenditoriali del Nord Italia hanno sollecitato a gran voce le grandi opere forse, presto, Salvini sarà costretto a quello scontro decisivo che, sino ad ora, ha evitato, logorando, comunque, l’alleato-avversario Di Maio ed i grillini, ma indirettamente danneggiando gli italiani.”
Scusate, da stamane, dopo questa allettante lettura non posso che adeguarmi e camminare con le mani in tasca.

LA COMUNITA’ DI SANTA TERESA CHIEDE CHE VENGA RISPETTATO LO SPIRITO ECOLOGISTA DEL SUO CONCITTADINO ANDREA QUILIQUINI

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In questi giorni ho seguito con attenzione la vicenda della casa donata al WWF Italia dal cittadino di Santa Teresa, Andrea Quiliquini.
La casa, composta da una parte coperta e da un cortile che il compianto Andrea da quel grande ecologista che era, nonchè laureato in agronomia, aveva sempre tenuto in esercizio quel cortile per le sue sperimentazioni nella ricerca di mantenere e valorizzare specie di piante autoctone che correvano il rischio di estinzione vittime del progresso.
La casa, da quel che si evince dai vari interventi sia sui social che sulla stampa locale, ma anche da ricordi visivi di chi ha vissuto e vive a S. Teresa, è rimasta in esercizio e curata per quanto possibile dalla moglie del compianto Andrea, anche lei sulle orme del marito, e, perchè no, dal figlio Renato per il quale è facile affermare che buon sangue non mente: tutto questo finchè alla signora Quiliquini non è stato fatto capire che era ora di farsi da parte, il suo tempo come la sua collaborazione era arrivata al capolinea.
Comunque, negli ultimi tempi, la casa, da antica è diventata vecchia e da vecchia stava diventando cadente, un intervento doveva essere fatto, bisognava restaurare, parola da usare per il significato storico, cioè: “intervento edilizio per la conservazione e la valorizzazione di un edificio senza alterarne la forma e la divisione (Zingarelli)”. Capisce signora Bianchi cosa intende la cittadinanza di Santa Teresa? Ho letto attentamente l’articolo apparso oggi su La nuova Sardegna che, se non ho capito male, riporta il suo pensiero compreso il ricorso alle vie legali per chi non la pensa come lei. Io non so cosa intende quando dice che ‘il WWF nazionale non è protagonista di alcuna cementificazione’: se si riferisce al tutto il territorio nazionale dove opera nessuno quì a santa Teresa credo abbia possibilità di verifica, mentre per quel che riguarda l’immobile in oggetto, le foto parlano chiaro: l’immobile aveva urgente necessità di restauro e su questo nulla da dire, ma che su una foto fatta di recente sia ben chiara la gettata di cemento su questo nessun dubbio. E’ giusto che difenda l’onorabilità dell’Associazione, quindi è da ritenere che non è stata lei ad ordinare quella piattaforma che è stata colata nel cortile/orto, lo ha fatto l’impresa di sua iniziativa? Denunci e faccia rimettere in pristino il mal fatto.
Mi dispiace doverle sottolineare che lei come me è ospite di questa comunità, per quel che mi riguarda mi sento adottato ma non dimentico mai la mia posizione e cerco sempre di essere un passo indietro dei teresini.
Quell’edificio, avamposto della vecchia comunità abitativa di Santa Teresa, oltre a ricordare il donatore, tutti hanno sempre saputo che sarebbe stato valorizzato nello spirito e nelle intenzioni di Andrea che nel ricordo del nonno che trascorreva la sua vecchiaia curando quelle poche piante che poteva coltivare, mi dicono che sino alla colata di cemento addirittura vi era una vecchia vite che nel dialetto gallurese veniva chiamata “caracaghjola” ed era il vitigno base dell’antico vino rosso gallurese. Lo so, queste cose possono non interessare a chi non conosce la nostra terra ma, credo, sono convinto che Renato, figlio di Andrea sarebbe stato ben felice di mantenere quella vite che risaliva al suo bisnonno e che suo padre aveva mantenuto in vita non solo per il ricordo bensì per l’onore e l’orgoglio di essere cittadino del vecchio Lungoni.

I MERCATI CONTINUANO AD INFIERIRE. MA, CI VOGLIONO VERAMENTE TUTTI PIU POVERI?

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Non vorrei dirlo anche se, in effetti, le cose stanno esattamente così. I due vice premier stanno giocando duro, con una spavalderia che poco si addice alla reale situazione del nostro Paese. Siamo tutti consci delle qualità e delle risorse del nostro popolo, ciò non toglie che il nostro debito pubblico e il non volerlo considerare può portarci ad effetti talmente gravi tanto da non poter aspettare a quei famosi sei mesi che ci separano dalle elezioni europee tanto invocate in questi ultimi giorni da Di Maio e da Salvini.
L’arroganza e il trionfalismo dei nostri vice, e l’assenza totale del Premier, verso quelli che definiscono, burocrati di Bruxelles, prima che vadano via ci puniscono pesantemente attraverso un mercato inclemente che già ha iniziato a dare segni preoccupanti con il risultato che a rimetterci siamo noi poveri ed inermi cittadini, non loro, i politici che ci stanno governando in maniera dissennata.
Diceva il nostro celebre e bravo allenatore della nazionale di calcio Trapattoni: “Mai dire gatto finchè non l’hai ne sacco”, questo in relazione ai risultati che avranno le prossime elezioni europee. Pensare sin da oggi al risultato che si potrà avere a maggio 2019, anche se i sondaggi vedono i socialisti alla canna del gas, e il PPI in grande difficoltà, dare per scontato un risultato favorevole ai nostri movimenti giallo-verdi allargato all’intero continente potrebbe esser azzardato.
Comunque, questo coro dei due big, giallo e verde, sul licenziamento, da parte degli elettori, tra sei mesi, ossia dopo le elezioni europee di maggio, è per la maggior parte frutto del grillino di un crescente nervosismo con messaggi minacciosi all’alleato-rivale ( “non si torna indietro o si va al voto”) e in Salvini, di tattica, comunque rischiosa. Lui, Salvini, sa bene che la manovra non regge e che, in particolare, il reddito di cittadinanza è una follia che sta provocando pesanti critiche tra l’elettorato del Nord e tra gli stessi parlamentari leghisti. Deve, però, far finta di appoggiare Di Maio per evitare che quello faccia la crisi di governo, addossandone la responsabilità alla Lega e, poi, fare un governo con l’estrema sinistra (significativo è il sì di alcuni esponenti al reddito di cittadinanza) e ad una parte del Pd , quello non renziano. .
Il leader leghista rischia grosso, perché sa bene che la maggioranza degli italiani e la stragrande maggioranza del suo elettorato sono contrari a elargire quel “reddito”, perciò non può andare troppo per le lunghe, sino, cioè, alle “europee” come proclama, perchè potrebbe perdere molti consensi. L’Unione Europea è, per tutto questo, la sua salvezza, una bocciatura del bilancio dello Stato e l’apertura di una procedura d’infrazione alle regole, gli consentirebbe di dare la responsabilità a Bruxelles dell’impossibilità di mantenere le promesse elettorali ed il “contratto di governo”.
In questo Di Maio faccia pure la crisi , come sperano i leghisti.
Il problema è se i giochi saranno proprio questi e l’azzardo dei salviniani può far sfuggire di mano la situazione con conseguenze non calcolabili. Di certo sempre negative per i cittadini, sulla cui pelle si giocano partite politiche che possono, alla fine, portarci al disastro.
Non ci rimane che incrociare le dita e, parafrasando quello che Papa Francesco ripete soprattutto ai giovani. “Non facciamoci portar via almeno la speranza”.

Le sceneggiate di Di Maio – una vittoria di Pirro?

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Queste esternazioni rumorose per quanto vuote di significato lasciano sbalordito quel popolo che iniziava a pensare, a non del vero, più per Salvini che per lui, Di Maio, che, forse, qualcosa di costruttivo, questo governo potesse fare. Poi, la sceneggiata del balcone di Palazzo Chigi, come a voler rievocare ben altro balcone, con l’auspicio dei benpensanti che questo abbia ben altri sfoci che quelli tragici per il popolo di allora. Questa sceneggiata, degna solo delle origini del vicepremier, ha già causato danni rilevanti all’ economia del nostro Paese e, di conseguenza alle tasche dei cittadini che, senza colpo ferire si ritrovano, per ora, a pagare qualche punto in più sui mutui che hanno in essere. Altro che esaltazione, qui c’è da stare in guardia a non commettere errori irreparabili, bisogna dare il giusto peso alle parole del Capo dello Stato, non dobbiamo sottovalutare il dettato della Costituzione che prevede il pareggio di bilancio, non bisogna sottovalutare che sindacati, industriali,e,varie categoria sono sul piede di guerra per una manovra che ignora completamente il lavoro, gli investimenti, ed il ceto medio che sta subendo una spinta verso il basso. Il giovane Di Maio di questo avrebbe il dovere di preoccuparsi, anziché esultare prima di esporsi alle carnevalate, dovrebbe avere sempre ben chiara la situazione che di giorno in giorno sta diventando sempre più drammatica, dovrebbe pensare che a giorni dovrà chiedere un megaprestito ai mercati e che questi in una situazione di incertezza forse non vorranno correre il rischio di acquistare alcunché. Altro che sventolare bandiere,, non si vedo proprio il motivo che possa indurre Di Maio e company a questa esplosione di gioia, forse il presunto capo politico dei grillini farebbe meglio a riflettere sul trappolone che gli ha preparato Salvini che lui credeva di aver messo nel sacco inducendolo a cambiare drasticamente posizione, accettando quel 2.4% di debito.
Il leader della Lega intendeva mantenere i conti in ordine, appoggiando Tria, e l’aveva detto chiaramente, ottenendo applausi e consensi, alla platea di imprenditori presenti a Villa d’Este al Forum Ambrosetti sull’Europa. Non è passato molto tempo per aver dimenticato che lì e, poi, anche dopo il vertice con i suoi esperti economici Salvini aveva detto “noi siamo responsabili,,: così saranno contenti i mercati ed i vertici dell’UE”. Poi l’improvviso voltafaccia, sforiamo, sforiamo, a braccetto con Di Maio che voleva tanti miliardi da spendere.
Perchè questa clamorosa virata? Il motivo è semplice: i grillini avevano minacciato la crisi di governo se non si fosse finanziato il reddito di cittadinanza, tra l’altro inviso a molti leghisti e il ministro dell’Interno non poteva assumersi la responsabilità di una crisi, che pure vuole fatta, però, dall’alleato perchè diversamente questo poteva addossare alla Lega la responsabilità del fallimento del governo giallo-verdi e, quindi, recuperare molti voti, compresi quelli sugli emigrati, nei sondaggi, verso i salviniani, i quali sanno bene che il Def com’è congegnato non può reggere al terremoto dei mercati e dello spread, oltre a Bruxelles, al Presidente della Repubblica e ai probabili declassamenti delle agenzie di rating.
Cerchiamo di essere realisti, senza farci incantare dalle dichiarazioni anti-Ue di Salvini, dalle punture di spillo verso il Quirinale: a mio parere rientra tutto nella più ampia sceneggiata messa d’intesa con Berlusconi. La riprova si trova nell’intervista odierna su “Repubblica” del potente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti che, di fatto, annuncia profondi cambiamenti al Def, mostrandosi d’accordo con Mattarella sull'”esigenza della stabilità del debito”. Ed è estremamente significativo il riferimento di Giiorgetti al 2011 , sostenendo che da quella “esperienza dobbiamo trarre insegnamento” ed “allora ricordiamo che dobbiamo andare sui mercati a vendere i titoli di Stato, possibilmente con interessi accettabili”. In sostanza: “dialogo con il Quirinale” e “ricordiamo che sui mercati dobbiamo vendere i nostri titoli di Stato”.
Così disse il pezzo da novanta leghista , probabile premier , non sgradito ai renziani, di un eventuale governo di centrodestra. Ed è evidente che sforando i patti sottoscritti con Bruxelles ed arrivando ad un ulteriore pesante debito del 2,4% rispetto al Pil sarebbe difficile trovare compratori su quei mercati visti dai grillini come un nemico da abbattere.
L’impressione è che Di Maio dovrà presto dimenticare la sua entusiastica gioia e, chissà che questo non faccia piacere anche ad una certa parte dei grillini?.

UNA TEMPESTA ANNUNCIATA

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Siamo al termine di un’estate climaticamente molto calda non solo per la temperatura che un solleone inclemente ma, anche per una situazione politica che definire “ingarbugliata, si potrebbe sembrare un eufemismo.
L’ultimo colpo per dirigersi verso un autunno altrettanto caldo ce lo ha dato l’agenzia Fitch Ratings con i suo rapporto sul nostro Paese: confermando il nostro rating, confermando la classifica delle tre B ma, allo stesso tempo passando da uno stato di stabilità, ad uno di alta precarietà. Lo ha fatto soffermandosi sulle ampie motivazioni economiche che hanno contribuito e continueranno a rendere sempre più precaria la situazione in Italia ma, concludendo che la fondo di tutto, e lo sostiene chiaramente a scanso di ogni possibile equivoco, è la politica instabile e poco convincente del nostro governo. Praticamente stiamo nel bel mezzo di una tempesta annunciata per salvarci dalla quale non sono state prese le precauzioni del caso.
Dice esattamente il rapporto dell’agenzia: “il rischio economico per l’Italia deriva “in parte una funzione della natura nuova e non testata del governo”, con “le notevoli differenze politiche tra i partner di coalizione e le incoerenze tra l’alto costo per attuare i nuovi impegni stabilito nella sua politica del ‘Contratto’ e l’obiettivo dichiarato di ridurre debito pubblico”.
In pratica richiama la maggioranza di governo a rivedere le posizioni, “il contratto”, la sua realizzazione.
Come dare torto a all’agenzia? Un governo fatto tra due contendenti che nulla hanno in comune, l’anima rancorosa grillina impersonata da un sempre più scarso Di Maio, nemica di chi produce, opaca nelle scelte, in cerca di una giustizia sociale ottenebrata da un “reddito di cittadinanza” che, nelle migliore delle ipotesi, potrà produrre solo l’aumento dell’esercito dei disoccupati, specialmente nel meridione. C’è poi Salvini che sta insieme ai suoi alleati antagonisti solo perchè in questo momento il suo perseguire la lotta agli sbarchi degli immigrati sembra favorirlo nel consenso del Paese. Ma, quanto può durare questo consenso?
No prendo in considerazioni quella forza moderata che fa capo a Tria e Moavero e pochi altri che compiono sforzi sovrumani nel tentativo di smorzare quella barriera di fuoco che divide i due contendenti e che, malgrado tutto ancora li tiene separati da quello scontro frontale che porterebbe, almeno si spera, a quella crisi di governo che è in atto sin dal momento che è stata votata la fiducia.
Scrive Beppe Severgnini nel suo settimanale: “nuvole nere sull’Italia d’autunno, ma Lega e Cinquestelle fanno finta di non vedere” Ed aggiunge: ” non parlavo solo dei mercati che pure cominciano ad emettere rumore di tempesta. parliamo degli investitori esteri: quale grande gruppo internazionale mette i soldi in un Paese dove il capo del governo -un giurista!- dice : “Non possiamo attendere i tempi della giustizia”. E dove, aggiungo io, quello stesso premier invece di appoggiare il suo ministro dell’Economia che intende tenere in ordine i conti come prescrive Brexelles e d’accordo con il suo vice e superministro di Maio che ritiene carta straccia i trattati, ricatta di continuo e senza successo i vertici UE e vuole a tutti i costi sforare il 3%” .
A poco valgono le parole distensive che vengono fatte tra pelare da Palazzo Chigi dove si sostiene che le regole economiche non le dettano le agenzie di rating, una cosa però è certa influenzano, non certo positivamente i mercati e a soffrirne le conseguenze non sono certo Di Maio e Salvini.
Si è sempre detto che una crisi di governo è sempre una calamità e lo sarà ancora ma, quanto le maggioranze vengono fatte al di fuori della logica, la decisione di dare un taglio diventa indispensabile. Salvini, ancora in vantaggio sul suo diretto rivale, deve convincersi che è giunto il momento di scegliere, deve farlo prima che sia molto tardi e che che popolo narcotizzato da un populismo senza ideali lo scarichi prima che questa situazione divenga irreversibile e drammatica. Salvini costringa Di Maio alla crisi di governo, questo è il momento che in molti, anche tanti grillini stanno aspettando. Con un governo “provvisorio” magari diretto da un Cottarelli in buona vena che accompagnandoci al voto, ci lasci una ciambella di salvataggio in questo mare in burrasca.

CALA SPINOSA – MA SONO PROPRIO TANTO QUESTI TRE EURO?

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Come cambia il mondo, una volta, non molto tempo fa, la terza pagina dei quotidiani era dedicata alla “cultura”, le ciacole paesane nascevano, prendevano forma e si diffondevano nei negozi di barbiere, la vera gazzetta si formava all’uscita della santa Messa mattina, edita dalle anziane beghine che presenziavano alla funzione religiosa. Oggi tutto è cambiato, ai quotidiani non basta più la terza pagina, vengono infarciti di pubblicità, spettacoli, ed anche cultura, mentre, a sostituire quella che era la funzione del barbiere e delle beghine è arrivato con celere affermazione l social on line che , quasi a voler essere un manifesto simile all’antico “Pasquino” dove, però, trovi di tutto e di peggio, fandonie, denunce, contumelie, pettegolezzi, insulti e chi più ne ha più ne metta.
Se prendiamo i giornali locali poco si discostano dai social e spesso prendono spunto da post social per redarre articoli o, addirittura, editoriali e articolesse.
Questi ultimi giorni, La Nuova Sardegna ha dato ampio spazio a Santa Teresa Gallura: la cittadina ha avuto l’onore della prima pagina per una vicenda di “tutti i giorni”, singolare solo perchè la cosa viene da un privato, uno di quelli che investono i propri quattrini in iniziative singolari dove e per qualcosa, nessuno prima di loro aveva pensato, hanno aperto un locale in un luogo, fra i più belli della costa teresina, valorizzando la località già conosciuta ma che solo pochi avevano messo in risalto, in primis quegli ambientalisti con il naso all’insù che riescono a vedere tutto in seconda analisi, cioè a rimorchio delle cose fatte.
Il riferimento è alla vicenda dei “tre euro”: a Cala Spinosa, località situata a poca distanza dal faro di Capotesta, visione dalla rotonda che immette in una zona ex militare dove faro e casermette risalenti alla seconda guerra mondiale, sovrastanti un’altra meravigliosa cala (Cala Grande), mai discussa dai signori difensori dell’ambiente, occupata da non si sa bene chi e dove se ti avvicini, ti dice bene se gli occupanti si esibiscono solo con spettacoli non proprio edificanti oppure potrebbe capitare di essere accolti da una nutrita sassaiola. Ma, torniamo alla nostra zona, Cala Spinosa: sino a qualche anno fa, dove adesso è stato inserito il locale in questione, vi era uno spiazzo che serviva, più che altro come rampa di lancio per tutti quegli oggetti che era troppo faticoso portare in discarica e in molti, allora, erano teresini, preferivano farli rotolare per quella specie di burrone che porta alla spiaggia. Nelle estati di altri tempi qualche coppia si fermava in quella terrazza e, poichè la bellezza del panorama ispirava dolcezze amorose, tutto proseguiva per lidi erotici, tanto è che una coppia, forse più irrequieta delle altre, andò a finire di sotto e, per fortuna gli occupanti dell’auto ebbero solo un grande spavento anche se la cosa, in un contesto di puritanesimo, creò enorme scalpore.
Tutto questo per dire che, come è stato sottolineato da un nativo di Capotesta, a nessuno passava per la mente di avventurarsi in quel dirupo scosceso, neppure i signori ecologisti incalliti osavano avventurarsi, se qualcuno preso dalla curiosità di quel fazzolettino di spiaggia, vi arrivava a nuoto partendo dalla banchinetta militare oppure, a piedi, arrampicandosi sugli scogli, quelli che arrivavano in barca preferivano godersi lo specchio d’acqua senza toccare terra.
Tutto è mutato quando è nato il Sea Lounge. Quando è stata vista l’imboccatura del locale qualche temerario, preso dalla curiosità, ha azzardato ed è arrivato sin giù sull’arenile (si fa per dire) e, passa il primo, poi in secondo e così via, si è formato il sentiero da capre e cinghiali così come è tuttora. Poi, quando arriva la massa, il rispetto scema ed allora ha avuto inizio la battaglia del rispetto e della pulizia: quello che vi si lasciava, sono cose difficilmente descrivibili, ma, nei circa sei anni di gestione del locale, mai nessuno, neppure uno straccio di volontario si è presentato per dire: “Diamo una pulita”. Degli ecologisti, quelli che sbraitano improperi in tutte le direzioni, neppure l’ombra, poi, di questi ultimi neppure parlarne, capaci solo di mettersi al riparo di una tastiera e da quel pulpito, tuoni, fulmini e saette, di fronte al monitor non c’è bisogno di sacco , guanti e paletta, da li si può dire tutto e di più,si possono invocare le istituzione che, ormai, anche loro si accorgono dei problemi solo quando qualche tizio spara sentenze, urla allo scandalo dalla propria casa senza tener conto che al turista serio piace trovare servizi e pulizia cosa che qualche volta viene lasciata all’improvvisazione.
Vale la pena lamentarsi se, a fronte dei servizi che quella società offre, venga corrisposto il pagamento di un tiket di appena tre euro? Considerato che tutta la lamentazione viene fatta da persone abbastanza note, le solite, del contro tutto che, ad esempio nulla hanno trovato da ridire quando dei bambini che avrebbero dovuto partecipare ad un torneo di calcio a La Maddalena, dovettero rinunciare per l’esosa della tassa di sbarco che gli veniva applicata?
Vorrei tornare con quei signori, su Cala Grande, si quella cala, la più bella di Capotesta occupata, come dicevamo da individui non meglio identificabili dove grazie a qualche amministratore di altri tempi, illuminato e propulsore del turismo sociale ne è diventata quasi una comunità, inaccessibile a chi vorrebbe ammirarne la bellezza. I signori ben pensanti non credono che se quella cala fosse ripulita dalle sconcezze che vi albergano sarebbero ben disposti magari a pagarne, magari, cinque di euro?
Una riflessione complessiva: io, al posto di questi amanti del territorio incontaminato, la farei, anzi, perchè non ci pensano le istituzioni? In fondo certe bellezze non valgono meno di un museo e perchè non mettere tutti nelle condizioni di poterne fruire?