LA MINISTRA AZZOLINA SBROCCA: “ CE L’HANNO COM ME PERCHE’ SONO DONNA E SONO GIOVANE…”.

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Ormai Siamo arrivati al fondo, siamo veramente al ridicolo con questi ministri da barzelletta dove vogliamo andare? la Ministra dell’Istruzione ha superato il limite della decenza. Ora se la prende con i sindacati che vedendo un futuro prossimo nero, tutte unite le cinque sigle, sparano a zero: “situazione disastrosa siamo partiti in ritardo e i ritardi aumentano La ministra dell’istruzione fa passerelle, ma i dirigenti scolastici sono in lacrime e con il metro in mano. Così a settembre si torna alla didattica a distanza”. E lei, la ministra Azzolina, si risente: “I confederali dicono no a tutto.mi attaccano perchè sono donna, sono ministro Cinque Stelle, sono giovane, c’è l’idea che noi M5s siamo incompetenti anche se io ho due lauree, l’abilitazione all’insegnamento, specializzazioni. Adesso basta. In realtà la scuola viene usata per prendere consenso elettorale e se restiamo così non cambierà mai nulla. Noi stiamo facendo cose meravigliose per la scuola italiana. Noi a settembre siamo pronti, ma ognuno deve fare la sua parte, non si può sempre dire no a tutto, ad ogni tentativo di innovazione, serve coraggio”.
I sindacati, però, non incassano e vanno giù duri..Francesca Sinopoli, segretaria generale Flc della Cgil dice che “oggi i dirigenti scolastici sono alla disperata caccia di spazi,ma se non ci sarà organico aggiuntivo tornerà la didattica a distanza. Con 7 docenti in più per ogni istituto non ci sono le condizioni per ripartire. Per riaprire la scuola a settembre servono ulteriori investimenti ed un organico straordinario”. Le fa eco , con ancora maggiore durezza Maddalena Gessì, segretaria Cisl Scuola :” la ministra Lucia Azzolina ha detto e continua a ripetere che ha chiesto al ministro delle Finanze 78 mila docenti a tempo indeterminato in più. Ha spiegato anche ieri che a inizio agosto ci sarà una risposta del Mef. LA MINISTRA MENTE E SA DI MENTIRE: settantotto mila insegnati in più non ci sono e lei lo sa: Anche se il ministro Gualtieri dovesse accordare l’assegnazione, nelle graduatorie mancano docenti di molte discipline e dei cicli scolastici superiori. La ministra Azzolina aveva la possibilità di assumere insegnanti subito attraverso un concorso per titoli e servizio, si è opposta cocciutamente e adesso siamo in dirittura d’arrivo al primo settembre con duecentomila supplenti necessari e la possibilità che non si riescano a nominare. La ministra continua a fare passerelle, soprattutto provvedimenti-passerella, ma le passerelle crollano”.
Anche per Pino Turi, segretario Uil scuola, oggi la scuola è uguale a quella lasciata a giugno perchè ” ai ritardi di aprile e di maggio l’Azzolina sta aggiungendo quelli estivi. La ministra è una padrona di casa che, mentre la casa brucia, chiama l’arredatore per sistemare i banchi. La scuola sta bruciando e i dirigenti scolastici hanno le lacrime agli occhi:”
Sarcastica, invece, Elvira Serafini dello Snals: “la ministra vive su Marte, la scuola non è quella del Mulino Bianco”. Mentre Rino Di Meglio di Guida degli insegnanti ha detto: “tre settimane fa la Azzolina ha dichiarato che ogni istituto possiede il suo cruscotto per calcolare gli spazi, ieri la ministra ha fatto appello ai presidi affinchè segnalino gli spazi necessari. E’ un continuo avanti e indietro Il ritardo è spaventoso e lo scaricabarile su scuole ed enti locali è intollerabile. I nostri dirigenti scolastici non saranno corresponsabili di questa ripartenza e non firmeranno nulla. Oneri e onori spettano al Ministero”. E la riprova di questo caos è che non pochi presidi rinunciano alla promozione e tornano a fare i semplici insegnanti. Secondo voi sbagliano i sindacati o sbaglia la ministra che ritiene di aver fatto e fare cose meravigliose per la scuola italiana? Chi ha figli o nipoti in età scolare o nelle scuole superiori sa bene chi ha ragione e se servirebbe un ben diverso responsabile del Ministero dell’Istruzione.
Così tanto per concludere la passerella la Azzolina alle accuse rivoltegli da Salvini, lo sfida ad un dibattito televisivo. Si ve che siamo proprio alla frutta. Poveri noi!

QUATTRO CHIACCHIERE SOTTO L’OMBRELLONE

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Una vera burrasca estiva in casa nostra. Tranquilli nessuna previsione meteorologica, solo nella politica che dato il periodo, oso definire da spiaggia. Ma, vediamo i due fronti: nel centro destra due fazioni una tranquilla seria che va avanti con passo cadenzato, un’altra che invece si agita, si infuria, smoccola. Chi sarà ad affermarsi è difficile dirlo. Il tempo stringe, le elezioni sembrano tanto lontane, poi, così non è, agosto passa in un baleno e ci siamo.
Lato opposto: le cose sembravano ormai ben definite e, forse se le elezioni si fossero fatte al tempo giusto, cioè, se non fosse intervenuta la pandemia per allungare i tempi della legislatura, avremmo forse avuto sindaco e amministrazione già operative e, secondo la parte sinistra, a sostituire il nostro stefano Pisciottu un suo beniamino. Chi? All’epoca sembrava già deciso: GianBattista Manduco in pole position, sembrava, allora, avere la macchina più veloce, c’erano anche altre aspirazioni ma, in quel momento nulla di interessante. La maledetta pandemia, rimanere chiusi dentro casa ha stuzzicato la fantasia di altri, anche il nostro Stefano ha acuito le sue riflessioni e, da buon regista ha ritenuto giusto impegnarsi perché la sua amministrazione, diciamocelo, seppur non brillante nella sua seconda fase, vorrebbe ci fosse un Consiglio di proseguimento. Ma, come si suol dire, “l’appetito vien mangiando”, anche altri oltre al noto GianBattista, hanno pensato che nulla osta avere ambizioni perciò quella sedia vacante è diventata appetibile tanto che più di uno avrebbe pensato che a stabilire chi poteva essere Primo cittadino, cioè, Capolista a dirlo altri non potevano che i cittadini e pertanto la panacea quale poteva essere se non quelle famose “primarie” tanto care al Renzi nazionale.
Quest’idea ha così allargato la rosa dei candidati al trono: oltre un primo al maschile ed uno al femminile, si torna al maschile e si affaccia così alla ribalta il Dr. Asara: Dio ci salvi, fulmini e saette, per il nostro Stefano -secondo uno dei mosconi di quelli che normalmente approfittano delle finestre aperte per uscire dopo aver fatto un po di frastuono- sarebbe una canditura accettabile, ma, gli altri, guai ma come, non era di destra? Si, era di Berlusconi, mai e poi mai, a noi di sinistra non piacciono i saltimbanchi, tuonano gli elettori, non parliamo degli altri che qualche ambizioncina l’hanno ancora.
Ad oggi -questa volta si tratta di una farfallina quelle che chiamiamo in gallure “Barabattula”-ci dice che onde evitare gesti inconsulti in una riunione che voleva essere pacata ma sotto ribolliva una specie di vulcano pronto a far schizzare fiumi di lava incandescente salta fuori un altro nome al quale chi l’ha tirato fuori sostiene che a lui non si può dire di no: in effetti ci sarebbe da dare ragione, si tratta di un dirigente di partito, persona di tutto rispetto, nulla da dire, solo una voce maliziosa, nel riserbo dell’anonimato, al termine della riunione, tirando le somme in privato si è lasciato andare ad uno sfogo: “A me Tomaso piace ma peccato che sia nipote di Stefano, cosa vuol fare Stefano una dinastia?”
Vi risparmio quello che avviene nell’ambito dell’altra sinistra quella che ritiene di rappresentare la parte storica, “l’idea” di Gramsci secondo l’Architetto Paggiolu che, tra una citazione e l’altra vorrebbe unire il diavolo e l’acqua santa. Peccato che coordinatore di questo accrocco sia l’unico politico di tutto il quadretto sopra descritto: Nino Nicoli, degno di ben altri scenari.

“QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE” AUTOSTRADE NEMMENO GADDA L’AVREBBE IMMAGINATO . MA A RIMETTERCI SIAMO SEMPRE NOI CITTADINI !

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Chi ha conosciuto il sistema delle partecipazioni statali, di fronte a quanto sta succedendo in questi ultimi giorni, non può che sorridere e rimpiangerlo, riservandosi la rabbia che inevitabilmente ribolle.
Pensate poi a che quel sistema ha vissuto sino all’ultimo. Ed ora si procede ad acquistare quello che si era creato con tanta fatica, svenduto, quando non regalato. E, a cosa assistiamo che il peggior nemico delle PPSS, oggi si fa grande sostenendo quel sistema che in modo determinante ha contribuito a distruggere.
Se si pensa a tutti quei settori strategici che in mano allo Stato avevano dato lustro e benessere al nostro Paese, settori importantissimi, dalle comunicazioni all’acciaio dai metalli al petrolio, dai trasporti al turismo, ed ancora tanti altri importantissimi settori ora in mano al mercato estero che viene in casa nostra a vendere, incassare e portare altrove gli utili o che, quando quegli utili non sono soddisfacenti come vorrebbero ci costringono ad intervenire, con il pretesto di salvare l’occupazione, con interventi economici massicci dello Stato per ripagare quello che era stato ceduto e spesso senza neppure riprenderne il possesso.
L’Alitalia, era l’orgoglio del Paese, ceduta a privati e da allora è stata ripagata chissà quante volte; la Finsider: cosa sta costando? Capitali immensi vengono impegnati senza alcun ritorno; il sistema del trasporto marittimo, messo in mano, purtroppo, ad un italiano che lo ha letteralmente distrutto.
Ma, di cosa vogliamo parlare dell’Eni? Enrico Mattei, si, colui che passando dalla Resistenza all’imprenditoria di Stato aveva creato una Compagnia petrolifera, concorrente, addirittura di quelle che chiamavano le sette sorelle, come venivano indicate le grandissime Compagnie che controllavano il mercato del petrolio, si, proprio lui che aveva sfidato quei colossi partendo da Cortemaggiore per acquistare petrolio dall’Unione Sovietica e impegnandosi nella ricerca in Medio Oriente, sino a rimetterci la vita, ed ora? Dopo una privatizzazione più o meno fasulla, lo ritroviamo a sfruttare posizioni di parcheggi e lavamacchine. Da non credere, l’orgoglio italiano caduto così in basso.
Ed ora stiamo dibattendo sulle Autostrade che amministrate con scelleratezza, sono diventate un pericolo pubblico si sta trattando per ricomprare ciò che è nostro: mi si obietterà che erano state date in concessione ma, almeno dalle ultime battute, per poterle riprendere bisogna subentrare nella società che le gestisce e lo si dovrà fare con i quattrini della Cassa Depositi e Prestiti, cioè con i soldi dei cittadini.
Conte, PD e M5s (un pò meno Di Maio) cantano vittoria per aver “punito” i Benetton e per Cassa Depositi e Prestiti che si prende il 51% di Autostrade ed entro un anno i vecchi proprietari passerano dall’88% al 10-12 e, poi, via, nemmeno un posto nel cda. Niente revoca della concessione, ma passaggio ad una “public company”, che poi proprio così non è, visto che i soldi messi non sono dello Stato, ma di una società che investe i risparmi postali degli italiani e che Dio ce la mandi buona perché dopo tutto questo putiferio, con tariffe più basse, controlli maggiori (sulla carta) per la manutenzione i margini di guadagno saranno ridotti all’osso e chi metterà euro per essere socio in una società che rischia di portare scarsi utili ?
L’ex-ministro Toninelli che tutto questo “affaire” aveva sollevato e che gli stessi grillini hanno tolto dal governo, ha gridato via social “Abbiamo vinto,pagano i Benetton”: i quali potranno anche dire di essere stati espropriati, come hanno fatto, ma in realtà, grazie all’accordo, hanno recuperato in borsa centinaia di migliaia di euro con l’aumento delle azioni, che continuano a salire, di Atlantia , (proprietaria di Autostrade) e di tutte le altre loro società, guarda caso.
In sostanza a guadagnarci, alla fine, saranno proprio coloro che i grillini volevano cacciare via anche a rischio di pagare una cascata di miliardi come risarcimento con una causa che si sarebbe probabilmente conclusa sulla pelle dei nostri nipoti:
A leggere oggi i giornali c’è, quindi, da farsi venire il mal di testa, e m’è proprio venuto il ricordo di un famoso libro di Carlo Emilio Gadda dal titolo “Er pastacciaccio brutto de via Merulana” sì che in tutta verità potremmo parlare “der pastacciaccio brutto de”Autostrade”.
Che sia così lo dicono i titoli dei nostri maggiori quotidiani, con quelli non in linea con il governo che sparano a zero tipo “Conte rende ancora più ricco Benetton” (Il Tempo) “Fine della pantomima: Giuseppì perde (di nuovo) la faccia- Conte fa un regalo ai Benetton. Italiani cornuti e mazziati” (“La Vertà”), “Regalo all’azienda di Treviso-Beati lor signori” (“Libero”). Forti perplessità per l’operazione compiuta dal Consiglio dei Ministri, dopo una notte di tensioni e di scontri conclusasi alle 5 e mezzo del mattino, si trovano nei nostri tre maggiori quotidiani: “Autostrade, la svolta e i dubbi. Stato in Autostrade, ecco il patto Conte: fatto l’interesse pubblico” (“Corriere della Sera”), “Chi paga per questo pasticcio” (La Stampa”) “Dal prezzo ai nuovi azionisti tutte le incognite ancora sul tavolo” (La Repubblica”), “Autostrade: Conte piega M5s, grillini scontenti. Dubbi PD, renziani critici.” (Il Messaggero”)
Che questo “affaire” lasci profondi strascichi nella maggioranza e creato un ulteriore barriera con l’opposizione è dimostrato da una serie di interviste e di articoli come gli editoriali di Carlo Cottarelli “Interesse pubblico e calcolo politico” e di Claudio Tito (“La maggioranza naviga a vista”) su “Repubblica”, l’editoriale di Massimo Franco(“Il rischio statalismo”) sul “Corriere della Sera”, il retroscena del Cdm su “Repubblica (“Di Maio raggela Conte:non hai vinto.Molti dei nostri non capiranno” e sul “Corriere della Sera (“Liti e caso De Micheli Ma il premier (infuriato) non pensa al rimpasto-E Franceschini frena il ministro degli Esteri.”
Come corollario cito “Il Sole 24 Ore”. quotidiano della Confindustria che su Autostrade fa un titolo anonimo (“Ad Aspi 4 miliardi il controllo passa a Cassa e fondi”), mentre titola, a tutta prima pagina: “Ingorgo fiscale, in 15 giorni 246 scadenze”. Se aggiungete che il Recovery Fund si avvia ad un taglio da 100 miliardi,come titola lo stesso quotidiano(“”in discussione taglio di 100 miliardi ai sussidi”, cioè da 500 a 400 miliardi come non vuole Conte-ndr) siamo ad un nuovo annunzio di tempesta per il governo, come da alcuni giorni due nostri maggiori quotidiani indicano anche avendo rispolverato , con grande evidenza, un Gianni Letta tornato in azione, avendo riportato Forza Italia al centro del dibattito politico, sia trattando con il premier Conte , sia, dopo anche gli elogi di Prodi alla saggezza trovata da Silvio Berlusconi, lavorando per un governo di salute pubblica, al quale guarderebbe anche Di Maio che, non a caso, ha fatto sapere, sia pure in ritardo, dell’incontro avuto con Mario Draghi .
Secondo le ultime voci anche Salvini, pressato da Zaia, sarebbe d’accordo ed a rimanere fuori del nuovo esecutivo sarebbero solo gli anti-governativi grillini e la Meloni. Appuntamento: subito dopo il voto del 20 settembre in sei Regioni e vari Comuni, sempreché la situazione non precipiti prima, magari ad opera dello stesso premier. Di certo, comunque, è che, purtroppo, avremo un “autunno caldo”anzi supercaldo sul piano economico e sociale . Saremo ancora in tempo ad almeno attenuarlo ?

***LE STELLINE DI GIUSTUSBLOG

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CONTE E LA BOMBA BERLUSCONI
Operazione molto difficile quella di voler far passare sottogamba la vicenda Berlusconi: una condanna, un anno di “servizi sociali” la perdita dei diritti politici, l’estromissione dal Parlamento, no sono cose di poco conto. Una cosa che si innesta nella gravissima crisi della Magistratura, non può essere trascurata, tanto da far intendere al premier di poter ritenere di avere la giusta carta a sorpresa soprattutto dopo la bomba politica della congiura che avrebbe indotto i 5 magistrati della Cassazione a condannare Silvio Berlusconi per una frode fiscale, ritenuta infondata da ben due sentenze di cause civili al Tribunale di Milano e confessato da uno dei cinque magistrati -Amedeo Franco addirittura relatore- allo stesso Berlusconi, come si evince dalle intercettazioni, nelle quali parlava esplicitamente di “grave ingiustizia”, di una “sentenza voluta dall’alto”, quel processo ” fu un plotone d’esecuzione”, ” voglio dirlo per sgravarmi la coscienza” , “sussiste una malafede del presidente del collegio, sicuramente”, ossia il magistrato Antonio Esposito, che in una cena aveva oltretutto espresso giudizi politici negativi su Berlusconi e sarebbe, comunque, stato sotto pressione perchè il figlio, anch’esso magistrato, era sotto inchiesta a Milano per una questione di droga. Con quella sentenza l’ex-premier venne cacciato, con un voto, dal Senato.
Giustamente i forzisti chiedono in Parlamento una Commissione di Inchiesta ed un quotidiano sta raccogliendo le firme per chiedere al Quirinale di nominare Silvio Berlusconi senatore a vita come parziale risarcimento della gravissima ingiustizia subita e del vulnus recato alla stessa democrazia.
Oggi in una intervista a “La Repubblica” il leader di Forza Italia, europarlamentare, ha lanciato l’idea di un nuovo governo del quale il suo partito potrebbe far parte. Pare che Conte l’abbia registrato positivamente, sapendo che i grillini governativi vogliono ancora lui premier, essendo sostenuto da Grillo. Da fonti solitamente ben informate giungono sussurri che, ovviamente un Esecutivo con questi alleati attiverebbe subito il Mes e lo porrebbe nelle condizioni di offrire a Mattarella la ricandidatura al Quirinale.

I LAMENTI DI CONTE
Sembra che il Premier abbia fatto una grossa rampogna ai partiti che lo sostengono perchè non ripetono l’alleanza a livello regionale e locale : “così danneggiate il governo ed anche me”. Una rampogna, però, tardiva e tale da sconfessare l’iniziale sottolineatura del premier dopo il colloquio con Zingaretti:”la maggioranza è compatta”

LA SITUAZIONE PRECIPITA?
Siamo nelle mani dell’ultimo padrone, o, come si direbbe in romanesco puro, ” semo arivati a la frutta” questo per significare che siamo al disastro. Persino per Massimo Cacciari, icona non solo della sinistra, ” siamo sull’orlo di un burrone, anzi ci siamo già dentro:”
Solo l’avvocato del popolo” assurto agli onori di Palazzo Chigi in quota grillinina ,grazie a Salvini e rimasto lì grazie alla sinistra Pd-Leu con l’aggiunta determinante di Renzi, vede tutto rosa.
I giornali scrivono del gelo tra lui e Zingaretti , che gli aveva posto l’utimatum di attivare subito il Salva Stati e lui, il premier Conte , ha risposto se ne riparla a settembre, facendo andare su tutte le furie non pochi big dem ? Tutte fantasie e dopo un’ora di colloquio oggi con il segretario del Pd, ha dichiarato ” sono d’accordo con Zingaretti, atti concreti” La maggioranza si sta sfaldando, litica su tutto? No,”la maggioranza è compatta, lavoriamo ogni giorno su tutti i fronti, lo vedete anche nel dl Rilancio”. E sul Mes non cè frattura ” “Anche sul Mes è legittimo in questo momento aprire un dibattito pubblico e esprimere varie sensibilità: Ci sarà un momento in cui avremo completato il negoziato europeo – e per ora parliamo astrattamente di tutto – e quando lo avremo completato formuleremo tutte le valutazioni, lo faremo in trasparenza e a quel punto dovremo valutare le posizioni di tutti.” Dunque, altro rinvio con i soliti “faremo” “avremo””dovremo””formuleremo le valutazioni” Ora sul Mes si discute “astrattamente”, ossia Zingaretti ha fatto accademia , ma ha davvero incassato, perdendo del tutto la faccia e dando ulteriore spazio a chi, tra i dem, vorrebbe cambiarlo con Bonaccini che ripete di continuo: “con il M5S alleati sì,succubi mai”, ma in questo caso il segretario dem, se non reagisce, sarebbe proprio succube, non vi pare ?
Che, poi, Conte non si senta troppo sicuro lo dimostra il modo con il quale sfugge ad un voto sul Mes, non a caso si è limitato a fare un’informazione sulla trattativa europea, non una comunicazione che avrebbe comportato un voto di maggioranza assoluta al Senato. Comunque non potrà sfuggire alla conta con l’ulteriore scostamento di bilancio di 15 miliardi di euro e non ci sarà al Senato il soccorso berlusconiano che già due volte ha salvato il governo indirettamente , votando il provvedimento per senso di responsabilità. Questa volta, però, Forza Italia ha annunciato che senza il Mes voterà contro e se un suo senatore è passato con Renzi, un’altra grillina è passata alla Lega pareggiando i conti, mentre Salvini ha dato notizia di altri arrivi e starebbe preparando la spallata a Conte come rivincita dell’agosto dell’anno scorso quando provocò la crisi dei giallo-verdi, ritenendo di andare al voto anticipato, evitato dalla mossa a sorpresa e, per molti del tutto imprevista, di Matteo Renzi.

LE STELLINE DI GIUSTUSBLOG

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CONTE GIOCA LA CARTA INCERTA E RISCHIOSA DELLA CRISI E DEL VOTO ANTICIPATO, INSISTENDO SUL TAGLIO DELL’IVA E VEDENDO SFALDARSI LA MAGGIORANZA

Si sta sfaldando la maggioranza giallo-rossa che al Senato, dopo un altro addio grillino ( senatrice passata alla Lega) non può più contare sui 161 voti, ossia quella assoluta. Il M5S, inoltre, sta implodendo con Davide Casaleggio che si allinea a Di Battista e lancia anche lui la sfida a Grillo “ora ci vuole un leader e va votato”.
A sua volta Zingaretti teme l’effetto slavina sia per il governo sia per il suo partito anche perchè nel turno elettorale di settembre non riesce a ripetere le alleanze governative e dice “uniti nelle regioni o cade tutto , “basta rafazzismo o si perde”, ma Renzi, che ha già indicato un suo candidato in Puglia e non intende allearsi con i grillini anche regionalmente e localmente replica : “via Emiliano in Puglia e lì andiamo insieme”, sapendo bene che è impossibile una marcia indietro del governatore uscente”. In questa situazione , dopo aver stoppato Conte sul taglio dell’IVA, chiede fatti concreti e subito, sui dossier aperti e da una specie di ultimatum in sette giorni al Presidente del Consiglio.
Ormai la tecnica del rinvio non funziona più e Conte si trova nel bel mezzo di un fuoco incrociato con la sua maggioranza, che gli chiede soluzioni contraddittorie perché sostenute dall’uno, ma avversate dall’altro.

UNA RIVOLTA CONTRO LE LINEE GUIDA DELL’AZZOLINA : “IRRICEVIBILI” PER LE REGIONI, INACCETTABILI PER I PRESIDI E SIT-IN IN 60 PIAZZE DI GENITORI E STUDENTI.
BONACCINI: “DAL GOVERNO 2 MILIARDI DI EURO O STOP ALLE RELAZIONI ISTITUZIONALI”
Il premier Conte messo con le spalle al muro dagli scontri nella sua maggioranza, dalla vera e propria rivolta nella scuola ( e non solo) contro le linee guida della ministra Azzolina per il rientro a settembre e dal secco ultimatum datogli da un big del Pd come Stefano Bonaccini. E’ andato, infatti, giù molto duro il presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni in una videoconferenza sull’assestamento di bilancio 2020 della giunta emiliana. Leggete questa lapidaria dichiarazione che sa tanto di ultimatum: “Col governo bisogna che arriviamo a un accordo: o stanzia altri 2 miliardi di euro per le Regioni a statuto ordinario o interrompiamo le relazioni istituzionali”. Quindi, ecco l’affondo sulla scuola: “le Regioni pretendono di trovare un accordo insieme ai Comuni e alle provincie: Stiamo lavorando per questo, abbiamo lavorato intensamente tutta la notte. Vediamo. Mi auguro si possa trovare un accordo, altrimenti non potremmo dare l’intesa, ovviamente. Quelle linee guida che erano state presentate per noi non erano ricevibili. Abbiamo fatto delle controproposte e mi auguro che il Ministero possa recuperare”. Poi per indorare un pò la pillola: “Ho trovato una grande disponibilità nel ministro Azzolina”. Che deve fare i conti anche con chi la scuola la conosce molto bene, ossia i Presidi hanno bocciato le decisioni del ministero sulla riapertura anche perchè sono costretti ad organizzare la scuola senza averne mezzi, giudicando assurde le disposizioni: “turni, divisione delle classi in più gruppi, riaggregazione di gruppi di alunni di classi diverse e anche di anni diversi, didattica mista , un tot con presenza fisica e un tot con presenza virtuale, aggregazione di diverse discipline in ambiti più grandi, possibilità di usare anche i sabati per i turni. Uno sconvolgimento da Apocalisse, un rimescolamento di bambini e ragazzi spostati di qua e di là, non si sa con la mascherina oppure no, a distanza rigida o flessibile; questo si vedrà…( come ha scritto un quotidiano: definendo la ministra Lucia “Attila” Azzolina.
Su questa linea si trovano anche genitori e studenti che in 60 piazze d’Italia hanno organizzato sit-in di protesta, i docenti con i loro sindacati, esperti di pedagogia.
Siamo, dunque, dinnanzi ad una vera e propria rivolta che lambisce anche il Comitato Tecnico Scientifico che, ignorando le evidenze cliniche sottoscritte da ben 10 big-scienziati italiani “sull’emergenza finita”, insistono a suggerire misure incomprensibili e complicate e di difficilissima attuazione anche per la mancanza di personale insegnante (perchè la ministra continua a non voler immettere in ruolo quei precari che il posto se l’erano meritato?) Per carità! usiamo pure tutta la cautela necessaria come dice il ministro della Sanità, ma non facciamo pagare, oltre che al futuro del nostro Paese, a bambini, ragazzi e giovanottelli l’incapacità politica di ascoltare tutti e valutare le soluzioni migliori.
Mi auguro che con la questione scuola, Palazzo Chigi non faccia il bis compiuto con il presidente dell’INPS Tridico (indicato come noto dai grillini) con la nota del Palazzo nella quale “si ribadisce la piena fiducia nel Presidente Tridico”, ammettendo la “piena consapevolezza che il meccanismo della cassa integrazione che abbiamo ereditato è troppo articolato e farraginoso” e la ministra del Lavoro Catalfo “sta lavorando” alla riforma.
Una difesa che non convince alcuno e la capogruppo alla Camera di Forza Italia Mariastella Gelmini è andata giù dura. Il governo sta predisponendo la richiesta di un nuovo scostamento di bilancio per affrontare, fra l’altro, il tema della proroga degli ammortizzatori sociali, E’ urgente e ineludibile affrontare il problema dello scostamento dalla realtà del Presidente dell’INPS Pasquale Tridico. Non è, infatti, tollerabile che, a fronte dei miliardi di euro mobilitati dal Parlamento, impiegando risorse dei nostri figli, ci sia anche un solo italiano in attesa della cassa integrazione. A stare ai dati ammessi dallo stesso Tridico sarebbero ancora 150 mila i beneficiari che ancora non l’hanno ricevuta, secondo altre fonti , invece, parliamo di centinaia di migliaia di persone: quello che è certo è che neanche Conte può chiamarsi fuori da una responsabilità gigantesca che sta in capo dell’INPS: “Noi crediamo sia giunta l’ora di chiedere a Tridico di tornare ai suoi studi.”
Fossi il premier valuterei bene la nota dell’esponente forzista perchè, visto che la maggioranza praticamente non esiste più al Senato, se venisse anche a mancare il soccorso berlusconiano con le assenze, addio a Palazzo Chigi: non sarebbe meglio sfidare l’ira grillina, mandando subito a casa Tridico invece di difenderlo visti i guai che già ha combinato? Questo a meno che Conte non abbia scelto -come qualcuno sostiene- la via della crisi, sperando nel voto anticipato.

GRANDI MANOVRE IN ATTO: Conte abbagliato dal miraggio del Quirinale. Renzi prepara l’assalto a Zingaretti e la nuova aggregazione politica con Bonaccini-PD-Forza Italia- Azione- +Europa

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E’ iniziato , nel PD, l’assalto a Zingaretti con il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, dem molto popolare (e molto amico di Renzi) che, in una pubblica manifestazione ha detto: “vedo molti limiti nella conduzione dell’attuale partito. Se vogliamo incidere serve un altro PD, più concreto, più volto a promuovere le riforme per il Paese e, quindi, serve una nuova leadership”, precisando “che non sarò io, ma darò una mano”, servirà un amministratore. A molti è sembrata una indicazione per Stefano Bonaccini che non pochi vorrebbero a capo del Nazareno per sottrarre i dem dalla sudditanza nei confronti del M5Stelle e di un premier al quale piace, per cercare di stare in sella, la tattica del rinvio e che nega di voler fare un suo partito, ma intanto qualcuno lo prepara, fidandosi del patto segreto Conte-Renzi e sperando in un grande centro. E si dimentica che quel Renzi lì ha preparato al premier un bel trappolone con il miraggio, per “l’avvocato del popolo” di andare a fare il nuovo inquilino del Quirinale.
Ovviamente l’uscita-provocazione di Gori ha dato fuoco alle polveri, considerando il sempre più vasto malcontento che esiste nella base dem, costringendo i big a difendere a parole Zingaretti con una pioggia di interviste che ha indotto qualche osservatore a scrivere che il sindaco di Bergamo è isolato perchè nemmeno la corrente di Base riformista capeggiata dal ministro Lorenzo Guerini (ex-dc, tra i possibili sostituti di Conte) e da Luca Lotti, renziani rimasti come molti altri nel Pd come il presidente dei senatori Marcucci che, comunque, ha subito risposto alla prima ironica e poi irata dichiarazione del capo delegazione dem al governo, il ministro Dario Franceschini, sostenitore dell’alleanza strategica con i grillini (“informo volentieri Gori che un segretario con le caratteristiche che ha disegnato ce l’abbiamo già e che il mandato a Zingaretti scadrà tra tre anni: Quindi porti pazienza e non apra tensioni in un momento come questo di unità nel partito”).
Marcucci ha detto subito: “Si può mettere in discussione la segretria del partito: Non è un tabù e non esiste lesa maestà perchè noi siamo un partito dove ognuno può dare il suo contributo di idee e proposte, ma oggi sono altre le priorità.” E quella più evidente per il capo dei senatori dem è “spingere il governo ad un’azione incisiva, esercitando anche il diritto di critica nei confronti di Conte per tenere la barra dritta e correggere il tiro qualora serva come abbiamo fatto per gli Stati Generali”. In sostanza non mi pare prendere proprio le distanze da Gori, considerando anche che se “non è questo il momento di parlare di leadership ” Marcucci aggiunge: ” apprezzo molto il sindaco Gori lo reputo capace di amministrare bene la sua comunità e di esprimere idee innovative e utili per il partito, ma non è ancora il momento di mettere in discussione la leadership.” Ma di fatto è già in discussione se lo stesso Bonaccini, che molti vorrebbero come segretario, si barcamena, dice e non dice: “Se il Pd vorrà io sono sempre pronto a dare il mio contributo, ma ripeto che faccio il Presidente di Regione”. E ancora : “segretario del Pd? Io sono molto impegnato a fare il presidente della Regione e il presidente della conferenza delle regioni. Il mio contributo al partito credo di averlo dato vincendo una sfida che anche a Roma quasi tutti davano per persa, dimostrando che dopo tante sconfitte, non era vero che Salvini e la destra erano invincibili.” Non mi pare sia un panegirico per Zingaretti che riteneva persa l’Emilia Romagna, venendo da tante sconfitte. E non è un caso che lo stesso Bonaccini, tirato spesso in ballo dagli ex-renziani del Pd, e dinnanzi alle fibrillazioni tra i dem con il sindaco di Pesaro Matteo Ricci che ha difeso a spada tratta Zingaretti, sostenendo anche che il segretario da grande spazio agli amministratori, abbia sottolineato: “Serve un gruppo dirigente più robusto attorno a Nicola Zingaretti per dare una mano al governo e avere un Pd protagonista. La fase che attraversiamo è critica, serve maggiore rappresentanza dei territori.” Critiche esplicite, queste, che danno forza alla presa di posizione di Gori che non è stato zitto, replicando a chi l’ha criticato, l’ultimo Goffredo Bettini, consigliere di Zingaretti” (“chi lo attacca è ingenuo o fa il gioco dei sovranisti”) e riproponendo il congresso di un Pd troppo “accondiscendente ” e “rassegnato” verso i grillini e l’assise va fatta prima possibile “perchè in autunno potrebbe essere troppo tardi per salvare il Paese” e perchè “con Zingaretti nessuna svolta, stiamo perdendo la nostra identità di partito riformista ” e “vedo ritornare vecchi pregiudizi anti-impresa e l’idea dello Stato imprenditore”. Gori critica anche l’alleanza strategica con il M5s (“collaborare al governo non significa alleanza strategica”) ed a Franceschini che l’ha accusato di aprire “inutili tensioni” risponde: “Dario mi ha risposto con insolita veemenza. Non voglio alimentare nessuna tensione, ma qui mi pare che qualunque iniziativa rischi di smuovere l’attuale equilibrio sia vista come un pericolo. Un pò troppo, no?”
E che non siano “inutili” le proposte di Gori è dimostrato da una ritrovata iniziativa di Zingaretti che, archiviati gli Stati Generali che non portarono certo fortuna a chi li organizzò in Francia, ora suona la carica, spronato evidentemente dagli umori della base alla quale il sindaco di Bergamo ha dato voce. Così , insieme ad Italia Viva chiede: “Palazzo Chigi agisca subito, basta rinvii,” e basta veti grillini sibila Matteo Renzi che vuole e subito lo sblocca cantieri. In sostanza -come ha sintetizzato, virgolettando il “Corriere della Sera” “PD e IV” Ricreazione finita, i soldi ci sono, senza fatti concreti governo spazzato via”. In verità, i soldi ancora non ci sono e nemmeno tutti i decreti attuativi dei vari Dpcm.
In tutto questo caos con le voci e le polemiche tra alleati sul taglio dell’IVA , col rischio di pagare una super penale miliardaria alla società autostrade alla quale Conte vuol togliere le concessioni, con l’ex-Ilva che non si sa come va a finire, con una ministra dell’istruzione che non sa come far partire l’anno scolastico, facendo disperare famiglie e presidi, con il presidente dell’Inps (ma quando lo sostituiscono per palese incapacità gestionale ?) che alla fine è costretto ad ammettere i ritardi nella Cassa integrazione; in tutto questo Matteo Renzi prepara il botto che ritiene faciliti la sua strategia, ma anche lui se aspetta troppo rischia di imitare l’altro Matteo, ossia Salvini che credeva di mandare a casa Conte ed andare al voto anticipato ed invece si ritrovò con il Conte-2 a sinistra.

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LA GRANDE BEFFA DEGLI STATI GENERALI: TUTTI CHIEDONO FATTI E SUBITO , MA CONTE RINVIA
Nella completa baraonda degli “Stati Generali, nella girandola di interviste televisive, comunicazione al Parlamento e quant’altro stia succedendo al nostro Presidente per caso, abbia avuto la percezione o il motivo di chiedersi che il rischio vero imminente e immanente sia il collasso per le scadenze tributarie, senza contare ciò che tutte le categorie ed i sindacati gli hanno fatto presente il crollo dei consumi e che questo mette a serio rischio circa un milione di posti di lavoro solo per quello che riguarda il commercio.
Dinnanzi a questo quadro che definire drammatico è dir poco l'”avvocato del popolo”, premier per caso Conte che fa? Rinvia tutto all’autunno mentre la “casa Italia” sta bruciando
La previsione era che gli Stati Generali non avrebbero portato bene, anche alla luce della storia, a Giuseppe Conte, ma nessuno poteva prevedere a questi livelli perché le conseguenze le subiscono tutti gli italiani. Il problema è che il premier cerca, disperatamente, di guadagnar tempo dinnanzi alla crisi dei grillini, alla mancanza di risorse vere per mantenere tutte le promesse fatte ed alle sempre maggiori divisioni nella maggioranza parlamentare, al Pd che ora appare all’offensiva con il segretario Zingaretti che, con una lettera a “Repubblica” intima al governo di bloccare la vendita delle due navi da guerra all’Egitto se non ottiene il processo per gli uccisori di Regeni e Conte ha già firmato, ma manca la firma di Di Maio .
Sono, come si vede, condizioni pesantissime, con la politica che fa un totale passo indietro con innovazioni di non facile sperimentazione perché totalmente nuove nel panorama democratico . D’accordo che i politici di oggi, molti dei quali ad iniziare dal premier, senza alcuna esperienza anche parlamentare, quindi trovatisi ai vertici proprio per puro caso, non offrono fiducia alle forze sociali ed imprenditoriali, ma non sarebbe meglio sostituirli con persone più qualificate invece di attuare una rivoluzione che potrebbe addirittura aggravare i problemi invece di risolverli in questa emergenza?
Si dirà: “Si, ma con chi?”. Non mi stancherò mai di dire che con un Draghi o un altro del suo calibro a Palazzo Chigi, ministri alla Cottarelli ed anche alcuni politici odierni sui quali meriti puntare, anche Bonomi tornerebbe ad un normale dialogo con un governo che saprebbe apprezzare il binomio azienda-lavoro.
In questa situazione più che caotica Matteo Renzi che in TV si chiede, cosa intende fare ? Insistere su Conte che non decide e rinvia tutto a settembre mentre la “Casa Italia” brucia, significherebbe un disastro per gli italiani ed un suicidio politico per l’ex-premier che, invece, ha ancora molte carte da giocare.

BONOMI ATTACCA (“SERVE UN GOVERNO DIVERSO”)E CONTE SI SCUSA PER I RITARDI , MA NON RISPONDE ALLA RICHIESTA DI RESTITUIRE ALLE IMPRESE 3,4 MILIARDI DI ACCISSE SULL’ENERGIA E ALTRI DEBITI DELLO STATO
Un vero disastro l’incontro del premier Conte con le varie associazioni degli i imprenditori: Dinnanzi al durissimo attacco del presidente di Confindustria Carlo Bonomi (“serve un governo diverso”, “è mancata qualsiasi visione sulla fase 3”, ci sono stati ritardi su tutto) non ha saputo che scusarsi, dire che “è una fase drammatica”; che il governo ha un’attenzione costante per le imprese; che ” il quadro macroeconomico è molto complesso”; “ci sono problemi strutturali che si trascinano ” e “se non li affrontiamo adesso difficilmente avremo un’altra occasione. E dobbiamo affrontarli insieme”; che “facciamo ammenda per eventuali carenze che si stanno dimostrando ed abbiamo l’umiltà di ammettere errori e ritardi”; che “terminato questo ciclo di incontri ” riceveremo la “versione finale del piano per il rilancio”, così” andremo a ricavare le priorità, a dare una prospettiva diacronica ai progetti: Dopoché ricaveremo il più stretto Recovery Plan – quello su cui chiederemo il finanziamenti all’UE – che presenteremo a settembre”:
Tutto al futuro, insomma, nessuna risposta alle richieste di Confindustria, il cui presidente ha sottolineato come “la cassa integrazione è stata anticipata in vasta misura dalle imprese” e che ci sono stati “gravi ritardi anche per le procedure annunciate a sostegno della liquidità”. Quindi ecco l’affondo di Bonomi: “Chiedo immediato rispetto per la sentenza della Magistratura che impone la restituzione di3,4 miliardi di accise energia, impropriamente pagate dalle imprese e trattenute dallo Stato nonostante la sentenza della Corte di Cassazione che impone la restituzione”: Egualmente ha richiesto il pagamento dei debiti contratti dallo Stato con le aziende, altri miliardi di euro che ballano.
Forse con questo governo sarà difficilissimo se consideriamo che molti provvedimenti di questa fase emergenziale restano al palo perché manca l’81% dei decreti attuativi come ha ben documentato un’inchiesta di un quotidiano non sospetto d’essere prevenuto verso Conte, ossia “Avvenire”, il giornale dei Vescovi italiani, il quale ha scritto: “servono 135 provvedimenti ministeriali per rendere veramente effettive le misure previste dai vari decreti per l’emergenza coranavirus. Finora ne sono stati varati 31.”, ossia appena il 19% del totale. Commenta “Avvenire: “la drammaticità della crisi prima sanitaria e, poi, economico-sociale scatenata dall’epidemia del coronavirus imporrebbe risposte rapide oltre che efficaci.
Ma anche quando governo e Parlamento concludono l’iter dei provvedimenti, spesso attraverso la spinta del voto di fiducia (per bloccare la discussione e gli emendamenti -ndr), il processo è ben lungi dall’essere concluso:”
Non sarebbe stato meglio che Conte invece degli Stati Generali si fosse preoccupato di rendere effettivamente operativi i suoi decreti di Presidente del Consiglio dei Ministri, oltretutto immodificabili dallo stesso Parlamento? E c’è da meravigliarsi se il presidente di Confindustria Bonomi vorrebbe “un governo diverso alla Draghi”, aggiungendo “Di lui o di un altro tecnico di alto livello ci potremmo fidare perché saprebbe deve mettere le mani e avrebbe un approccio pragmatico in grado di garantire la ricostruzione del Paese? Poco tempo addietro anche Matteo Renzi era della stessa idea di Bonomi e se oggi il coordinatore del suo partito Italia Viva, ossia Ettore Rosato, dice: “Conte dovrà tenere in massima considerazione le proposte di Confindustria che ha lo stesso nostro interesse: far ripartire il Paese, mentre sembra mancare la consapevolezza della necessità di azioni rapide e concrete” lui (dico l’ex-premier) non ha qualcosa da aggiungere?

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CRISI SI – CRISI NO
IL PM DI BERGAMO INTERROGHERA’ E PREMIER MINISTRI
Con il premier Conte sotto assedio, succede di tutto e di più in queste caotiche giornate politiche con voci di crisi con elezioni ad ottobre o con una sostituzione dell’inquilino di Palazzo Chigi (in pole position ci sarebbe il ministro della Difesa Guerini, ex-dc ed ancora amico di Renzi, insieme ma rimasto nel Pd insieme a qualche altro ministro). Come corollario c’è il brutto colpo subito dal ministro della Giustizia Bonafede che aveva fatto un decreto -come ricorderete- per rimandare in cella i 362 big mafiosi mandati agli arresti domiciliari, deve aver sbagliato qualcosa (o gliela fatta sbagliare…) e l’avvocato Imparato, legale del boss dei Casalesi Pasquale Zagaria, ha fatto ricorso ed i magistrati di Sassari, visti i possibili rischi di incostituzionalità, hanno rinviato gli atti alla Consulta sì che il capo camorrista non è tornato in carcere e sicuramente molti altri lo imiteranno. Inoltre, come è noto, i pm di Bergamo (e il procuratore facente funzione Maria Cristiana Rota aveva pubblicamente detto che la zona rossa nei Comuni di Nembro e Alzano Lombardo sarebbe dovuto essere “una decisione governativa”) sentiranno come persone informate dei fatti il premier Conte e i ministri della Salute Speranza e dell’Interno Luciana Lamorgese. L’audizione potrebbe essere fatta a Roma probabilmente dopo la passerella degli Stati Generali che, con gli scontri tra Pd e premier prima erano slittati da lunedì, giorno voluto da Conte,.a giovedì per chiudersi sabato ora inizieranno venerdì,salvo ripensamenti, e si potranno, con la sosta domenicale, per ben 10 giorni. sabato saranno di scena il Fondo Monetario Internazionale, la presidente della Commissione dell’UE Von del Leyen, il presidente dell’Europarlamento Sassoli, e, forse, la Lagarde e nei giorni successivi le parti sociali, le associazioni, premi Nobel ed esperti, chissà se ci sarà Colao, mentre Draghi ha ringraziato dell’invito, ma non ci sarà, sempre salvo ripensamenti.
BONACCINI-TOTI ROMPONO CON IL GOVERNO: “LA DATA DELLE ELEZIONI REGIONALI LA DECIDIAMO NOI”
A dimostrazione della collegialità governativa imposta da uno Zingaretti sempre più preoccupato del calo di consensi ai dem nei sondaggi (l’ultimo li da al 19%) saranno il premier ed il ministro dell’Economia Gualtieri ad aprire le danze di un lungo e certo prolisso ballo-confronto che nelle intenzioni di Conte dovrebbe, comunque, far guadagnare tempo.
Tutto questo, mentre il calo di oltre 5 punti del Pil in marzo denota un inizio di depressione economica dovuta ai governi Conte-1 e Conte-2 e non al Covid, sempreché la bomba deflagrata oggi con la rottura, clamorosa, tra le Regioni ed il governo non faccia di nuovo rinviare la grande passerella. Stefano Bonacini, governatore dem dell’Emilia Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni ed il suo vice Giovanni Toti, govenatore di centrodestra della Liguria, hanno inviato una lettera al premier Conte ed ai ministri Boccia, Lamorgese e D’Incà, per annunciare che “Le regioni interessate utilizzeranno la prima domenica utile del mese di settembre” per andare al voto, sconfessando clamorosamente la decisione del governo, avallata dalla maggioranza parlamentare, di tenerle il 20-21 settembre, proprio quando si riapriranno le scuole.
LETTERA DI BONACINI E TOTI AL PREMIER
Usano espressioni durissime i due big regionali accusando governo e parlamento di non aver “tenuto in alcun conto le indicazioni formulate dalla Conferenza delle Regioni assunte in piena coerenza con quanto indicato dal Comitato Tecnico Scientifico:” “Tutto – si afferma ancora nella lettera- in palese violazione del principio di leale collaborazione tra le istituzioni.” Il riferimento è al disegno di legge di conversione del decreto -legge recante disposizioni urgenti in materia di consultazioni elettorali per l’anno 2020 in discussione alla Camera e, soprattutto, all’emendamento approvato all’art. 1 con il quale la finestra elettorale viene aperta dal 15 settembre .
Bonacini-Toti confermano, nella missiva. la posizione assunta dalla Conferenza delle Regioni in merito alle finestre elettorali, annunciando, quindi, “l’intenzione delle Regioni interessate di utilizzare la prima domenica utile del mese di settembre per l’indizione delle elezioni regionali, anche al fine di garantire il regolare avvio dell’anno scolastico e di limitare l’eventuale nuovo rischio epidemiologico.” E tanto per chiarire la situazione ed indirettamente rilanciare quel che ha detto il premier sull’autonomia delle Regioni come bene democratico, Bonacini e Toti aggiungono: “Le Regioni ribadiscono la loro piena competenza in materia di elezioni regionali.”
Se si considera che ben quattro delle sei regioni che andranno al voto hanno un presidente dem e che il vero vincitore di questa partita sarebbe il leghista veneto Zaia ( in grande sintonia con Bonacini) che avrebbe voluto votare in luglio si comprenderà che si tratta di una vera e propria bomba politica perchè Conte, d’accordo i grillini e Zingaretti, aveva deciso per l’election day il 20 settembre, unendo un nutrito turno parziale amministrativo e il referendum sul taglio dei parlamentari. I piu’ colpiti sono oltretutto i grillini e quei dem che vorrebbero estendere l’intesa con il M5S su tutto il territorio, trovando, per la verità, non pochi ostacoli come, ad esempio in Liguria, dove il Pd ligure ha detto no al candidato proposto dagli stellati, ossia il giornalista de “Il Fatto” Ferruccio Sansa, ed il segretario regionale spiegherà al Nazareno i motivi.
Non si tratta, dunque, di uno scontro pesantissimo anche sotto il profilo istituzionale, togliendo non poca sostanza alla passerella contiana della quale il Pd avrebbe fatto volentieri a meno, riuscendo, alla fine, ad allungare il brodo, ma anche a fare tanto fumo e poco arrosto proprio il contrario di quello che volevano gli esponenti dem ad iniziare da Zingaretti. Al posto del quale , guarda caso, in molti vedono proprio Bonacini.

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IL PIANO COLAO PIACE AGLI INDUSTRIALI MA NON A CONTE CHE INSISTE CON GLI STATI GENERALI
Sembrava che Il nostro premier volesse optare per porre la sua candidatura per il seggio del senato che dovrebbe andare in votazione nel prossimo ottobre a Sassari e li sarebbe partito con il nuovo partito che Conte avrebbe intenzione di varare. La nostra rimarrebbe così terra di conquista, non bastava la burla di Berlusconi che ci aveva appioppato persino Luca Barbareschi. Per fortuna, ora sembra che ci sia aria di cresi con elezioni ad ottobre.
Così, ora fa anche la vittima, il premier Conte quasi preparandosi sia un alibi, sia per la motivazione per il varo di un suo partito in caso di crisi dell’Esecutivo e, quindi, di voto anticipato ad ottobre che non dispiacerebbe a Zingaretti e, nel contempo, anche a Salvini-Meloni.
Di certo l ‘avvocato del popolo” non molla sugli Stati Generali, vuole a tutti i costi quella passerella anche a rate, ossia a più riprese, ma partendo almeno da venerdì prossimo. Intanto glissa sul “Piano Colao” che piace agli industriali tanto che il presidente di quelli vicentini Vescovi ha detto chiaro e tondo: “I progetti sono condivisibili, mancano i tempi di realizzazione e gli obiettivi, comunque per la prima volta si mettono al primo posto aziende e lavoro. Ora il Governo spieghi cosa vuol farne e Conte dica subito se li vuole approvati”. Un chiaro riferimento al gelo che secondo alcuni quotidiani il premier ha accolto il piano che avrebbe voluto riservato ed invece Colao ha fatto conoscere ai mass media. Il fatto è che alcune proposte non piacciono affatto ai grillini e men che meno a Leu tanto che Bersani si è detto “radicalmente contrario alla sanatoria sul contante” per il rientro dei capitali dall’estero, indigesto anche a parte del Pd .
In questo clima di incertezze, scontri evidenti e liti riservate stanno aumentando i sospetti reciproci della volontà, con l’aggravarsi della crisi economica, di non rimanere in un governo che non riesce ad affrontare una situazione drammatica anche per l’ondata di tasse di giugno, ben 29 miliardi di euro, con un debito pubblico che supera, ormai, i 170 miliardi ed il Recovery Fund che, al massimo, può portare i primi benefici a luglio.
Meglio andare a casa,quindi, o per nuove elezioni ad ottobre o un governo di emergenza con , ad esempio, Cottarelli, visto che Draghi non ha accettato nemmeno l’invito per venerdì e non pare più disposto a guidare un Esecutivo d’emergenza dopo i danni compiuti dai giallorossi.

DALL’AZZOLINA UNA LEZIONE A SALVINI, MA LA TRECCANI LA SMENTISCE: CHE FIGURA!
E’ sempre peggio ed il rischio è che la scuola e, quindi, il Paese subiscano un danno gravissimo. Si va avanti,infatti, con l’improvvisazione ed il grillismo imperante, nel silenzio del Pd, ma in questo caso anche di Renzi, continui a commettere errori con una ministra inadeguata. I sindacati sono sul piede di guerra, i presidi lanciano, inascoltati, continui allarmi, decisioni assurde creano ulteriori problemi al punto che mancano ancora 1300 presidenti di commissioni per la maturità. mentre non si sa come riaprirà la scuola a settembre, prima con il plexiglass, poi senza, i continui cambiamenti e incombe la probabilità di ritrovarci ancora nel caos insegnanti per la pervicace ed ingiusta ostinazione dell’Azzolina di fare il concorso (ma quando ?) per assumere 33 mila precari, molti dei quali da anni insegnano, hanno fatto esperienza, ed avrebbero tutto il diritto di essere finalmente assunti, invece devono attendere il concorso che è come un quiz e, quindi, anche l’ultimo venuto può superare chi ha più esperienza e più merito:
La ministra ,inoltre, colleziona gaffes come quando ha suscitato ilarità, purtroppo anche pesanti sul web e questo va condannato, per aver detto “gli studenti non sono imbuti da riempire” Il clou, comunque, è stato quando volendo dare una lezione via twitter a Salvini che l’aveva criticata , bocciando il suo operato, gli ha risposto “non sai nemmeno come si scrive plexiglass” per il segretario leghista aveva adoperato una esse. Il guio, per l’Azzolina, è che era lei a non sapere come si scrivesse, o meglio confondere i suoi separé con i costumi da bagno – gioiello, considerato che la Treccani ha sancito con una esse e non con due come sosteneva la ministra grillina. Può sembrare un episodio di secondo piano, ma ha auto una vasta eco anche all’estero ed immaginatevi che brutta figura abbiamo fatto, una ministra dell’Istruzione che vuol dare una lezione di inglese-italiano ad un big politico ed è lei che fa uno strafalcione! Possibile non ci fosse una donna di cultura da mettere in quel ministero? Vada per il ministero dell’Agricoltura, ma, proprio alla pubblica Istruzione. Questa e peggio dello scarso Ministro della Giustizia. Forse sarebbe stata troppo autonoma ed indipendente e non ossequiosa alle direttive grilline, può essere, ma perché Zingaretti, Renzi e Leu e, più di tutti Conte, hanno accettato l’Azzolina ?)

PREOCCUPAZIONE PER LA BOLDRINI
La deputata del PD Laura Boldrini ieri ha tenuto alla Camera un intervento per ricordare George Floyd, l’uomo afroamericano ucciso da un poliziotto a Minneapolis, la cui morte ha innescato una lunga serie di proteste non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo.
Nel corpo del suo intervento la Onorevole del PD ha detto:
“Io non respiro perché sono donna;
io non respiro perché sono disabile;
io non respiro perché sono immigrata;
io non respiro perché sono mussulmana;
io non respiro perché sono gay;
Io non respiro perché sono lesbica;
io non respiro perché sono nera”.
Qualcuno preoccupato per quest’assenza di respirazione avrebbe detto di aiutare la onorevole specialmente quando la hanno vista inginocchiarsi, finché non si sono resi conto che la respirazione era regolare. Tutto faceva parte della scena. Sembrerebbe, comunque, che sia stata richiamata facendole notare che nell’Aula del Parlamento non ci si deve inginocchiare, neppure quando si sta “senza respirare”.

QUANDO SI DICE “IL NULLA” BASTA ASCOLTARE I BLA BLA DI CONTE A RETI UNIFICATE

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Bella trovata, apri Raiplay e vedi ciò che non sei riuscito a vedere al momento della trasmissione, oppure rivedere tutto ciò che ti interessa: è così che, a freddo sono andato a riascoltare la conferenza stampa ultima di Conte con la speranza di trovare quel qualcosa cdi importante e positivo di cui abbiamo un disperato bisogno.
Purtroppo siamo alle solite: parole, parole, faremo, proporremo, diremo, conditi con altre scuse per i ritardi nell’attuazione dei provvedimenti sbandierati a destra e manca, ma che non arrivano agli interessati. Addirittura un quotidiano “Verita’” parla di beffa del governo: alle aziende arrivano soldi che sono già loro. Gualtieri si fa vanto di una liquidità di 12 miliardi, ma si tratta solo del saldo di debiti dello Stato”, “ovvero i soldi che già spettavano alle aziende” per lavori fatti per la Pubblica amministrazione, rimborsi di Iva e così via.
Di questo non c’è stato, ovviamente, cenno nella conferenza stampa del premier per la “riapertura”, occasione per incensare quel che ha fatto il governo e sono elogi che vedono solo questi governanti per caso, quindi la sottolineatura che “i fondi europei sono un’occasione storica, non solo per questo governo, ma per l’intero Paese. In sostanza ci saranno i soldi per “realizzare un progetto lungimirante condiviso da tutte le migliori risorse” dell’Italia, dai sindacati alle imprese, da Renzi a Salvini alle “singoli menti brillanti” che possono dare suggerimenti. Insomma il buonismo all’ennesima potenza, ovviamente con lui, Conte, a Palazzo Chigi, niente rimpasto, il governo, a suo avviso, va benissimo così e la maggioranza insieme all’opposizione delle forze sociali ed imprenditoriali discuteranno insieme un “patto per la rinascita”, tutto al futuro, ovviamente, come gli “stati generali per l’economia” che, per la verità han già visto qualche realtà produttiva defilarsi.
In questo contesto Conte ,tanto per dimostrare le sue aperture, ha attaccato, per critiche rivolte al governo, il neo-presidente di Confindustria Bonomi, aggiungendo, bontà di Palazzo Chigi!, che se farà proposte le esaminerà. Tutto al futuro come l’alta velocità in tutto il Sud per rilanciarlo, come il ripescaggio, addirittura del tanto contestato Ponte sullo Stretto di Messina che avrebbe avuto l’applauso dell’ex-ministro Zamberletti che alla costruzione dell’opera aveva dedicato tanti sforzi o di un altro ex-ministro Dc come Togni che, per primo, ebbe l’idea come risulta degli atti parlamentari.
Avrebbe potuto Conte fare un altro e più fondato oltrechè importantissimo annuncio relativo all’attivazione del Mes dal quale prendere 20 miliardi di euro per realizzare subito e non a promesse il maxi piano sanitario predisposto dal ministro della Sanità Speranza per mettere finalmente in sicurezza il servizio sanitario nazionale con nuovi ospedali, innovazione tecnologica, assunzione dei precari, -medici, infermieri ed altro personale del settore reclutato per il covid-, realizzare strutture moderne su tutto il territorio sì da garantire le cure a casa (qui già investiti 1,256 milioni di euro). Secondo quanto riportato dal “Sole 24ore” il mega-piano Speranza prevede di spendere 10 miliardi per il settore ospedaliero, 5,912 miliardi per la rete anti-covid, 1,800 miliardi per le tecnologie sanitarie , 10 miliardi per il piano sul territorio e 23 mila assunzioni di precari nella sanità.
Il premier Conte, però, non ha potuto fare questo annuncio fondamentale, per la sicurezza di tutti noi, perchè lui il Mes non vorrebbe attivarlo perché il M5S è contrario. Pd, renziani e Leu, cioè tre alleati di governo su 4 pretendono l’attivazione,ma lui, il comandante in capo, non intende impegnarsi: “quando avremo i regolamenti li studierò e con il Parlamento decideremo”, ancora il futuro ed intanto il mega-piano così decisivo per la salute degli italiani è bloccato, mentre Conte non si preoccupa delle conseguenze della revoca delle concessioni ad Autostrade, revoca voluta dai grillini e da lui avallata.
Silvio Berlusconi, sulla scia dell’appello dell’unità di Mattarella, aveva fatto un’enorme apertura per una convergenza di tutti, rilanciando l’idea di un governo di unità nazionale. Conte ha di fatto risposto di no, addirittura negando un rimpasto di governo, mentre Zingaretti ha elogiato l’intervento Berlusconiano, ma anche lui rimanendo con l’attuale governo e qui, in molti direbbero, cascò l’asino, perché il primo deluso commento non è di un nemico personale del premier, ma di un governatore dialogante con il governo e in perfetta sintonia con il governatore dem dell’Emilia Romagna, parlo di Luca Zaia, il quale in una articolata intervista al “Corriere della Sera” ha sottolineato: “mi attendevo l’asso nella manica, invece ho sentito un libro dei sogni.” Se il buon giorno si vede dal mattino, come dice un vecchio adagio, non mi pare che dall’opposizione venga una mano tesa. Né credo possa venire, dopo l’attacco a Bonomi, dalla Confindustria .
Se Conte sperava, con il “nuovo inizio”, purtroppo tutto proiettato in un futuro a dir poco nebuloso, di blindare il suo governo a mio avviso ha commesso un grave errore. Si, perché Renzi lo incalza: “passiamo ai fatti”, l’ex-pci Bettini ingiunge “basta tamponare , ora serve una strategia”, mentre Meloni e Salvini rilanciano ” adesso basta con i “faro'” le nostre proposte ci sono. Conte dica sì.”