BERNARDINO: LA MORTE DI UN BASTIMENTO – LA DELICATEZZA DELLE RUSPE

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Una morte ingloriosa dopo una vita piena di avventure, una vecchiaia incolore come tante, l’agonia ed una morte cruenta. Cronaca nera, più nera non si può. 

Stiamo parlando di un reperto che, per qualcuno storico, per altri semplicemente un relitto: massì atteniamoci al dialetto teresino: “un rilogghju”. Peccato che a considerarlo tale sia stato chi, per elezione, avrebbe dovuto essere abbastanza illuminato per capirne il valore storico. Peccato che, casualmente, sia stato io il primo ad imbarcarsi in questa storia, il sottoscritto che, quando fece la scelta di scendere dall’alta collina verso il mare ebbe l’illuminazione di innamorarsi dei posti meravigliosi del territorio teresino e, rimanendo nel tema, prendere moglie per rafforzare quel legame con quella terra. 

Sarà stato il caso, oppure il fato, ma, sempre il sottoscritto, ebbe la fortuna di entrare a far parte di quella famiglia che era, è e rimane legata alla vita di tante barche (così le sentivo chiamare) che, sin dopo la guerra solcavano, a vele spiegate, il Tirreno, trasportando tutto quanto serviva per la crescita e lo sviluppo del proprio paese. Si, il Bernardino era l’ultima di queste barche e non il residuo, bensì l’orgoglio non solo dell’armatore Giovanni Maria Sposito, Ziu Biriu, con i figli -il maggiore Peppino che la ha portata anche al centro del Mediterraneo- di tutta la famiglia Sposito.

Sono queste cose che mi hanno spinto ad esprimere un dolore quasi personale, come se quella ruspa infame stesse colpendo le mie carni, un dolore lancinante, credetemi, nulla a che vedere con quella delicatezza che impropriamente vorrebbero farci credere ci sia stata nel prendere decisioni così cruente. Ma, le mie sono considerazioni di un importato, che nulla a che vedere con le origini di questo giovane paese che potrebbe avere una storia antichissima ma che, almeno nelle espressioni che attualmente lo rappresentano, poco riconoscono certi valori che potrebbero almeno farne la storia recente.

Tranquilli, non intendo esporre cognomi , dati storici, questo c’è chi sa farlo con maggior precisione e capacità. Vorrei solo rifarmi alla cronaca di una triste giornata e a qualche precedente più e meno recente, di politica locale.

Tornando al Bernardino e allo scempio che se ne è fatto, si richiamano i precedenti chiamati in causa: vogliamo parlare di amministratori che sarebbero stati distratti? Quanto vogliamo tornare indietro? Quindici anni, va bene? Chi amministrava allora? Chi era responsabile alla portualità? C’era forse qualcuno che potremmo richiamare alla storia? Vogliamo andare a vedere i bilanci della Silene lasciati in quell’epoca? Vogliamo controllare quelli che sono stati trovati ora? 

Risposte che neppure chi invita continuamente ad ascoltare spiegazioni e disponibilità ad accettare consigli vorrà esporsi a dare, potrebbe essere imbarazzante. Ma, perchè andare tanto indietro? La politica può essere costruttiva anche quando si è all’opposizione: due anni fa, un anno fa, non si poteva far presente all’amministratore dell’epoca che quella barca sistemata in quell’angolo del porto poteva recare danno a chi per lavoro doveva transitare nei pressi? Meglio riservarsi una operazione da eseguire con delicatezza, possibilmente, tutta femminile.

Certo, mi rendo conto che convocare un Consiglio, ma anche una Giunta per discutere sulla sorte di una vecchia barca, è perdita di tempo: -Ora ci sono io e vi faccio vedere come si decide-. 

Con il senno del poi, chiamare in causa e corresponsabilizzare l’intero Consiglio non sarebbe stata una grande perdita di tempo, non fosse altro per avere un paese informato su decisioni che riguardano le sue radici. Quello si sarebbe potuto fare, cioè avere quella delicatezza che tali argomenti richiedono. 

Purtroppo devo rimanere nella mia originaria impressione, anche se nel mio intimo avrei tanto voluto che mi si fosse detto qualcosa che la potesse mutare, infrangendo quella parete che tiene divise persone che, in fondo, dovrebbero rappresentare idee comuni.

 

PANDEMIA. DOMANI SARA’ VERAMENTE UN ALTRO GIORNO?

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Forse non avevamo preso molto sul serio la situazione, oppure, la novità di quella parola ci aveva dato sensazioni esotiche e voglia di goderci la casa, certo sta il fatto che quei mesi di fine inverno del 2020 erano stati presi con uno stato d’animo contrastante, tra la voglia di reagire attraverso una solidarietà collettiva. Poi, quel lungo corteo di camions militari con il loro tragico carico, aveva scosso profondamente i nostri animi, ma è arrivato il bel tempo, tutto riprese a muoversi, il calo del morbo, aveva dato la sensazione di non essere, in fondo, così terribile. Scioccamente avevamo pensato che il peggio era passato, tutto sarebbe tornato nella normalità e, in effetti, tutto era normale, fatto salvo ciò che gli innumerevoli infettivologi continuavano a dirci: “la pandemia non è passata”, e noi a non ascoltarli, quello scorcio di 2020 era stata per i più, una lunga vacanza. 

La crisi di governo, il trambusto che ne deriva, non era cosa che ci riguardava più di tanto: Conte, i comitati tecnici, i ministri spesso a voler riprendere l’iniziativa su temi che poco interessano i molti, bisogna cambiare, non è il momento di affrontare certi problemi, stiamo uscendo da un dramma, forse è giusto cambiare.

Si affaccia di nuovo con maggiore irruenza e con volti nuovi il covid 19, questa volta siamo preparati ma non al peggio, in molti sono ancora a leccarsi le ferite, quel governo non regge, siamo in molti a chiedere di cambiare, la politica ci accontenta, la scienza riesce anche a darci una speranza di vittoria nei confronti di questa peste oscura, ci saranno i vaccini, il toccasana, ma, lo spirito non è più quello del precedente inverno, il commercio è allo stremo la ristorazione alla disperazione, siamo tutti stanchi, un’altra stagione e sarà l’ultima per tanti, il nuovo governo fa ciò che può, poco secondo chi soffre, arriva il Natale e siamo al coprifuoco, tutto continua peggio che mai e così la Pasqua, con il Paese in chiusura ermetica. Il governo cerca in qualche modo di tamponare le varie falle che si aprono, i vaccini ci sono ma con il contagocce, l’esasperazione e al limite, arrivano gli scontri con la polizia, c’è chi vorrebbe imitare gli USA, il cretino di turno si è travestito da Toro Seduto esponendo un bel paio di corna con le quali forse sono li a rappresentare la sua situazione familiare; l’attacco dei facinorosi è al Parlamento che mai come in questo caso è fuori dai giochi, il mazziere è il Governo verso il quale non mancano certo le tensioni, d’altra parte come può essere diversamente? un Governo che attraversa tutti i colori presenti nel Paese dalla destra alla sinistra con un Presidente che lascia litigare la politica a loro piacimento e lui cerca di tirare avanti per la sua strada con una manata di ministri messi nei punti che lui ritiene più utili per l’operatività che il suo governo deve avere. D’altra parte, non sono tempi di politica spicciola, la situazione è seria e si vede solo piccoli sprazzi di sereno funestato da questa maledetta pandemia che non sembra arretrare da quello spazio che si è conquistato.

Ormai si vive alla giornata, tutti con la speranza che il miracolo avvenga e una mattina ci si svegli con la preoccupazione di accompagnare i figli a scuola, di tornare agli autobus affollati che portano tutti al lavoro, a lamentarci per i prezzi delle zucchine, nell’attesa che arrivi la benedetta estate che con il caldo porta allegria e aria di vacanze vere.

BT

 

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DRAGHI – SALVINI ABBANDONANO IL FIORETTO PER USARE LA SCIABOLA

 

Non mi sembra sia una buona mossa quella di Draghi, irrigidirsi su una politica di estremo rigore

prendendo con sufficienza la posizione aperturista di Salvini. Siamo tutti coscienti della situazione e di quanto si sia aggravata negli ultimi giorni -chi più di noi sardi può riconoscere questa situazione-, è vero, la salute innanzi tutto, ma bisogna pur pensare che sani ed in estrema povertà potrebbe essere ancora peggio.

Pur non condividendo in pieno la posizione di Salvini non si disconoscere il fatto che Lui  ha il contatto più diretto con la strada e sarebbe quanto mai pericoloso fargli cavalcare una protesta  pronta ad esplodere, se questo accadesse sarebbe difficile da controllare. Sono ormai tutte le categorie allo stremo delle forze. E’ una fortuna che i sindacati stiano dimostrando grande sensibilità e senso di responsabilità, ma quanto può durare? Anche per loro potrebbe diventare difficile controllare il malcontento che sta diventando disperazione.

Torniamo a Salvini: è di ieri proprio mentre Draghi teneva la conferenza stampa dove informava la stampa della stretta che bisognava ancora dare, Matteo Salvini diffondeva una nota che spaccava verticalmente il governo: “E’ impensabile tenere chiusa l’Italia per tutto il mese di aprile”. La risposta immediata del Presidente del Consiglio che sostiene che tutti sarebbero ben felici di poter aprire, poi si domanda se sia pensabile aprire o se non sia meglio farlo decidere quando i dati lo

permettono. Per ora queste misure- secondo Draghi- hanno dimostrato di non essere campate in aria.

La replica di Salvini appare più ragionevole, appellandosi al buon senso di Draghi, chiede che almeno nelle città con situazione sanitaria sotto controllo vengano riaperte le attività chiuse e si ritorni alla vita  ad iniziare dai ristoranti, teatri, palestre, cinema, bar, oratori negozi, così, per svelenire il clima e, pur senza tornare indietro dalle sue posizioni, aggiunge: “Qualunque proposta in Consiglio dei Ministri e in Parlamento avrà l’ok della Lega solo se ci sarà un graduale sicuro ritorno alla vita”.

La differenza tra le posizioni di Draghi e quelle della Lega rimangono a metà del guado, Il primo dice che almeno sino al 30 aprile la chiusura sarà pressoché totale, solo dopo, se i dati lo permetteranno si potrà pensare di aprire e quelle regioni virtuose potranno avere il giallo che consente una certa apertura.

Momento difficile, le posizioni del Presidente del Consiglio non sono certo favorite dalla situazione politica del Paese segnato dai cambiamenti che si stanno verificando nel Paese, almeno secondo gli ultimi sondaggi: Alla pari posizione della Lega che rimane il primo partito con il suo 22,5 % con una sostanziale stabilità del Centro-destra, mentre cala di ben 7 punti il gradimento per Draghi ,  sono in aumento sia il PD che i pentastellati che godono della nuova leadership che hanno acquisito con Letta e Conte, a pagare il fio sono i partiti minori che perdono frazioni di punti.

DRAGHI – UNA INIEZIONE DI FIDUCIA PER AFFRONTARE L’IMMEDIATO FUTURO

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Oggi le lamentele non mancano, arrivano anche da coloro che manifestavano a Conte il loro dissenso, i soliti scontenti? Direi di no, piuttosto li definirei distratti: Draghi ha cambiato quasi tutto, da persona pratica preferisce il fare più del dire e a confermarlo sono le piccole cose che, forse perché piccole rimangono nell’ombra. Non si vedono più quelle conferenze stampa sempre ad anticipare i telegiornali, la sua presenza televisiva è quanto mai moderata e, quando Draghi appare vi è sempre un motivo, vi è qualche cosa da dire. Credo proprio e bisogna dargliene atto, che ogni giorno di più sta dimostrando che apparire continuamente sul piccolo schermo conta poco se a fronte dell’immagine non vi sono fatti, atti concreti.

Non è cambiato nulla, come se nulla è aver cambiato il commissario Arcuri, il Capo della Polizia, il Capo della Protezione Civile, e non mi sembra affatto poco l’aver scompaginato l’andazzo politico che stava imperando nel Paese, immobilizzato, cristallizzato nel nulla, mischiando le carte sia a sinistra che  a destra. Tutto questo può non piacere ma se dalla crisi pandemica ne uscisse un Paese rinnovato, un Paese che torni a crescere, un Paese che, come avvenne negli anni del dopoguerra, riparta con quello spirito che torni a imperare la fiducia e da essa, l’iniziativa e l’idea del crescere.

Bisogna dare tempo, siamo ancora agli inizi, l’emergenza non è ancora terminata, la vita umana è sopra ogni altra urgenza, il Presidente Draghi è quanto mai convinto: :”Ogni vita conta  -ha aggiunto- il nostro compito è salvaguardare con ogni mezzo la salute dei cittadini per tornare presto alla normalità. Questo non è il momento di dividerci o di riaffermare le nostre identità, ma di dare una risposta alle tante persone che soffrono per la crisi”.

Non più tardi di ieri ha messo le prime pietre sulla riforma più importante fra le riforme: una Pubblica Amministrazione rinnovata, aggiornata ai nuovi tempi, alle nuove esigenze è la “pietra miliare” per una nuova società, quella che dovrà riportare il nostro Paese al posto che gli spetta nella società globale. Forse l’accordo sottoscritto con tutti i sindacati per il rinnovo del contratto degli statali, dove oltre ai benefici economici che gli interessati ne riceveranno, vi è ben chiaro che si dovrà raggiungere un lavoro più agile, a formazione, più premi e nuove assunzioni. Il Premier ha voluto precisare: “Il buon funzionamento del settore pubblico è al centro del buon funzionamento della Società,  questo è sempre vero, con la pandemia è ancora più vero”.

Questo è il primo passo verso quella normalità che tutti noi speriamo e che con la volontà di tutti speriamo di raggiungere al più presto.

BT

 

 

 ZELINDO PUCCI – Puisii:  L’ANIMA CANTA  LICE’RI

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Passo davanti alla sua abitazione in una mattina di sole che è a preannunciare una primavera precoce dopo un lungo inverno piovoso come non mai, Lui, Zelindo e li fuori al giardino a curare le sue piante, ad aiutarle a uscire dal lungo letargo. Sicuramente gli parla, lo arguisco da alcuni suoi versi che avevo letto. L’immagine che ne traggo è di un uomo che esprime serenità, una gioia interiore, la parola ‘pace’ è quella che più si addice alla circostanza: una espressione che non si tratta di ciò che si ottiene dopo una guerra, bensì quel sentimento che è difficile trovare le parole per esprimerlo, talmente profondo che diventa gioia.

Mi fermo per salutarlo, scambiamo qualche parola, accenno alla poesia che avevo avuto modo di leggere e subito, con voce pacata, mi dice che quello che ho letto è solo una piccola parte di quella poesia, uno stralcio, manca la conclusione che dice tutto.

 Conosco Zelindo da qualche anno, persona di grande intelletto, non sapevo di lui, la vena poetica che possiede, finché non mi è capitato di leggere quei pochi versi pubblicati sui social scritto nella dolce lingua gallurese. La dolcezza, la musicalità che ne deriva quando è usata in versi e, nel caso specifico, quando esprime quel purpuri di sentimenti che entrano dentro di te dopo aver esplorato l’animo umano.

Questo è lo Zelindo che ho trovato leggendo le poesie pubblicate nel suo volume “L’Anima canta Licèri”. La dolcezza che trovi nella prima poesia che trovi in apertura della sezione “Puisii d’affettu” ‘Poesie d’affetto’ : Caminu d’amori, -Cammino d’amore-, dove narra ‘la dolorosa separazione  dalla moglie’, si, il suo Amore non lo ha lasciato, un allontanamento solo apparente che gli ha dato quella grande sofferenza del distacco, il vuoto sembra incolmabile, una perdita che sembra non poter trovare rassegnazione, per rendersi conto che quell’amore continua a essere dentro di lui  e conclude con gli ultimi  versi che raccolgono lo stato di serenità che ha raggiunto.

….

Ditimi ‘oi undi mi socu paldutu,                   

(ditemi voi dove mi sono perso)

Pa fammi agattà lu c’aggiu gudutu             

(per farmi trovare quel che ho goduto)

In calche agnata ci sei di siguru,                  

(in qualche cantuccio sei di sicuro)

Chena cunfini, làccani, ne muru.                 

(Senza confini, ne muro.)

 

Ma  d’impruisu un coru s’intendi                

(Ma d’improvviso un coro si sente,)

ciòia e dulori abbracciati cantendi.             

(gioia e dolore abbracciati cantando.)

Lu celi e la tarra cialdinu di fiòri,                 

(Il cielo e la terra giardino di fiori,)

la ‘ita e la molti paradiso d’amori.              

(La vita e la morte paradiso d’amore.)

 

Malcata è la stritta chi c(i)’à fattu incuntrà   

(Segnato è il vicolo che ci ha fatto incontrare)

Dui animi in una, cuntintesa d’amà!        

(Due anime in una, contentezza d’amare!)

“NO TI POLTU PIU’ IN CORI                           

(“NON TI PORTO PIU’ NEL CUORE)

PALCHI’ SEI LU ME CORI”                               

(PERCHE’ SEI IL MIO CUORE”)

 Quello che Zelindo Pucci ha pubblicato posso definirlo un compendio di sentimenti che maturano durante una piacevole lettura che ti porta ad immergerti in essi cercando di scoprirli dentro di te, tanto aderenti sono alla realtà della vita.

LUI porta a conoscenza se stesso, immergendosi nella lettura del suo libro, ognuno si trova alla ricerca di scoprire dentro di se quello che prova l’autore.

Grazie Zelindo per i tuoi versi che mi hanno aperto un nuovo modo di pensare, un nuovo modo di vedere la vita sapendo che se la si saprà apprezzare per quello che è, non avrà fine, ma solo traguardi da raggiungere.

BT

SARDEGNA, SARDI LIBERI DELLE PROPRIE SCELTE

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Che la Sardegna venga presa sottogamba non è cosa rara, va bene che siamo in tempi di pandemia, quindi meno si circola, meno gente sbarca nell’isola meglio è, ma, a parte le regole sanitarie contingenti, ci potrà pur essere qualcuno con buoni e giustificati motivi, che deve muoversi lungo il suo Paese, ammasso che qualcosa di suo ci s Tutto questo perché, per chi non lo sapesse, da lunedì prossimo, chi vuole recarsi nella penisola dovrà fare i conti con le Compagnie di navigazione e potrà farlo solo pagando il biglietto di viaggio al prezzo che le stesse decideranno. E’ così perché Governo, Regione e, diciamo genericamente, le Istituzioni, non hanno messo per tempo nel loro scadenzario il termine della convenzione per le tratte marittime che collegano l’isola al continente.

Come non capire? Per i succitati una cosa per volta va bene, due sono troppe, senza contare che chi deve ricordarlo a chi di dovere, non trovato chi lo ricorda a lui, perciò vediamo le priorità, giustamente, prima i vaccini, a chi tocca prima agli ottantenni o ai sessantacinquenni, contiamo quate dosi sono arrivate, un vero dilemma che neppure Shakespeare saprebbe dipanare. I sardi, ma, dove sta il problema? Volevano il passaporto? Ora è superfluo, non si entra e non si esce, due piccioni con una fava.

Mi chiedo ma i sardi sono ancora italiani? Va bene che l’Italia è originata dalla Sardegna, ma, tutto sommato, un ritorno alle origini potrebbe anche avere i suoi vantaggi. Comunque, qualche dubbio in proposito sorge. Così, tanto per dire, un cittadino d Bari deve raggiungere Milano, prende il treno, paga il biglietto, percorre i suoi circa novecento chilometri da stazione a stazione, fa ciò che deve e se ne torna tranquillamente a casa; il cittadino sardo può fare  la stessa cosa? No, la Sardegna è circondata dal mare e, se si vuole metterlo alla pari del suo omologo pugliese, deve attraversare quel mare, solo quando arriverà sull’altra sponda potrà di essere da quel momento anche lui italiano perché solo allora può usufruire di pari trattamento dei suoi connazionali, certo per arrivarci ha dovuto sottoporsi ad una miriade di disagi che sarebbe troppo lungo elencare e questo senza prendere in considerazione i costi che dovuti ad un semplice calcolo che, tanto per iniziare, ci si impiega due giorni in più.

Sono questi i momenti che il sardo si sente molto sardo e meno italiano, è in casi come questo che invoca la sua indipendenza, perché quella autonomia che ha acquisito non è sufficiente, perché non capisce se la gente sarda fa comodo quando si presentano situazioni belliche o per fare bella mostra di preparazione militare in Europa e nel Mondo, tutte cose che potrebbe fare a prescindere.

Qualcuno obietterà  a questo mio pensare, anche in Sardegna, non è certo semplice arrivare a tanto anche se altri lo hanno fatto, vedi Malta: fare qualche piccolo sacrificio di assestamento e …poi…liberi delle proprie scelte.

SPIGOLATURE: UN PO DI QUA’, UN PO DI LA’

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Faccio immensa fatica a capire la lista dei nuovi sottosegretari e mi chiedo come, quell’uomo che vedi placido, tranquillo, addirittura sereno, almeno all’apparenza a mantenere quell’aplomb facciale che non fa trasparire nessun sentimento nei confronti di tanto squallore. Trentanove, un esercito, tutto come da manuale Cencelli di antica memoria, e Lui, nulla, niente da dire come a ripetere la battuta del marchese del Grillo: “Io so Io…  voi nun siete un c….o”.

Nomi nuovi, altri vecchi, ma vecchi tanto, in tutti i sensi, pensare che ancora va al Governo quel Bruno Tabacci, scoria della peggio Democrazia Cristiana, reduce dei passaggi più strani, Della Vedova, in età decente,ma anch’egli reduce di frequentazioni varie.  Viene spontaneo chiedersi: ma cosa hanno da spartire con Draghi? Nulla. Spero tanto di non poter mai dire: “Si stava meglio quando si stava peggio. Meno male che le donne hanno pareggiato almeno in presenza.

Un paio di notizie in questi ultimi giorni hanno colpito l’opinione pubblica: il vergognoso approcciare di uno squallido professore dell’università di Siena, un anonimo mai sentito signor Giovanni Gozzini, certo è che se le cattedre universitarie fossero assegnate sulla base dell’educazione, questo pover’uomo, manco alla scuola d’infanzia lo farebbero avvicinare, ma la cosa che mi ha sorpreso è la reazione dei sinistri, poca e comunque con i “ma” e con i “se”, non si sono commossi neppure dopo le parole del Presidente della Repubblica e quelle del Presidente del Consiglio, non li ha colpiti neppure la solidarietà espressa da Zingaretti. Che figura?…

Non è certo una sorpresa apprendere che Salvini auspichi una maggiore -si fa per dire, sarebbe sufficiente “apertura”-, per le attività d’impresa, sono in molti ad essere d’accordo ed anche tanti che pur non condividendo niente con lui vorrebbero la stessa cosa: un tizio che non riporto semplicemente per decenza, si scaglia verso i “vecchietti bavosi” che usurperebbero il vaccino a discapito dei giovani che, secondo lui dovrebbero averne maggior diritto. Io, da vecchietto, direi ancora non bavoso, ho la sfortuna di pensarla come lui ma con scopi totalmente diversi: forse quel giovane non capirà cosa mi porta ad essere sulla sua linea, magari e pure uno di quelli che percepisce il reddito di cittadinanza non certo perché disoccupato, bensì per pigrizia, il guaio di questo signore  credo sia “voia de lavorà sartame addosso”. Io penso che a me diversamente giovane si potrebbe ben dire: “Caro signore, hai lavorato tanto nella tua vita, ora da un po di anni ti stai godendo la meritata pensione, saremmo tutti contenti che continui a goderla ancora per lungo tempo ed è proprio per questo che ti chiediamo di rimanere a casa, non rischiare la vita andando a spasso, arriveremo anche a te, per ora consentici di vaccinare gli operai che devono tutti giorni andare in fabbrica, e sui mezzi di trasporto, nella stessa fabbrica rischiano di infettarsi e di perdere ore di lavoro per malattia, Se vacciniamo prima loro potremo dare tutte le garanzie a chi meritatamente è fuori dal sistema produttivo, provvederemo noi a tutte le tue necessità logistiche di cui hai bisogno. Abbi pazienza”. Questo è il mio pensiero, a te baldo giovane che non saprei definirti più cafone o maleducato, credo che ‘imbecille’ sia l’aggettivo che più ti si addice.

BT

 

TRA IL SACRO E IL PROFANO

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Chiedo anticipatamente scusa se oggi apro questo mio ‘pezzo’ affrontando una breve allocuzione personale. 

Alcuni amici commentando ciò che mi capita di scrivere hanno sostenuto che ciò che scrivo non vale perché di parte. Non voglio assolutamente smentire queste persone che, tra l’altro, godono della mia massima stima, assicurando loro che quanto sostengono corrisponde alla sacrosanta verità. Io (tranquilli, l’io non vuole essere imperativo) non ho mai nascosto le mie origini politiche, sono nato democristiano e tale sarò fino al termine dei miei giorni, lo sottoscrivo senza tema alcuna e tanto meno vergogna. Quando scrivo, non posso che rimanere me stesso e, come mi è stato insegnato, cerco di informare sugli accadimenti, quasi sempre attinenti alla politica, ragionando con la mia testa, lo faccio non possedendone una di ricambio, pertanto, quella è unica e trina. Detto questo, ad uso esclusivo di tutti coloro che mi ritengono di parte, voglio raccontarvi una brevissima storiella: scorrendo facebook mi è capitato un video che riportava una trasmissione di Otto e mezzo, nota trasmissione condotta, sempre con piglio teutonico, da Lilli Gruber. Una tavola rotonda dove mancava solo lo champagne per rendere più leggero il discorso intavolato con gli altri partecipanti: Oltre la conduttrice, Marianna Aprile, Massimo Giannini, Andrea Scanzi. Il processato di turno era Scanzi, reo di partigianeria in favore dei pentastellati contro il PD, l’accusa: “Sei di parte”. Non mi sono, certo, scandalizzato, per le accuse rivolte a Scanzi, chi non lo conosce? Altro che di parte, quella sua è faziosità al limite dell’appartenenza alla categoria, ma, da quale pulpito arrivava la predica, la Gruber schierata a sinistra che più sinistra  non si può, una sinistra d’elite, Massimo Giannini, chi non lo conosce? Più che di sinistra è da sempre un anti centrista, accanito, che non nasconde il suo dissenso verso il centro- destra, la signora Marianna Aprile, non la conoscevo ma, vi posso assicurare che in quel tavolo non rappresentava nessun partito moderato.

Questo per dire, stiamo parlando di rappresentanti di una casta professionale, gli oracoli del giornalismo italiano di corrente e chi non è con loro è contro. Così tanto per dire, io, tanto per dire, microbo di fronte a cotanta cultura (di sinistra) sarei scontato di parte?

Ma andiamo all’argomento del giorno, le dichiarazioni di Draghi, ottimo programma, magari riesca a fare in tempo a realizzarlo, tutte cose da affrontare, le stesse che tanti prima di lui hanno bucato, due cose mi hanno lasciato qualche dubbio abbastanza profondo: la Pubblica Amministrazione, nessun cenno allo strapotere della burocrazia e, se questa continua con i lacci e lacciuoli, i cantieri che dovrebbero essere il primo passo verso la ripresa economica del Paese la vedo in salita; altra cosa che mi sarebbe piaciuto ascoltare – credo ne abbia fatto cenno Zaia, governatore del Veneto- è sui vaccini: mi sarei aspettato un cambio di passo, perché pensare alle classi deboli ritardando quelle operative? Si, in effetti vado contro me stesso, ma mi sarebbe piaciuto sentire Draghi dire che è indispensabile far ripartire il Paese più presto possibile ed allora perchè non iniziare a vaccinare tutta la classe operaia  al posto nostra, noi diversamente giovani? In fondo a noi sarebbe sufficiente un consiglio: “Rimanete a casa e nessuno vi potrà contaggiare, la pensione la riceverete comunque e provvederemo a avere quel servizio che vi è indispensabile sino all’arrivo del vostro turno che, purtroppo avverrà un po più in là nel tempo”.

Tutto questo non è stato detto, spero che non sia stato per il timore dell’impopolarità.  

BT

UNA PATTUGLIA DI TALEBANI SULLA STRADA DI DRAGHI

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Un personaggio della politica, quella vera, aveva coniato un detto che calza alla perfezione nei frangenti governativi di questo particolare momento dove la confusione regna e ne è padrona: Il detto : “A pensar male si fa peccato ma quasi sempre si indovina”.  Per fortuna che è arrivato il tempo di presentarsi alle Camere per ricevere la fiducia, altrimenti Draghi con il suo governo rischierebbe di cadere ancor prima di nascere.

L’uscita di Speranza se non fosse proprio per quella speranza messa nel cassetto sotto le tovaglie, quella di essere pentito, ed insieme a lui molti altri, di essersi lasciati prendere nel trappolone ordito da Renzi, Berlusconi e ancor di più da Salvini, quello di aver messo un pentolone a cuocere in fuoco lento, tutta la vecchia maggioranza, mettendo in mano a Draghi, che stupido non è, un grande mescolo che continua a rigirare finché lo stufato non si è ridotto, pronto per essere servito.

E’ certo che ormai, anzi , è abbastanza chiaro che i medici del Conte 2, come una pattuglia di talebani, sono passati all’offensiva scaricando sul ministro responsabilità tecniche con forte impatto economico. Quanto è successo per la chiusura in extremis degli impianti di sci dopo averli riaperti, è quella goccia, se così si può dire, che ha fatto traboccare il vaso, cosa che si poteva evitare. Così c’è stata l’alzata di scudi di regioni e comuni contro la politica e contro questo governo non ancora nel pieno delle sue funzioni.

Il gioco si fa sempre più pesante: il consulente principe di Speranza, ossia il professor Ricciardi dopo aver duramente criticato il piano vaccini , forse perchè voleva esser lui a dirigerlo, ora pretende un lockdown di 2-3-a settimane, prendendosi uno schiaffone dal leader leghista: “parli con Draghi prima di terrorizzare tutti.” Nel contempo la sinistra estrema che esprime Speranza si spacca e Frantoianni ed i suoi (Sinistra Italiana) annunciano il no al nuovo governo con De Petris e Palazollo fermi sul sì di Leu.  Se aggiungiamo i sommovimenti del PD a causa delle giuste proteste delle donne che battono i piedi per essere state trascurate dal loro partito nelle indicazioni per il Governo. Una dimenticanza, una svista che ora si vorrebbe riparare con le nomine dei sottosegretari. Certo è che la posizione di Zingaretti, non certo solida, ora più che mai, è traballante:  Bonaccini  è li dietro l’angolo pronto al rimpiazzo con grande gioia dei molti che si rendono conto di quanto sia debole il parti di Zingaretti finchè lui rimane in carica.

Situazione critica anche nel partito di Grillo dove, sotto una cenere piatta vi è un fuoco incandescente che, malgrado l’apparente tranquillità di Di Maio, aspetta solo la prima scintilla per saltare fuori con una fiammata imponente molto più grande di quanto non si voglia far apparire.

C’è da sperare che Draghi abbia messo in conto tutte queste turbolenze, conscio della stragrande maggioranza sula quale può contare, maggioranza, convintamente, a suo sostegno come verrà confermato dal voto di fiducia sulla base di un incisivo programma di governo che disegni quel nuovo rinascimento che molti sostenitori del nuovo governo intravvedono e che titolati osservatori internazionali sperano per l’Italia e l’UE.

In ogni caso, il grande dilemma rimane: chiudere o non chiudere? Ascoltare chi consiglia di ricorrere a misure restrittive laddove la circolazione della variante inglese è più sviluppata? Qui si aspetta la decisione politica che in molti sperano sia quella più illuminata.

Nei prossimi giorni potremo vedere cosa vorrà fare il Neo Presidente. Il Paese è con lui.

Bt

 

IL CAPOLAVORO DI MATTARELLA, DRAGHI E QUALCHE ALTRO

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Se devo essere sincero ho provato una certa delusione, a caldo quei nomi snocciolati così con tono quasi impersonale mi hanno dato la sensazione che neppure chi li stava pronunciando fosse totalmente convinto di ciò che li stava chiamando a fare, i ministri della nostra Repubblica, eppure era il nuovo Presidente del Consiglio, colui sul quale una considerevole maggioranza degli italiani hanno riposto la loro fiducia per una vera rinascita del Paese: Di Maio, Speranza,Guerini, Brunetta, Franceschini, Gelmini, tutti nomi triti e ritriti. Un momento, rifletti fai un esame, cerca una logica, trova nel complesso un’idea di questo presidente che parla poco, cerca di capire tutto lo spazio che ha lasciato alla vecchia politica, leggi i ministeri, calmati, dai un senso a quelle nomine: Esteri – Di Maio ma non avevamo sentito da tutti gli osservatori che la figura di Draghi primeggiava più all’estero che nel nostro stesso Paese? Poi, un piccolo premio glielo vogliamo dare al ragazzo? In fondo il suo lavoro sotto traccia non è stato quello da far rimangiare a Grillo l’anti europeismo?

Partendo da questo presupposto quella sfilza di nomi assumono tutto un altro aspetto: approfondiamo e, cosa andiamo a trovare? Otto ministri tecnici sui quali, pur andando a cercare il pelo nell’uovo, nulla da dire, precedenti impeccabili, curriculum di tutto rispetto, di fiducia del Presidente tutti coscienti che nei prossimi mesi dovranno affrontare problemi scomodi per i quali saranno severamente giudicati, questo governo viene fuori proprio per garantire quella vagonata di miliardi che l’Europa ha deciso di dare con la premessa che vengano utilizzati per delle riforme vere. Ecco il discorso che si allarga vediamo di fare un po di conti, ai ministri della vecchia politica cosa è stato dato? Se li mettessimo tutti insieme con una denominazione comune potremmo ben chiamarli per “Gli Affari Correnti”: Per gli Esteri abbiamo detto che la politica estera la fa Draghi in prima persona, non tanto per accaparramento di posizione quanto per scelta degli interlocutori; Difesa: nessuna riforma da attuare, i nostri militari conoscono già molto bene il loro mestiere. A esaminare singolarmente ognuno, ci troviamo subito di fronte che il nostro nuovo Presidente ha messo i nuovi ministri tecnici nei punti chiave dove dovranno essere fatte le riforme, a valutare in soldoni, gira che ti rigira, dei duecento e poco più miliardi dei Recovery Fund che dovrebbero arrivare a nostro Paese solo pochi spicci arrivano al cumulo dei ministri politici, il resto ai tecnici.

Una furbata Quella del Presidente? Assolutamente no: capacità di analisi, previsione, programmazione, calcolo: l’improvvisazione in economia non esiste, ecco dove viene fuori Mario Draghi; vuole tutti nel suo Governo, non può permettersi sorprese in Parlamento, i vecchi nemici hanno dovuto firmare una tregua, non possono sorgere contraddizioni, la pandemia, lo stato economico del Paese, la crisi della politica non lo consente, bisogna navigare con la bonaccia, nessun contrasto per ora bisogna lavorare con serietà perché ai nipoti se non ai figli, venga lasciato un Paese nuovo, migliore dell’attuale, un Paese che smetta di essere cicala e torni con coscienza ad essere formica. 

Questa è l’analisi che mi è apparsa, costringendomi a rivedere la mia delusione iniziale. Pur non essendo un ottimista questa volta non riesco a vedere il peggio, penso positivo perché credo in alcuni uomini, credo in coloro che hanno fatto tanto per arrivare a questa svolta: mi viene in mente tutta l’azione di Berlusconi e Renzi per arrivare a quel tanto vituperato “Patto del Nazareno”: Il Vecchio e il giovane, protagonisti di un lavoro certosino, poco apprezzato, anzi, combattuto da un fronte unico di poco capaci, da una stampa faziosa più per incapacità di vedute che per lungimiranza, da coloro che mascherano la loro incapacità attraverso l’odio o l’invidia, coloro che del Paese non hanno alcun interesse e che il loro mestiere principale è la denigrazione.

Buon lavoro Presidente Draghi, Buon lavoro Governo

BT